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Manfredi-Gigliotti

Michele (Nocera Terinese 1941) poeta e scrittore, di professione avvocato, vive a Sant'Agata Militello (Messina).

Trasferitosi dopo le scuole dell'obbligo dalla Calabria in Sicilia, dove ha conseguito la maturità classica e, quindi la laurea in Giurisprudenza, frequentando, anche, il corso di scienze politiche sostenendone tutti gli esami, tranne l'inglese per una sua libera scelta, non potendo sopportare che la nostra lingua, l'italiano, stia, ogni giorno di più, contraendo con la lingua inglese, pesanti mutui linguistici sui quali un giorno pagheremo forti interessi. Ha svolto il praticantato presso lo studio legale del Grande Maestro di diritto Pietro Pisani, a Messina. Svolge, tuttora, la professione di avvocato (penalista-cassazionista). Ha precisato (nel romanzo Un caso insoluto) che “Faccio lo scrittore per vivere e l'avvocato per sopravvivere”, con il risultato che gli avvocati dicono che sono uno scrittore e gli scrittori che sono un avvocato.

Per quanto riguarda la produzione letteraria ha pubblicato:

Croce del Sud (saggio sulla poesia sociale, 1971); Pane Nero (romanzo, 1975); Ma il sole sorge ancora (poesia, 1976); Tini (romanzo storico, 1984); Terenewn (memorie storiche sull'antica città di Terina, 1984); Passi perduti (alla ricerca dell'antica viabilità dei Nebrodi, 1990); Temhsh (memorie storiche sull'antica città di Temesa, 1994); Gli animali non ridono (romanzo, 2001); Variae Historiae fragmenta (saggistica, 2003); Un caso insoluto (romanzo, 2005); Demenna nella letteratura arabo-sicula (saggio storico, 2006); Ipotesi su San Pietro di Deca (saggio archeologico, 2008); La mia Calabria (romanzo-saggio, 2010); Licofrone e il fiume Savuto (saggio-storico, 2010); Il principe e il contadino (romanzo, 2012); Altri passi perduti (saggio, 2015); Variae historiae fragmenta II (saggistica, 2020).

Si è occupato frequentemente di letteratura nell'ambito della quale ha prodotto i romanzi Pane nero sulle condizioni della Calabria ai primi del '900 (testo adottato in varie scuole medie calabresi e siciliane); Tini (diminutivo demotico di Valentino) sulla guerra partigiana in Friuli-Venezia Giulia, terra di sua madre (adottato dalla scuola media Marconi di Sant'Agata Militello, i cui studenti (da Pane Nero, hanno ricavato una sceneggiatura teatrale); Un caso insoluto, di natura giudiziaria, segnalato al premio letterario Maria Messina; Gli animali non ridono, ambientato in Calabria di cui offre uno spaccato socio-economico e che contiene una visione nuova della Magna Grecia; La mia Calabria (il cui titolo parla da sé e che segue la traccia di ricordi individuata da Scipio Slataper con Il mio Carso, segnalato al premio letterario Rhegium Julii; Il principe e il contadino, ricostruzione sui generis del percorso dei Normanni nell'Italia meridionale e, in particolare, in Sicilia (segnalato al premio letterario Francesco Florio).

Si è occupato anche di archeologia (Passi perduti e Altri passi perduti ricostruendo la viabilità antica nella Sicilia settentrionale, attraverso la ricerca dei ponti di cui sono ancora visibili i ruderi. Ha fatto parte della squadra di archeologi che ha portato alla luce la necropoli etrusca di Tuscania (Viterbo), in località Le Scalette.

Si è occupato di poesia sociale pubblicando uno studio ermeneutico-antologico (Croce del sud). Ha inoltre prodotto due volumi di storia, mitologia, religione riguardanti, per lo più, il Meridione (Variae Historiae Fragmenta e, a seguire, Variae Historiae Fragmenta II). Nell'ambito letterario è generalmente riconosciuto come uno dei maggiori conoscitori della storia dei Templari".

Sulla sua produzione letteraria hanno scritto, tra gli altri:
Giuseppe Amoroso [Tini] (Gazzetta del Sud, 22/01/1985) «Il romanzo ambientato in Friuli al tempo dell’occupazione nazista è interamente raccolto nell’angolo incantato… di un fanciullo che coltiva gli affetti familiari…Paragrafi svelti, tagliati con sicurezza, scandiscono il racconto. Con la scrittura, piana e senza sussulti…reinventa la stagione lontana…»
[Gli animali non ridono] (Gazzetta del Sud,Terza Pagina 20/2/2002) «L’esattezza della rappresentazione di un ambiente e dei suoi personaggi non nasconde ma dissemina, con impercettibile tratto, un sottofondo di vivace brulichio di forme, la trasparenza di un segreto sguardo visionario e vitale un po’ stregato e affabilmente quotidiano, che diviene l’autentica voce occhieggiante…E allora l’oscillazione dalla favola all’evento, dalla fantasia alla cronaca molecolare appare come il mezzo più idoneo per esplorare le psicologie dei protagonisti e, soprattutto, quella di Rocco e del suo tormento…»
[Un caso insoluto] (Gazzetta del Sud, 16/09/2005) «Riflessione misurata e attenta e sorriso amaro e ammiccante, cesellato intreccio di realismo quotidiano e di letteratura, conoscenza profonda degli uomini e, insieme, una sotterranea vena di malinconia, sono i pigmenti delle pagine sciolte e comunicative…»

Laura Simoncini [Il principe e il contadino] (Gazzetta del Sud, 8/07/2012) «Il racconto …è pregno di significato anche nel più piccolo gesto, oltre ad essere ben scritto e congegnato…Gli eventi si susseguono senza guizzi improvvisi e la narrazione, composita, volge al termine con un finale inaspettato. Colpisce in queste pagine la qualità della scrittura, la prosa elegante, la terminologia dotta…»

manfredigigliotti@virgilio.it

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