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Giunta
Francesco Alberto (Paternò 1925 / 10.05.2013), poeta, scrittore, saggista e giornalista, viveva a Roma.
Laureato
all'Università di Catania, all'Université Catholique de
Louvain, ha frequentato agli inizi degli anni Cinquanta l'Accademia di Diritto
Internazionale de L'Aja. Impegnato nella sua attività di scrittore e
pubblicista, collabora a riviste letterarie e di cultura varia. Socio di numerosi organismi culturali nazionali e
internazionali: Association of Attenders and Alumni of the Hague Academy of
International Law, Società di Storia Patria per la Sicilia Orientale, Accademia
Tiberina (Roma), Accademia Siculo-Normanna (Monreale). Gli è stata conferita
l'onorificenza di Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica e di
Maestro del Lavoro nonché la medaglia d’oro di Fedeltà al Lavoro.
Ha pubblicato diverse opere: La foule d'un désargenté
ou trentetrois chansons oubliées (1982, silloge di poesia in lingua
francese); Le parole sono cose (1985, poesia),
Verso i Tatra (1985, poesia); Viaggiando sulla strada
(1985, narrativa); Ballate
e canzoni, no (1988, poesia); Notizie da via Daniele (1988,
narrativa); Il respiro dell'uomo (1992,
narrativa); Atupertu. Journal di luoghi, persone, vagabondaggi letterari (1993,
saggistica); A Lipari un giorno. Avvenne (1994, narrativa);
Il posto delle pietre (1996, narrativa);
Al vagar di stelle (1997,
poesie e chansons); Per non perdere il treno (1999, narrativa);
Karin è tra noi
(2001, romanzo d'idee); Licenza di vivere
(2005, narrativa); Solitaire (2009,
saggistica); Odisseus (2011,
saggistica), Pensando a Paternò (2012, narrativa)
L'uomo delle trasparenze. Diario sentimentale
(2012, narrativa) e Abbandoni e
lontananze. Parole per versi scarmigliati, notizie slabbrate, pensieri
arruffati (2013, narrativa). Sono rimasti ancora molti inediti:
“Curiosità di un viaggiatore” e “Attorno al mistero dell’uomo”
(saggistica).
Qualificati premi e riconoscimenti gli sono stati attribuiti per
l'attività di scrittore, di poeta e di giornalista tra cui: "Premio
della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri" (Roma: 1985, 1986,1990 e 2001) nonché i seguenti Premi: "La
Primogenita", Piacenza 1986; "Montesacro",
Roma 1988; "Città di Penne" per il giornalismo, 1989; "Città di Palestrina", 1992; "Decennale Erice-Anteka",
2004; "Tirsi Etneo", Paternò 2004; "Sílarus", Salerno 2004 e 2009).
Della sua opera hanno scritto critici letterari in: “Stefano Pirandello e
altri contemporanei” (2009, a cura di G. Manitta); “Catalogo degli scrittori”
(2007, a cura di A. Scarponi); “Storia
della letteratura italiana contemporanea” (2003, a cura di N. Bonifazi),
“Storia della letteratura italiana. Il secondo Novecento” - “Il romanzo di
formazione...” (2004, a cura di F. Lanza v. III)
e “Profili
di letterati siciliani dei secc. XVIII-XX” curato da Carmelo Ciccia (2004).
“Letti per voi” 2003, a cura di S. Valentini); “Atlante letterario italiano” (dal
1999 in poi); “L'italiano oltre frontiera” (2000, a cura di S. Vanvolsen in:
Atti del V Convegno internazionale Università Cattolica di Lovanio, 22-25 aprile
1998); “La critica per la Storia dell'arte e della Letteratura italiana” (1988,
a cura di P. Pompei).
È presente in diverse antologie letterarie: "Fogli sparsi" (1983, con
introduzione di M.L. Spaziani), "Per Lovanio" (1984),
"Nuove stagioni" (1984), "Racconti diversi" (1986, con
prefazione di G. Salveti), "Ciac - Roma" (1990), "A Catania
con amore" (1991, "Gli anni '50 e '60 sul
filo della memoria" a cura di Aldo Motta), "L'Apollo
buongustaio" (1987, 1990, 2001).
