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Nemo

Nino (Mottalciata 1942), nome d'arte di Augusto Foglietto, poeta e scrittore, vive a Mottalciata. Ha pubblicato diverse opere letterarie: Senza frontiere (1989), Soffio d'eco (1990), Patemi (1990), Un amico (1990), Acqua di luna (1992), Caboclo (1993), Graeca (1994), Estasi e nemesi (1995), Umiliati (1998), Una luce (2000). È incluso in diverse antologie letterarie nazionali e straniere plurilingue ed in Dizionari per le scuole superiori ed universitari. Socio fondatore dell'Associazione Culturale Biellese e promotore del Concorso letterario biennale Trofeo "Orso di Biella". Ha conseguito numerosi premi in concorsi letterari.

Sulla produzione letteraria di N. hanno scritto, tra gli altri: R. Bailini «È poesia, ricca di naturalezza e di autenticità, è poesia di cielo, di terra e di mare, di sentimento individuale e cosmico. Nei suoi versi si nota la ricchezza dei sentimenti da cui scaturisce la sua poetica, la quale sgorga con spontanea freschezza a nobiltà di accenti, soffusi di accorata malinconia.»; G. Bava «...il poeta che vive nell'ombra il suo desiderio di luce, il poeta che dalle delusioni riesce a trarre pensieri d'amore e, dal vento che bisbiglia tra le foglie, cori d'angeli, un autore di poesia vera in un mondo di gente che scrive versi.»; E. Bogazzi «Una dinamica visione dell'essere, colta nel divenire di situazioni emozionali, permea il metodo espressivo dell'artista, sintetizzando e rispecchiando condizioni che affermano la validità suprema del gesto, quale fonte d'ispirazione dell'analisi introspettiva. Attento osservatore sa interpretare i significati e le vibrazioni nelle loro valenze più sottili, in un composito linguaggio, ricco d'intuizioni, dove l'oggettività sensibile si trasfonde in incisivo lirismo.»; S. Demarchi «Da una realtà spesso deludente N. sa produrre, per la mediazione dell'arte, una poesia che infonde un pacato senso di speranza»; R. Iurescia «Poesie che si insinuano in dolci assonanze ed in musicali e sonore cadenze, vagheggiano orizzonti sereni ed archi di luce a creare a volte speranze e a volte illusioni. N. coglie sempre l'essenzialità in una realtà che trascende la concretezza presente e si immerge nel cielo per naufragare nel mare dell'infinito, come afferma il grande Leopardi.»; C. Magliulo Podo «…ma la sua ricerca, affannosa e rabbiosa, si scontra con i baluardi creati dall'ignoranza, dalla presunzione, dalla cattiveria, dall'ambiguità. Ed è qui che esplode il suo furore, la sua angoscia nello scoprire che nulla sembra smuovere la coltre di ghiaccio dell'indifferenza umana.»; F. Masci «Senza paura di scomodare i grandi, come non pensare a Montale quando i versi prendono la distanza dal grigio potere...»; G.C. Miano «Nella lievitazione e nella diaspora dei richiami i sentimenti seguono percorsi imprevedibili. Vi si annidano, com'è noto, pulsioni psicologiche, suggestioni ed angosce...»; M. Miano «...la poesia di N. è caratterizzata da una ricca politematicità nella quale si compenetrano sapientemente, grazie soprattutto a uno stile robusto e virile ma sempre duttile, le denunce dei risvolti più drammatici dell'ipocrisia umana, le sue meschinità. ... Una poesia spesso dai toni amari e polemici, ricca di metafore e voluttà espressive, che si snoda lungo i binari delle inquietudini esistenziali...»; L. Nanni «Una poetica che segue due linee principali: la prima verso la scrittura civilmente impegnata – talora con senso di rabbia interiore; l'altra, invece, riflette una vena sognante ed elegiaca che va oltre la natura contingente»; G. Nocentini «La poesia di N. si sviluppa quasi sospinta da un sentimento di tristezza, ma essa è anche un sentimento tenero per gli infelici, verso le miserie umane dei poeti. Sì, poesia che lacera il crepuscolo in cui s'immerge la vita dell'uomo, per elevarsi oltre l'orizzonte, per avere la salvezza a cui alla fine del suo tempo, spera di ottenere.»; G. Pagliarino «N. privilegia il verso breve, che meglio può rendere il senso del dolore, in particolare quando derivi dallo spezzettamento d'un verso più lungo come nella lezione del primo Ungaretti.»; G. Rosito «Suggestive le dense metafore, che rendono gradevole la lettura pur senza stornarla da una interiorizzazione che pochi riescono a provocare, specialmente nel lettore di professione.»; A. Trimarchi «Non è quella di N. una poesia tediosa, intenta a piangersi addosso, bensì una poesia attenta a captare gli umori e i misfatti sociali e a denunciarne il tutto, usando uno stile fine e scorrevole, col proposito, ben riuscito, di essere di immediata comunicabilità.».

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