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Pardini

Nazario (San Giuliano Terme 1937), poeta, scrittore, saggista e critico letterario, vive ad Arena Metato.

Laureatosi in Letterature straniere e successivamente in Storia e filosofia all’Ateneo di Pisa è inserito in antologie e storie della letteratura di un certo rilievo, tra le quali: “Delos” (Autori contemporanei di fine secolo, 1997, G. Laterza, Bari); antologie scolastiche “Poeti e Muse” (1995, 1996, Lineacultura, Milano); Antologie “Blu di Prussia” (1997 e 1998); Antologia Poetica “Campana” (1999, Pagine, di P. Celentano, A. Malinconico, e Bárberi Squarotti); “Storia della letteratura italiana del XX secolo”(1999, Helicon, Arezzo, a cura di G. Nocentini, coll. S. Ramat - N. Bonifazi - G. Luti); “Dizionario Autori Italiani Contemporanei“ (2001, Guido Miano Editore, Milano); “Dizionario degli autori italiani del secondo Novecento“, (2001, Edizioni Helicon, Arezzo, a cura di Ferruccio Ulivi, Neuro Bonifazi, Lia Bronzi). È critico e prefatore e fa parte di diverse giurie di Premi Letterari. Ha scritto moltissime prefazioni ad autori contemporanei.

Ha pubblicato: Foglie di campo. Aghi di pino. Scaglie di mare (1993); Le voci della sera (1995); Il fatto di esistere (1996); La vita scampata (1996); L’ultimo respiro dei gerani (1997); La cenere calda dei falò (1997); Elegia per Lidia (1998, primo premio Il Golfo 1998); Suoni di luci ed ombre (1998, primo premio Il Portone letteraria 1998)); Gli spazi ristretti del soggiorno (1998, primo premio Le Stelle 1998); Sonetti all’aria aperta (1999); Paesi da sempre (1999, primo premio Parole 1999); Alla volta di Leucade (1999); Radici (2000); Si aggirava nei boschi una fanciulla (2000, nella terna Mussapi-Pardini-Baudino al Premio Pisa); D’Autunno (Pisa 2001); Le simulazioni dell’azzurro (2002); Poesie di un anno (2002); Dal lago al fiume (2005); Canti d’amore (2010); Riccardo. Racconti brevi (2010), L’azzardo dei confini (2011), Scampoli serali di un venditore di arazzi (2012), Dicotomie (2013), A colloquio con il mare e con la vita (2012), I simboli del mito (2013), Lettura di testi di autori contemporanei (2014), I canti dell’essenza (2015), Letture critiche dei miei testi (2016), Cantici (2017), Di vita e di mare (2017), Cronaca di un soggiorno (2018).

Sull’autore ha scritto il saggio Floriano Romboli, L’azzardo e l’amore. La ricerca poetica di Nazario Pardini (2018).

Ha conseguito numerosi primi premi tra cui:
1997: “Rabelais”; “Cornelio Tacito”, Cava dei Tirreni; “San Benedetto”;
1998: “Franco Bargagna”, primo assoluto con l’opera Le voci della sera; “Maestrale” primo assoluto con l’opera La cenere calda dei falò; “Il Portone” con pubblicazione dell’opera Suoni di luci ed ombre; “Sissa” con la silloge inedita Canti d’amore;
1999: “Rabelais”; “Parole” con pubblicazione dell’opera Paesi da sempre; “Fiera vesuviana” con l’opera Paesi da sempre; “Gronchi” con l’opera Le voci della sera; “Il Portone” con l’opera Foglie di campo, aghi di pino, scaglie di mare;
2000: “Le Stelle” con pubblicazione dell’opera Gli spazi ristretti del soggiorno; “Città di La Spezia” primo premio assoluto e premio alla carriera; “Il Golfo”, con pubblicazione dell’opera Elegia per Lidia; “San Savino”; “Calentano” con pubblicazione dell’opera Radici; “Marco Tanzi” con l’opera Alla volta di Leucade; “Pisa” con l’opera Si aggirava nei boschi una fanciulla nella terna Mussapi-Pardini-Baudino;
2001: “Violetta di Soragna” con l’opera Alla volta di Leucade; “Vallesenio” primo assoluto; “Aeclanum” con l’opera Alla volta di Leucade;
2002: “Tra Secchia e Panaro” con l’opera D’Autunno; “Le Muse”, Pisa, con l’opera Alla volta di Leucade; “Il Golfo” con l’opera Paesi da sempre;
2004: “Atelier d’arte”; “Pontelongano”;
2005: “La strada nova”; “Il Rivellino”;
2006: “Atelier d’arte” con l’opera D’Autunno;
2008: “Castello”, Verona;
2010: “Poseidonia Paestum”; con l’opera Alla volta di Leucade .
2011: “Aeclanum” con l’opera L’azzardo dei confini; “Città di Torino” con l’opera L’azzardo dei confini.
2012: “Città di Pontremoli” con l’opera L’azzardo dei confini primo premio assoluto; “Toscana in poesia” con l’opera L’azzardo dei confini; “Via Francigena”, Brescia; “Il Forte”, Forte dei Marmi; “Val di Vara-Alessandra Marziale”, Aulla; “M. Tobino” primo assoluto: “Terre di Liguria”.: “Rosario Piccolo”, Patti: “Leandro Polverini-Città di Anzio”, Anzio; “Libero de Libero”, Fondi: “Portus Lunae” (Premio alla carriera).
2013:  “Tulliola”
2014...:
Numerose giurie di premi letterari gli hanno assegnato il prestigioso riconoscimento assegnandogli il Premio alla Carriera: La Spezia Premio Micheloni-Siro Guerrieri - Portovenerere Premio Cinque Terre - La Spezia Premio Portus - Pontremoli Premio Città di Pontremoli - Pisa Premio Le Regioni - Firenze Premio Ponte Vecchio - Firenze Premio Musa di Calliope.

Università Pontificia Salesiana
“Il 9 maggio 2013 presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale dell’Università Pontificia Salesiana è stata assegnata la Laurea Apollinaris Poetica 2013 a cinque tra i massimi Poeti italiani contemporanei dal Rettore Magnifico dell’UPS, prof. Carlo Nanni, ai poeti Liana De Luca, Ninnj Di Stefano, Dante Maffia, Nazario Pardini ed Elio Pecora. La celebrazione di Laurea ha avuto luogo nell’Aula CS1 alle ore 17.30 alla presenza della Giuria, costituita dal prof. Orazio Antonio Bologna, Presidente di Giuria (UPS, Facoltà di Lettere Cristiane e Classiche), dalla prof. Neria De Giovanni(Università degli Studi di Sassari) Presidente dell’Associazione Internazionale dei Critici Letterari, dalla prof. Cristiana Freni (UPS, Facoltà di Filosofia), dalla prof. Giusi Saija (UPS, Facoltà di Scienze di Comunicazione sociale) e dalla Poetessa Serena Siniscalco Presidente del Premio Milano-Streghetta. La denominazione latina Laurea Apollinaris Poetica intende rievocare l’antico rito, in terminologia oraziana, detto Laurea donandus Apollinari (“meritevole dell’alloro di Apollo”. Horat. Carmina IV,II,9) con la quale il sommo poeta latino Orazio riconosceva i meriti di Pindaro. Oggi detta Laurea rappresenta il massimo livello conferito a Poeti italiani di alto merito. Pertanto si propone come pista di lancio per un auspicabile Premio Nobel per la Letteratura. Il Rettore Carlo Nanni

Sulla sua produzione letteraria hanno scritto, tra gli altri:
L.F. Accrocca
«[…] Poesia, quella di P., di indiscusso valore estetico, facilmente riconducibile a tutte le istanze esistenziali della nostra ultima vicissitudine letteraria. […] Visualizza gli impulsi dell’anima in incisioni semplici e lapidarie capaci di arrivare con immediatezza alla sensibilità di ognuno di noi […].» - G. Albanese «[…] L’orizzonte del poeta è ancora e sempre la sua terra: la “grande plaine” battuta dal vento salmastro dove l’anima “ouvrira largement ses ailes de corbeau”. […] I suoi “Suoni di luce ed ombre” scandiscono la vita di un piccolo uomo, con i suoi amori e i suoi sperdimenti, nell’antica comunità di un paese come tanti, stretta intorno al canto del pievano, alla povera chiesa di campagna per esorcizzare le angosce sublimi di una natura panica che circonda e rapisce nel vortice senza tempo dell’eterno. […]» - E. Andriuoli «[…] Una poesia cordiale, dai ritmi ampi e distesi, è quella che ci offre P. nel suo nuovo libro Canti d’amore. La donna evocata da Pardini si chiama Delia, eco tibulliano, ed emerge fresca e viva, perché idealizzazione e simbolo che racchiude nel suo contesto amore, giovinezza, vita, memoria, spensieratezza e, perché no, quel substrato di flebile malinconia sul tempo che corre. […].» - «[…] Ciò che subito si avverte dalla lettura delle opere pardiniane è la grande musicalità che promana dai suoi versi, costruiti con notevole perizia tecnica […].» - S. Angelucci [Alla volta di Leucade] «[…] Quest’ultima considerazione ci proietta, quasi senza accorgercene, sul versante formale: siamo al cospetto (sia per l’uno che per l’altro volume) di un versificare elegantissimo: il ricorso al metro tradizionale, l’endecasillabo, non è mai manieristico ma sempre sostenuto dalla necessità che il canto sia il più equilibrato ed armonico possibile (“ciò che subito si avverte dalla lettura. . . è la grande musicalità che promana dai suoi versi”, v. nota critica di E. Andriuoli). Alla stessa esigenza rispondono le figure retoriche e, non di rado, l’uso dell’enjambement che contribuisce, a nostro avviso, in modo determinante, alla fluidità ed al felice dispiegarsi dell’elaborazione poetica. Cos’altro aggiungere se non ringraziare l’autore per averci offerto l’opportunità d’ascoltare una voce, troppo spesso mistificata, che riconosciamo distintamente come l’unica, inconfondibile voce del vero. Saremo di parte, ma quando s’incontra un poeta come P. ci si sente più vivi e meno esposti ai soprusi di chi, ogni giorno, fa di tutto per offendere la poesia.» - «...voglio esprimere il mio pieno consenso per questa tua presentazione de Il gioco delle nuvole della cara amica Egizia Malatesta. Conosco bene la sua poesia, e da molto tempo: mi ha sempre riservato intense emozioni perché autentica, pura come l’acqua di una sorgente di montagna. Egizia ha davvero quello che non si può definire altrimenti, ossia il dono della poesia; lei è nata “poeta“ in quanto – come tu giustamente sostieni – “il pozzo della sua anima è profondo quanto l’immensità dei cieli“. Ed hai fatto benissimo ad evidenziare che la sua parola “si dilata in uno sforzo, sebbene spontaneo, anche tecnicamente malizioso ed esperto in questa funzione complessa di rivelare (appunto) la profondità dell’anima“. Cosa dirti: hai centrato perfettamente il suo fare poetico e – non è da tutti, credimi – il suo “essere poesia“...» - «...ho letto il tuo racconto: Riccardo (chissà se personaggio reale o frutto di fantasia?), questo ragazzo “con gli occhi azzurri“, “dall’aspetto tedesco“, è penetrato profondamente, con il suo velo di nostalgia,, nell’animo mio. Già, perché, ancora una volta le tue inimitabili descrizioni della Natura si sono accompagnate (anche in prosa) a quella peculiarità, tutta tua, di umanizzarle – lasciami dire – di far parlare, attraverso le stesse, l’autenticità del sentire, la bellezza delle nude emozioni. Non senza – e giustamente – quel delicato, finale “rimprovero“ alle nuove generazioni, troppo distratte da altre attrazioni che, forse, come la fiera per Riccardo, sono soltanto un sogno, e non possono essere di più.» - «Non si può fare altro che farsi avvolgere da quel flusso di armonie che sono i versi di P. Non si può non leggerli a voce alta, perché ti entrino dentro con tutto il loro ardore fondendosi a ciò che nell’anima tua non smette mai di accendersi. Così ho fatto anche questa volta (ho già avuto il privilegio ed il piacere di occuparmi criticamente della sua poesia), ed ancora, questa cascata di suoni armonici, mi ha attraversato, ed io lì, sotto quella doccia di parole rigeneranti. Nazario ha un dono, sempre più raro al giorno d’oggi: l’umiltà