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Liguoro
Alberto (San Marco dei Cavoti, 1944) poeta, scrittore e giornalista, vive a Milano. Dopo un lungo periodo passato in Magistratura ne esce per dedicarsi alla
professione di avvocato. Particolarmente legato alla cultura classica sulla quale si è formato si è sempre dedicato allo 'scrivere'.
Nel 1998 ha avuto un periodo di collaborazione con il quotidiano
"L'Indipendente" di Milano e nel 1999 col quotidiano napoletano
"Cronache di Napoli". Ha pubblicato un legal-thriller La Maschera del tempo (1998, prefazione di
Carlo Lizzani) che riecheggia in parte temi della propria esperienza
professionale, Radici (2000), il romanzo Il vecchio teatro
(2001), Differenti
ispirazioni (2002), Le stagioni (2004, con lo
pseudonimo di Algor), Esplosivo
(2004, presentato nel 2005 da S. Fava nella rubrica televisiva satellitare
"Tropico del cancro").
Sul
suo primo libro (La maschera del tempo) significativa e attuale esperienza editoriale centrata principalmente sulla città di Milano ebbe a dire «Città bastarda di business e sempre di passaggio, di gente non arrabbiata quando dorme. Una città senza cielo.».
Mentre chi l'ha letto così ha scritto: «[Le
stagioni] ... Frattura fra bianco e nero nella gradazione dei colori, atmosfere
intimistiche nella solitaria condizione esistenziale, frammenti di rumori,
figure surreali, divagazioni narrative estemporanee nel dilemma dell’essere e
dell’affannosa ricerca delle naturali radici ancestrali, il gioco dell’alea, la
fortissima attrazione delle rotondità, tutte le fantasie sospese in una dead
zone franca, il terrore del robot, la paura di perdere la sintonia ... semmai ci
fosse stata in un fading permanente ... con noi stessi, con gli altri, con il
presente, con il passato, il futuro, senza età, senza psicologia definita, senza
alcuna dialettica – un ulteriore neo-sperimentalismo di vago sapore pasoliniano
e proteiforme – sono queste le sensazioni che mi restano a lettura conclusa
delle “Poesie e Racconti” de “Le Stagioni” di Algor. Semmai non fossi già stato
convinto che: “Gli angeli piangono | sotto gli alberi a terra | perché | non
hanno più ali | per volare” mi hai confermato quanto sia disperata la condizione
umana, ma anche quanto ne sia grande la forza interiore a superare ogni
disperazione, perfino di morte e di sangue ed essere positivi con sé e con gli
altri, nella solidarietà della stessa condizione umana.»;
A. Carenzo «Attraverso una capacità descrittiva che si sofferma soprattutto sui particolari l'autore, il cui exploit ha costituito un'autentica sorpresa negli ambienti giudiziari, propone una Milano, più che da bere, da scoprire»;
A. Muni «Una piccola perla, questo “dilemma”
in versi [Tazebao] di un animo poetico che, anche quando pensa di aver
esaurito la sua vena o di vedere inesorabilmente chiuse le porte delle sue fonti
di ispirazione; quando pare sul punto di convincersi di non volere più (o di non
essere capace di) esprimere versi; che il mondo in cui vive non sia più fatto
per la poesia… o, quanto meno, per una certa poesia, ma sia piuttosto un mondo
pervaso da un nuovo e diverso senso poetico, di cui coglie l’esistenza ma in cui
non si riconosce, si accorge (e noi con lui) che nessun poeta può smettere di
essere tale, e anche quando pensa o cerca di esprimersi in modo “narrativo”, ciò
che ne viene fuori è pur sempre poesia. Poesia nei pensieri, nel modo romantico
di guardare alla vita, alle cose, alle persone; come ci suggerisce l’ultima
immagine: che la poesia non è un dono riservato a pochi eletti, ma è negli occhi
e nell’animo di tutti coloro che, pur non essendo poeti, abbiano l’attenzione di
scorgerla nelle piccole miracolose cose di ogni giorno.»;
L. Nanni (Punto di Vista, nr. 29/2001)
«Chi ha letto il thriller La maschera del tempo
pubblicato tre anni or sono come prima prova di L. in
campo narrativo, si troverà ora di fronte un romanzo [Il vecchio
teatro] di aspetto assai diverso, più complesso sotto una certa visuale,
e ricchissimo di elementi che si intrecciano in modo ingegnoso. C'è nell'autore
il vero istinto dello scrittore, che utilizza i mezzi nella loro pienezza, dal
flashback, piuttosto frequente, al linguaggio del quotidiano, talvolta spinto
(p. 111), ma sempre funzionale alla storia narrata.»;