Sulla sua produzione letteraria hanno scritto, tra gli altri: R. André
«Notre époque est marquée par un Intellectualisme qui s'étend
jusqu'à la poésie, trop souvent hantée par des recherches formelles, au
détriment de la sensibilité et du sens. On est heureux de retrouver chez Francesco A. Giunta, qui
s’exprime aussi bien en français qu’en italien, cette dimension, presque perdue
depuis Verlaine. Les poèmes de Giunta possèdent un charme fait de simplicité,
d'émotion, de musicalité élégiaque. Ces qualités sont trop rares pour ne pas les
souligner.»; L. Angioletti
«"Ho letto a fondo il tuo dattiloscritto e devo dirti subito
che questa – confessione – in poesia, al di là della commozione che sempre mi
accompagna nell'essere partecipe di un anima che si esprime, mi sembra valida
poeticamente.»; G. Astalos
«Chez G., tout est vibration, tout jallit énorme décanteur
intérieur qui filtre les images, les sensations et les sentiments, pour le
rendre purs de contrefaçon, lipides et majesteusement chargés d'émotion. Le
tout, avec les moyens d'une langue dépouillée d'improvisation langagiére,
rhétorique ou d'un quelconque terribisme phonétique. La poésie de Giunta
est, en quelque sorte, un échafaudage de rythmes, de syncopes melodiques et
de contrepoints, l'acte de creation devenant un veritable laboratoire dont
seul le èpète a la clé et où la parole poetique est distillée jusqu'a sa
derniére goutte, gardand seulement ce qu'ellle contient d'ineffable... Travail d'architecte, en somme, où la ville se construit à partir de
flashes de paroles, les maisons poussent ou repoussente d'un magma
langagier maìtrisé et les humains ressuscitent d'un flot de sentiments
apparemment déchirés, mais structurellement liés par le miracle de la
creation à double vecteur.»;
M. Baiotto [Licenza di vivere] «È
senz’altro il senso di umanità e di contatto dialettico tra le culture, che si
percepisce, in modo quasi fisico, il punto di forza di quest’opera. L’amore per
la letteratura di G. è qui polvere da sparo al suo proiettile interiore,
pertanto ciascuno è avvisato del rischio che corre leggendo questo godibilissimo
e istruttivo romanzo.»; G. Bárberi Squarotti
(1984) «Caro dr. G., La ringrazio vivamente del gentile invio della Sua raccolta
di versi, che ho letto con sincero interesse. C’è in essa una limpida
sensibilità morale, che si accompagna con la capacità molto unita di cogliere
sensazioni, esperienze, momenti di vita. Le sensazioni concrete dànno vigore ai
risultati più intensi. Con i migliori auguri e saluti»; «….mi pare che il suo discorso poetico si faccia sempre più
complesso, più vivo, più ricco, più inventivo. Mi ha fatto molto piacere
leggere cose così intense e belle, anche perché la mia salute non é di nuovo
buona e, nella sua poesia, si é confortati un poco.»; A. Chouraqui
«….J’aime dans votre oeuvre poétique le reflet qu’elle nous
donne de la poésie contemporaine où l’inspiration biblique n’est pas absente. Je
sais quel amour vous nourrissez pour Jérusalem et pour Israël. C’est en ces
sources que nous nous sentons frères de tous le hommes.»;
P. Civitareale «.....nei suoi veri c'é
stile, eleganza, partecipazione umana, educazione poetica »;
E. Colavolpe «.... quel che più mi affascina é la profonda tristezza dello spirito
dell'Autore che, traboccando, si fa suono e parola, si concettualizza in
sogni, memorie, struggimenti e follie. Viene fuori, con i suoi colori e le
sue inevitabili contraddizioni, il mondo di un uomo che insegue il passato
per farlo presente!»; J.P. de Nola [Licenza
di vivere] «...rielaborazione di una narrazione anteriore (Notizie da via Daniele, 1988), si presenta come un Bildungsroman, un romanzo della formazione
(sociale, sentimentale, culturale) di un giovane siciliano. Dal terminus a quo
(10 giugno 1940: dichiarazione di guerra dell’Italia) al terminus ad quem (metà
1951: seconda laurea conseguita all’Università Cattolica di Lovanio, e ritorno a
Catania) la ‘tranche de vie’ abbraccia dunque l’adolescenza e la gioventù di
(Francesco)...»; G. Dessì
«L'itinerario poetico di G. si presenta ricco
di risvolti morale, carico di valori fondamentali e di tematiche che
spaziano dal sociale all' intimistico, per posarsi in modo profondo
all'interno di un discordo più articolato che si snoda ora sul religioso,
ora sull'amore per le cose, per la natura e per la donna amata. G. riesce a manifestare se stesso ignorando i vari
artifici letterari. La sua corretta impostazione é portata a scavare ed a
incapsulare i segni della vita attraverso una fedeltà quasi certosina e
dentro le testimonianze liriche del nostro ultimo Novecento. G. innesta i suoi sentimenti contemplativi per accrescere
il rapporto esistente tra la trama 'poetica' la forza metaforica. Con
velata malinconia egli vuole mediare i processi sostituivi del pensiero. La
sua tensione trascorre all'interno dell'impegno sociale, tanto che
l'ideazione del verso appare alla costante ricerca di quel filo d' Arianna
che lo conduca, sia pure attraverso impervi sentieri, verso la speranza
e l'amore. Da La foule d'un désargenté ou trente-trois chansons oubliées
attraverso Le parole sono cose, Verso i Tatra, Ballate e canzoni,
No la poesia di G. é un continuo snodarsi di
immagini guidate sia dalla sua sensibilità singolare, quanto da
quell'angoscia esistenziale affinata attraverso e accanto alle rifiniture
linguistiche prive di sovrastrutture e orpelli. Il poeta a nostro avviso, ha saputo ben amalgamare e ben
oggettivare la sua posizione, senza nulla togliere al significato della
parola e del pensiero.»; V.
