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Morelli

Davide (Pontedera 1972), poeta, scrittore e saggista, vive a Pontedera.

Da giovanissimo ha frequentato il movimento umanista fiorentino. Si è laureato in psicologia con una tesi sul mobbing. È stato per anni un commerciante di mobili, oggettistica marinara e abbigliamento. Attualmente è disoccupato. Scrive componimenti poetici, aforismi, saggi brevi, recensioni, racconti. Alcuni suoi testi sono apparsi su Nazione indiana, La mosca, Iris news, Verso, Poetarum silva, Il filo rosso, Nugae, Alessandria Today, Poesia ultracontemporanea, Scuola di poesia (quotidiano La Stampa), Il segnale, Cartesensibili, Poesia da fare, La clessidra, L'ombra delle parole Rivista letteraria internazionale, Yawp (giornale di letterature e filosofie), L'altrove-appunti di poesia, Larosainpiu, Pagine letterarie, Bottega di poesia (La Repubblica, Bologna), L'ottavo, Limina mundi, Scrittinediti, Osservatorio letterario, Poliscritture.it, Pi-greco trimestrale di conversazioni poetiche, L'archetipo, Erbafoglio, Il paradiso degli orchi, Ammirazioni, Oggifuturo, Inverso, Poiein, Sesto senso poesia, Segreti di Pulcinella, Il Convivio, Storie di città, Appunti di vita, Il sasso nello stagno, Idea magazine, Poetry sound library. Un suo saggio breve intitolato Scrivere è stato pubblicato su Vicoacitillo. Il suo Manifesto dell'impoesia è stato pubblicato su Yale Italian Poetry per un'inchiesta internazionale sulla prosa poetica.

Ha pubblicato: Dalla finestra (2013, poesia); Varie ed eventuali (2016, poesia); Cuore improduttivo (2019, poesia e prosa); Annotation (2019, poesia e prosa).

Molti suoi materiali letterari sono stati pubblicati in diversi siti online: Italian poetry review (Columbia University), Con lo pseudonimo Evidda (anagramma di Davide) è stato pubblicato nei primi anni duemila in alcuni siti tra cui (ancora esistenti): Kult underground, Homolaicus, Poetes, Ecopoesie, Bombacarta, Poetare, Poeti italiani e toscani contemporanei, Luigiladu.it, I naviganti, L'archivio, Pensieri e parole, Inediti, Poesia creativa, Mbutozone.

È stato inserito nelle seguenti antologie: Navigando nelle parole (editrice Il filo), Spontanea (a cura di Leonardo Eriu), Antologia del ricordo (Associazione culturale Pragmata), Tra un fiore colto e l'altro donato (Aletti editore), La ricognizione del dolore (Progetto Babele), Sragione di vita (L(')abile traccia), Pisanthology (Giulio Perrone editore), Poeti e novellieri contemporanei 2010 (Golden Press), Il segreto delle fragole 2009 (Lietocolle), Il segreto delle fragole 2010 (Lietocolle), Tra erotismo e santità (Lietocolle), Taggo e ritraggo (Lietocolle), Arbor poetica (Lietocolle), Calpestare l'oblio, Cento poeti contro la minaccia incostituzionale (La cattedrale), La fanciullezza (Zona editrice), Oltre le nazioni (edizioni Cfr), Intelligenze per la pace (edizioni Cfr), Quinto colore racconta l'Italia (Opposto), Ipoet 2018 (Lietocolle).

Non partecipa quasi mai a premi letterari. Nel 2017 ha ottenuto però la menzione speciale al premio Il sapore della ciliegia con il racconto "Il fallito".

Collabora con le riviste online Le stanze di carta (diretta da Ilaria Cino) e "Pagine letterarie" (diretta da Angelo Perrone). Ha intervistato per "Le Stanze di carta" la poetessa, editrice e traduttrice Chiara De Luca, la poetessa Giovanna Rosadini, autrice Einaudi, e il poeta Francesco Benozzo, candidato al Nobel per la letteratura da anni. Ha collaborato con la rivista internazionale di poesia Frequenze poetiche (diretta da Giorgio Moio).