R. Ormanni «…riesce infatti a bilanciare diversi generi letterari – generi intesi nel modo in cui ci hanno abituato le etichette che di volta in volta vengono adoperate per vendere un prodotto – e costituisce un impegnativo elemento di paragone per l'autore… Un intrigo d'affari, di indagini e di interessi che si snoda tra una Milano un po' grigia e nebbiosa, le solari spiagge alla moda e una egualmente nebbiosa, ma meno grigia, Londra.»;
C. Velardi «L'uso artificioso di una scrittura irreale si sposa perfettamente con la 'concretezza dei fatti' e la ricerca della verità, tipico in chi ha trascorso la propria vita nella magistratura, nonostante i bagliori della fantasia siano
frequenti.»; P. Vuolo «[Le stagioni]
... Frattura fra bianco e nero nella gradazione dei colori, atmosfere
intimistiche nella solitaria condizione esistenziale, frammenti di rumori,
figure surreali, divagazioni narrative estemporanee nel dilemma dell’essere e
dell’affannosa ricerca delle naturali radici ancestrali, il gioco dell’alea, la
fortissima attrazione delle rotondità, tutte le fantasie sospese in una dead
zone franca, il terrore del robot, la paura di perdere la sintonia ... semmai ci
fosse stata in un fading permanente ... con noi stessi, con gli altri, con il
presente, con il passato, il futuro, senza età, senza psicologia definita, senza
alcuna dialettica – un ulteriore neo-sperimentalismo di vago sapore pasoliniano
e proteiforme – sono queste le sensazioni che mi restano a lettura conclusa
delle “Poesie e Racconti” de “Le Stagioni” di Algor. Semmai non fossi già stato
convinto che: “Gli angeli piangono | sotto gli alberi a terra | perché | non
hanno più ali | per volare” mi hai confermato quanto sia disperata la condizione
umana, ma anche quanto ne sia grande la forza interiore a superare ogni
disperazione, perfino di morte e di sangue ed essere positivi con sé e con gli
altri, nella solidarietà della stessa condizione umana.» «...è un bel
romanzo! [Il vecchio teatro] di genere letterario neo-decadente, molto
raffinato, eccentrico, attualissimo: ti strappa le radici consolidate, ti
conduce in una dimensione onirica e ti assorbe in un vortice di sensazioni e di
passioni: eppure questo è il fascino della vita, "perfetti imbecilli"
se non ce ne rendessimo conto: maturità intellettuale e coscienza riflessiva
correlata a stabilità psicologica a caccia di verifiche intimistiche
autocontrollate e problematiche nel rapporto con un mondo reale. ... Si potrebbe
parlare di autolesionismo masochistico per scelte così determinate in una
realtà così problematica, una negative capability, nuova forma di ascetismo di
una teologia laica? Un punto di vista, alla Hat, da scettico blu: per effetti
del narcisismo, dell'orgoglio, della passione, del condizionamento che condanna
all'inquietudine e alla ricerca di una meta? Solo ipotesi. E non conta quale sia
la meta... la più tremenda e fascinosa?... l'attrazione del nulla e, nel nostro
caso, l'attrazione del tesori della Celletta di Ammon o di un ruolo per i
personaggi paralleli, magari con la drammaticità dei sei personaggi in cerca
d'autore ... Tutto resta precario, opinabile, funambolico, come in una sorta di
spleen o di rêverie, come il tempo, a mezzo tra la dimensione senechiana della
relatività, tra armonie e dissonanze e quella così dommatica di S. Agostino,
del tempo totale che ci sfugge tra le mani raptime, tempo creazione di Dio, e
per noi con l'attesa di un mondo al di là del tempo, metafisico, destinato ad
artisti, semmai con un angolo appartato dove si possa giocare un
pokerino... In questo palcoscenico del mondo c'è un po' della fantasia
dell'ippogrifo, del senno perduto di Ariosto, etere sottile in ampolle di vetro
sulla luna, come i signori in cappotto e bombetta metafore delle gocce di
pioggia ed anche un po' delle fantasie cerebrali di Don Chisciotte, di Gulliver,
di Des Esseintes, di Zeno, di cultura letteraria diretta e mediata, di
esperienze di vita, speranze, delusioni, insonnia di passioni, tutte nelle loro
infinite gradazioni e sfumature, fino all'erotico: cultura umana che si affina
in rapporto alla conoscenza della vita, all'infinito, fin negli aspetti oscuri
dell'animo umano o deliranti della ragione....».
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autore |
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