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Scalise

Gregorio (Catanzaro 1939), poeta, saggista e drammaturgo, vive a Bologna. Dopo una prima esperienza presso la facoltà di Giurisprudenza a Trieste passa all'università di Bologna e nel 1967 si laurea in Lettere. Nella seconda metà degli anni Sessanta l'Europa è attraversata da movimenti giovanili che segneranno il passaggio a una nuova epoca culturale e l'autore avrà l'occasione di vivere in prima persona questa trasformazione e le sue opere ne saranno testimoni.

Ha pubblicato. Poesia: A capo (1968), L’erba al suo erbario (1969), L’uomo nell’astuccio (1969, testo visivo uscito in copie numerate), Sette poesie (1974), Poemetti (1977, in “Quaderno collettivo” n. 1), Dodici poesie (1979, in “Almanacco dello specchio” n. 8, a cura di M. Forti), La resistenza dell’aria (1982), Gli artisti (1986), Danny Rose (1989), Poesie dagli anni ’90 (1997), La perfezione delle formule (1999), Controcanti (2001, Quaderni del circolo degli artisti di Faenza), Nell’ombra nel vento (2005), Opera-opera (2007, poesie scelte 1968-2007), Là dove tutto esiste (2009). Poesia visiva: Attività visive, 66 operatori d’avanguardia di tutto il mondo (1969), Exposicion internacional de ediciones de vanguardia (1969, Ovum 10, Montevideo, Uruguay), Festival de la postal creativa (1969, “Galeria U”, Montevideo, Uruguay), De poesia avanzada (1970, Università di Zaragoza), Sotto forma di poesia/spettacolo (1970, Circolo universitario, Caloria, Napoli), Poesia internacional de vanguardia (1970, Galeria de arte Danae), Exposicion exhaustiva de la nueva poesia (1972, “Galeria U”, Montevideo, Uruguay), Exposicion Internacional de Poesia Visual (1972, 2º Bienal, Panama), Nota sulla poesia visiva (1977). Saggistica: Bruciapensieri (1983), Ma cosa c’è da ridere? (1993), Talk Show System (1995), Pensieri sulla guerra (2000), La contraddizione iniziale (2006). Testi teatrali: Il pupazzo azzurro (1978), Ultima lettera allo scenografo (1980), Milena risponde a Kafka (1986), Marilyn 5 agosto (1988), Boite à conduire (1998), Tutte le donne del viaggiatore (2000), Sartre (2004), Mon charmant Castor (2004), Richiesta di danni alla sinistra (2008), Post amore (2009), Adattare Cechov (2010).

Ha conseguito i seguenti primi premi in concorsi letterari: 1978: "Riccione" per il teatro;1980: "Vallecorsi", Pistoia, per il teatro; 1982: "Vallombrosa" per la poesia; 199: "Alfonso Gatto" per la poesia; 2009: "Mondello" per la poesia.

Numerosi sono i critici che si sono occupati della sua produzione letteraria: Alfonso Berardinelli, Antonio Porta, Giorgio Bárberi Squarotti, Vito Zagarrio, Paolo Ruffilli, Valerio Magrelli, Niva Lorenzini, Cucchi-Giovanardi, Franco Fortini, Giovanna Lambiase (tesi di laurea "Sapienza", Roma), Roberto Dedier, Biancamaria Frabotta, Roberto Marvaso (tesi di laurea, Pisa), tra questi:

M. Cucchi [La Stampa Web] «Carattere essenziale ed evidente della poesia di S. è la nitidezza razionale del tono, il suo muoversi con argomentazioni apparentemente per sentenze memorabili e in realtà soprattutto enigmatiche e paradossali. S. crea quindi una testualità a due facce: da una parte l’ordine di un dire lucido ed asciutto, dall’altra il disordine di una razionalità del tutto illusoria. In questo modo, riesce a restituire in modo singolare ed efficace la condizione assurda nella quale si trova spesso a vivere l’uomo contemporaneo. Intelligenza e ironia, impostazione filosofica e forte spessore culturale sono alla base della sua scrittura poetica, nella quale procede spesso per accostamento di frammenti che creano l’uno con l’altro movimenti sorprendenti e attriti di senso. Antiretorico e asciutto nel procedere, S. è poeta dalla fisionomia nettamente riconoscibile e personale.»; G. Raboni [in: La poesia che si fa, Garzanti] «Da qualche anno leggo le poesie di S. e ogni volta mi sorprende e mi lascia ammirato la sua capacità di parlare di un mondo frammentario e sussultante, attraversato a duecento chilometri all'ora da rombanti immagini di disgregazione, separatezza e schizofrenia, come se si trattasse di un mondo perfettamente conoscibile, silenzioso e addirittura sereno.(...) Anche quando (e non è affatto raro) il suo discorso è di categorie, di quantità astratte, S. ha l'aria di smuovere dei pesi, dei pieni, di riferirsi a quantità sensibili e concrete; c'è sempre una specie di vento, un'impressione di moto effettivo intorno alle sue parole e al loro disporsi massiccio, nitido, appena solenne negli spazi creati da un'intelaiatura sintattica e metrica di raffinata sobrietà. C'è in S. una fisicità della sentenza e dell'apparizione ... che sembra quasi farle evadere dalla bidimensionalità della pagina scritta per configurarle in presenze solide, in oggetti.».

autore
Gregorio Scalise
scheda dell'autore
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