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Baiotto

Marco (Chieri 1975), poeta, saggista, critico letterario, vive in Friuli.

Ha svolto attività giornalistica in qualità di collaboratore di “Literary”, iscrivendosi come pubblicista all’Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia. Attualmente riveste il ruolo di responsabile dei sistemi informativi, area Microsoft ed infrastruttura, presso una multinazionale del settore automotive. Da molti anni coniuga la sua passione per l'informatica con quella per l'arte digitale.

Da sempre appassionato di filosofia e scienze umane, è ideatore dell’Iperrelazionismo sensibile ed è teorico di Wide Democracy – Oltre la politica (finalista Premio “Mario Soldati” 2014), una piattaforma evolutiva per le idee basata su criteri di online deliberation e project management. Inoltre, ha collaborato al progetto open source “Airesis”, il primo portale interattivo italiano di e-democracy. Tra i suoi obbiettivi: la fusione di poesia, filosofia e computer art.

Incluso ne La poesia onesta di Vittoriano Esposito (Bastogi), ha collaborato a siti internet e riviste culturali, nonché a volumi collettanei. Suoi saggi critici e recensioni, poesie o articoli, compaiono in: “Poeti e Poesia”, “Fermenti”, “La Mosca di Milano”, “Capoverso”, “Il Convivio”, “Inchiostro”, “Literary”, “Fiorisce un cenacolo”, “Arenaria”, “Arte & dintorni”, “Nuove Lettere Elettroniche”, “Scuola Holden” (30x60).

Ha pubblicato: Duetti Solisti (2003, con illustrazioni di G. Sesia della Merla, libro e cd-rom, poesia), Il Ballo delle Monete (2004, poesia), Duetti Solisti (2005, poesia, prefazione di R. De Lauro), Wide Democracy – Oltre la politica (2013, saggistica), L’Eredità della Scienza (2014, poesia), La dama di Onirion e altre poesie giovanili (1998-2000) (2016, poesia).

Ha conseguito alcuni primi premi in concorsi letterari: 2005, “Nuove Lettere”; 2015, “Il Convivio”; 2015, “Leandro Polverini” - sezione poesia concettuale.

Sulla sua produzione letteraria hanno scritto, tra gli altri:

E. Conti: «[Il Ballo delle Monete] La poesia di B. non assolutizza, ma piuttosto si pone come status che permette la pluralità di percezioni, attraverso un linguaggio compiuto e sintetico. E proprio di percezioni si parla nella poesia “Onde d’autunno”, nella quale si pone l’accento tra le differenze di «percezione del tempo nel mondo rurale contrapposto a quello cittadino, come due fiumi paralleli che scorrono a velocità difformi». Poesia di alto valore, quella che nasce dal cuore di B..»

R. De Lauro: «[Duetti Solisti – Frecce di luce] Chi si accinge a leggere i versi dei due giovani poeti Marco Baiotto e Claudia Manuela Turco resta affascinato dagli immaginari accadimenti fenomenici, velati di indicibile tenerezza per la loro malinconica fugacità e dissolti in lontane chimere... I loro messaggi hanno sorprendente fantasia come di un sogno e nello stesso tempo la vivezza di uno sguardo chiaro e luminoso.»

A. De Luca «[L’eredità della scienza] la Poesia di B. permane Poesia, è creatrice per sua stessa natura, altamente curata nei suoni e nella costruzione delle immagini, una Poesia tremendamente bella, che rende poetico l’impoetico e il cacofonico, che fa paura, che squarcia il velo della realtà in punte sublimi di lirismo.»

V. Esposito: «[Duetti Solisti – Frecce di luce] In un mondo come il nostro, che esalta la superficialità dei sentimenti e l’improvvisazione capricciosa dei rapporti di coppia, l’una e l’altra causa principale della crisi lacerante della famiglia, Marco Baiotto e Claudia Manuela Turco rappresentano davvero un caso singolare, come si diceva in apertura, che merita di essere segnalato col dovuto risalto, sul piano propriamente umano non meno che sul piano della poesia.»