d’essere poeta autentico. E – si badi – non è il solito modo di dire: in lui l’erudizione (si pensi al primo dei testi presentati, tratto da un libro di altissimo spessore, che ben conosco) si sposa, senza fanfare, con i toni appena sussurrati della voce della Natura, dando vita ad un connubio d’amore inseparabile.» - «Non ho il piacere di conoscere “Misure del timore“ di Antonio Spagnuolo, pur avendo avuto modo, sporadicamente, d’imbattermi nei suoi testi. Desidero, tuttavia, – attraverso l’accurata analisi esegetica dell’amico Nazario – esprimere una mia, necessariamente, sommaria ma sentita opinione. Dall’esame dei versi, con i quali si apre la recensione, si evince innegabilmente il timbro intimistico di una liricità moderna ma non forzata. Poi, però, vengo a scoprire che il poeta non disdegna, parallelamente, d’immergersi nell’asprezza di un evidente realismo. Bene: questa antinomia, per conto mio, da ciò che lo stesso recensore sostiene, non dovrebbe stridere (uso il condizionale per i motivi già esposti).» - M.E. Argenti «Di P., bastano pochi versi per capire quali emozioni e sentimenti un grande poeta riesca ad evocare. I suoi endecasillabi fluiscono con scioltezza, simili ad un rivolo d’acqua che “alita canti, suoni e incantamenti”. Una poesia di intimo raccoglimento, per meditare gli aspetti più o meno dolorosi della nostra precaria esistenza...» - «Molti sono gli scrittori che hanno avuto da P. l’onore di una prefazione alle proprie opere e molti hanno scritto sulla sua produzione letteraria e non è facile scrivere di un poeta dallo stile così vibrante e scorrevole e sorvegliato da una metrica elegante che s’infila nel canto donandogli equilibrio ed armonia mentre esprime e trasfigura le proprie riflessioni d’amara melanconia e di rimpianto di cose perdute. Davvero non è facile, senza rischiare d’inciampare in banali orpelli. Ma Pasquale Balestriere, “come l’albero che vive per le foglie”, intraprende “questo minimo gioco parabolico” con un linguaggio talmente espressivo da coinvolgere l’Anima di chi ha tanta voglia di perdersi in parole così intense nella loro fulminante luminosità e che tutti vorrebbero avere scritto: “colto e gentile, generoso e ispirato; ” e poi “ha sempre sicura ed elevata dignità letteraria, accentuato spessore umano, capacità di penetrare nel cuore e nella mente del lettore suscitando affetti ed emozioni.”.» - A. Assini «Si aggira nei boschi una fanciulla. Lettura domenicale, senza interruzioni e distrazioni. Leggevo e a un certo punto mi sono ritrovata “ad aspettare un vento per il volo”. Leggevo e ho visto – sì, ho visto – “ancora Saffo sopra sponde”. E mentre la guardavo la mente è corsa alle Vergini di Lesbo... “Il tuo giardino è oltre quel cancello…”: piccoli incanti venati di mistero. Pronuncio a voce alta quel verso per sentirne a pieno la densità e le allusioni che si porta dietro ( o che io avverto come tali). Mi chiedo quali corde abbia mai toccato, visto che lo recito più volte fino a farlo mio. Vado avanti, poi mi fermo e su un foglio bianco copio con grafia accurata un altro, suggestivo verso,,, Mentre lo scriverò, in quel verso ci cadevo lentamente dentro, stavolta con sguardo/animo perso. Indolente, sono poi riaffiorata tra le algide schiume in cerca di colori e di calore, sapendo già dove trovarli: tra le pieghe di quel paese accoccolato, tra le croste rossicce e le begonie. Evocazioni di cose passate ma ancora a me vicine. Un nome, un’immagine lontana, un’emozione che non saprei descrivere. Contaminazioni sensoriali? Le immagini a cui lei, caro prof. P., riesce a dare vita attraverso le parole, a me ricordano quella “facoltà quasi divina che intuisce i rapporti intimi e segreti delle cose” di cui parlava Baudelaire.» - «Ho attraversato il suo Autunno, con abiti comodi e senza ombrello. Beati voi Poeti che sapete incastonare in un verso il racconto del vostro veleggiare nel tempo e nello spazio! Viaggi solitari ma non di uomini soli. Viaggi densi di voci e volti cari. Il mare. Il vino. La memoria. Delicata e potente l’immagine di quegli ulivi poggiati sul mare. Drammaticamente efficaci quelle urla che escono dal petto dopo la tempesta. Acqua profonda, acqua salata, che mentre dà la vita allude al suo declino; acqua che “indifferente divora anche le rupi“. Non è forse nel mare che ogni sera sparisce il sole, per andare a scaldare il regno nascosto, quello dei morti? E il vino vermiglio bevuto tra amici non riporta all’ebbrezza che avvicina gli dei ai suoi eletti? In quei calici avverto, come scrisse qualcuno, tutta la “forza che vince il peso della terra e mette le ali alla fantasia“. Salutare la passeggiata tra i suoi filari, tra volti in boccio e canti di colline. . Leggo “ginestre“ e una pennellata del giallo più intenso si staglia all’orizzonte di quel giorno lontano che adesso un po’ m’appartiene. Guardo il colombo che riposa gli occhi sotto l’ala e sento, con lui, la fatica del volo. Raccolgo la nostalgia di una vigna ormai sepolta e penso che, per fortuna, non sempre il tempo cancella i canti e li riscrive. Cosa sacra e grande è la Memoria, pronta a salvarci dal grigiore dell’oblio, restituendoci – in lembi o in parti intere – un passato che è alito e carne della nostra stessa vita. Ancora una volta mi ritrovo ad esserle grata, caro prof. P., per avermi offerto un posto in prima classe su quel treno che trasporta le sue storie.» - «L’ho conservato per ultimo. Lo avevo sfogliato “a volo d’uccello“ e ne avevo subito intravisto le cime. Alte, altissime. Bisognava aspettare. Confesso che il sentimento di soggezione e reverenza con cui ho affrontato “che dire dell’autunno“ mi ha accompagnata fino all’agape di vino e poesia. I canti – di Alcmane, Stesicoro, Saffo, Alceo... – andrebbero scolpiti su candide stele per poi disseminarle in angoli remoti delle isole più belle, come doni preziosi per viaggiatori solitari e attenti. Allontanarsi su sentieri poco battuti, distanti dalla calca, mentre – poco a poco – avanza un “fresco refolo“ e il dolce profumo della lavanda. E poi, d’incanto, ecco una colonna votiva spuntare dalla terra rossa, all’ombra di un ulivo. Sul suo fusto in marmo pario, un saluto al viandante.... È così via. Fino alla prossima, stavolta sul ciglio del mare... Ha mai pensato, caro prof. P., di innalzare piccole stele nel suo giardino, orto o frutteto? Sarebbe una vera delizia per gli amici che di tanto in tanto si affacciano al suo tempio per un convivio, bevendo vino e cercando insieme una melodia frigia per un canto struggente.» - P. Balestriere [Alla volta di Leucade] «[…] E che ricchezza poetica, che spessore creativo in quest’opera densa e omogenea sotto il profilo dell’ispirazione! […] Ci troviamo di fronte a una poesia piena e matura, descrittiva e riflessiva, di assenze e di ritorni, di scoperte e di stupori, di ricordi e, talvolta, di rimpianti. Eppure la rievocazione non è mai fine a sé stessa: immergersi nel passato non solo consente al poeta di recuperare e rivivere esperienze e sensazioni, di  aver consapevolezza del fluire delle cose,  ma anche di indagare la singolarità, e quasi la fissità, dell’attimo, numero primo e realtà indivisibile della vita dell’uomo. Inoltre, la natura. Si tratta di una presenza sostanziale e dialettica nell’intero iter creativo del poeta di Arena Metato, che ad essa fa riferimento prima e più ancora che agli esseri umani; la natura come magna mater, compagna di viaggio, presenza vitale; come vigore, misura, bellezza; come maestra, esempio, monito. […] Ma torniamo a Leucade, alla luminosità del sogno, alla dimora dello spirito, all’avvincente grazia e nitidezza del mondo classico rivissuto dal poeta con grande acutezza, padronanza e personalità, se convoca e coinvolge nel  canto i grandi poeti dell’antichità, se dà loro voce per esprimersi, se affianca ad essi i classici moderni, se degli uni e degli altri recupera forme, stilemi, spunti, provocazioni poetiche insomma, per dare vita a testi squisitamente suoi, a versi che scuotono l’animo e comunicano sensazioni irripetibili. […]» - «...proprio oggi ho ricevuto la tua lettera che ho immediatamente aperta. Ho letto con curiosità e attenzione la tua recensione; ti confesso, mi ha coinvolto e mi ha costretto a riflettere. Trovo che hai fatto un ottimo lavoro, cogliendo una serie di aspetti del mio stile e della mia poesia che ad altri sono sfuggiti. A te, no. E mi compiaccio della tua acutezza critica, della quale peraltro non dubitavo. È stato per questo che, prima di partire da Ischia per Villafranca, ho messo in borsa una copia della mia ultima pubblicazione destinata a te. Ti ringrazio, dunque, per la bella recensione. E mi auguro di rivederti, prima o poi, magari a qualche altra premiazione.» - «P. ha nel cuore il gusto profondo della vita, l’amore per il mondo antico rivissuto e ricreato in una contemporaneità deprivata di ogni bieca urgenza e rozzezza, e quasi cristallizzata in idillio; ed ha, ancora, un’acuta percezione della natura che quasi sfocia in un panismo che affascina e conquista: ma con la dolente consapevolezza della precarietà di ogni cosa, sia pur riscattata in parte dall’eterno femminino che pervade i versi del poeta pisano e li ingentilisce oltre ogni dire.» - G. Bárberi Squarotti [L’azzardo dei confini] «Caro P., ho letto la sua raccolta di poesie  con molta emozione e altrettanta commozione. Ella sa raccontare suasivamente e dolcemente la vita fra memoria e riflessione, senso del tempo perduto e rimpianto, accettazione e pacificazione dell’anima e dei sensi. La sezione Ombre, in particolare, è bellissima. Grazie del dono. Con i più vivi saluti.» - «Le sono grato del preziosissimo dono delle Sue due raccolte di versi: con grande gioia e con emozione ho ritrovato viva e fervida la bellezza antica in questi tempi tetri e molli. La Sua poesia è splendida: classica è la misura (oh il perfetto endecasillabo), arduo e luminoso è il linguaggio. Ammiro in particolare Alla volta di Leucade, le stagioni, le invocazioni, e le evocazioni della Liguria montaliana, Venere di settembre. È una poesia che sento tanto a me vicina. Con la speranza di qualche nuova occasione d’incontro e con i più vivi saluti.» - C. Baroni [L’azzardo dei confini] «In questo suo ultimo libro P. mescola poesie recenti ad altre più datate.[…] Tra i due estremi un’infinita gamma di variazioni prosodiche di suggestivo effetto musicale ci mostra l’indiscussa abilità del poeta nel giocare con le parole piegandole al suo volere e introducendo anche diversi neologismi. Comunque è sempre l’endecasillabo, anche se spezzato in vari modi, a far da base alla sua melodia.