Sulla sua attività letteraria hanno scritto, fra gli altri:

Massimo Acciai (2009): «Ho finito adesso di leggere il tuo poemetto pontederese, scusa se mi sono fatto attendere ma il tempo è sempre tiranno...Mi è piaciuto molto, ho trovato molti punti interessanti. Mi è piaciuto questo accostamento tra episodi quotidiani, anche banali se vogliamo, e le riflessioni filosofiche sulla vita e l'universo. Una cosa notevole.»

Da "Aforismario": «Gli aforismi di Davide Morelli sono originali, profondi e spesso venati di una certa ironia che rende la loro lettura molto piacevole: "È sempre più difficile essere originali. Io modestamente non lo sono".»

Armando Adolgiso:  (2005) «Le ho lette con molto piacere, prediligendone prevalentemente le più corte, che navigano tra l'haiku e l'aforisma. Stilisticamente sono tutte molto compatte e tutte pervase da un dolente sentimento della vita, espresso a ciglio asciutto, cosa di non poco conto. Amo i tragici e non i pessimisti. Mi pare che tu appartenga alla prima delle due categorie.»

Michele Alemanno (2004): «...Ciò che sembra apparire come limitazione diviene percorso sublime di un afflato che percepisce incanti, segreti, storia, stagioni, così che il disegno del volto dell'uomo si compie in una singolare poesia, che si nutre di assenze e presenze, per una armonia che si ribella al fato, al tempo; diventa conoscenza attendibile di condotta e di memoria. Così Davide Morelli svolge la sua indagine poetica, in rese tematiche di attenta riflessione, che sempre conduce alla vera dimensione dell'uomo.»

Alberto Bertoni (19/10/2019 su La repubblica di Bologna): «Nomade e rabdomantica è sempre l'esperienza attuale del soggetto lirico, spesso disperso nel mondo, ma capace di tessere un filo fin che si vuole sottile, però anche resistente e indispensabile, fra gli oggetti e i sentimenti, il vissuto e la sua rielaborazione in ricordo comunicabile, l'oggettività dell'esperienza compiuta e la soggettività di una psiche porosa e altrimenti imperscrutabile. L'unica voce maschile presente nella Bottega di oggi riporta un omaggio neanche troppo implicito: quello alla figura poetica prima ancora che cantautorale di Claudio Lolli, che - quasi mezzo secolo fa - con la sua Aspettando Godot riportò il personaggio "assurdo" di Beckett a una dimensione tutta storica e militante. E Davide Morelli è bravo a riecheggiarne il destino di provocatore e di suscitatore di emozioni ancora inespresse.»

Cristina Bizzarri (2013): «Sai, il titolo a prima vista mi era sembrato un po' goffo, coerentemente con l'aggettivo da te scelto. Ho voluto comunque andare a vedere e ... che sorpresa! Sono entrata in un paesaggio ampio - sì proprio come l'immagine che hai messo a rappresentarti - in cui ho spaziato con una sensazione di leggerezza e insieme di pienezza. Leggera la lettura perché la tua poesia consiste di parole limpide, mai ambigue o di intralcio a una comprensione immediata del senso - piena, perché la lingua è quella del filosofo che ricerca, andando oltre la sensazione immediata (che tuttavia spesso è lo spunto e l'immagine/icona da cui fare il balzo), e nel ricercare si pone interrogativi giungendo a fare affermazioni sulla vita e sull'essere umano che non hanno nulla di presuntuoso o di aleatorio ma bensì sono intrise di un sentire profondo, meditato, vissuto intensamente. E queste riflessioni "sono" poesia nel momento stesso in cui il pensiero "è" (non: diventa!) nello stesso tempo sentimento della nostra condizione di "abitatori del tempo"- "è" quindi inquietudine, compassione, fierezza, e soprattutto un interrogarsi ininterrotto e solenne, quasi un "tace, fuge, quiesce": "Cosa unisce ora questi atomi nostri e cosa li disperderà dopo la nostra morte nell'aria e nella terra ?". Rileggerò con calma, mi sono piaciute troppo per non ritornarci sopra.»

Alma Borgini (2005): «Il senso del tempo, le domande esistenziali sono espressi con padronanza di scrittura, soprattutto attraverso immagini di paesaggi e di città, senza sbavature retoriche e con una aggettivazione sobria.»