Esposito «"A Lipari un giorno. Avvenne", giustamente
premiato col 'Vanvitelli', è un bel romanzo senza dubbio, raccontato nel modo
tradizionale (...) Sul piano descrittivo ha delle pagine piacevolissime,
interessante anche l'analisi introspettiva dei protagonisti. Arricchiscono la
trama le lunghe e frequenti digressioni su nomi, cose, costumi, idee d'altri
tempi e di altre civiltà (...) Mi pare che G. abbia notevoli attitudini al
narrare breve, sia nella forma del 'racconto immaginato' [Il respiro
dell'uomo], sia in quella novella ribelle [Per
non perdere il treno]; sorprende, poi, la sua maniera di verseggiare secondo
precise regole di prosodia, in un tempo in cui si è quasi smarrito il senso del
ritmo musicale (...) Ma diciamolo, Atupert non è solo un "journal
di luoghi, persone, vagabondaggi letterari", ma una miniera preziosa di
incontri, appunti e motivi di riflessione su personaggi e problematiche che
appartengono alla storia letteraria e civile del Novecento (...) In conclusione,
debbo esprimere il mio rammarico di non aver conosciuto prima G.: il suo nome
non sarebbe mancato, ad esempio, nella rassegna antologica della poesia
centro-meridionale e insulare (vol. V) della mia collana "L'altro
Novecento".» «[l'autore di Karin è tra noi] contribuisce
indubbiamente ad arricchire la tipologia femminile della narrativa italiana, che
- come è noto - non vanta un gran numero di donne veramente memorabili [e quelle
che figurano] specialmente nella letteratura del secondo Novecento, figure
femminili di notevole spessore, solitamente le loro vicende fanno parte di una
'storia' vista al maschile, come usa dire, se non addirittura poste ai margini
dei poteri che contano. [Il critico riferendosi alla protagonista Manuela-Karin,
afferma] che pochissimi dispongono della forza morale necessaria per contrastare
l'apatia, l'egoismo, la cecità di intere generazioni ... È l'ottimismo della
fede nei grandi ideali, cioè una visione della vita che sia capace di
sconfiggere il cosiddetto pessimismo della ragione che, come si sa, trova ampio
suffragio nel corso fallimentare della storia, oltre che nell'esperienza
quotidiana di ogni uomo... Un romanzo d'idee quasi ad avvertire il lettore circa
la complessità della tematica che lo attende...»;
G. Fabbri «Non é suggestionato dai tanti panorami che meridiani e paralleli hanno
spiegato al suo sguardo, non ha trascinato seco il bagaglio della cultura
per poter esprimere i suoi sentimenti, non ha riferimenti ad altri
cantori, ne si richiama a classici, moderni o contemporanei, sicché gli
stessi critici professionali, usi alla ricerca di profonde radici, si
trovano imbarazzati nella ricerca di parentele. Le poetiche di G. sono stati d'animo di esemplare limpidezza in un periodo in
cui l'astruso, il complicato e perfino, lo stesso incomprensibile passa con tanta boria sotto caduchi archi di trionfo. Ben venga la poesia chiara e
lampante con quella di G.»; E.
Giachery [Licenza di vivere] «Un descensus, una lunga fatica,
un risalire, e poi, conquista e dono insieme, “la speranza nella gola, quella ti
aiuta a rivedere le stelle”. Espressione stupenda, adatta a ogni esperienza; a
quella dell’a. e personaggio di questo libro; a quella di ogni suo lettore.