[…] È l’anima, quindi, che sta azzardando tutti i confini dell’essere, un’anima in espansione come lo può essere quella di un poeta, e che infine, prima o poi, tornerà nel suo alveo naturale a fare i conti con la banale quotidianità della vita. P. ha una sua concezione particolare della poesia: qualsiasi argomento voglia trattare deve passare attraverso il tutto della memoria. Infatti la memoria non raffigura ma trasfigura: il ricordo diventa come una specie di duna su cui, con il tempo, altra sabbia si sedimenta. Mutandone i contorni e la forma. […] Va inoltre evidenziato il grande amore per la natura di P. che è lo specchio deformante su cui egli proietta i propri sentimenti, il tramite attraverso il quale si porge indirettamente al lettore per quella sorta d’innata pudicizia che lo trattiene dallo svelarsi completamente.» - «Questo libro di poesia di P. Alla volta di Leucade è stato amore a prima vista per il verseggiare fluido ed estremamente armonioso. L’autore concepisce la poesia come la concepisco io, ossia principalmente come musica. […] Ma Pardini non è solo questo. La galoppante armonia si fonde con un susseguirsi di rappresentazioni di ciò che ci circonda, metafora di sentimenti e stati d’animo. L’intercambiabilità – o forse meglio la simbiosi – del linguaggio di ciò che afferisce alla sfera spirituale con quello di quanto è invece solamente esterno costituisce la maggiore peculiarità della poesia di questo autore che lo avvicina, a volte, al primo Luzi, quel Luzi che non avrebbe mai vinto il Premio Nobel perché la bellezza dei suoi versi è intraducibile nelle altre lingue. […] C’è quasi una sorta di pudore in lui nel descriversi, nel mettere a nudo la propria anima e pertanto tale compito viene affidato alla natura che lo circonda, questa natura spesso nostalgicamente dolente anche quando le immagini sembrano festose. […] Perché è in ultima analisi la natura l’amante segreta, quasi da quadernetto gotico, che l’autore ripropone in tutte le sue varianti, in tutti i suoi aspetti come può fare soltanto chi ne è profondamente innamorato. […] Ecco il carattere universale della poesia o meglio della vera poesia: la sensazione di appartenenza, di immedesimazione che infonde in chi ci si avventura. E allora perché Alla volta di Leucade la roccia bianca dalla quale, secondo la versione di Ovidio, si gettavano gli innamorati infelici? Non già per seguire l’esempio di Saffo e dimenticare ma, come Saffo, per non essere dimenticato. E P. ne ha tutto il diritto » - «Caro Nazario, questo Venditore di arazzi è un furbo di tre cotte. Sciorina i suoi scampoli uno accanto all’altro, alcuni poco appariscenti, altri invece dalle tinte vivacissime. Lui sa che sono tutti pezzi unici, basta saper scegliere, non ci sono imitazioni, chissà se se ne accorgeranno i compratori. È questo il bello della tua poesia: di non essere made in Cina… Quel macramè, che ho trovato in un tuo testo, prima o poi te lo rubo: mi è piaciuto troppo. La parola è linfa, magma, materia malleabile che nutre il verso, lo piega, lo rende vivo, crea immagini mai statiche ma variabili secondo i riflessi della luce, la nostra luce, la luce del lettore. Ma quelli che per me si rivelano dei veri gioiellini sono i sonetti… Ed è proprio questa una delle tue abilità: quella di costruire una storia completa in pochissime righe. La forma stilistica è antica ma il disegno, anzi dovrei dire il design, è nuovo, moderno. Grazie, Nazario, per questi tuoi arazzi ancora rigorosamente tessuti a mano.» - P. Bassani «Quest’anno, quando la giuria del Premio Letterario Nazionale “Mario Tobino”, organizzato dal Comune di Vezzano Ligure (di cui anch’io ho fatto parte) ha dato il proprio giudizio sulle opere pervenute alla sezione libro edito di poesie, si è trovata subito in piena sintonia: Alla volta di Leucade di P. meritava l’alloro; infatti, si imponeva nettamente su tutti gli altri. Chi ha fatto parte di qualche giuria letteraria di premi “puliti” (quelli che non conoscono interferenze di interessi editoriali od altro) sa che spesso, davanti ad opere che si equivalgono, diventa difficile dare un giudizio, fare una graduatoria. Ebbene, quest’anno Alla volta di Leucade ci ha notevolmente agevolato il compito e, nondimeno, ha rappresentato per me una gradita opportunità insperata: mi ha fatto conoscere personalmente P. Invero, il suo nome mi era noto, ma poco conoscevo delle sue opere e niente del suo blog. Soprattutto, non conoscevo la sua generosità. Grazie a lui, alcune pagine della memoria, che mi sono particolarmente care, hanno potuto uscire dal cassetto ed essere accolte nel suo blog. Così, ho potuto ricordare alcuni amici poeti ormai scomparsi: Giuseppe Sciarrone, Anna Maria De Ghisi, Sirio Guerrieri, Giovanni Petronilli, ecc. Sì, grazie a P., l’immagine di questi amici ha potuto rifiorire. Tutto questo mi ha fatto sentire un appagamento interiore.» A. Bolfi (Premio letterario “L’azzardo dei confini 2011”) «È un viaggio a folle velocità costante, nell’arte della costruzione poetica. Leggo appassionato una canzone trascinante, ricca di immagini e riferimenti vivi di storia di strada e di vita vissuta. Non si può terminare la lettura di nessuno di questi versi, se prima non ci si è calati in questa spelonca dei sogni (da l’isola di Crono). Non è difficile perdersi estasiati nella ragnatela d’emozioni che P. ci confeziona con amore. È come un film in “3D”; chi legge è vicino al protagonista, vive con i suoi occhi, diventa scenografia, ne fa parte. L’azzardo dei confini entra nei nostri cuori, non solo come il libro più votato dalla giuria tecnica, ma anche come compagno di giochi nel percorso, fino alla frontiera dell’azzardo personale.» - I. Bonassi «Una voce poetica d’indubbia espressività, che non concede molto ad oscure metafore, spesso inutili orpelli che fanno da cornice vistosa ad un povero costrutto […].» - N. Bonifazi «Procederemo dunque per categorie, che attengono a circostanze varie, culture professionali, tradizioni regionali, oltre che a tendenze artistiche comuni, e magari anche a qualche genere letterario o tipo di discorso, come quello satirico o quello amoroso. E la prima che vogliamo proporre è una categoria tradizionale tra Ottocento e Novecento, dal Carducci e dal Pascoli in poi fino ai contemporanei Edoardo Sanguineti, Mario Luzi, e Andrea Zanzotto (per restare ai più noti), quella degli insegnanti. […] Una traccia del discorso didattico rimane costante nei poeti legati alla mentalità dell’insegnamento, come è inevitabile in quasi tutti una sorta di esame di coscienza e di analisi della propria vita, che può risalire in vari modi fino all’infanzia o alla fanciullezza studiosa. A ciò si aggiunga l’effetto di profondità di pensiero e persino un vago sentimento d’infinito e di eterno, che è prodotto efficacemente da una solitaria riflessione e meditazione interiore, quasi petrarchesca (“in interiore homine”), insieme ai più variegati toni elegiaci e nostalgici. La solitudine, infatti, anche se non esplicita, è spesso presente nelle pieghe e nei risvolti di questi poeti, malgrado gli impegni culturali e altre attività anche artistiche che essi coltivano. Ciò non toglie che nei loro versi si possa spesso rilevare una capacità veramente giovanile di soluzioni stilistiche e di temi, che stupiscono. È il caso di P., il professore pisano, un nome ormai illustre, poeta e traduttore, e critico, il cui classico e intenso discorso poetico in endecasillabi indugia con senso profondo sull’alternarsi dei giorni e delle stagioni.» - L. Bruno [dalla postfazione a Le simulazioni dell’azzurro] «[…] L’intelligenza di P. ascolta gli indizi del mondo, ogni istante è rivelazione: s’affina a quei richiami, li fa suoi. Ne dà prova incessantemente in tutte le sue opere, ad esempio, con quei sedici felici versi di È un tempo in bilico della raccolta “Le simulazioni dell’azzurro”. Suoi divengono i miti, le leggende, gli dei. Chi ancora non avesse letto il suo testo Alla volta di Leucade, lo faccia ed indugi sulla finezza della Forma – preziosa eredità di un universo di cui egli sente di esser figlio. […]» - (da: “Hyria”) «La bellezza ed il livello della poesia di P. sono tali che – parlandone – vuoi per emozione, vuoi per entusiasmo, si rischia di apparire retorici, poiché non è improprio pensare ad Euterpe piuttosto che ad Erato, né lo è volare fino a Mercurio, alla sua tartaruga, alla sua lira… tanto più se, a fine lettura, suggestionati da un titolo come Alla volta di Leucade. […]  Le mille ed una scheggia della sua sensibilità, P. le esterna grazie a vene d’amore: per la Natura (dove Settembre impera in sempre rinnovata metafora del nostro – diremmo – Grande Tramonto) e per le cose semplici (dove ogni articolare assurge a dignità di sentimento); ed, ancora, per poeti greci ed antichi miti (che sembrano richiamo a migliore poesia). Schegge, con cui il poeta crea unità d’abbraccio verso ciò che – nel bene e nel male – è, comunque, “superbo dono”: la vita.» - D. Carlesi «Al di là della proiezione di una visione, che il lettore ha il diritto di crearsi autonomamente, non bisogna dimenticare quali potenzialità porta in sé il linguaggio poetico: anche quando P. insiste con la successione comunicativa di situazioni memoriali dell’infanzia, della sua storia, del suo vissuto in generale, egli riesce quasi sempre a lasciare spazio al lettore in modo che egli possa creare associazioni nuove e non chiudersi nella sfera di un privato che può non arricchirsi del valore della storia in cui quel privato ha acquistato un senso [...]. La parola è modificabile. E anche la potenzialità creativa. La scrittura non solo ruota attorno ai problemi, ma li affronta, li morde ne fa giusto e nobile scempio, in nome della poesia. [...] Il dubbio torna ad essere compagno di lavoro e la realtà, che attraverso il sistema sensoriale giunge come messaggio motivato ai circuiti cerebrali, viene rielaborata in pensiero e in parole, aggiungendovi anche il complesso delle emozioni che vi stanno dentro e attorno. [...]» - «[…] P. ha tale sensibilità musicale, padronanza lessicale e un senso panico ancora così felicemente vivo da farci pensare ad una poesia sempre vicina alla natura e all’uomo, in quel colloquio lacerante che il destino ha assegnato a ciascun essere umano. […].» - G. Ceccarossi «Carissimo Nazario, carissimo amico, scusami se non ti ho fatto pervenire con sollecitudine un mio scritto sul tuo Alla volta di Leucade, ma ho voluto leggerlo, rileggerlo e rileggerlo ancora per comprendere, per ricercare e principalmente per avvicinarmi alla tua Poesia. E non c’è errore nello scrivere Poesia con la lettera maiuscola, perché la tua è poesia vera, profonda. Sei un Poeta a tutto tondo! […] Non citerò alcuni dei tuoi significativi versi, perché dovrei scrivere nuovamente il tuo libro, in quanto tutto è perfetto: il lessico ricercato ed altamente raffinato, i concetti penetranti che ti fanno rivivere scorci di vita che ti hanno segnato e che orgogliosamente dipingi con una sensibilità ed umanità indelebile.» - «Carissimo Nazario, tra le mani sento il fruscìo del ginepro, della lavanda, della mimosa, del pino, della quercia e lo sento dentro il cuore; tutto ciò che ti circonda l’hai fatto tuo! Tue sono le stagioni, tuo il tempo, tuo “il mio fiume” (pp. 79), tutto quanto ti circonda è tuo , anche le stagioni descritte con un cuore colmo di