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Patrizia (Padova), poetessa, vive a Treviso.

Dopo il liceo scientifico si iscrive alla facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università di Padova e nel 1978 si laurea e intraprende la professione all'Ospedale di Treviso, ma dal 1983 inizia a occuparsi di medicina delle dipendenze presso il Sert in qualità di responsabile del Servizio di Alcologia. Si è dedicata alla poesia fin dall'infanzia "quasi un destino e una passione incisi nel dna" come ebbe a dire, quasi un modo di vivere che l'accompagna da sempre, un universo parallelo che scorre accanto al suo quotidiano.

Ha pubblicato le opere di poesia: Così su due piedi (2004), Immagini capovolte (2007) e Un corpo dopo l'altro (2010, versi e fotografia), Dialoghi imperfetti (2013).

Sulla sua opera poetica hanno scritto, tra gli altri: F. Buldrini [Immagini capovolte] «È un canto libero quello che sgorga dalla penna di R., un grido di sollievo dell’essere che si affida esclusivamente alla sincerità del proprio sentire e al flusso incontrollato dei pensieri. Una sorta di scrittura automatica esaltata dal surrealismo, in cui tuttavia non si perdono i nessi della logica, ma si offrono le immagini della mente così come si affacciano nel loro disordine, capovolte appunto (proprio come si proiettano inizialmente le immagini sulla retina), senza definizioni, pregiudizi o convenzioni... ... La libera espressione di sé si compie a tutti i livelli: in orizzontale, con l’espansione e la dilatazione dell’amore, in verticale con l’ascensione verso l’alto. Così, oltre ai duelli amorosi dei corpi e ai sussulti dei sensi»; F. Lepre [Immagini capovolte] «E via via, sfogliando le pagine all'indietro e calandomi sempre più nell'intimo suo mondo, mi sono resa conto che la personalità dell'autrice mi veniva incontro sempre più chiara, coinvolgendomi nel vortice dell'attrazione, quasi magmatica, delle sue 55 poesie. ... Notando tutte queste cose incastonate abilmente dentro un discorso poetico, si deve per forza riconoscere che le liriche che danzano in esso, sono "versi in libera uscita", sono cioè una strana e sensuale danza di contrasti che contrasti non sono, perché è vero che la realtà è quella che è e che la vita, per conoscerla bisogna viverla, ma è anche vero che una mente poliedrica e fantasiosa, può esprimere le molteplici emozioni e sensazioni umane in una forma più aderente alle aspettative di lettori intelligenti»; L. Nanni [Immagini capovolte] «Dalla nota a p. 75: ‘Le parole sono diventate effimere perché rappresentano ciò che non è; e ancor prima l’ossimoro ‘perché la verità è menzogna’. Prese alla lettera, queste affermazioni incidono su una poetica che deve essere sostanziale, mirare cioè a definire i rapporti fra l’io e la realtà.»; «La poesia di R. è pensosa e riflessiva, una scrittura che è anche una costante meditazione, uno scandaglio sul perché di accadimenti e sensazioni della propria e altrui quotidianità. Considerazioni scaturite dall'esperienza e dalla sua ricchezza interiore.»; [Uno dopo l'altro] «Corpo ed eros: una relazione. Le foto sono eloquenti o allusive a ciò che [non] sarà.»; P. Ruffilli [Uno dopo l'altro] «Il corpo, la centralità del desiderio, le problematiche legate al genere sessuale come elemento chiave dell’identità di una persona e poi la mappa dettagliata di quel paesaggio fisico che è il corpo che portiamo: qui rivivono nelle parole nette, lucide, appena distaccate eppure ancora più partecipi e coinvolgenti di questo poemetto di R. Alla ricerca di una verità che è dentro i segni, la consistenza, il colorito, lo stato di salute di quel corpo. Perché, ci dice, la nostra mente inganna e trasfigura, cioè racconta un sacco di bugie, mentre il corpo no, non mente e ci riporta giù, coi piedi per terra.».

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