L. Gaddo Zanovello: «[L’eredità della scienza] Una scrittura di straordinaria delicatezza, protratta con originalità di stile, una lettura avvincente, a tratti commovente, utile e importante, per varietà e densità di contenuti; non sono presenti solo domande ma anche risposte argute, meditate e compiute, valide non tanto unicamente per i poeti, ma per ognuno che ami riflettere sulle questioni della vita. Egli troverà in questo libro complesso, vario, ricchissimo di suggerimenti e suggestioni, l’aspro e il dolce dell’arduo esistere.»

G. Grisi: «L’eredità della scienza di B. è un libro profondo e complesso, in cui si ravvisa una forte introspezione personale e psicologica insieme ad una lettura disincantata e a tratti feroce della realtà. Realtà che è tecnica, progresso, altro linguaggio; scienza appunto, che l’autore presenta come aspetto aderente alla vita di ognuno, nel suo aspetto progressista e futuribile ma anche nel suo lato alienante e solitario.»

I 2mila Segnalibri: «[L’eredità della scienza] In questo libro il connubio tra Poesia e Scienza è all’origine di amare riflessioni sui grandi dubbi esistenziali che attanagliano la mente dell’uomo, in un disperato tentativo di contrastare quella sensazione di perdita di senso che non di rado ci assale. Collocate a fine di ogni capitolo, per non turbare l’atmosfera emozionale venutasi a creare, compaiono abbondanti note contenenti spunti per ulteriori considerazioni.»

A. Manitta: «[Duetti Solisti] poesia già libera e liberatoria in partenza, ma lo stile è controllato, la forma curata, ogni parola calzante. La ricerca stilistica è costante. In Marco, infatti, si intrecciano diversi stili, che vanno dal petrarchismo ad uno stile aulico alfieriano, da un linguaggio moderno ad uno personalizzato. La sua poesia spesso fa riferimento a personaggi della cultura, della letteratura, della storia. Si tratta di una galleria di stati d’animo, di emozioni, di sentimenti, di esperienze, quasi in una totale rappresentazione umana.»

G. Manitta: «L’eredità della scienza di B. emerge per la sua portata espressiva e sperimentale, riuscendo a fare della mistione del linguaggio (sia esso scientifico, di tradizione letteraria o colloquiale) una poesia completa e complessa, che si erge a testimonianza della contemporaneità e della sua provvisorietà.»

C. Manzi: «[Duetti Solisti – Frecce di luce] Scrive Raffaele De Lauro, nel concludere la sua attenta prefazione al volume, che nella realtà il motivo dominante di questa poesia è la tristezza e la insoddisfazione di tutto e del nulla, ed io invece sono stato completamente rapito dal loro anelito al divino...»

I. Mugnaini: «[L’eredità della scienza] L'ironia di B. è sottile, mai ostentata, sempre preceduta e seguita da un atteggiamento del tutto rigoroso. Ciò non stempera le immagini e i parallelismi, i paragoni proposti con controllata ma tagliente solennità.»

L. Nanni: «[L’eredità della scienza] La struttura ‘tecnologica’ dei testi deriva (forse) da una professione o dalla tendenza implicita nel poeta: si rendono quindi opportune le note poste alla fine di ogni sezione, affinché il lettore possa penetrare nella parte concettuale-informativa…. La poetica di B. sembra conciliare gli estremi in una cifra stilistica strettamente personale e intimamente comunicativa.»

M. Vadalà: «[L’eredità della scienza] Lo stile dell’autore è molto originale, propone, infatti, dei termini tecnici afferenti alla sfera informatica e scientifica che sono di ardua comprensione per i non addetti ai lavori. … Una ricerca accurata di espressioni arricchite da metafore ardite sono comprensibili grazie alle numerose note che l’autore ha opportunamente posto a conclusione di ogni sezione.»

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