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Palma

Leda (Pagnacco, friulana di origine romana di adozione), poetessa e scrittrice, vive a Roma.

Ha svolto un'importante ed intensa attività nel mondo teatrale, radiofonico e televisivo quale attrice, conduttrice, regista e autrice di sceneggiati, ricevendo premi prestigiosi: "Giovanni Verga" per l'interpretazione de L'amante di Gramigna, "Adelaide Ristori" riservato alle donne che si sono distinte nella loro attività.

Si occupa da molti anni di letteratura e recentemente ha pubblicato alcune raccolte di poesie: Ho ripiegato l'alba (1996, presentazione di Stanislao Nievo), I rami fatti cima (1998, introduzione di Plinio Perilli), Là dove l'ombra (2000, introduzione di Gualtiero De Santi), Rose novelle (2002, narrativa, introduzione di Susanna Schimperna), Sole d’Aral (2004, prefazione di Anna Buoninsegni, postfazione di Arnaldo Lucchitta), Ingiurie e silenzi (2008, prefazione di Maria Carminati) il racconto Cielo di cane inserito nell'antologia "Partitura per voci narranti" curata da Donato Di Stasi (2000), Tibet degli ultimi (2011, introduzione di Pierluigi Di Piazza), Il tuo corpo elettrico (2014, prefazione di Antonella Sbuelz), La precisione del faro ovvero Tat Twan Asi (2016, prefazione di Donato di Stasi), I conti dell'anima, (2017, narrativa, postfazione di Roberto Iacovissi).

È presente inoltre in numerose riviste culturali: Polimnia, Poesia, Inchiostri, Ridotto, Atelier, Talento, Punto di Vista, Poiesis, ecc.; e in antologie letterarie: Melodie della terra (Edizioni Crocetti), Adrenalina et verba (Fermenti Editrice, a cura di Silvana Folliero).