Duccio Castelli (2019): «Ho preferito Senza titolo e Il mio cuore illuso l'ho trovata invece più che una poesia, una struggente lettera sulla disoccupazione (per la quale le auguro davvero di uscirne bene, non demorda, mai.)...Ha sommato un bel numero di poesie e questo fatto già da solo, testimonia il suo essere vero poeta (cosa rara, il vero). Le sue tematiche girano spesso attorno alle mie della mia poesia, dunque la capisco bene. Non si illuda però, come ben sa non c'è alcun riscontro per i poeti, oggi, qui.»

Ilaria Celestini: (2019) «Ho letto attentamente i suoi scritti: rivelano non solo un animo profondo e sensibile, ma anche una buona capacità stilistica e una certa preparazione filosofica. I contenuti sono pienamente condivisibili e rispecchiano la crisi di tanta umanità contemporanea.»

Lorenza Ceriati (2004): «Brevi flash di viaggi, immagini di città, frammenti di pensieri e di sogni: questo e molto altro nelle poesie raccolte in Ciclotimia. L'autore recupera sapientemente la rima e costruisce le strofe con armonica simmetria; bella, qui, la pennellata su Firenze "donna sdegnosa".»

Ilaria Cino (2019): «...ricevo sempre volentieri le tue poesie, che mi danno il senso della caducità della vita e dei paradossi di cui è fatta. Molto bella l'immagine dell'uomo sospeso tra i bisogni primari e le cose ultime, centra in pieno con quella che è la lotta quotidiana per la sopravvivenza per sentirsi almeno per un momento qualcosa di intero, senza uscire troppo fuori di senno".»

Roberto Corsi (2019): «Le tue poesie hanno una valenza altamente gnomica, una tendenza alla massima che naturalmente si ispessisce col tempo e col vissuto; inoltre per molta parte mi hanno riportato sul terreno della rima, potendo io comprendere quanto sia necessario restare abituati a essa e quale, al contrario, sia la forza di suggestione da parte dei canoni più attuali... In molti passi ho trovato spunti di riflessione, richiami, affinità casuali.»

Maurizio Cucchi (16 Marzo del 2006 su Lo specchio de La Stampa): «Ringrazio infine Davide Morelli per la sua attenzione e competenza. Questa volta non ci invia versi, ma manda un vero e proprio saggio articolato su vari argomenti...»

Lorella De Bon (2014): «L'attualità dei versi di Davide riesce ad ammantarsi di una sorta di atemporalità grazie a temi universali propri dell'essere umano, quali la solitudine, l'insoddisfazione, i sogni infranti, la paura dell'abbandono. Un vuoto interiore che si sposa alla perfezione con quello esterno e che il poeta ha il dovere di tradurre in parole-denuncia, in un messaggio che arrivi a colpire il centro esatto delle emozioni. La vera libertà, pare suggerire Davide, sta nell'essere sempre se stessi sempre e comunque, scevri da condizionamenti di qualsiasi genere.»

Chiara De Luca: (2019) «Ho letto alcune poesie, all'inizio, al centro e alla fine e non mi hanno mai delusa. Di solito non cerco precedenti, maestri, riferimenti; cerco solo la voce dell'autore che ho davanti. Mi interessa che sia solida, che abbia una sua peculiarità. Se devo dirne uno che ti somiglia, pur nella grande diversità, mi viene in mente Di Ruscio. Non tanto per lo stile in senso generale, ma per la spontaneità, l'assenza di filtri, l'abbandono, la complessa semplicità. Quella che tu chiami ovvietà e banalità è invece una consapevole ricerca di onestà, quella dei bambini. E i bambini dicono anche cose molto grandi con parole semplici.»

Antonio De Marchi-Gherini (2013): «Tra Bellezza e Caproni, una poesia antica che sa di cose buone. C'è qualche caduta di tono, ma nell'insieme qui c'è un poeta, un poeta vero. Grazie per il dono.»

Ermanno Eandi (2007): «Interessante proposta è quella di Davide. Affronta il mondo del calcio in tutte le sue sfumature (dalla letteratura, al grande San Giovanni Bosco fino alla politicizzazione delle curve). Una poesia sociale che non condanna, ma invita a riflettere.»

Cristiana Fischer (2013): «Parole comuni, rime, versi ritmati per arrivare a quotidianità asciutta, sfrondatura, nudità, banale e comune sostanza. Anche politica e storia ridotte all'osso dell'insignificanza. Ma all'autore viene anche il dubbio che tanto accanimento a scarnire si faccia sfuggire tutta un'altra possibile lettura, di ricchezza, di fiorire di senso, e di fame. Oppure: "la stella tremula di luce", e via fino alla fine di questo bellissimo paesaggio. Così tutto quel togliere è per arrivare a qualcosa di fermo  e anche  E addirittura si può porre la domanda (quasi domanda delle domande): "chi è che tiene i fili della memoria?". È stata una bella lettura, interessante.»

