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Grasso

Franca, scrittrice e poeta, vive in provincia di Piacenza. Trasferitasi fin dal 1974 dalla sua Sicilia nelle regioni settentrionali, da oltre vent'anni si dedica alla passione dello scrivere, sia in prosa che in poesia, ottenendo buoni successi di lettori. Ha pubblicato: La danza del pensiero (1995, poesia), La casa del gelsomino (1995, romanzo), Lucertole antiche su muri sgretolati (1996, poesia), Sogni, misteri e strani accadimenti (1997, racconti), Fiaba d'amore e di una micia ritrovata (1998, racconto lungo), Da remote lontananze mi giunge la tua voce... (2000, poesia), Agata detta Tina (2002, narrativa). Numerose e significative sono state le sue affermazioni nei premi letterari e positivi sino rivelati i commenti della critica sulla sua opera letteraria.

Sulla sua produzione letteraria hanno scritto, tra gli altri: P. Cirillo [Fiaba d'amore...] «Il racconto di G. segue un corso semplice e lineare, guidato da estro ed eleganza che alitano in ogni pagina, anche quando l'evento che vi è descritto fa parte dell'ovvio quotidiano, procurando in tal modo al lettore il godimento dell'autenticità del sentire. Un viaggio nelle luci lontane del passato da cui si ritorna e ci si ritrova in luci ancora più splendenti perché inaspettate e perché ci svelano la bellezza di esistere.»; E. Concarotti [La danza del pensiero] «Non arcadie e idillio, pertanto, ma vicinanza e presenza nel susseguirsi dell'avventura umana in questa breve luce che illumina la nostra vita. Assillante e profondo è in G. questo interrogarsi su «cos'è il tempo», sul suo significato nel nostro esistere, sul ruolo nel compiersi del nostro destino.»; F. Lepre [La danza del pensiero] «La lettura dei versi di G., tocca fortemente la sensibilità e attrae l'attenzione per la destrezza che ella sa usare nell'esporre sprazzi di vita attraverso una cronaca diaristica profondamente lirica.»; [La casa del gelsomino] «è bravissima a mettere sotto i nostri occhi le pagine stupende di un diario completo, sul quale si stagliano fondali che inquadrano inquietudini e drammi che stanno a significare il senso delle emozioni e l'intarsio del racconto. La voce della Grasso assume sonorità e le sue parole s'intrecciano sapientemente nella trama dei ricordi e del suo linguaggio lucido, percorso da coinvolgente musicalità.»; S. Lopez [Agata detta Tina] «...è una raccolta di racconti che potremmo definire "d'amore", se con questa definizione non rischiassimo d'ingannare il lettore. Perché non è la passione o il colpo di fulmine "stile Harmony", il sentimento di cui parlano i cinque racconti di questa composizione, ma è l'amore nel senso più ampio del termine, l'amore per la vita, per se stessi, per le persone con cui viviamo, per gli animali che ci fanno compagnia, per la natura.»; B. Milani [Fiaba d'amore...] «La storia narrata è una storia che ci assomiglia: semplice e naturale come è la vita di tante persone; ma l'autrice, attraverso la protagonista, sa cogliere l'aspetto magico e romantico della quotidianità trasformando la lotta per l'esistenza nell'ostinata ricerca della realizzazione dei sogni.»; L. Nanni [Agata detta Tina] «...cinque racconti collegati da un’identica cifra stilistica, sia di contenuti che formale...»; O. Quaglia [Agata detta Tina] «La G. ricorre sovente al sogno che è il più grande segreto dell'uomo perché permette di vivere una realtà densa di sentimenti e emozioni che fluttuano nel mistero. Il mistero è un'altra componente nei racconti che compongono il libro, dove G. parla dell'ignoto e dell'inconoscibile come di una realtà che permea la nostra esistenza e che a volte si manifesta attraverso il sogno che, in certi momenti della vita può stravolgere il nostro essere perché ci costringe a porsi domande cui è impossibile dare risposte.»; P. Ronchi [Agata detta Tina] «...questo libro sembra in realtà meno breve delle sue 90 pagine: le sequenze sono lente e permettono la riflessione. Ha le idee chiare G. su cosa sia per lei la verità e da dove venga la vita: un bene prezioso, da apprezzare fino in fondo in tutti i suoi toni, chiari o scuri che siano.»; D. Spanò [Sogni, misteri e...] «...non può farci perdere d'occhio la vis intellettuale che anima G. e più di ogni altra cosa, il grande merito della stessa: avere, cioè, usufruito finalmente di tematiche interessanti e per certi versi insolite in un contesto letterario, come quello odierno, nel quale la monotonia narrativa spesso soffoca la prosa contemporanea.».

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