gioia e di felicità. […] Perdona questa mia chiacchierata, povera, ma molto sincera. Grazie per avermi dato la scintilla che ci fa ancora vivere ed amare e ancora grazie per l’entusiasmo che non mi ha mai abbandonato leggendoti. (Lido di Ostia 18 0ttobre 2011)» - M. Cecchetti «La malinconia è trasversale insieme allo strisciare silenzioso del termine della vita. E insieme un’ansia di afferrare “quel senso di un eterno che ci sfugge”, nel mistero che oppone eterno e finito. Tributi a Dante, Foscolo, Leopardi, Montale e i poeti liguri sono costanti, ma nei cicli eterni della natura che il poeta osserva e ascolta nella sua campagna, torna la forza di Lucrezio nascosta nelle cose. Il Serchio amico, con i canneti e le cannelle, con i muggini o le tinche sfuggevoli, le penombre e l’odore di marina che arriva nel vento dalla foce, rimane simbolo di giovinezza e audacia, ma anche lo sfondo di un quadro che si continua dipingere fino all’ultimo giorno, simbolo del tempo che scorre... P. avvicina il registro aulico al linguaggio comune di carattere gergale, con un contrasto che dà un trasalimento lieve al lettore, e lascia come una sensazione di luce - ombra. Accanto a “frale, pelago, ferale, adusto, spiro, onusto, murmure” compaiono infatti “butti, buiore, scancìo, steccolito, sbilenchi”, che evocano il parlato del paese, quello che affiora all’improvviso in chi ho vissuto una parte della sua vita a contatto con la cultura contadina, che viene in aiuto quando nessun altro significante può avere la stessa forza e lo stesso colore. La ricerca del senso del percorso, a consolazione della fragilità umana e della breve durata di ogni vita terrena, sta nel foscoliano valore della poesia che rende eterni...» - C. Consoli «Grazie di cuore, sia per l’amico che condivide fino in fondo le sofferenze e la tragedia avvenuta sia per il critico che assolve, alla perfezione, il suo compito di analisi delle parole e dei significati. La tua “intuizione“ di azzardare lo sguardo oltre i confini della vita e riportare l’impossibile ad una realtà palpabile, reale, colma di amori e fragranze è vincente. In realtà io ritengo che nella natura umana ciò che è stato in vita esperienza di meraviglia e vera bellezza non muore mai ed è già una realizzazione edenica che si compie e si perpetua nel tempo senza fine. Il libro è stato concepito e realizzato con la certezza che la morte ha ricreato la vita nella sua veste più smagliante. Bella veramente la tua critica ! La migliore che io abbia ricevuto sino ad oggi . La metterò nel mio sito appena possibile. Grazie anche per l’inserimento del libro nel tuo blog con la recensione di Umberto e anche nella vetrina dei libri ricevuti. Ti lascio con la speranza di un arrivederci a presto e con le emozioni gratificanti della tua amicizia.» - «Versi i tuoi magistrali forgiati da una lunga frequentazione del mondo classico antico e poi tra i grandi poeti della nostra contemporaneità che esprimono la navigata esperienza del maestro, capace di utilizzare, al meglio, tutti gli strumenti che il vero componimento poetico esige. Una voglia di canto la tua come solo esclusivi poeti hanno, in cui si esaltano essenze vitali primarie, dalla natura, alla famiglia, alla vita pienamente vissuta, tutte elevate a dignità assoluta per cui si può parlare di poetica in cui vince il mito della bellezza, talmente ben composta da creare profonde emozioni in chi la legge. E così è Alla volta di Leucade dove è il mondo classico ad assurgere a simbolo di armonia, bellezza, purificazione, elevazione spirituale. E’ evidente che c’è nella tua memoriale creazione poetica un bisogno vitale di riappropriazione di esperienze, sensazioni,valori tali da colmare la differenza con la condizione precaria del vivere. Davvero un grande poesia la tua Nazario testimonianza di una cristallina, sorprendente vocazione e di profonda cultura, specchio fedele di una rara personalità, colta, gentile, umanissima.» - M.L. Daniele Toffanin «Piace, caro Nazario, andare per i tuoi versi sorgivi, incontrare figure femminili, genti, luoghi altri e ascoltare profonde emozioni sempre, innervate dal tuo amore per il mito e insieme per la vicenda umana. Un passato che così si avvicina, diviene anche nostro presente. E piace pure muoversi in spazi immensi del tuo presente che dicono sentimenti universi sull’attimo-spazio nostro di vita, e respirare in essi un senso di eterno che confonde e conforta l’anima. E tutto questo grazie alla tua scrittura limpida, coerente, come già ti dissi, modulata su registri linguistici colti, antichi e nuovi, su note di un’ormai calibrata musicalità che prende anima-corpo in immagini sempre diverse: sonanti..., ma sempre vibranti di riflessioni esistenziali... Una poesia, caro Nazario, senza tempo, pur adagiata su una trama di elementi naturalistici di ampio respiro ed innata armonia. Una poesia che mi è cara, intrisa del tuo amore per la vita, che si irradia spontaneo alle persone, a noi amici, e al creato.» - «Ti ringrazio per il dono della tua recensione a Fragmenta, che aggiunge altre preziose note sulla mia scrittura da te già esaminata con vera competenza nella prefazione a Iter ligure che, dopo Pisa, è stato presentato anche a Padova da Mario Richter che molto ti stima. […] Ti spedirò gli annunci (delle altre presentazioni) con la speranza che tu, da lontano, possa partecipare agli eventi con la forza dell’amicizia che la poesia può generare tra anime affini. Ho avvertito questo leggendo il tuo Radici in cui ritrovo molto di me, del mio sentire. Ti dico con semplicità, senza alcuna pretesa critica, dell’incanto da te ricreato nel Rientro degli uccelli che a sera ritornano ai nidi: un fermento che coinvolge i cieli e la terra e sempre mi commuove in qualsiasi luogo io sia: a Tindari, in Liguria, per i colli euganei, in montagna, in giardino. Ti dico delle atmosfere che recuperi attraverso segni-colori (la curva vede delle avene, i profumi erbali, profili di persone care), rivelando in parte il segreto delle cose sempre con quel riserbo, quel pudore (ben sottolineato dai recensori) che è proprio dei Grandi di fronte al mistero della vita. E nei tuoi versi tutto mi appare vicino, quasi afferrabile, ma anche lontano, sospeso in un tempo senza tempo, in una ritrovata innocenza primordiale. E la parola, modulata su registri diversi, è corpo vivente, espressione di memoria (il tuo vissuto e la tua terra) e l’insieme delle tue radici culturali esaltate in una continua tensione all’ideale, parola sempre autentica nell’armoniosa resa metrica. […]» - «...desidero esprimerti la mia rinnovata gratitudine per la fede con cui operi nell’ambito della poesia e nella tua produzione che da tempo ammiro per limpidezza di temi e stile, per coerenza lirica, e nella ricerca critica. Nel caso mio alludo alle recensioni alle mie singole opere, alla prefazione a Iter ligure di grande spessore per l’analisi contenutistica, linguistica ed altro, a quest’ultima lettura critica di “Da traghetto a traghetto per non morire“ realizzata con viva partecipazione e immutata professionalità. Ma devo ringraziare, attraverso te, la poesia che mi ha concesso di conoscere tante nuove persone ancora immacolate nel cuore, legate da un comune sentire e di stringere con alcune di loro sinceri e profondi legami. E tu Nazario, tra queste, sei davvero un amico autentico su cui si può contare, amico che dona con disponibilità interiore il suo tempo ( comportamento ormai desueto: ora vale il do ut des nei concorsi e in ogni pratica inerente la poesia). Ti sono quindi due volte grata della tua presenza di amico e critico nel mio mondo poetico.» - N. Di Stefano Busà «[…] In P. il procedimento ispirativo è spesso coadiuvato da una controllata ed esplicativa opera di scavo […]. L’autore possiede un’abilità lessicale sorprendente. Lo stile sempre scorrevole e nitido sa evocare la complementarietà del paesaggio d’anima, innestato in quello della natura. La trama poetica sa racchiudere schegge di emozioni tra passato e presente, rivisitando i luoghi del ricordo e della memoria con una simbologia panica di grande spessore emozionale […]. Nell’esaminare i testi di P. si ha la certezza che egli non appartiene a scuole o a gruppi di questa o quella corrente. Il suo canto sgorga sincero, troppo certa è la penna, troppo incide la parola sul foglio bianco […].»- «Caro Nazario, la tua poesia è come una partitura musicale in cui spiccano note alte che sanno dosare un linguaggio memorico della migliore qualità. Che dirti? Ineguagliabile, mi sembra il termine esatto. Mi ci vorrebbero pagine e pagine per mostrarti “nero su bianco“ che il tuo simbolismo è palpabile, che la tua caratura è alta e possente, che possiedi dentro in interiore homini quella sigla inconfondibile che è la poesia vera, quando essa è vigile, sincronica, attenta alle ragioni del cuore, oltre che a quelle linguistiche e letterarie di alto rango. Auguri di cuore, con stima e amicizia affettuosa.» - C. Duma (Premio Letterario “Athena”, Galantina) «La poesia di P. è superba, seducente, di rara e fine bellezza. Il verso scorre fluido e libero, senza particolari forzature ed alchimie metriche; […] L’Ulisse presente nel P. porta il poeta a spingersi al di là delle mitiche colonne d’Ercole della vita e a prepararsi ad affrontare con vela gonfia in petto il futuro e suggestivo Ignoto Eterno.» - P. Fabrini «[…] L’uso di moduli espressivi di raffinatezza iperletteraria sottolineano una sensibile auscultazione della natura; la familiarità quotidiana risulta straniata da “immagini antiche” scaturite dalla memoria. La singola parola viene abilmente elaborata, resa evocativa, dislocata sulla pagina, diversificata nel suo corpo tipografico, con sapiente perizia di artefice[…].» - R. Gambini: «La poesia di P. è opulenta: la rendono ricca le metafore originali e profonde, il lessico vario e appropriato, l’abile incedere di un ritmo interno al verso, che fa diventare agile la lettura, le immagini precise nonostante i contorni evanescenti, i sentimenti profondi. Non può passare inosservata neppure al più distratto lettore la lunga consuetudine alla lirica, la capacità di cogliere immediatamente le sensazioni e di trasformarle in versi che altrettanto immediatamente le sanno trasmettere a chi le legge. […]» - (Premio Letterario “Il Golfo”) «Limpida e serena, la poesia di P. è intessuta dei suoni e dei gesti della sua Toscana. I merli della cinta muraria, le campane della chiesa, i filari dei pioppi, i colli e il piano, in lontananza il mare, segnano i confini di un mondo che si estende e li travalica grazie alla forza e all’universalità del sentimento. […] Le venti liriche della silloge Elegia per Lidia si leggono con piacevole scorrevolezza, poiché parlano un linguaggio ricercato, ma accessibile a tutti.»: B. Gentile «Mi vanto d’aver percorso molto mare, in una solitudine di esseri limitata al coniugale, cercando ripari, e tracce di passato trascurate, nelle baie dimenticate. Ho creduto nell’emozione di