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Slomp Ferrari

Lilia (Trento), poetessa e scrittrice, vive a Ravina di Trento. E' vice presidente del Gruppo "Il cenacolo trentino di Cultura dialettale" diretto da Elio Fox ed è anche segretaria della "Pro Cultura" di Trento. Ha collaborato a trasmissioni radiotelevisive su emittenti regionali.

Scrive sia in dialetto che in lingua italiana e in entrambe le modalità ha conseguito significativi primi premi in concorsi letterari: 1982: “Dante Alighieri”, Trento; 1984: “Gruppo culturale 84”, Trento; 1985: “La Madonnina”, Pescantina; “Guido Modena”, San Felice sul Panaro; 1986: “Vita”, Centro Aiuto Vita, Verona; “Alicante”, Vigolo Vattaro; “Bruno Roghi”, Sanguinetto“Pro Cultura Centro Studi Nonesi”, Cles; “Pro Loco Isera”, Isera; 1987: “San Valentino Necchi”, Bussolengo; “Circolo operaio Paganini”, Rovereto; “Giulietta 87”, Verona; “Pro Loco Isera”; 1988: “San Biagio”, San Biagio di San Bonifacio; “San Valentino Necchi”, Bussolengo; “Circolo operaio Paganini”, Rovereto; “Marega”, Marega; 1989: “Circolo operaio Paganini”, Rovereto; “Premio Barbarani” dell’Accademia Catulliana, Verona; 1990: “San Paolo”, Treviso; “Bruno Tosi”, Legnago; 1991: “Ulgibos”, Cavarzere; “Mattarello”, Mattarello; “Giacomo Floriani”, Riva del garda; “Aque slosse”, Bassano del Grappa; 1992: “Concorso Abano Terme”, Abano Terme; “Ulgibos”, Cavarzere; “Don Mario Bebber”, Levico Terme; 2003: "Controcanto italiano"; “Giugno del cacciatore”,  Castion Veronese; “Guido Modena”, San Felice sul Panaro.

Mumerose sono anche le pubblicazioni: En zerca de aquiloni (1987), Schiramèle (1990), Nonostante tutto (1991), Controcanto (1993), Amor porèt (1995), Leggenda (1998), Striarìa (2002), All'ombra delle nove lune (2005) Come goccia di vetrata (2008) e Ombrie (2012).

Sulla sua produzione letteraria hanno scritto, tra gli altri: R. Degl'Innocenti «La limpidezza del canto, la costruzione audace di parole che vibrano in una commistione di forza e di dolcezza ma anche d’inquietudine, di trasgressione, il desiderio che è urlo sommesso ed, allo stesso tempo, dolce abbandono, fanno di questa raccolta un pregevolissimo dono per noi lettori. I ricordi di un passato, che è memoria e nostalgia, sono traccia evidente: il filo conduttore del libro che unisce le vicende, le persone, gli umori in un afflato corale e unico con la natura. In tutto questo, quasi una narrazione, la poetessa assume toni rigorosamente lirici, anche per l’uso sapiente dell’endecasillabo, del quale spiega anche le motivazioni in una nota  in calce al libro stesso.»; R. Francescotti «In questa rete di  silenzi e memorie (l’infanzia, la nonna, la madre) che ogni volta cambiano di valenza; di magie iscritte nel segno dei fiori e degli insetti (soprattutto le api, così care a Emily Dickinson, poetessa di culto per Lilia); di smarrimenti, angosce  e presentimenti di morte si declinano i versi di S. F.»; F. Lepre «Nei suoi versi, dall'aggettivazione sorvegliata e scelta, eccelle la musicalità dell'endicasillabo e delle rime, nel continuo, magico gioco delle assonanze e consonanze. E tutto si traduce in una dolcezza lirica espressa con immagini stupende. Questi, sono versi che davvero viene spontaneo l'accostarli all'ardente visione di un mondo dove veramente, la Poesia aveva una sua particolare preziosità!»; G. Luongo Bartolini «L'espressività della S. F., peraltro, non può che riflettere il dramma interiore, spesso, di un tragico vissuto e dei suoi risvolti inguaribili, il quale va inteso e concluso come non differibile nel tempo, non evitabile nello spazio, destino o altro che sia, necessità di pagare lo scotto più arduo del nostro essere su questa terra. Molto forti e incisivi i suoi versi che fronteggiano e guardano ai particotari di un personale quanto enigmatico percorso, nel suoi tremori e orrori d'occasione.»; M. Mastrangelo «L’obiettiva difficoltà di far parlare l’interiorità così vivamente ferita della protagonista accentua la bellezza dei versi, che scorrono incisivi e toccanti, e che, ricorrendo ad una ricca trama di allegorie e di figure traslate, di originali metafore e di accostamenti inconsueti (gioco poetico del quale la S. F. è maestra ) danno particolare smalto sia alla rievocazione delle più crude atrocità, che all’esaltazione degli slanci più struggenti.»; L. Nanni «...le regole del buon tempo antico non sono da tutti disattese: ne è dimostrazione la silloge dell’autrice, che ha al suo attivo anche raccolte in dialetto (fa infatti parte del Cenacolo trentino di Cultura dialettale). È l’endecasillabo, cui viene dedicata l’ultima sezione del libro, a produrre gli esiti di maggior rilievo, versi mai schematizzati su formule fisse ma seguendo la libera ispirazione (Arcano); stesso discorso vale per il novenario, esemplarmente reso in Ritmo magia a volte con dialefe, es. ‘di chi v ha^una musica strana’»; P. Ruffilli «Nella poesia di S. F. domina la scena una deriva costante e impercettibile del ricordo, trainante alla ricerca del tempo perduto (dell'infanzia, della giovinezza e, via via, di ogni giorno e ora che sono andati avanti nella loro marcia inarrestabile). Il ricordo non si esaurisce affatto nella linearità del passato ricostruito come filo del racconto che si srotola verso dopo verso, ma si materializza nel ricchissimo intreccio delle immagini a dare corpo a luoghi, oggetti e figure di cui sono colme queste pagine. Un senso maturo della vita sostanzia i segni e i modi stessi, con la volontà di gustare gli aspetti del passato così cari e preziosi.».

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