Alessandro Franci (2013): «A dispetto forse del titolo, questa bella raccolta sembra un viaggio attraverso la poesia del nostro Novecento. Oppure il titolo vuole giustificare l'osservazione del passaggio del secolo trascorso. È proprio la poesia che dà il titolo all'intera opera che sembra indicare la volontà di starsene a guardare, a costo di lasciare la via maestra. L'operazione però somiglia più a un incedere autonomo, mi pare; a volte quasi da esploratore, come a cercare tra la struttura, le trama, la metrica già visitata, ancora un bandolo di matassa da snodare, qualcosa che sia stato tralasciato. Credo almeno di percepire quanto sia stata ben compresa e assimilata la lezione della ricerca poetica montaliana, secondo me avvertibile in alcuni passaggi, così come quella di Caproni, specialmente in certi brani della prima parte della raccolta.»

Lucia Gaddo Zanovello (2019): «Trovo che molti passaggi di questa scrittura siano davvero felici, sono questi momenti di forza creativa che la devono incoraggiare a proseguire nel suo lavoro di ricerca poetica.»

Marco Gavotti: (2006) «Ricercare nelle "stanze della memoria" è cosa assai difficile, ma le riesce molto bene. Nelle sue opere è impresso come un encausto, quasi fotografato nelle poesie; la si può intravedere, riconoscere i tratti somatici. È poesia senza dubbio".»

Paolo Gera (2019): «Non conoscevo Morelli, ma queste poesie e il racconto sono belli. Ne "La sommatoria degli errori" viene ribaltata la prospettiva topologica che il cielo sia uno spazio libero e l'idea che sia soltanto uno specchio della tragedia umana è decisamente originale. Purtroppo era lo slancio dell'utopia che permetteva, da Baudelaire a Benjamin, di percepire le nuvole e la volta del firmamento come uno spazio 'altro' in cui proiettare sogni progettuali e società alternative. Ma ora? Cielo e terra mischiati diventano fango. E la breve poesia che descrive l'Italia come un formicaio è un epigramma efficace di quello che sta succedendo anche in questi giorni sul fronte della politica.»

Izabella Teresa Kotstka da "Alessandria Today" (2019): «Sono scatti quotidiani ripresi con una penna per diventare immortali: prosa poetica oppure acquerelli contemporanei nati da uno spiccato senso di appartenenza ai luoghi della vita di ogni giorno. Una specie di diario informale in cui Davide Morelli raccoglie gli istanti dell'umano vissuto così familiare a ciascuno di noi. Sembra il ragazzo della porta accanto e i suoi "schizzi letterari" rispecchiano la sua/nostra realtà senza pretese, le immagini verbali vengono trasmesse con semplicità e naturalezza. Si sfogliano con piacere le parole di Morelli, ci si ritrova facilmente coi piedi per terra senza sentirsi diversi. Tutto diventa arte, merita di essere raccontato, ricordato, assaporato come una focaccia in un giorno qualsiasi. Ci piace questa scrittura diretta senza trucco, distante da ogni pathos e retorica artificiale. Davide Morelli non spiazza ma accoglie, offre "da bere" come un amico e questa purezza d'espressione diventa irresistibile.»

Giuliano Ladolfi (2019): «...ho sentito il parere dei redattori di Atelier prima di risponderle. Tutti concordiamo sul fatto che lei possiede indubbie qualità poetiche...I testi inviati rivelano che lei possiede tutti gli strumenti della poesia (ritmo, metrica, struttura). Mi aspetto tuttavia qualche lavoro di valore superiore al quale lei senza dubbio può aspirare.»

Giorgio Linguaglossa (2018): «Entrambi questi lavori di Davide Morelli e di Antonietta Tiberia, che vanno in direzioni sghembe (la Tiberia verso il gioco non-sense: l'acrostico, il limerick; Morelli verso la tematica esistenzialistica), hanno però un terreno comune: l'adesione al gioco dei riflessi di specchi. Non impiegano più il linguaggio metafisico che dice le cose come si crede che siano ma, un linguaggio sempre metafisico che dice le cose come non possono essere più. Il punto di partenza è la sospensione del giudizio, lo scetticismo elevato a metodo, l'attesa, l'epoché per il «nuovo» che si affaccia: far parlare il linguaggio tramite i limerick di Antonietta Tiberia o tramite il dis-allontanamento di Davide Morelli....»

Annalisa Macchia (2018) «Ho letto con sincero interesse e curiosità i suoi distici - alcuni davvero pungenti e folgoranti, - anche se il preferito per me resta l'ultimo, con la sua incrollabile fiducia nella vita (Tutto fiorisce. Tutto si rinnova /per perdurare. Tutto si ritrova).»

Dante Maffia: (2009) «Ho letto con molta attenzione e partecipazione il suo poemetto. Una bella narratività unita a una indagine sulla realtà, a una osservazione che riesce a dare una sfaccettatura nuova e diversa al mondo e ai sentimenti. Trovo il poemetto molto interessante.»

Alessandro Mancuso (2010): «La particolare sensibilità del poeta emerge in modo limpidamente leggibile nelle liriche che Davide Morelli invia per questa antologia. Segmenti di linee di osservazione che non conducono a tesi logiche ma alla purezza di sconfinamenti analogici praticamente illimitati...Il pensiero del poeta è etereo, inafferrabile, capace pur di negare se stesso per godere il capogiro illuminante del gorgo, fosse anche del "vuoto". Di conseguenza la sua manipolazione della parola risulta sfuggente...riesce a vivificare un accidente e renderlo oscura materializzazione dell'incanto di cui egli solo è portatore.»

Ignazio Marceddu: (2005) «Ho letto con attenzione le tue poesie. Hai voluto fare i conti con le capacità espressive e hai cercato il limite del dicibile. La poesia ha questo obiettivo.»

Fabio Michieli (2017): «Davide Morelli non ha certo bisogno di presentazioni. Nato a Pontedera nel 1972, dopo la laurea in psicologia ha svolto vari lavori. Le sue poesie, negli anni, sono state pubblicate sia in riviste cartacee ("La mosca" e "Italian Poetry Review", per citarne un paio) sia in rete ("Nazione indiana" e "La Recherche"), a testimonianza di un costante interesse verso la sua poesia. Alla ricerca poetica affianca da sempre la scrittura di aforismi. E proprio nelle quartine, ripresa di un metro classico e moderno al contempo, trovano un punto d'incontro sia la ricerca poetica sia l'arte del fine aforista.»

Lorenzo Mullon (2019): «Significativo che la raccolta di poesie "Cuore improduttivo" di Davide Morelli inizi con una citazione profetica: "Sentinella, quanto resta della notte?". Significativa anche la presa di distanza dell'autore da ogni ideologia. Singolare che, nella prima poesia della raccolta, la condizione di disoccupato sia associata a quella di una mosca in una bottiglia. Disoccupato o occupato non fa più differenza. A che Matrix giochiamo caro Davide? La disoccupazione diventa la metafora della strana vita in questa bizzarra dimensione, grazie a una illuminante presa di consapevolezza. E il Cuore improduttivo inizia a pulsare estasi. Mai arrendersi: "Ci sono madri con i passeggini. Ci sono innamorati sulle panchine. Ci sono bimbi sulle altalene. Ci sono i prati in fiore oggi." Grazie per avercelo ricordato, a noi vagabondi della smemorateizza.»

Michele Nigro: (2013) «Ritrovo con piacere i versi di Davide Morelli che alcuni anni fa ho avuto il piacere di pubblicare sulla mia rivista "Nugae". Le sue parole apparentemente semplici e quotidiane contengono sprazzi d'infinito. Il taglio lapidario delle sue poesie apre a riflessioni senza soluzioni facili".»

Patrizio Pacioni (2005): «Davide Morelli è un poeta di talento, dotato di spiccata personalità. Ne sentiremo parlare presto. Proprio nella sua Toscana ci porta, raccontandoci la sua terra con istantanee dei luoghi e dell'anima.»