Archetipo d’ogni archetipo, la Commedia dantesca. ... Ho una mia strana cartina
di tornasole: quando in un testo letterario trovo la presenza del cielo
stellato, non so bene perché, in me qualcosa di illumina.»;
R. Giambene «La poesia di G. traccia il mondo di un uomo libero,
fantasioso, che tutto vede, registra, annota ed osserva. Chiaro e corretto nel
verso, dove i giocolieri delle immagini non potranno ritrovarsi, questo
poeta sereno, colmo di luce, va diritto per la sua strada. La sua poesia più
intimistica, non é mai chiusa, diremmo, anzi, che contiene una carica di
umanità, da consegnare al lettore, con le sue commozioni, i suoi ricordi, le
felicità scoperte e risorte dalla distanza »; F. Grisi
«"Le cose" che intralciano e intessono la vita vengono
fedelmente annotate nelle pagine di G. Sono amori
teneri, immagini familiari, innamoramenti, nostalgie disperate, preghiere
interroganti. amicizie delicate e lunghe solitudini. Raccoglie le emozioni e le ordina. G. con procedimento
lineare racconta la sua avventura. Ma nella sistemazione delle carte il
sentimento si allarga. L'avventura diventa contemplazione. La poesia si
piega nei ricordi. Rintraccia arabescati amori e richiami alla stagione
dell'infanzia. La esigenza di raccontare per simboli e presente. Ma nei segni
gioca tutte le sue possibilità. Oltre la cronaca del quotidiano la storia delle "cose" é
sofferta. Nel superiore e terribile sentiero del concreto G. scrive un
promemoria a futura memoria quasi a significare flusso permanente e
divenire inarrestabile. I complimenti si integrano in quanto provengono
chiaramente da una sola radice.»;
A. Haulot «…..j'ai apprecié vivement la forme légère, dégagée, si fine
pour exprimer des vérités profondes et de rêches mélancoliques c’est là un
badinage savant et subtil qui exprime aussi bien qu’il cache. Je suis heureux de vous connaître, à travers ces textes, et
je vous en dis ma vive gratitudine.»; F.
Lanza: [Licenza di vivere] «G. chiede al destino – cioè,
arrischiando finalmente le parole grosse, alla coscienza, alla responsabilità,
all’anima, a Dio – la licenza di vivere ancora una volta come memoria, come
gusto di soffrire ricordando, di sorridere rispecchiandosi, di riprendere il
filo del senso dopo la catastrofe della modernità.» «Questo duplice volto di uomo pubblico e di ricercatore
solitario, di brillante intervistatore e di artefice silenzioso, ha trovato un
punto di equilibrio dapprima nell'espressione lirica poi, a mio avviso con
maggior forza di presa, nella costruzione narrativa. Qui la vocazione
letteraria di G. sembra trattenersi nei percorsi descrittivi che gli sono
indubbiamente congeniali: paesaggio, arte, storia della sua Sicilia; itinerari
europei, orientali, africani, oceanici; incontri con uomini di cultura, di scienza,
di filantropia, di teatro, di cinema; letterati a dovizia, ora engagés ora
ribelli... Uno spettacolo di ampia e sicura suggestione...»«In fondo l'a. ha
dichiarato di scrivere un 'romanzo d'idee' [Karin è tra noi] non nel
senso ormai sorpassato dei programmi politico-sociali, ma in quello
dell'inquietudine che ci riporta alla vibrante atmosfera primo Novecento quando
la narrativa era, assai più di oggi, un progetto di ricostruzione filosofica e
morale. ... Non bastano l'atto, il régard, il documento, la registrazione, il
gioco delle cose e dei fatti, occorrono idee, s'intende quelle rispettose del
mistero umano ad illuminare i percorsi, accrescere nella conoscenza, a muovere
la storia.»; L. Liberati «A proposito della raccolta
poetica del chiaro scrittore G., Al vagar di stelle,
si può parlare di un continuo disvelarsi di pensiero-parola, di un respiro
sospeso fra il sogno, la memoria e la vita cantata nella sua asprezza, che si
conficca nel cuore, specialmente se è “nel cuore la voglia di salire | ‘Salire’
come rondine”»; G. Pontiggia [Karin
è tra noi] «... Romanzo d’idee: che nel testo sono forti e condivisibili perché stabiliscono
un ponte tra estetica ed etica, tra amore e superamento del fanatismo e della
intolleranza.»; A. Praillet «…. il est indéniable qu’elles viennent d'un vrai et beau
poète. Ce que j’aime dans votre poésie c'est l'affirmation de votre
humanité, sa prise en charge, impossible de ne pas être touché par votre
parole…»; M. Rizzo [Licenza di
vivere] «G. ha l’eccezionale capacità di fissare le situazioni, sia negli
‘esterni’ – per esempio in Sicilia, con icone di vita paesana e con quella
struggente bellezza, che spesso sembra già disfarsi nel suo apparire – sia negli
‘interni’ di un rovello di pensiero, di un respiro mozzo prima di concludersi,
di un’inquietudine di ragazzo, che balena nello scorcio di una distanza o in un
intrico di voci. ... L’a., pagina dopo pagina, testimonia e indaga l’umanità dei
personaggi, vissuti attraverso gli occhi e le emozioni del protagonista nella
filigrana di un ordito narrativo realistico, che è dialogo sommesso con il
lettore, lungo il confine della memoria condivisa.»; G. Salveti
«…. sembra un ritorno alla poetica del proposito morale …. una realtà carica di
sospensioni etiche…».
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