Sulla sua produzione letteraria ed artistica si sono occupati molti critici, tra i quali: G. Alvino «[Ingiurie e silenzi]...la sua padronanza linguistica e la sua carica espressiva e spirituale mi hanno molto impressionato…» - D. Argnani «Oltre all’accoramento dell’esilio è interessante scoprire, qua e là, un certo desiderio di ritornare ad impossessarsi del proprio – io –, ossia di riscoprire l’importanza del mondo interiore – o quel particolare lato, in ombra – del proprio essere per riaggiustare le dimensioni perdute dal caos dell’orologio guasto di questa contemporaneità. Un esempio chiaro lo ritroviamo nell’opera I rami fatti cima. È l’eterna “poesia delle stagioni” ma quella di P. ha la pre-potenza della scansione esatta e senza lamenti...» - G. Bárberi Squarotti «[Ingiurie e silenzi] Ho letto le sue poesie con particolare emozione e ammirazione. Il suo discorso poetico è appassionato e intensissimo…» - «C'è nella raccolta I rami fatti cima, uno slancio mirabile d'invenzione che nelle sezioni "Le vene azzurre" e in "Che spreco d'ali" raggiunge i risultati più originali per alacrità di ritmo e fervore d'immagini. Mi piace molto la ricreazione della parola che compie nell'occasione della esperienza dei sensi e dei sentimenti.» - E. Bruck «[Ingiurie e silenzi] Mi sembra che questo tuo libro è andato “oltre” e contiene una grande interiorità tua ma ancestrale. Hai compiuto un bel viaggio da seguire e ascoltare pure , il tuo adagio ma non troppo. E’ stato un piacere leggerti, sentirti, assistere al tuo parto nel deserto.» - «[Ho ripiegato l’alba] ...bello perché è un vero grido che si solleva dal cerchio quotidiano che si stringe intorno alla nostra esistenza da cui emerge e ripiomba colei che grida e si dibatte per amore. E chi, quale donna o uomo non si riconosce in questa lotta titanica necessaria per la propria sopravvivenza? La poesia, quella vera, non ha sesso, anche se solo una donna osa denudarsi così!» - D. Cara «[Ingiurie e silenzi] Il valore (non soltanto grafico e simbolico) di questa silloge sobria e perentoria, lo si scopre nell’inesorabilità della sua lingua audace, non molle o diaristica, ma scolpita, essenziale, ardente ed ebbra. E, nel clima della stessa materia,diventa più agevole l’uso nel farsi essenza singolare e responsabile pietra. Ecco quindi le innumerevoli possibilità di scovare le parole forti, dure, in un aspetto più narrativo che fiabesco, calcolate come una misura di tutte le cose e quantificate come sincero supporto del viaggio di cui Leda Palma ci informa, ovviamente avviluppando in esso la storia piuttosto che un  lieto o ameno idillio.» - «[I rami fatti cima] ...descrive le duttilità del cuore malinconico, la natura che torna luogo infinito d’un sogno, l’altro clima dello spirito inquieto, nel tempo, delle difficili salvezze e dei ricordi sfregiati duttilmente da un disincanto mobile e supremo.» - I. Deganis «[Ingiurie e silenzi] …Lavoro compatto, prezioso, affascinante. La parola porta con sé la sontuosità del “lontano”, l’eco ampia del mito,  facendosi simultaneamente immagine spalancata e solenne.» - S. Demarchi «[Ingiurie e silenzi] Ho apprezzato la novità delle tematiche che affrontano questioni culturali e di costume di notevole rilevanza, nonché l’originalità dello stile, messo bene in luce dalla prefatrice.» - G. De Santi «[Là dove l’ombra] Uno dopo l’altro, questi passaggi intarsiano e nella loro maniera ricompongono una vicenda personale ed espressiva in cui l’obliquità dell’esperienza incontra primamente il varco della natura. Dentr’esso immettendosi e sfrangiandone i contorni ma in quello stesso spazio riannodando il legame con le proprie radici...» - D. Di Stasi «[I rami fatti cima] I testi poetizzano una biografia universale, evidente è il carattere archetipico della raccolta per riportare in luce la verità essenziale che la contemporaneità ha cancellato: la necessità di un rapporto con la natura non fondato sul dominio. ... A P. non resta che sfidare la sua coscienza per strapparsi dai penosi paesaggi urbani in cerca dei potenti incanti dello spirito.» - E. Fiore «Le sue poesie [I rami fatti cima] sono limpide, chiare, con un andamento classico notevole. È raro leggere dei versi così contenuti nella forma, con un ritmo incisivo che giunge al cuore, con una forza umana e nel contempo poetica.» - E. Giachery «[Là dove l’ombra] Non è poi così semplice orientarsi nel mondo poetico di P., libero, aperto, mosso e non ripetitivo, affidato ad una lingua poetica spesso germinalmente creativa, a immagini e juncturae a volte espressionistiche, ardite, in un continuum che non ama limiti e appigli, che vuole iconicamente partecipare alla grande metamorfosi, al fluire anche del quotidiano che scorre come sabbia.» - D. Maffia «[Ingiurie e silenzi] …Ho trovato una totale adesione ai temi (che pure non sono facili e quotidiani) e una maturità espressiva di grande rilievo.» - «Libro di grande intensità lirica, in cui la tensione esistenziale sa farsi canto disperato e dolce, scavo nella conoscenza. Bastano versi come quelli