Pietro Pancamo (2005): «...La ricognizione del dolore; ovvero un eBook assortito di ben dodici autori scelti (tra cui Davide Morelli), i quali - oltre a meditare, senza ombra di vergogna (come è giusto e sacrosanto che sia), sulle proprie vicende intime di singoli individui - ci aiuteranno (abilmente assecondando il titolo similgaddiano della raccolta) ad esplorare con cura, ma anche a riscoprire tutti i sentimenti dell'uomo; e specialmente, in ogni sua forma ed implicanza, una componente fondamentale della nostra identità: il dolore esistenziale.»

Giuseppe Papale da "Caserta web"(2019): «Questa poesia ci trasmette, potremmo dire, la globalizzazione del ricordo di chi non c'è più, in quanto, con le nuove tecnologie, saremmo immersi dalla presenza di tracce ed impronte che, in qualche modo, con un senso apotropaico, fugano l'idea della morte e dello scomparire. Viene, forse, superato il concetto cristiano del vivere in eterno nei ricordi dei nostri cari, di poetico ricordo, in una presenza, a volte prevaricatrice, dell'immortalità attraverso i social media.»

Dario Pericolosi (2019): «Morelli è un poeta intelligente, attento a tutte le sfumature della vita e del destino. La sua poetica è globale, difficile da ingabbiare in uno stile, autoritaria e delicata nello stesso momento. È impregnata di atmosfere, immagini che richiamano la sua terra, ma anche di colpi ben assestati che arrivano dritti al cuore del lettore. »

Maria Adelaide Petrillo (2019): «Tutta la poesia di Morelli è intrisa di un'amarezza profonda "Siamo schiavi del tempo", osserva, " nessuno è veramente libero". Le tante liriche contenute nella raccolta lasciano trasparire un pessimismo che richiama il male di vivere di Montale. Anche Morelli, come Montale, sembra non trovare speranza e da questa visione scaturisce una concezione della vita desolata e cupa, sottolineata talvolta da note di amara ironia. Un'opera filosofica in versi, che esprime la solitudine, la fatica del vivere il quotidiano, il senso dell'umano fallimento. e il lettore viene coinvolto in una spirale di abissale tristezza. Nella poetica di Morelli c'è il canto della solitudine, ma qua e là traspare una profonda capacità di relazionarsi; infatti in "Approdo" ci dice " Non ho voglia di parlarti / ma ti ascolto." Ascoltare è una perla preziosa che la nostra società ha perduto: nessuno più ascolta nessuno. In questa assordante solitudine, il poeta ci regala un verso che riscatta la tanta amarezza delle sue liriche "Amo la vita". Ed è da qui che si può ripartire, anche se, ci dice "ho attraversato la vertigine del nulla". Un verso di struggente bellezza. Possiamo richiamare qui una delle liriche più belle scritte nella letteratura di tutti i tempi: San Giovanni della Croce parla del tunnel buio del nulla, dicendo "ed è notte". Anche per Davide, che ha attraversato la vertigine del nulla, oltre la notte, si apre uno spiraglio di speranza.»

Salvatore Pizzo (2016): «La tua poesia tracima e travolge, liquefacendo un presente già di suo incerto, precarizzando persino l'imprecarizzabile...di certo emoziona.»

Alessandro Salvi (2009): «Un poeta che avevo già letto e apprezzato in precedenza (incluso tra l'altro nell'antologia "La ricognizione del dolore" curata da Pietro Pancamo), e che qui dimostra a mio modesto avviso una maturità nonché uno stile inconfondibili. Complimenti vivissimi all'autore! una scrittura che amo.»

Franco Santamaria (2005): «Morelli è un poeta che si autoaccusa di aver assassinato la poesia perché non aveva più nessuna "funzione sociale". In effetti la sua impoesia è una denuncia, spesso ironica e senza mezzi termini, della realtà di oggi, fatta di contraddizioni, superficialità, impoverimento dei valori.»

Enzo Sardellaro (2013): «Capita a tutti i poeti, prima o poi, di essere "etichettati". In questo senso, mi sembra di poter affermare che la poesia di Morelli s'iscrive perfettamente nella nostra tradizione "crepuscolare". Pensieri, affetti, le "piccole cose" d'ogni giorno: tutto rimanda al Crepuscolarismo protonovecentesco. Il che, credo, non è una "etichetta" di poco conto, anzi. Essere iscritto nel solco della tradizione significa, in fondo, avere trovato la propria strada. Ti aspetta ancora un lungo cammino "on the road" dei Crepuscolari. Un saluto. Detto tra di noi, la tua è davvero una poesia molto suggestiva e per vari versi anche molto profonda. Prendere la vita di "sghimbescio" è una bella immagine, che rende molto bene le difficoltà del vivere e al tempo stesso la necessità di trovare "correttivi" che aiutino a tirare avanti il meglio possibile".»

