Servizi
Contatti

Eventi


Informazioni
Ricerca
Autori
Gruppi Letterari
Riviste Letterarie

Nanni

Luciano (Bologna 1937), scrittore, vive a Padova.

Ha pubblicato opere di narrativa: La città profonda (1984, 19992), Abaddon (1993), Corpus e altri racconti (2002), Ratio (2005), Il colore dei morti (2006, racconti 1999-2004), I corpi decadenti (2008, racconti 1994-98, 2005-06), L'abitatore del marmo (2010, racconti 1989-93, 2007-08), Il Dio senza testa (2011, racconti 1982-98, 2009), La città necrofila (2011, racconti 1978-81, 2010), Ritorno alla Madre (2013), La caduta dei santi (2014, racconti 1972-73, 2012), Gymel (2015, racconti 1970-71, 2013), La regina incompiuta (2016, racconti 1968-69, 2014), Diario di un'altra vita (2017), La contessina Valéry (2018, romanzo).

Un'opera sulla musica Musica strumentale da camera. Da Stradella a Stockhausen (1997-20052), ha curato l'analisi testuale dell'Opera poetica di Alberto Gatti e il Glossario di metrica italiana (2000, 20032, 20073, ora on line).

Fondatore nel 1956 del premio di poesia "Formica Nera". È stato il coordinatore redazionale della rivista Punto di Vista fino alla sua chiusura (2005). Collabora dal 1997 col sito web Literary.it