dedicati alla madre per decretare una sua presenza importante e da tenere in considerazione. P. si è occupata a lungo di teatro, eppure non v'è traccia di 'atteggiamenti', di 'comportamenti' che tendano ad enfatizzare: tutto è semplice, detto senza orpelli, senza retorica. E in un momento in cui regnano la confusione e la vaghezza, il pressapochismo e la gratuità, la sua poesia porta una ventata di autentico stupore.» - S. Nievo «C’è qualcosa di Prometeo in questa donna, senza orgoglio ma con linearità implacabile, cioè da donna vera. Sono righe [Ho ripiegato l’alba] che si assorbono come una medicina acustica, non troppo sofisticata, con qualche accostamento ruvido e d’ossimori che ripropongono nella loro natura il continuo bivio delle occasioni e delle scelte.» - M. Rizzo «[Ingiurie e silenzi] …Attraverso il viaggio hai attraversato il nostro tempo davvero triste e, da donna, hai messo in relazione il tuo essere profondo con il mondo, con la sua bellezza   e il suo dolore, con la sua utopia e la sua “squarciata melagrana”, con il riverbero della sua luce e con il silenzio della sua oscurità. Alla forma, misurata e personale, hai affidato il movimento continuo, l’incessante metamorfosi di questo rapporto vivo e potente.» - A. Rosselli «[I rami fatti cima] ...scrittura all’interno della scrittura per dire che altro non si poteva fare - o che il poco (l’essenziale) era già fatto... Lirismo che si accarezza, ma che si lascia contraddire da toni di profezia, da un allargamento che fa contenere l’io in un bagliore più forte, panico, di possibile rivelazione.» - P. Ruffilli «Ciò che mi ha più colpito nella raccolta I rami fatti cima, è lo sforzo del suo discorso poetico di mantenere sottili e inquieti equilibri, sia esistenzialmente (grazie al lavoro della scrittura), sia entro la scrittura stessa nel suo farsi. Mi è sembrata la caratteristica fondamentale, la cifra stilistica della sua esperienza.» - A. Sbuelz «[Ingiurie e silenzi] Il tuo poemetto mi ha ricordato un’immagine che ho sempre trovato molto bella e soprattutto vera, usata da Blanchot per definire il (e la, aggiungiamo noi) poeta: colui il cui sguardo è privo di palpebre, colui che non ha la possibilità di chiudere gli occhi di fronte ad alcun aspetto dell’esistente. Ecco, queste tue poesie sono così: una sorta di sguardo ampio e profondo, quasi prensile, che non può esimersi dal registrare, dal vedere, dal testimoniare, dal consegnare alla memoria volti e esseri, cultura e natura: “stormo i burka ala contro ala…”...» - G. Sicari «[I rami fatti cima] Certamente P. è un poeta del lago, che tende a fare delle variazioni su una nota dominante, sulla persistenza di un tema... il senso molto forte della natura, del contatto fisico, quasi panico con il ritmo delle stagioni, con gli oggetti che si animano, quasi una sorta di animismo creaturale che lotta con la corruttibilità dell’umano, con la vulnerabilità dell’esperienza e della sua memoria.» - A. Spagnuolo «[Ingiurie e silenzi] Un diario poetico si offre alla lettura con il ritmo affascinante che inonda delicatamente il viaggio personale, attraverso vicende multicolori o fantasiose, mediazione e attraversamento in uno scenario misterioso e ricco di confronti, fra tradizioni e recuperi, ove il canto riesce a coinvolgere quasi come un racconto spezzettato.» - «[I rami fatti cima] Sfuggendo alla dicotomia logica vero-falso e a quella etica bene-male l’impulso emotivo lancia una sfida a se stesso per imbarazzare e stupire, affascinare e coinvolgere, sì da poter competere, senza alcuna difficoltà, con la scrittura scandaglio della interiorità, che può anche divenire, a volte, strumento per un viaggio verso il labirinto del proprio essere-esserci.» - M.L. Spaziani «... La sua parola è intensa [I rami fatti cima] e i suoi ritmi si aprono o talvolta si scheggiano con effetti coinvolgenti di espressività e allusioni. L'attenzione del pubblico più avvertito e della critica non potranno mancare a questi messaggi ricchi di luce, di verticalità commossa e di colore...» - A. Rosselli «...P. si assume i rischi della poesia autentica, pur forse non essendo certa che una classificazione sicura nei confronti della poesia ancora esista.» - M. Turello «Ritrovo in Là dove l’ombra i tratti caratterizzanti del raffinato far poesia di P. Sul piano formale la quasi assoluta assenza di aggettivi – scelta estremamente severa, quasi impervia – è l’aspetto più evidente di una espressione che si sottopone a un esercizio di sottrazione e di contrazione - una poesia, la sua, linguisticamente ascetica – percorre queste liriche un’aspirazione al silenzio, persino nell’appello personale –, ma stilisticamente ricercata: il correlativo di un riserbo, di un fondamentale pudore che filtra le troppo immediate ostensioni dell’urgenza emotiva. Ancora poesia della linearità, della discontinuità – ricorrenti i segnali della separaziuone, della cesura –, ma protesa alla riunificazione, alla totalità.»; ; oltre a: C. Pagan, R. Paris e altri.

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