Loredana Savelli (2013): «Solo l'uomo fa la rivoluzione./Gli insetti sociali non conoscono/la rivolta, la giusta ribellione./Ma oggi l'Italia sembra un formicaio. Basta questa citazione, secondo me, a riassumere le belle poesie aforistiche di Davide Morelli. Lettura assai gradita, pungente, variegata, assolutamente misurata sì da turbare, ma con discrezione, quasi una anti-poesia. Efficace. Complimenti.»

Felice Serino (2019): «...le poesie di Davide Morelli, di cui ho letto due raccolte: "Cuore improduttivo" e "Varie ed eventuali", hanno a mio parere un'aria di semplicità nel dire, ma dentro la parola si percepisce un senso profondo che non passa inosservato, anzi in alcuni casi incide, come in "Godot" o è impregnato di un pensiero filosofeggiante, come in "Trasloco". Così anche nelle più brevi composizioni della raccolta "Varie ed eventuali".»

Guido Sgaravatti (2006): «Le trovo buone, immaginifiche, sincere. I versi sono pervasi dal senso dell'impermanenza e da un pathos più accennato che dichiarato.»

Angelo Siciliano (2005): «Per me i suoi versi sono molto freschi e apprezzo la fluidità con cui sono espressi sentimenti e problematiche esistenziali. E poi sono assenti ubbie e sovraccarichi psicosomatici che alimentano la crisi di tanta poesia contemporanea.»

Silvia Siniscalchi (2018): «Più semplice e "crepuscolare" lo stile di Davide Morelli che, con dieci quartine in rime connotate da una leggerezza "funambolica", si muove sugli abissi epocali di un mondo chiuso e angusto, dove la realtà è ridotta a sistema e le persone, in balia di poteri gerontocratici, sono diventate "carne da sondaggio", tra ideologie consunte, capovolgimento delle utopie, perdita di memoria, in un pluralismo di sola facciata, ma in verità pervaso dal potere e da molteplici guerre invisibili.»

Giulio Stocchi: (2005) «Credo che la città dai bei gerani di cui parli sia la città della poesia, che tu frequenti con passo sicuro e lo sguardo attento del viandante, capace di cogliere in uno stelo d'erba, in un insetto sul muro, nel raggio evanescente della luna la loro verità nascosta. Tu comunichi tutto questo, secondo l'etimologia, cum munus e cum moenia, che significa offrire in dono a chi ha la ventura di leggerti. Offri le frasche, i rami, la paglia, la malta che permettono di erigere un riparo dal vento e dalla tempesta.»

Maria Rosaria Teni (2017): «Intessuta su un gioco di similitudini, si snoda la poesia impressionista di Davide Morelli, cromaticamente dipinta di colori metaforici che colgono un momento in cui la luce del giorno infuoca la terra e la rende vivida nell'ultimo saluto. Una lirica in versi liberi, stilisticamente elegante e allusiva alla condizione del tempo, inafferrabile e transitorio. Un plauso all'armonia descrittiva che rende visibile il contesto poetico.»

Paolo Valesio (2015): «...e a volte si tratta, più che di un'idea, di un sentimento di frustrazione che si esprime in vari modi dentro le poesie stesse. («L'autentica poesia è tortura», «e sono ciò che non ho mai avuto» - Davide Morelli. Sarebbe banalizzante descrivere questo atteggiamento come pessimistico; e troppo drammatico sarebbe, caratterizzarlo come una forma di nichilismo. In verità, il senso di questa fondamentale impossibilità - come se la poesia in certo modo si impossibilitasse da sola (parlando di poesia, i neologismi a volte sono necessari) - non esclude affatto, anzi può intensificare, la dedizione alla scrittura poetica.»

Veronica Vergè: (2009) «Amo "Inafferrabile"; riallaccia a un ricordo d'infanzia, il giardino delle lucertole, di fuga, oggetto di meraviglia, ma anche di paura nella sembianza del serpente. La fuga dei versi è bella, è una corsa verso una fessura. Poesia dell'inafferrabile... la mano del poeta si sporge.»

e-mail davidemorellix@virgilio.it

 

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