respirare il pensiero di colui che, qualche millennio fa, mi ha preceduto con lo stesso sguardo, così come nell’oscurità del mare al gran largo ho dialogato con l’infinito. Avrei voluto tradurre in parole il grande vento che ho sentito dentro, ma sono poeta solo per me stesso. Non posseggo, mi son detto, ricerca mentale che si adegui e che trasmetta; dovrebbe navigare con me un poeta in grado di scoprire il mio intimo attraverso il mio silenzio. Ho scoperto che non era necessario. Leggendo i versi di  P. ho trovato il Poeta che avrei voluto avere vicino, che avrei voluto essere io stesso, lungo le emozioni che soprattutto il Mediterraneo custodisce e riflette nel tempo. Poco a poco mi sono ritrovato io il passeggero del Poeta lungo le coste delle Ioniche, lungo le rive della Caria e della Licia, lungo le spiagge della mia angoscia...» - G. Giacalone «La memoria sola sconfigge la morte. Questo potrebbe essere definito il tema essenziale di questo straordinario poeta, il quale ha il pregio unico di saper amalgamare in perfetta compattezza stilistica e unitario canto lirico, non soltanto la memoria delle sue umane passioni, i cui elementi di paesaggio si ridimensionano in cromatiche rivelazioni metaforiche, ma anche la memoria dei classici greci e latini, o di Dante, Leopardi e Montale, con cui compie operazioni originali di dissimulato confronto. Questo fascino insolito, in cui l’amore per la poesia antica si arricchisce dell’estrema intensità della vita moderna, fa di P. un vero poeta”.» - S. Guerrieri «P. tramuta leonardescamente il mondo esterno in personali moduli mentali, si fa interprete fra natura e arte ... il linguaggio è vivo e allusivo, ricco di istanze verbali tendenti al figurativo, al simbolico .... che proviene dalle composizioni sinfoniche di cromi teneri in germoglio vibranti di echi di memoria […].» - C. Lapusata «[…] Il tutto è sapientemente orchestrato con versi di ritmica plasticità, col retroterra di una assimilata cultura classica e una parola sempre vigile attenta ... che conferisce alla poesia di P. il diritto di elevazione al Parnaso degli autentici poeti del nostro tempo, soprattutto quando il poeta affronta le tematiche erotico-amorose, che non riguardano solo il femminile, ma il tutto: la natura, la religione, il mondo nella sua misteriosa complessità […],» - A. La Rocca «[…] Si individuano nella poesia di P. una dignità, un ritegno, un pudore, ecco, forse proprio un pudore, che conferiscono al dettato una sorta di autonomia espressiva, di nobile idioma, che si fa ammirare, certo, ma tiene, e si tiene a rispettosa distanza; distanza demarcata, tra l’altro, dall’uso di voci inconsuete (robbio, scancìo, butti, autunnare...). Così il poeta, anche per la sorvegliata incidenza dell’io, sembra scrivere o dipingere – pitture sono tante nella sua poesia – con aste o pennelli lunghissimi, e molto distanziato dalla tela; non si fa fatica ad immaginarlo con tuba e frac attillati, lucidi, piuttosto che col classico grembiule multicolore di strisci. Il risultato è una poesia, che percorsa da una memoria soffusa, delicata è tenero bisbiglio più che declamazione stentorea. […].» - G. Luongo Bartolini [L’azzardo dei confini] «La dedica iniziale dell’autore al suo figliolo, in questo libro di poesie, indica la conclusione di un progetto di vita e di esistenza. Le liriche ne rivelano la valenza affettuosa, morale, senza dubbio poetica e culturale. L’autore trova ispirazione dal quotidiano, dal conflitto che ci porta decisamente, tra noi e il mondo, a giudicare, l’itinerario della nostra esistenza personale nel panorama infinito dell’universo, dal discorso della vita che si realizza nella comunità degli uomini, nella natura creata. Paesaggi della memoria, la visione del mondo nel tempo e nello spazio, la saggezza del quotidiano, la forza della memoria, gli affetti familiari, tra il passato e il presente si collegano nella lirica del ricordo “Abbi fiducia, figlio, nella vita” e in “Io venni per cantare”...» - G. Luti «Ci sono nel libro di P. che si intitola Alla volta di Leucade quattro poesie che fungono da introibo e sono, diversamente dalle altre, esattamente datate. […] È chiaro che le date così raccolte, quasi accumulate all’ingresso di questo poema che profuma di classicità, non sono date normali. […] Sono la voglia di collocare nei limiti della sua vita di uomo presente nei giorni quella specie di delirio che va via, corre, dilaga nell’infinito dilagare delle cose in cui il presente ha sempre le cadenze dell’antico e le apparenze usuali hanno le risonanze dei miti. […]» - «Qui la natura involucra un animo intento a tradursi nelle sue molteplici variazioni. E la parola fa di tutto per innervarsi nella luminosità delle intenzioni [ … ].» - L. Martiniello «Il testo, ripartito in quattro sezioni, Ombre (40 poesie), Elegie Pisane (32), Dialoghi (3), Canti Larigiani (28), spinge a riflettere sulla capacità di rapportarsi con le più svariate dimensioni del nostro essere: presente-passato, amore – sofferenza, sogno – aspettativa. E’ un susseguirsi di emozioni e sentimenti proposti in un tono apparentemente colloquiale, ma incisivo, ammaliante e coinvolgente per una discreta pensosità inquieta, gli accostamenti ossimorici, le scelte metriche, le reminiscenze classiche e non. […]  La memoria diventa amica, perché permette di “cancellare solitudini” .Una serie di assenze costellano la vita: il fratello -“ora l’amo/come si amano gli assenti”, Delia -“nascosta tra le rughe del cuore”, “Facciamo d’ogni tempo primavera”, Laura- “l’immagine immutabile di un tempo”, il padre -“mio padre mi avvicinava alla vita dei campi”, “la tua immagine è sul marmo / consunto dai tramonti”, la madre -“lesta alle brine mattutine” .Le assenze sono in parte colmate dal ricordo di gesti che annullano il tempo e lo spazio e rimandano a un dove il cielo mascheri “il senso della notte”. Resta un privilegio “avvicinarsi il più possibile/a ciò ch’è inarrivabile”. Lo stesso Ulisse rifiutò “spazi divini/per ambire al mistero di un mortale” e la grandezza di Pardini come di Ulisse risiede nel “bramare”, con una serenità che sconcerta, un’immensità che ti rapina”.» -  «La tua recensione ad Aktis è veramente eccezionale. Il fascino linguistico è meta poetico. La tua creatività è così matura che cogli in ogni cosa un palpito di poesia. Quando leggo il tuo scritto ho la sensazione di trasferirmi in un altrove. Sei diverso dagli altri critici, perché sei nel testo, che è oggetto di analisi. Il buon Dio ti ha dato questo meraviglioso dono linguistico, intensa capacità espressiva, una rara forza di coinvolgimento.» - «La tua recensione critica a La Zanzara è stata per me una vera emozione. L’ho inviata al prof. Armando Severiano, che ha fatto la prefazione al libro, e l’ha definita: calzante ed efficace, esplorativa di altri nuclei, non limitata al solo aspetto della “indignatio”. La forma epistolare della recensione è una bella novità. Dentro scorre l’anima di un poeta ricchissimo di affettività, di notevole intento critico e competenza analitica. […] A te riesce facile l’analisi, perché forse si attuano nel profondo comuni radici di una civiltà contadina, che costituisce la sorgente limpida degli altri valori, per il cui impoverimento c’è sdegno, sofferenza, ribellione. […] Di nuovo ti ringrazio per aver dato ascolto alla mia voce, che sa di “asprigno” e aver scritto cose che confortano nella salita verso il Parnaso, sempre affollato dai detentori del potere.» - A.V. Nazzaro [L’azzardo dei confini] «La silloge di P., composta da quattro sezioni: Ombre (40 poesie), Elegie Pisane (32), Dialoghi (3), Canti Larigiani (28), ha l’intricante titolo L’azzardo dei confini. Confini sono, in senso letterale e traslato, il limite tra il noto e l’ignoto, l’essere e il non essere. Superare tale limite è rischioso, come il folle volo di Ulisse. I componimenti qui raccolti costituiscono una sorta di consuntivo di un’attività poetica costante nel tempo. Essi si segnalano per la limpidezza e l’armonia del verso, per l’abilità di versificatore che si muove con agilità tra varie proposte metriche e prosodiche e tra generi poetici diversi, per l’efficacia e l’originalità delle immagini, per la capacità meditativa di cui dà prova nei Dialoghi. Degno di nota è l’impasto linguistico che mescida con sapiente equilibrio arditi neologismi (come i verbi autunnare e involucrare, i sostantivi buiore e balascio e l’aggettivo rubido), voci culte (acro) ed espressioni popolareggianti (come Non ti pensare che). Pregevoli sul piano formale e compositivo sono le liriche nate dall’intenso legame affettivo che lega il poeta a Pisa e alla sua campagna toscana. Emblematica in tal senso è la lirica Per respirare assieme alla mia terra, in cui il P., nella scia di Ovidio e, soprattutto, D’Annunzio (Piove) vagheggia la metamorfosi degli organi del suo corpo (arti, ciglia, dita, capelli, occhi) nei vari elementi vegetali (rami, verdi, grappoli di funghi, distese di grani, bacche di ginepro)...» - R. Pancini «Il linguaggio elegante e raffinato, frutto degli echi ora classici ellenici e latini, ora dei grandi simbolisti francesi, fa cornice al mondo di autenticità poetica di P. […].» - V. Pecori (Commissione Premio David) «La Poesia di P. nasconde nella sua semplicità una ricchezza di valori esistenziali che fanno parte di ognuno di noi, per questo ci è vicina ed è suo merito saperli trasmettere con un linguaggio semplice ma al contempo impreziosito di tecniche linguistico-culturali che ne denotano amore e professionalità per questa antica arte. [...] L’amore, aspetto dominante nella poesia di Pardini, amalgama il tutto e sembra costituire l’unico tempio sacro al quale il poeta intenda sacrificare la sua anima in cambio di un valido motivo di esistere. [...] L’amore non è mai qualcosa di immediato, ma scaturisce sempre da una ricostruzione allegorica che trova la sua simbologia in un panismo di alto spessore sentimentale.» - A. Piromalli «[…] Versi ricchi di motivi intensi ed espressi in forma ora moderna, ora classica ma sempre suggestiva; la natura è in stretta simbiosi con l’autore che ricorrendo ai suoi effetti evidenzia profondità, spontaneità e padronanza poetica. Ed è proprio la natura che fa da cornice ai temi d’amore, e non è semplice comparsa, ma ne concretizza attivamente gli impulsi interiori, per farsi significante metrico di un linguaggio figurato.» - U. Piscopo (Premio letterario Tulliola/Filippelli) «Il volume, Alla volta di Leucade, già nella distribuzione delle composizioni lungo assi che mettono a fronte contemporaneità e classicità, segnala la sua proiezione verso il dialogo tra epoche, culture, situazioni linguistiche e metriche non univoche, come a ribadire che la parola in poesia si costituisce sulla cifra non della diacronicità, ma su quella di un fascino che si ripropone avvolgentemente e irrefutabilmente con una sua cogenza su uno sfondo di astoricità. Ne consegue una maniera di lavorare contenuti semantici e moduli