Sulla sua produzione letteraria hanno scritto, tra gli altri: I.M. Affinito «L’a. nelle descrizioni è impeccabile nel bene e nel male, nel bello e nel brutto ed in codesta continua alternanza dei due poli complementari che regolano l’andamento di tutte le cose e persone, scorrono veloci le pagine ignorando una precisa conclusione di ogni racconto. L’ambivalenza è credere o non credere, amare o non amare, dire o non dire, essersi sposato o non, fermarsi o andare avanti, rivelare o tacere per sempre.» - S. Amodeo «Una certa audacia dello scrivere e, nello stesso tempo, l'ancoraggio a valori stilistici intramontabili.» - S. Arcidiacono «[L’a.] mostra parecchia cura nello stile, ed esibisce abilità di sintesi. La scrittura è intesa come ricerca della verità e sue manifestazioni e la parola è evocativa e magica. Sa essere onirico, pungente, amaro ma sempre consapevole della concretezza storica e sa condurre le varie vicende a un centro di impasto decantato e spesso anche innovativo.» - M. Balsamello «[Corpus] Uno splendido percorso onirico-geografico ... prosa dinamica, potente, elegante, abbraccia il circostante senza dimenticare la dimensione dell'oltre eventuale.» - M.T. Barbero «Scrittura coinvolgente [Corpus] quanto di non sempre facile interpretazione trattandosi appunto di racconti che, nella loro originalità, impegnano il lettore al punto che questi si trova inspiegabilmente compenetrato nei personaggi che via via l'autore con dovizia e abilità chiama in causa.» - G. Bocchinfuso «Una lingua non sofisticata, una calma descrittiva che non è noia ma costruzione di tecnica di un racconto disteso, a tratti surreale. La capacità dell’a sta proprio in quest’ultimo aspetto: il gioco del vivere umano che non segue solo i tempi di ciò che razionalmente cerchiamo di fare ma ha anche momenti inconsci.» - D. Cara «[L'a.] scrive per epigrafi i propri diari di contestazione aleatoria, difende il suo mondo dalla Natura e dall'uomo che lo fissano insistentemente.» - G. Cimino «L'autore ha saputo racchiudere un contenuto poco trattato [Musica strumentale da camera…], come si può cogliere soprattutto dalla bibliografia, dandoci un panorama generale e sintetico della materia, trattata con chiarezza espositiva e padronanza di pensiero.» - E.M. Cipollini «Originale sia nella trasposizione, che risente dei grandi modelli mitteleuropei, sia nella cifra linguistica, che dà tono ai personaggi, sovente derealizzati.» - A. Coppola «Questi racconti di N. secchi, puntinati, dotati di allucinata intensità, rappresentano un viaggio appena incominciato in luoghi da lui ispirati e fantasticati.» - L. Crespellani «...poesia abbagliante, rirompente, incalzante, dove ritmo e ricerca della parola acquistano un particolare significato.» - F. De Napoli «[Corpus] Immagini di desolazione e di morte, di demenziale e gratuita barbarie, vengono tratteggiate dall'a. con rara maestria, con mano ferma e sapiente: possiede la capacità di individuare, fra i mille segnali nascosti di una aberrazione il più delle volte privata e domestica, le simbologie giuste per ritrarre con inequivocabile asciuttezza la vuota 'corposità' dell'imperante nichilismo di sempre.» - E. Diedo «[Corpus] Va oltre Kafka. È una metamorfosi con passaggio dallo stato fisico allo stato meramente inconsistente dello spirito.» - R. Fanecco «[Musica strumentale da camera...] Commenti esaurienti sui 105 autori ... un ricco, rapido promemoria.» - E. Farinella (sulla narrativa) «I riferimenti temporali non mancano, ma sono portati su un piano estremamente soggettivo (...) le sensazioni personali divengono gli unici input che permettono di ricostruire la realtà.» - N. Fattori «[Abaddon] Sogni (incubi) da grande scrittore che vede l'insensatezza dell'affanno esistenziale perché il caso, la sorte (la morte) proiettano ombre deformanti su ogni azione.» - F. Fedele «Sperimentazione difficile e coraggiosa [in poesia], che induce a riflettere sul tema estremamente arduo del rapporto tra le parole e le cose.» - I. Fedeli «Stile interessante nel suo periodare in apparenza lento e pacato, ma terribilmente incalzante ed inquietante, e calato in un'atmosfera che stravolge la fabula scardinando la dimensione razionale delle cose.» - R. Gentile «L'idealità (...) è resa con la crudezza del reale tangibile e con la poesia di una personale intima percezione che fa approdare l'autore a vette abissali, difficilmente sondabili.» - M.G. Lenisa «Racconti [Corpus] che intrattengono il lettore e lo immettono in una tradizione colta e selettiva ... notevoli qualità stilistiche che propongono l'inverosimile fino a renderlo 'vero' comunque e come allegoria del mistero che ci circonda.» - F. Lepre «Un linguaggio chiaro e perfetto che finisce per avvincere il lettore e travolgerlo con il suo sorprendente estro creativo ... fantasia ardita che, in un viaggio straordinario nella sfera psichica, allarga maggiormente i suoi orizzonti.» - A. Lippo (sulla narrativa) «Il corpus linguistico è sempre attento, preciso. Nessuna sbavatura, né tampoco uno sdilinquimento (...) I luoghi sono simboli preposti alla fabulazione, si accendono simultaneamente e poi muoiono nell'abbraccio di un tempo