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Sgaravatti

Guido (Abano Terme 1925-Montegrotto Terme 25/04/2019), pittore, scultore, grafico, ultimamente viveva a Montegrotto Terme.

Studioso delle filosofie orientali ha sempre indagato sui temi della psicologia del profondo e sulle connessioni tra la nostra cultura e quella orientale. Maestro yoga, ha tenuto numerose conferenze e corsi per la formazione di insegnanti yoga. Le strette connessioni tra il pensiero di Jung e il pensiero orientale lo hanno indotto a sperimentare, anche in strutture pubbliche, tecniche psicologiche innovative, documentate in studi e tesi di laurea. Nel campo dell'arte, già dall'immediato secondo dopoguerra, ha partecipato all'attività del Teatro dell'Università di Padova e in questo ambito ha stretto rapporti culturali e artistico con il mimo J.J. Lecocq e lo scultore Amleto Sartori, già famoso per le maschere realizzate per il "Piccolo" di Milano. Allievo dello scultore Luigi Strazzabosco, dei pittori Dolores Grigolon e Antonio Ferro, allora assistente di Cesetti all'Accademia d'Arte di Venezia, passando poi con il maestro Venanzio Crocetti ed quindi a Napoli con Emilio Greco. Da Giovanni Ardini ha appreso la tecnica della lavorazione del marmo e poi è approdato alle conoscenze della fusione in bronzo.

L'attività artistica attuale è principalmente orientata alla fusione del bronzo e ad una personale tecnica di incisione monotipo. Impossibile elencare le mostre: dalla prima a Gorizia nel 1954 all'ultima grande mostra di Lugano del 1998; così come i premi ricevuti. Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private ed è autore anche di opere monumentali sia di carattere sacro che profano, citiamo alcune: Monumento a Sant'Eustochia (1988, Messina), Porta dei Fiaccolari (1990, Saponara), L'arco (1991, Giardini Naxos), studi per portali di cattedrali (Formelle per la porta destra dell'Abbazia di Praglia, 1992).

Nel campo letterario ha pubblicato: La logica dell'irrazionale (1978), Patañjali. Yoga-sutra (1992, traduzione dal sanscrito e commento), Vedere la mente (2002), Il mito di Tara Verde (2005), Il pianeta dei folli (2007), Patańjali - Yoga sutra (20092), Il Monopolio del Magico (2011). Ha collaborato con il periodico "Mondo Libero".

Sulla sua complessa attività artistico-culturale hanno scritto molti critici, vediamone alcuni: A. Bambara «Lo spirito che pervade l'opera [Porta dei Fiaccolari] ci ricollega all'atmosfera delle arti e mestieri tipiche dei portali romanici.»; V. Benvenuti «L'esperienza gli offre un linguaggio proprio, che i mezzi espressivi razionalmente impegnano, secondo una sensibilità che si libera e si rende più efficace ed operativa, quanto e meglio l'artista è riuscito ad assimilarne la conoscenza. In tale particolare prerogativa S. si inserisce e si muove agilmente, sia quando fa della cronaca, sia quando la trasforma nella concretezza dell'immagine, nel momento stesso in cui si compie.»; S. Marini «…per lui l'arte è ricerca della realtà interiore e la pittura è un supporto che cerca il legame profondo dello spirito col dato oggetto.»; S. Maugeri «…ha una sua personalità e una sua idea della scultura, intesa come mezzo per rappresentare, con intelligenza e con amore, l'uomo e le sue vicende, l'indagine di una tipologia che scandagli nei moti della psiche e li traduca mediante l'elaborazione di strutture plastiche atte a fermare atteggiamenti, a indicare le ragioni segrete di una personalità, il suo autentico modo d'essere e non di apparire.»; C. Munari «Il tratto caratterizzante l'opera attuale consiste nell'inscrivere in uno spazio fluido e indeterminato i segni emblematici di una presenza: ma quella presenza – ch'era involucro di fisica grevità – viene catturata nella sua essenzialità e, una volta ricondotta sulla superficie, si trasforma nell'esatto riflesso dell'emozione che l'ha promossa.»; F. Solmi «I termini visivi (l'immagine) restano quindi legati ai precari equilibri di quella contraddittoria 'logica dell'irrazionale' alla quale S. si è riferito nel titolo di un suo libro e che limpidamente può dispiegarsi soltanto nella dimensione 'improbabile' della poesia, nell'affioramento appunto degli scompensi, delle tensioni, delle incongruenze che solo magicamente si ordinano nel fatto plastico e pittorico.»; A. Tarantino «Modulando il colore, scaldando un tono, essenzializzando la linea, interrompendo il segno, deformando i tratti, rinforzando i profili, spatolando con impasti dalla matericità granulosa, allargando le campiture, incidendo sottilmente le superfici, raffreddando la luce, riesce ad accordare, in una delicata sinfonia, ogni rapporto esistente tra i blocchi delle forme rappresentate.»; S. Weiller Romanin Jacur «…S. conduce un'indagine serrata della figurazione, ricollegandosi alla scuola postcubista per una scansione rigorosa dello spazio, che soltanto pochi anni or sono assumeva carattere quasi costrittivo di tessuto continuo, nel quale la figura compariva e scompariva a tratti, ritmata dal ripetersi della macchia bianca e del segno curvo interrotto. Queste caratteristiche subiscono successivamente una evoluzione sensibile: il tessuto si dirada, e compaiono invece elementi spaziali di luce-colore, laddove la scansione assume una linearità definita da ampi spazi ritmici…»; G. Werlen «L'amour porté par lo yoga le pousse, non vers les Italiens classiques, qui fondent leurs touches l'une dans l'autre pour éviter l'effet personnel, mais vers les oeuvres des nos grand fauves.».

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