formali, che scommette più sullo stile e sulla struttura che sulle sottolineature del nuovo, più sul sublime che sulle trasgressioni e sul plurilinguismo.» - Premio di Poesia “Antica Badia di San Savino” «P. felicemente combina e fonde preziosismi e neoformazioni lessicali, moduli espressivi di raffinatezza iperletteraria, prevalentemente dannunziani, con una sensibile auscultazione della natura e della familiarità quotidiana straniate da immagini antiche scaturite dall’anima. La parola è sensualmente lavorata, accarezzata, dislocata sulla pagina, diversificata nel suo corpo tipografico, con amorosa abilità di artefice.» - Premio Letterario “Castello”, Università di Verona «La lirica (Il profumo della giovinezza) è un susseguirsi di presente e passato, di realtà vissuta e di realtà filtrata dal ricordo. L’oscillazione del tempo e dell’esperienza diventa atto interiore di confronto e di misura dell’anima, i cui risultati deprimono e angosciano, in quanto registrano indifferenze, distrazioni e perdite irreparabili. […]» - Premio Letterario “Castello”, Università di Verona «Il fiume è luogo di meditazione e di ricordi (Il primo amore). Metafora della vita che scorre, portando con sé la nostalgia della giovinezza, la lentezza del presente, la precarietà del futuro. […]» - Premio Letterario “Castello”, Università di Verona «Bella poesia (Gente di casa mia) che racconta di gente di paese. Contadini descritti con realismo, con affetto rude e solidale, ma senza retorica. […] La lirica rievoca atmosfere impressioniste, quasi pittoriche. E sembra davvero di sentire l’odore dell’erba tagliata, e il respiro caldo degli animali. […]» - Premio di Poesia “Città di Pontremoli” (01/04/2012) «La raccolta di P., L’azzardo dei confini, riunisce in silloge organica le liriche che meglio rappresentano un percorso esistenziale ricco di emozioni poetiche. Il ripiegamento sul passato, sugli affetti perduti e sui luoghi dell’anima, si integra con le istanze del presente a dar vita ad una serie di composizioni di alto valore tecnico, alternando forme metriche tradizionali, trattate con estrema perizia, a versi sciolti, su cui opera con note armoniose. Se il sentimento fluisce impetuoso e libero, la tecnica controlla e frena per una liricità intensa ed equilibrata.» - Premio Letterario “Don Luigi di Liegro” «I Canti d’amore dedicati alla sua musa ispiratrice, Delia, sono pennellate di cromatica fattura e P. impiega con grande abilità moduli tecnico-metrici per tradurre forti sentimenti in corpi di suoni e colori. […]» - Premio Letterario “Franco Bargagna”, Pontedera «È una poesia colta che emerge dalle pagine di P., una poesia ben costruita e capace di destare interesse anche nel lettore meno accorto: la descrizione del paesaggio della Valdiserchio è piacevole e denota un occhio esperto, avvezzo a cogliere e a valorizzare la bellezza di una terra generosa tra il fiume e il mare. […]» - Premio letterario “Franco Bargagna”, Pontedera «Sin dai primi versi (Poesia: Processione) l’autore delinea un paesaggio freddo di morte illuminato dal sole morente di novembre. Ombre chine avvolte in neri scialli procedono litaniando in un corteo lento, sul quale si eleva più acuto il canto del pievano. “Ecco la chiesa / la mia povera chiesa di campagna”, dove il magro crocifisso mira quei gesti cheti che si ripetono sempre uguali. P. è riuscito in tal modo con tocchi magistrali e sapientemente elaborati attraverso un ritmo poetico lento e talora franto ad esprimere il senso dell’infinito dolore umano ed al tempo stesso della speranza nella salvezza anche se lontana ed ancora vaga.» - Premio Letterario “Giovanni Gronchi”, Pontedera «[…] In P. uno dei temi ricorrenti è il dolore. L’universo soffre, è nato dalla sofferenza, ma al tempo stesso è destinato a vivere. […] Il poeta lascia così che ogni uomo sciolga per proprio conto questa incertezza di fondo del vivere (dolore-felicità), ma al tempo stesso ad ognuno di noi dice che la ragione stessa del vivere consiste nella lotta continua per superare l’ “amaro e la noia” […]» - Premio Letterario “Grappolo d’oro”, Università di Verona «Nel componimento (Ode) sono evidenti e forti le presenze della tradizione lirica. Combinate con elegante misura, sostengono l’intera struttura, dal petrarchesco avvio copulativo, alla chiusa oraziana e catulliana. […]» - Premio Letterario “Il Golfo” «Piazza Belvedere rievoca, attraverso una situazione ricreata ad arte, le sensazioni e le emozioni infantili. Nel giardino della piazza il poeta, quand’era bambino, era solito distendersi a sera per ammirare le stelle, godere dei profumi intensi ed inconfondibili della campagna, lasciarsi andare ai sogni che trascinano lontano oltre la realtà angusta del presente. […] La fiaba dell’eroe che sconfigge il tempo e lo spazio rinasce nella mente, come se appartenesse a quell’angolo di mondo in cui il poeta è rifugiato. […]» - Premio Letterario “Il Portone”, Pisa) «La cenere calda dei falò si snoda in una campagna toscana appena toccata da fiumi evanescenti, inumidita da piogge d’ambra, disegnata da colli ulivigni. Qui P. cerca le sue stagioni e ritrova i suoi attimi eterni; poi spicca il volo verso le mete alte della poesia, per allontanarsi dalle spine della vita ed inabissarsi “alfine in Icaria”, dove solo il mito riesce a concretizzare stati d’animo, momenti di vita, rivisitazione di storie che parlano di amori, di giovinezza, e tanto si accostano alle primavere del poeta.» - Premio Letterario “Il Rastrello”, Masiano «Con le immagini di un naturalismo poetico di intensa e struggente emozione e l’evocazione di un linguaggio di abile sensualità, l’autore ci invita a riflettere sull’umana “stagione” esistenziale al cui tema affida versi di particolare suggestione lirica.» - Premio Letterario “Il Rivellino”, Università di Verona «Il panta rei, il tempus edax eracliteo, evocato fin dal titolo, sono i due poli concettuali di questa poesia (E tutto scorre), che si offre con alcuni versi modulati su toni distesi, che richiamano anche nella fonetica lo scorrere del tempo. […]» - Premio Letterario “L’Autore Libri”, Firenze «Con attenzione amorosa l’autore descrive, riflette, sogna, rimpiange; perché l’universo affettivo delle presenze non segue mai i ritmi di una logica esteriore e contingente. Non sono certo gli dei di marmo, eterni ma privi di vita, a scandire i ritmi dell’esistenza ... , ma piuttosto la natura, con le sue mille sfaccettature simboliche […].» - Premio Letterario “L’Autore Libri”, Firenze «La terra come realtà di affetti e di ricordi, entrambi rivissuti attraverso scorci di vita familiare; la terra come spettacolo di immagini loquaci, le cui parole destano il poeta ... in ogni caso una Natura che si ripete, scenario inconfondibile dell’incedere delle stagioni, dei mesi che ritornano incessanti. La morte s’impone alla vita, la vita succede alla morte, per quanto la terra ci tenga...Eppure da questo confronto la morte sembra uscirne vincitrice, se ogni istante respiriamo aria mortale e ci imbeviamo di cose caduche. A dirimere ogni dubbio intervengono le rughe del mare.» - Premio “Libero De Libero” «In una sinuosa linea melodica, sorretta da padronanza metrica, la raccolta di P. Colloquio con il mare e con la vita esprime tematiche esistenziali, senza retorica e con immagini suggestive. E’ un abbraccio sincero, quello di P., come sincera è la sua poesia, tra il mare e Delia, in un’intesa di dolore condiviso e custodito per sempre in questi versi.» - Premio letterario “Leandro Polverini” «La scansione lieve di versi, capace di prendere una coloritura più elegiaca nella vena più naturalista, manifesta intermittenze narrative laddove vengono a galla, dagli abissi del non rivelato, quelle verità impronunciabili di pensieri diventati percorsi da suggerire a chi decide di navigare nel mondo.» (1° Premio sez. Poesia naturalista per il libro Scampoli serali di un venditore di arazzi); Premio Letterario “La Carica”, Università di Verona «L’addio di un vecchio padre (Io venni pere cantare) al figlio è celebrato come il ritorno alla terra degli avi. Se prima il mondo degli affetti bastava a ispirare il canto e a rallegrare la vita, ora la terra dei padri reclama la completa fusione con la materia che lo ha generato. […]» - Premio Letterario “Le Muse”, Pisa «Nella raccolta di poesie di P. Alla volta di Leucade l’Autore ci immerge in un mondo di memorie, filtrate da una sensibilità raffinata e profonda. Memoria prima semplicemente umana, poi più finemente poetica, che pervade l’intera raccolta e ne garantisce la compattezza strutturale. […]» - Premio Letterario “Le Regioni”, Pisa «La Giuria del Premio Nazionale “Le Regioni”, in base al ricco curriculum, che evidenzia doti di poeta originale, assegna, all’unanimità, a P. il Premio “Le Regioni” con la seguente motivazione: Prendendo spunto dalla raccolta D’Autunno, ancora inedita, che, a nostro avviso, presenta caratteristiche comuni anche alle altre opere dell’Autore Toscano, possiamo affermare che nella poesia di P. si scorge, sempre, una unitaria linea lirica, che in parallelo svolge il gomitolo cromatico del paesaggio, dell’ambiente esterno e quello, più incisivo, interiore dell’esistenza nell’uomo e nel poeta. […]» - Premio Letterario “Maestrale-S.Marco”, Sestri Levante «Il testo ha incontrato il favore unanime della Giuria sia per la ricchezza del lessico poetico, sempre elevato e spesso quasi aulico, sia per la novità della rivisitazione lirica dei grandi poeti della letteratura greca, latina, italiana e francese […].» - Premio Letterario “Mario Tobino” [Alla volta di Leucade] «Il poeta propone una lirica di impegno particolare, ornata di descrizioni della natura e dei suoi fenomeni molto dettagliata, affascinante, ricca di delicate, velate trasparenze, atmosfere magiche, esaltate da straordinaria sensibilità cromatica, insistendo su gamme coloristiche ascendenti, discendenti, con perizia di scelta pittorica. La musicalità danza tra i versi, per lo più lieve, a volte potente, come nella quinta parte in cui si articola il libro, sezione che accoglie rara erudizione, con rimandi omerici, richiami mitologici molteplici, similitudini molto ben adeguate; il tutto con svolgimenti tematici sottolineati da una terminologia sempre molto attenta e pertinente. I suoi versi sono illuminati e caratterizzati da speciale amor vitae, energia vitale che li potenzia fino a raggiungere universale valenza. Ars poetandi dotata di raccolti momenti di introspezione profonda, di esame analitico dell’uomo e dell’umanità tutta. È opera che trasferisce emozioni, sottili, toccanti, invitando al godimento della lettura e dell’ascolto interiore.» - Premio “Poseidonia-Paestum”, Paestum 2010 «Il profumo della giovinezza è una pura e bella immersione nel mondo dorato e passato della giovinezza. Ĕ un canto alla memoria popolata di mille immagini, ricordi, colori, profumi, memoria dilatata e impreziosita dal mare, dal cioccolato del bar, della piazzetta dei tigli: un mondo di affetti consumati con la sua Delia la cui immagine è rimasta “sulla panchina della piazza verde/ a seminare amore”.» - Premio “Poseidonia-Paestum”, Paestum 2011 «L’orizzonte del Poeta è sempre la sua terra dove i “suoni di luci ed ombre” scandiscono la vita in tutte le sue articolazioni, stretta intorno al canto del Pievano, alla povera Chiesa di campagna, ma, come egli stesso conferma in Fuga da settembre ... Ove è evidente la luminosità del sogno, la forza e nitidezza del mondo classico rivissuto con nostalgia e un amore che coinvolge il mondo dei grandi poeti dell’antichità dando, con ciò, vita a versi che scuotono l’animo e comunicano forti ed antiche sensazioni.» - Premio Letterario “Riolo Vallesenio” «Il ricordo si concretizza in immagini che si stagliano con grande vividezza sullo sfondo di un tempo mai dimenticato, che, si percepisce, ha determinato lo stesso presente, ciò che oggi si è. Nulla si è perso nel tempo, nulla è stato dimenticato, ma è vivo più oggi di ieri, più dello stesso presente; […]» - Premio Letterario “Marco Tanzi” «L’opera Alla volta di Leucade nella sua evoluzione complessa e articolata denota una grande capacità lessico-fonica che bene si amalgama con la fusione di mito e realtà, ed anzi ne rafforza la valenza. È tutto un divenire di emozioni e di tematiche che dalla prima sezione (Stagioni) si sviluppano e si concretizzano ora in visioni naturali, ora in immagini mitologiche ed ora in descrizioni di un settembre (Fuga da settembre) che tanto simboleggia il melanconico configurarsi di un autunno umano e mortale. […]» - Premio Letterario “S. Cipriano al Naviglio” «Il poeta, esaltando simbolicamente le messi e i frutti della terra, ci indica con la forza della sua intelligenza e della sua sensibilità che l’uomo può salvarsi contrastando la propria fine col divino dono della creatività. Mentre il linguaggio, come strumento, indica l’intima ricerca del poeta che si affida al senso liberatorio formale […]» - Premio Letterario “Terrasanta”, Università di Verona «La ricerca lessicale caratterizza questi versi (L’erbale silenzio), spesso nel segno dannunziano (e, per sua via, anche montaliano), per quel fondersi tra essere umano e natura che qui emerge con chiarezza, nell’alternarsi delle stagioni che, con efficace sintesi, viene evocato a conclusione del testo. […]» - «Poesia (Ignoto verso il mare) delle stagioni, del tempo e del destino. Sulla fissità vitrea di uno sfondo invernale (È febbraio) ecco però il giallo delle mimose, promessa di speranze, preannuncio del colore di ginestra / che gonfierà l’estate. […]» - Premio Letterario “Toscana in Poesia” [2012]«Nella perentoria constatazione del “panta rei”, cioè della ineluttabile realtà, nella quale tutto passa, tutto scorre e si perde, per cui le cose hanno una valenza relativa e limitata, si avverte di contro in questi versi, la chiara sensazione del trascendente e dell’eterno. Contrasto e sintonia, visti nell’ottica sapiente di una mente assorta e meditativa, fanno di questo testo, un esempio accattivante di felice abbinamento. Le descrizioni dei luoghi e dei paesaggi, risentono fatalmente di questa coscienza, che traduce misteriosamente i messaggi ricevuti, facendo delle antinomie l’essenza pregnante della poesia. La composta frequenza dell’endecasillabo, di puro stile classico, bene si fonde con le chiare visioni d’immagini moderne. Frequenti le reminescenze derivanti dalla profonda conoscenza del mondo classico e della sua cultura.» - Premio Letterario “Tra Secchia e Panaro” «Leggendo le poesie della silloge D’Autunno di P. si ha l’impressione di entrare in un fiume ricco di vitalità. E non ci sono solo memorie, ma segni e solchi profondi di un difficile vissuto. Inquietudini che tornano quiete solo all’imbrunire della vita.» - Premio Letterario “Val di Vara – Alessandra Marziale”, Podenzana (Anna Magnavacca) «La silloge edita L’azzardo dei confini del poeta P. si è aggiudicata il 1° Premio al concorso di poesia e narrativa “Alessandra Marziale” ed. XIII. La poesia del poeta P. “smuove dentro” dà forti emozioni e a volte piacevolmente aggredisce. Le atmosfere delle poesie sono naturali-realistiche, in primo piano ci sono gli oggetti e gli elementi del paesaggio o le situazioni della sua tanto amata campagna. Atmosfere – dunque – di grande impatto emotivo e di grande efficacia evocativa. Alcune espressioni entrano in chi legge per non uscirne più. “… un sospiro che lisciava l’azzurro” “… le barche logorate dai libecci…” tanto per citarne alcune. Il Poeta P. – con le sue poesie – ci fa vivere in una grande – intensa dimensione poetica. Grazie Nazario per le emozioni che hai saputo donarci.» - Premio Letterario “Violetta di Soragna” [Alla volta di Leucade] «P. vince il primo premio per averci presentato un’opera complessa e articolata, di ampio respiro, nella quale l’aulicità di un linguaggio classicheggiante si coniuga perfettamente con quello tecnico-bucolico-agreste mutuato dall’idioma della sua terra. […]» - Premio Letterario “Violetta di Soragna” «La poesia del P., il cui nome non è nuovo nel mondo della poesia contemporanea per un’ampia serie di raccolte poetiche, è un canto fresco ed argentato innalzato alla sua terra d’origine, luogo in cui confluiscono tutte le memorie di un’esistenza. […] La natura e l’amore che dominano questi versi trovano la loro migliore espressione in un palinsesto allegorico, che si sostanzia e si realizza in accorata partecipazione lirica alle umane vicende.» - D. Quieti «...grazie infinite e complimenti vivissimi !!! È archetipo di pura bellezza il tuo celestiale “Il canto del cigno”, che si fa mistico simbolo d’eternità con evocazioni di grande impatto emotivo e mantiene accesa nel tempio poetico la fiamma della parola. Attesa di nuova sacralità seduce un cielo d’oltresera. Un affettuoso abbraccio.» - «Ho apprezzato molto e condivido pienamente l’intervento critico di Pasquale Balestriere sulla poetica di P.: una disamina completa e profonda sull’aspetto stilistico, formale e spirituale, scritta con autorevole competenza e, soprattutto, con ’humanitas’ riverberata in ’humanitas’. Ho avuto l’onore e la fortuna di conoscere personalmente P. la primavera scorsa, ed è stata immediata la percezione di comunicare, appunto, con un ’toscano, colto e gentile, generoso e ispirato’, che conosce bene la complessità della parola e sa restituirne il dettato con il linguaggio dell’autentica poesia. P. dipana la sua/nostra straordinaria avventura ’alla volta di Leucade’ alieno da insidie e pretenziose ideologie, in un ’percorso umano e poetico’ attento agli accadimenti del vivere e capace ancora di commuovere.» S. Ramat [in: Storia della letteratura italiana del XX secolo] «Quando nel nobile salotto romano di Vittoria Colonna i migliori spiriti dell’arte rinascimentale discutevano con passione delle affinità elettive tra poesia e pittura era ritenuto vivace il verso di poeti come – mettiamo il Virgilio dell’Eneide – quando si descriveva la scena dell’incendio di Troia: verso e parole che rappresentavano con forte tensione emotiva una scena drammatica. Diciamo questo per affermare che anche la poesia di P. sa disegnare con vividi colori scene e paesaggi […] Ecco, la poesia di P. ha il pregio notevolissimo di venirci incontro, ausiliatrice, mentre ovunque vi suonano le arroganze e le atrocità delle umane creature.» - E. Rebecchi «pur non potendo credere al prestigio della mia penna, mi fa piacere commentare con un appunto le sue belle poesie. Incontro tre poesie (Il canto di Saffo, Giù per i sassi, In una immensità che ti rapina) di P. e mi coglie il perfetto stupore che, sempre, s’accompagna ad un momento epifanico. I versi grondano classicità e purezza lirica; le immagini si arrampicano lungo sapienti sentieri lessicali e i guizzi espressivi marcano un territorio di originale ricerca compositiva. E’ la sincerità filosofica a creare fascinazione tanto da condurre chi legge verso il benessere dello spirito mentre l’anima non soffre la sovraesposizione.» - F. Romboli «[…] P. predilige costantemente l’obiettivazione naturale-realistica degli stati d’animo: la sua elaborazione lirica ama le misure della precisione rappresentativa ove sono in primo piano gli oggetti o gli elementi del paesaggio o le situazioni consuete della sua campagna; e i suoi versi attraggono per l’efficacia della concretezza evocativa. […].» - «Il riferimento all’immensità del mare che attrae e “rapina” lo spirito del poeta focalizza una situazione tipicamente pardiniana, concepita e realizzata in una prospettiva cara a Pascal: l’anima dell’uomo, ad un tempo conscia del suo limite eppur capace di vibrazioni “infinite”, coniuga la fragile condizione del fuscello con il bisogno profondo e irrinunciabile di un’esaltante“fuga negli abissi”.» - P. Ruffilli [Alla volta di Leucade] «Caro P., grazie per Alla volta di Leucade, che ho letto con interesse, scoprendo di averne già una copia, comprata non ricordo più se a Pisa o forse a Viareggio. Molto stimolante questa sua poesia stratificata, ricchissima, insieme piena di immagini e di pensiero. Teniamoci in contatto, a risentirci. Colgo l’occasione per segnalarle l’uscita di un mio romanzo su Nievo, L’isola e il sogno, (Fazi Editore). Se lo legge, il suo parere sarà graditissimo.» - A. Spagnuolo «Con il ponderato gioco delle parole, dei significati e dei significanti, la memoria proietta il tradizionale endecasillabo fra gli approdi di una avventura , non più occasionale, ma rivissuta con le nostalgie che i ricordi e le figure sono capaci di ridisegnare, con tocchi e pennellate multicolori. Il rapporto tra la vita quotidiana e l’abbandono personale, che conduce a liberarsi da sovrappesi e illusioni, si fa messaggio, di pensieri e di accensioni, che con la poesia si avvinghia, per creare ritmi e sospensioni. In molte pagine le stagioni rincorrono memorie, tra le rare foglie di un dicembre piovoso e freddo o tra le sere primaverili , ricche di brina e di incantevoli languori . Il tono personale chiude, laddove per altri si recita per distanze e corrosioni, qui in un fluttuare lieve quale la penetrazione di realtà e suggestioni, per definire il senso delle cose, o per reinventare interrogazioni filosofiche , che incontriamo affascinati nel ben delineato Dialogo sul suicidio tra un filosofo e un gesuita. Il poeta riesce a incidere nel verso emozionanti rievocazioni, nell’avvicendarsi di ritorni che richiamano nostalgie ed epifanie, desideri e speranze. L’impegno esistenziale volge frequenze che sono esperienze vissute o abbandoni sussurrati , per quelle dimensioni dell’onirico che si trasforma in congiunture sentimentali o fulminazioni consolatorie. Il canto ancora una volta si dimostra l’unica possibilità di liberazione e di rivelazione nella forma avvincente del ritmo.» - V. Vettori «Non è facile fare i conti, in termini specifici di lettura, con un poeta così effusivo e così straripante come P. Il quale dispone al proprio arco creativo di tante frecce che pare gli debbano sempre sfuggire di mano seguendo traiettorie autonome e imprevedibili. Ma in effetti non sfuggono. E alla fine si lasciano ricondurre nel quadro di fondamentale equilibrio di una complessità armonica e bilanciata, dove l’abbondanza impetuosa della versificazione pardiniana risulta, – come ha scritto Floriano Romboli nella sua postfazione alla bella raccolta di fine secolo (e millennio) Alla volta di Leucade splendidamente edita da Mauro Baroni nella collana “Mediterranea” – in ultima analisi, rigorosa e intimamente sorvegliata alla luce di una sensibilità raffinata e profonda [ … ] Poi il tema dell’amore, in P., è qualcosa che travalica il contingente umano, per estendersi a slanci iperbolici verso azzurri e slarghi di cieli che toccano quasi l’inarrivabile.» - S. Sodi «È il paesaggio della Valdiserchio, il territorio in cui P. è nato ed è vissuto. Da sempre il mondo dei campi, con i suoi colori ed i suoi toni, con i suoi suoni e i suoi silenzi, è stato ed è oggetto ispiratore di composizioni poetiche. P. si colloca in questo filone con originalità, forte tensione lirica, profonda forza evocativa.