diffamatorio. Ma la parola vibra al di sopra di tutto.» - S. Manca «Stile astratto e crudele, imprevedibile nel finale.» - F. Mandrino «Credo che la maggior parte dei messaggi contenuti nelle parole siano qui intellegibili ormai soltanto alla parte bio[poesia]logica che contribuisce alla formazione del pensiero ed all’evoluzione del concetto.» - U. Marinello «Una guida preziosa [Musica strumentale...], unica in Italia... che ha un grande pregio: è comprensibile a tutti, anche ai non addetti ai lavori» - G. Matthieu «Autorevole padrone di un lessico equivoco e denso di duplici significati.» - W. Melani «Un libro denso [La città profonda], forte di emozioni suggestive e coinvolgenti che lasciano il segno dentro i più segreti luoghi dell'anima.» - S. Montalto «L’atmosfera surreale mi è molto piaciuta, unitamente alla freschezza del dettato che elimina ogni inutile preziosismo.» - M.A. Mòsele «Le ambientazioni sono descritte in modo molto minuzioso, particolareggiato, preciso. Il finale dei racconti è quasi sempre imprevedibile, spesso tragico, tagliente, macabro.» - I. Mugnaini «Un io narrante allucinato e tuttavia paradossalmente lucido, quasi chirurgico, capace di condurre il lettore passo passo nei meandri e nei cunicoli contorti che collegano la psiche alla dimensione esteriore, l'onirico al reale.» - R. Onano «Soltanto il racconto eponimo [Corpus] mi ha confuso nella collocazione metafisica. È però di una tensione narrativa strepitosa. Avrò sempre nella memoria i suoi racconti.» - W. Nesti «Non è uno scrittore fantastico nel senso corrente del termine, anche se poi i racconti, pur prendendo avvio da un dato oggettivo, reale, imboccano subito la strada di una realtà altra, dove il protagonista si smarrisce ma al tempo stesso vi partecipa in modo così profondo da condizionarne i movimenti (...) capacità di attrarre il lettore con uno stile piano, asciutto, spesso crudo. Immergendolo nel profondo dei labirinti della mente e del sogno, riesce con straordinaria efficacia a rendere evidente l’assenza di qualità insita nell’ordinarietà del vivere.» - D. Papetti «N. prosegue la spinta logica di una concezione del tutto dentro la scrittura: o del mondo fuori, là dove il tempo è smisurata accezione di un simbolismo visionario.» - A. Piazza Nicolai «Ogni strumento linguistico viene impiegato con infinita pazienza dall’a. per costruire immagini surreali del vissuto, sofferto e sognato, che attirano il lettore inesorabilmente nella totalità pulsante del racconto.» - G. Poli «Il suo narrare, per l’asciuttezza formale e stilistica e per la naturalezza con cui il dato quotidiano lievita nell’inquietudine onirica, non ha ascendenze nostrane. Sono i nomi di Poe e Kafka a venire in mente.» - G. Pre «Racconti inquietanti e suggestivi, unici nel loro genere.» - C. Rao (sulla poesia) «...il movente è quello della alfabetizzazione, della parola avvertita come segno sonoro che, vibrando come indice e sostanza fonetica, rimanda a scorrimenti e ulteriori accumulazioni timbriche: nel flusso delle scansioni verbali ruotano - per cerchi concentrici - microstorie e recuperi, automatismi mai esasperati di corpi e flussi. Le sequenze vocative si snodano, così, con raggrumata originalità, per percezioni sottili e improvvise, per subitanee irruzioni nei vari strati della coscienza. E sempre con una tecnica riconducibile alle modalità della migliore tradizione colta contemporanea: probabilmente inglese, se proprio si vuole delimitare il campo. Alcuni avvii - a mio parere sorprendenti per scatto e consistenza - rivelano una eleganza che va ben oltre la sapienza del ritmo e dello stacco sincopato (quasi uno spartito musicale), nel senso che sono in realtà i riflessi di una condizione umana ad emergere. Dunque il giuoco dell'ombra esistenziale, ... le stagioni di una natura fatta di acque e pianure, il senso ultimo della vita stessa non sono confessati per facili trasalimenti e retoriche, semmai affidati - con intelligenza ed equilibrio - ad accordi, a suoni, a concerti da saper ascoltare...» - T. Regna «Lo stile è asciutto, essenziale; le descrizioni, pur essendo quanto mai dettagliate, non sconfinano in inutili manierismi; i pochi dialoghi risultano incasellati alla perfezione del corpo del racconto. Eppure la semplicità dello stile si accompagna alla complessità della trama: la narrazione procede spedita, secca, evolvendo in una qualità di stampo quasi kafkiano. Un viaggio nel lato oscuro dell’animo umano che non può non affascinare il lettore attento.» - P. Rota «Una narrativa inquietante e solitaria, che intende essere la scoperta del mondo e dell’uomo, pur nell’identità dell’io, allo scopo di svelarne i mostruosi recessi.» - L. Sfilio Borina «Stile scarno ed essenziale, dialoghi che sono come lampi in un cielo minaccioso. Leggere questi racconti è stato come scendere in un abisso inquietante e senza tempo.» - F. Tedeschi «...consonanza sul tema dello spaesamento e sulla capacità di confondere, volutamente, e trasferire immagini quotidiane in una dimensione onirica, pur cosciente.».

e-mail  formicanera@virgilio.it
autore
Literary © 1997-2018 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza