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Ippolito

Ignazio (Conversano), poeta ed economista, vive a Milano. Studi umanistici ed economici e una carriera dirigenziale per oltre quarant'anni in una importante banca italiana.

Le esperienze di vita e di lavoro, in Italia e all'estero, lo hanno reso partecipe degli orrori e delle miserie del dopoguerra nonché della penosa involuzione della nostra società, sino all'attuale assoluto degrado che la caratterizza. Interessato ai temi sociali, in particolare l'emigrazione e l'accresciuta violenza del potere, ha approfondito il tema della "negritudine", studiando i poeti africani di espressione francese, principalmente !'opera poetica e politica di Leopold Sedar Senghor.

Ha pubblicato: Cantastorie & Madonnaro (2012) che ha ottenuto un riconoscimento nella sezione poesia del premio internazionale "Sulle orme di Ada Negri" e Di delitti impuniti e di amori infiniti (2013, poesia).

Sulla produzione letteraria dell'autore hanno scritto, tra gli altri: G. Bárberi Squarotti «... ho letto con molto interesse e viva ammirazione la Sua raccolta di poesie che sono davvero singolari, uniche, originalissime. Hanno tutte, nella diversità dei racconti delle rammemorazioni di antiche storie, dei viaggi, delle esperienze e delle venture della vita, l'andamento alacre e vivacissimo della ballata ora amorosa ora drammatica ora politica ora morale, fino alle riflessioni amare sulla sorte delle vittime che non riescono mai ad ottenere giustizia e riscatto (penso in particolare a Maestri). » - F. De Napoli «...ho ricevuto il tuo magnifico “Di delitti impuniti e di amori infiniti”, un'opera notevole per impostazione ad un tempo lirica e provocatoria. Non concordo con Paolo Ruffilli quando parla di poesia come “bilancio” e “rassegna di dati autobiografici”, che per me rappresentano un pretesto, un punto di partenza per una ricognizione più ampia – anche se piuttosto nascosta – sulla comune condizione umana. Mi piace la tua capacità di rinnovare concetti classici come quello della “terra mater”, aggiungendovi riflessioni brucianti, sibilline epperò ingenue, immediate:: “Sono tuo figlio | il tuo cantastorie”, il tutto tra fede e disincanto.» - E. Fini «Una sorta di autobiografia per quadri, un repertorio privilegiato della privata condizione, è il libro Di delitti impuniti e di amori infiniti (Edizioni del Leone), di I., pugliese trapiantato a Milano. Si snoda come il racconto della storia di una vita, per tappe e mete significative, attraverso luoghi di riferimento, in tempi puntualmente decisivi per l’autore, che ne disegna per tratti ricapitolativi il percorso. » - M. Leone «Dal confronto con la realtà e dalla sua esperienza di vita, comprese le delusioni e le sconfitte, I. esce con la volontà di dare testimonianza delle aporie del mondo attraverso la poesia. Una poesia che è volta ad opporre il segno della ragione non solo e non tanto alla crudeltà degli uomini e delle loro azioni, ma alla sordità indifferente e alla miopia egoista. Poesia, quella di I. trattando dei “delitti impuniti” e degli “amori infiniti”, dal risvolto anche civile, mentre si distende comunque come grido esistenziale dal forte accento lirico.» - L. Nanni «Due modi ‘formali’ di considerare un’opera: l’insieme, quasi un poema, o le entità separate (le poesie) più evidenti nella seconda parte (Amori infiniti).» - P. Ruffilli «La poesia di I. vive nell'ottica della rassegna dei dati autobiografici, del loro incrocio e delle loro combinazioni: una sorta di quaderno degli appunti, delle notazioni maggiori e marginali, dei depositi del sapere, delle accensioni, degli umori e dei malumori, dei frammenti di ricordo, degli stati rimossi e delle sensazioni. Un album della personale condizione ("privata" eppure ...»

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