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Stefanoni
Gian Piero (Roma 1967), poeta e critico letterario, vive a Roma. Laureato in Lettere moderne con tesi su Dino Campana ha esordito
col suo primo libro nel 1999. Già collaboratore di “Pietraserena” e “Viaggiando in autostrada”, è stato redattore
della rivista di letteratura multiculturale “Caffè” e, per la poesia, della
rivista teatrale “Tempi moderni”.
Ha pubblicato: Il mezzogiorno (1990,
Itifallici (1994),
In suo corpo vivo (1999, poesia), Geografia
del mattino e altre poesie (2008, poesia),
La stortura della ragione (2011, e-book),
Roma delle distanze (2011) e
Quaderno di Grecia (2011, e-book).
Numerose sono le
partecipazioni a volumi antologici collettivi, tra i quali: “La poesia dell’esilio” (1998), “Dai
parchi letterari ai poeti contemporanei” (2009),
“L’impoetico mafioso - 100 poeti contro la mafia” (2010),
“Nun si cuntunnu i ciri nta l’altari - omaggio a Don Milani”
(2011, a cura di Gianmario Lucini) e “Poetas siglo XXI-
Antologia de la poesia universal contemporaneas”, (2011, cura ed edizione di Fernando
Sapido Sanchez nel blog omonimo). Suoi testi sono apparsi sulle riviste: Pietraserena, Calamo, Keraunia, L’ortica,
L’Area di Broca, Il segnale, Plurabelle, Risvolti, Sinestesie, Le reti di
Dedalus, Nomadi mondi, Poeti del parco e sono stati tradotti e pubblicati in
Spagna (“Viceversa”, “Via Sole”) Malta (“Spektrum”)
e Argentina (“Alt 167”).
Ha conseguito significativi primi premi in concorsi letterari: 1997:
“Dario Bellezza”, Roma; “Via di Ripetta”, Roma 1999: Thionville
(Francia); 2000: “Garcia Lorca”, Torino; 2001: “V.M. Rippo”,
Spoleto; “Rosario Piccolo”, Patti; 2008: “Le Nuvole-Peter Russell”;
“Città di Venarotta”; 2010: “Linfera”, Roma; “Luci
poetiche”, Messima; 2011: “Leandro Polverini”, Lavinio;
.
Sulla sua produzione letteraria hanno scritto, tra gli altri:
I. Fedeli [In suo corpo vivo]
«Analizzando In suo corpo vivo a partire dai codici e dalle citazioni
proposte dall’Autore, la sezione introduttiva, Coloro che vanno ai morti,
nasconde, soprattutto nella scelta stilistica fatta esile e nelle continue
ripetizioni quasi ossessive, una visione della realtà resa tragica (non esiste
salvezza nemmeno nella separazione tra carne e idea, tra forma e sostanza) dal
fatto che tutto si chiuda nella carnalità, nella certezza della fine; non
risulta, infatti, un pensiero che tenda alla luce, alla perfezione, ogni cosa si
risolve in un ciclico ritorno alla morte, ad un Dio “della vecchiaia e del
dubbio”.»; G. Ladolfi [Geografia del
mattino...] «A lui non basta lanciare lo sguardo sull’esistente: sia questo
un episodio o la città di Roma o il paesaggio laziale o una mostra o un quadro o
una scultura, sia esso un incontro letterario o artistico, lo scrittore deve
scavare in profondità alla ricerca “dell’unica origine”:»;
S. Montalto [In suo corpo vivo] «L’elemento base della
linfa vitale del libro è la consistenza degli opposti: sono testimonianza le
poesie esilissime, quasi bave di fumo verticali della prima sezione e le poesie
dedicate ad Alberto Burri, autenticamente materiche, della seconda sezione.
Convivono anche i due elementi della forte visività di alcuni testi e della
densità data da forme quasi chiuse di altre. Convivono anche echi (ed epigrafi)
di autori apparentemente eterogenei. Convivono verità sussurrate, segreti facili
da infrangere e forti denunce, parole scoccate come frecce ed affondate come
pugnali. Ancora una volta insomma si dimostra che una buona poesia nasce spesso
dallo stridere di vettori opposti.»; M.P. Moschini
[Geografia del mattino...] «Ogni verso è un vaso dei venti che sprigiona
creature invisibili, aromatiche, sibilanti, un flusso di sostanze palpabili
nella concretezza dei sostantivi, ma inafferrabile per la sacralità del senso,
mai ridotto a solo significato. In questo aleggiare di contenuti forti,
disancorati dalle zavorre della decifrazione, si colloca il "nero" come
contrapposizione, dissonanza.»; P. Perilli [In
suo corpo vivo] «Cosa mi ha convinto di Gian Piero? Mi ha convinto non solo
il contenuto, già molto forte nell’urgenza del dire, ma la parola rivelata. La
capacità, molto rara di questi tempi, di saltare i trabocchetti degli
sperimentalismi fini a se stessi e le lusinghe, le sirene da un lato orfiche e
dall’altro neoesistenziali, trite e ritrite.»; A.
Spagnuolo [In suo corpo vivo] «Appare chiaro, in queste pagine
di S., il concreto approccio con una natura smitizzata dal suo fulgore romantico
per rincorrere, tra concretezza e astrazione, l’arbitrio delle forze esterne,
con le quali si riesca ad incarcerare la violenza del non detto e l’azzardo del
subconscio.», oltre a D. Argnani, A. Cappi, L. Nanni, M.M. Naasr, S. Zanghi e
altri.
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