[…]» - L. Tagle (13 febbraio 2011) «Caro Pardini, la tua lettera è stata la madeleine che mi ha riportato l’atmosfera colta e felice di Pisa e il profumo della campagna toscana. E la tua poesia è stata la madeleine che mi ha restituito l’incanto delle prime letture giovanili, di formazione, i grandi classici della nostra letteratura, Foscolo, Leopardi, Pascoli, d’Annunzio... Tu non hai paura della sintassi, dell’endecasillabo sciolto, della parola raffinata e preziosa, del lessico agreste, della narrazione. Tu ami la stagione autunnale, come Baudelaire, e sai rivisitare con toccante nostalgia il mondo classico greco-latino. E sai anche rivisitare, ma con infinita dolcezza, lo scandalo della contraddizione: “Contraddicevi il buio col sorriso“ (Che pensare). O anche: “L’alba... tornerà... a contraddire il senso della morte“ (Steccolito è il dicembre). Tu sai bene che la contraddizione è il lievito della poesia. E mi è stata cara subito “Eliaca stella“. Un attacco musicale quasi operistico: “Albeggia. Quanto lontana sei! Quanto sei pallida!“ E poi una vertigine leopardiana verso il volo nell’immenso cielo. E infine, quelle “magliette bianche“ sul filo come in “Di notte a luna piena“, piccola gemma, anime sul “cortile in penombra, all’aria di settembre“. Grazie per queste poesie, che rileggerò spesso.» ; (28/03/2012) «Già nel 2011, leggendo Alla volta di Leucade, del gentile e raffinato poeta ed amico P., ero stata colpita dal suo coraggio nello scegliere, in modo “inattuale“ (alla Nietzsche) un linguaggio e una tematica solo in apparenza conclusi nel solco della nostra più bella tradizione letteraria. Dico “in apparenza“ perché niente è più vivo e moderno di questo impasto linguistico e sintattico in cui affiorano brividi di smarrimento panico, quasi un trasfigurarsi alcionico nel paesaggio del mito, un conforto e un antidoto rispetto alla nostra stressante alienazione metropolitana. Grazie ancora, P., per queste emozioni che ci sai così intensamente trasmettere in una cifra stilistica sapiente ed inconfondibile.» - S. Tibaldi (Premio Letterario “Santa Maria in Castello”, Vecchiano) «[…] La snellezza, l’essenzialità della parola, la ricchezza delle immagini spesso metaforiche e la musicalità del verso, costituiscono pregi di sicuro valore icastico-linguistico e stlistico-formale e sono segno di indubbia creatività. Le liriche del poeta pisano sono perle che degnamente e a buon diritto s’incastonano nel mosaico della poetica contemporanea.» - F. Vacchetta «Ecco il mio commento alle tue stupende poesie: aprirò un libro troverò un mondo perduto in ritmi basici e tratteggi di spiccate proprietà medicamentose proprio là dove non esisteva cura...» - S. Valentini «[…] Quello che più emerge, anche da una rapida lettura dell’insieme delle opere pardiniane, è la splendida qualità della tessitura formale - musicale negli accenti e ricca di significati – unita alla profonda fedeltà a tematiche forti, dense di valori e di riferimenti morali. […] Notevole è poi la padronanza stilistica, che utilizza con maturata naturalezza l’endecasillabo – in prevalenza – o altri versi comunque dalla forte suggestione metrica. […].» - U. Vicaretti «Caro Nazario, qualche giorno prima della tua mail, mi ero avventurato per caso nel tuo blog, dove tenacemente tu continui a coltivare rose, potare rami secchi, diserbare, accarezzare piante inaridite, seminare parole… Come il buon Samaritano ti spendi per la causa, la nostra causa, quella della poesia, che quasi tutti si ostinano a considerare una causa (abbondantemente) persa, non potendo contare su agguerriti e occhiuti “prìncipi del foro”, né su sostenitori dalle palanche facili (ma i Mecenati veri, esistono ancora?...), ma semplicemente su “avvocati” senza entrature né agganci, quelli assegnati d’ufficio ai poveri senza arte né parte come siamo considerati noi che, come tu sai benissimo, passiamo anche per dei perdigiorno e degli acchiappanuvole, poveri mentecatti che non hanno capito nulla della vita, smandrippate “anime belle”, idealisti d’accatto. Eppure, caro Nazario, nonostante tutto, questa genìa di “sfigati” (come direbbero i signori delle mazzette e delle ruberie no stop, i furbetti e i furboni del quartierino che dominano la scena da padroni perfino del nostro destino) riesce a redimere le nostre giornate e a sottrarle al mediocre e avvilente tran tran del vivere quotidiano; e ciò avviene per merito di coloro (e tu tra questi!) che, contro tutto e tutti, dànno dignità e senso alla fatica del vivere. Il tuo blog è un contenitore prestigioso di contributi e doni dei testimoni della parola e dell’arte letteraria. Mi sembra incredibile che tu possa dare sistemazione, continuità e linfa giornaliera agli innumerevoli indirizzi del blog, aggiornare link, dare orizzonti, spunti e riferimenti senza soluzione di continuità e con infaticabile tenacia. […]» -  [Alla volta di Leucade] «[…] Ma per compiere il salto “nell’oscuro senza stelle”, fortissimo è il richiamo dell’isola del sogno, indimenticato luogo della nostalgia e della memoria: Leucade. Fuggire da settembre, dunque, per intraprendere il viaggio alla volta dell’isola del desiderio, e lì compiere l’estremo atto... Un salto rigeneratore che, invece che certificare uno iato incolmabile tra la realtà e il sogno, prodigiosamente ristabilisce un continuum tra l’ombra e la luce, dà scacco al silenzio e all’oblio, annuncia una nuova rinascenza.[…] La nobiltà di un linguaggio alto e aulico finisce per dare alla raccolta, paradossalmente, un crisma di rivoluzionaria modernità, se vi sappiamo individuare e “leggere” originalità e invenzione, purezza visionaria e inesausta forza creativa.[…]» - «In queste tre liriche, postate sul blog di Antonio Spagnuolo, (Il canto di Saffo, Giù per i sassi, In una immensità che ti rapina) P. ci propone un flashback illuminante che rimanda a momenti diversi del suo itinerario artistico. Potremmo dire che esse ci presentano tre diverse stagioni della vita. Ed è, quest’ultima, la stagione che chiude il ciclo dell’esperienza e del contingente, per approdare ad un piano altro dalla conoscenza. E, come nell’ “Infinito”, anche nella lirica di P. si aprono scenari in cui la finitezza dell’uomo risulta irrimediabile e terribile. Eppure, c’è un diverso finale di partita a differenziare l’esito delle due architetture esistenziali: infatti, a leggere in filigrana i versi di P., non si fa fatica a scorgervi un respiro che abbraccia a più ampio raggio le ragioni dell’uomo: è quel filo che collega gli “antenati antichi” (non solo quelli della Tuscia e della Caria, i quali, ancorché cari al poeta, rappresentano pure semplificazioni nominalistiche) ai popoli di ogni tempo e di ogni luogo e ne accomuna il destino e le ragioni, dopo avere ancora una volta preso atto che, di fronte al mistero, non rimane che gettare il cuore oltre l’inconoscibile e, direi, kantianamente credere...» - «...quel cigno che canta in mezzo al lago, “indifferente al giorno che cala”, è il fotogramma (eterno e immutabile e superbo!) che invera la sintesi dell’essere e dell’esistere, momenti dialettici (inconsapevole ne è il cigno) non finalizzati né tendenti ad alcun oltre. “E’ solo un canto / di cigno. Il solo canto”, laddove il lemma “solo” (replicato non casualmente), non rappresenta affatto un avverbio-un aggettivo o la certificazione di un limite, ma didascalicamente descrive e, addirittura, “santifica” il mistero della solitudine (cosmica e spirituale) del vivere, e fonde significato e significante, al di là dei codici grammaticali e semantici che queste parole rappresentano, per farne paradigma inconfutabile e misura della condizione non solo umana, ma di ogni vivente.» - B. Vincenzi (“Il Tiraccio”) «La nuova raccolta di poesie che P. ha dato recentemente alle stampe con un titolo alquanto suggestivo Le simulazioni dell’azzurro in un certo senso ci obbliga a condividere un viaggio nella memoria, dove il poeta tenta di cogliere nel mistero della scomparsa, quella parte di sé che pulsa nell’essenza delle cose. […] Il suo mondo poetico accoglie i luoghi, i personaggi; accoglie nell’assenza dei colori, il sogno stesso di una vita occupata a ricucire le quotidiane lacerazioni. […]» - G. Zavanone [Alla volta di Leucade] «Caro P., ho letto con il più vivo interesse il suo Alla volta di Leucade. Ho rilevato una suggestiva capacità rievocativa, un riscontro efficace tra paesaggio e stati d’animo, ricchezza e originalità d’immagini. Su tutto una musicalità – cosa rara di questi tempi – che viene dall’anima. Se le farà piacere, pubblicherò una o due sue poesie su “Satura”, una rivista letteraria di cui mi occupo. Questo le dice che il mio consenso al suo “poiein” è sincero e persuaso. Vedo che lei è anche buon traduttore dal francese. Le invio pertanto un’antologia, da me curata, di poeti francesi che io stesso ho tradotto.» - «Le sono grato di avermi dato la possibilità di leggere due libri di tanto interesse quali Radici e Si aggirava nei boschi una fanciulla. Nel primo Lei ha reso, come meglio non si potrebbe, suoni, colori, profumi della sua terra, e questo cocktail un po’ magico ammalia il lettore, mentre ogni zolla, pur nell’abbandono che la mortifica, sa di vita, filtrata dalla memoria e tale da esorcizzare “l’irruente burrasca che irrompe dal mare”. Il secondo libro, che definirei metafisico e, comunque, percorso da un afflato religioso, è un cammino verso la verità attraverso l’amore e la ragione, compagni di viaggio. E può avvenire che, pur nell’asperità del percorso e tra “quel nero fumo che opprimeva il cielo” appaiano immagini salvifiche di un Dio d’amore (di esuli che persero la patria, di fanciulli soli e abbandonati). […]».

nazariopardini@virgilio.it

blog: Alla volta di Leucade

italian poetry: http://www.italian-poetry.org/nazario-pardini/

31/12/2019

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