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Marialuisa (Roma), danzatrice e ricercatrice, vive a Roma. Membro del Consiglio Internazionale della Danza (Cid) dell'Unesco. Danzatrice di formazione classica e contemporanea: inizia i suoi studi di danza all'età di sei anni presso l'Accademia Nazionale di Danza di Roma, successivamente si dedica alla danza contemporanea (tecniche Graham e Limòn), alle danze popolari ed antiche ed alla Danza Classica Indiana Bharata Natyam, apprendendo il repertorio di Yamini Krishnamurti da Giovanna Leva Joglekar. Laureata presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", con specializzazione post-laurea, ha poi conseguito il diploma del Corso di Formazione di Base in Movimento Creativo (metodo Garcia/Plevin) e ha lavorato a progetti di movimento-terapia e psicomotricità in tutti i livelli di scuole pubbliche. Pubblica Danza Araba Medievale e Danza interpretativa della poesia araba (2006, premiato nel 2008 dal concorso "Magnolia") a cui seguono articoli relativi alle danze del mondo centro-asiatico (Iran, Armenia). Negli anni 2005-08 ha tenuto 14 conferenze-spettacolo presso l'Univiversità RomaTre, La Cappella Orsini di Roma e altre associazioni culturali di studio per l'oriente in tutta Italia. Apprende la danza Orientale sin dal 1994, prediligendo l'impostazione contemporanea e teatrale della scuola di Roberta Bongini, interessandosi poi dal 2004 ai contenuti teatrali, poetici e simbolici della Danza Classica Persiana (stile di M. Mahdavi). Ha danzato peformance contemporanee all'Opera Nazionale di Bucarest (2005), nel video di L. Raciti per il Museo Mart di Rovereto (2006), per il Museo Canova Tadolini, per l'Auditorium di Roma-Parco della Musica, in più spettacoli per le Università degli Studi di Roma "La Sapienza" e RomaTre, per la Fao e per l'organizzazione del Carnevale di Venezia ("Orient Express", Padiglioni della Biennale). Dal 2001 al 2005 ha ideato, coreografato ed eseguito per Mediascena Europa performance di teatro-danza, tra cui "Devi Inno alla Dea Madre", "Archvi Sura Anahita", "La Dea delle Streghe" (Samudra, vincitore del concorso City Hide Project). Nel 2004 si è esibita a Londra per la Kalasagara Academy of Fine Arts (Madura Nryttiam) e dal 2001 al 2008 ha partecipato a numerose esibizioni con G. Leva Joglekar (Danza Classica dell'India): Museo Etnografico Pigorini di Roma ("India - impatti visivi"), "Festival dell'Armonia " presso Palazzo Orsini di Oriolo Romano, Rassegna "Le Donne di Amina" 2002 (Teatro dei Servi - Fao staff coop), Festeggiamenti in occasione del Durga Puja, Convegno Nazionale dello Yoga di Roma. Tra il 1998 e il 2001 ha collaborato con interventi di danza con il gruppo Synaulia di W. Maioli.

Sulla sua attività artistica hanno scritto, tra gli altri: S. Bassotto «Parte da un concetto di poesia per descrivere, attraverso il movimento, i sentimenti di un'etnia che, attraverso i secoli, giunge fino ad oggi, per interpretare attraverso il vissuto danza e stati d'animo, emozioni ed umanità. Di alto significato artistico e letterario, il saggio descritto dall'autrice contribuisce attivamente ad una maggiore conoscenza di una cultura e di un linguaggio gestuale del movimento, che ha come radici lontane, che appartengono come bene comune all'umanità, come forma di espressione specifica, che ne determina connotazione e significato. Nell'incanto del suo fascino descrittivo, sicuramente interpella la coscienza che riconosce se stessa nella descrizione storiografica.»; S.A. Haidi Palazzi «Stimolata dall’interesse per i contenuti poetici, simbolici e filosofici della poesia arabo-persiana di epoca classica, già in passato l’autrice aveva coreografato performance di teatro-danza in cui attrici-danzatrici recitavano liriche di Rūmī, Jāmī e Ibn al-‘Arabī, enfatizzando le atmosfere sospese e simboliche conferite all’azione teatrale. Nonostante l’esito soddisfacente di quelle rappresentazioni, più ci si addentrava nell’essenza di quei testi poetici, più si percepiva la necessità del superamento di un sistema che prediligeva ancora un canale meramente verbale. Forte della conoscenza di alcuni principi del teatro-danza indiano, con questo saggio ha inteso ricostituire quell’unicità di testo poetico, musica e danza che gli autori classici avevano conosciuto ed auspicato. Non procede perciò ad un’ulteriore innovazione formale ed estetica all’interno del già vasto panorama della danza mediorientale, ma grazie all’utilizzazione del canale pre-verbale della mimica danzata, intende esaltare ciò che in arabo è chiamato dayq, “il gusto”, cioè la possibilità di fruire di un’opera senza la mediazione dell’intelletto, affinché essa si imprima profondamente nell’anima, fondendosi con le sue qualità.»; E. Pietrangeli «E’ un manoscritto ottomano del XV secolo a scandire il verbo divino nella sua potenza generatrice di melodia. Dal suono, intimamente connesso alla poesia, si evoca una danza che, nella tradizione aniconica islamica, non resta che ipotizzare. La S. lo fa attraverso questo breve ma consistente trattato, sintesi di lunghi anni che la vedono protagonista nella coreutica, soprattutto in ambito universitario, anche con seminari e conferenze, attingendo tanto da il sama dei Sufi quanto dal kathak indiano a tutt’oggi praticati. Una ricerca nella “ricodificazione” sostenuta con basi teoretiche, che preserva l’integrità di un modello medievale ancora caratterizzato da un approccio simbolico piuttosto che analitico.».

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