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Tavčar

Giovanni (Trieste 1943), poeta, vive a Trieste.

Fin da giovane ha sempre scritto (poesie, un romanzo, una raccolta di racconti, le biografie di Schubert, Beethoven e San Francesco, critiche e scritti di carattere musicale e riflessioni religiose), ma solo dal 1995 ha pensato alla possibilità di pubblicare.

Ha pubblicato: Lo spessore del tempo (1995), Qualcuno verrà (1995), Il profumo dell'infinito (1997), Ta mala zemska vecnost (1997, in lingua slovena), Le albe di madreperla (1998), Ko bisere v oceh rojevaš (1999, in lingua slovena), Sospenda la cartomante il suo gioco di carte (2000), Quel poco che ancora avanza (2001), Le mie preghiere (2002), Oltre le nebbie del quotidiano (2002), La memoria delle origini (2003), Hoja v neskončnost (2004, in lingua slovena), Bisognerà presto voltare pagina (2005), Dih večarne besede (2005, in lingua slovena), Dove il cielo audace s’inarca (2006), Purché nasca qualcosa (2007), Umbria, terra ricca di energie e di sottili armonie (2008), L'eterna presenza (2008); I due grandi amori di Vincenzo Bellini (2009), Montanti resurrezioni (2009), L'inestinguibile sete (2009), Ed è subito sussulto (2010), Comparazione delle parabole artistiche e umane di Gaetano Donizetti e Vincenzo Bellini (2010), Storia della musica e dei musicisti di Sicilia (2010), Odselitev (2012, in lingua slovena), Imperscrutabile accelerazione (2012), Vrtoglasvost duse / Vertigine dell'anima (2013), Dizionario biobibliografico dei musiciste di Sicilia (2013), Via Crucis (2014), Per lenti processi (2014), Suprema avventura (riflessioni e meditazioni religiose) (2015), Come le maree. Raccolta poetica (2015), Dilagante eternità (2015), Euforia del giorno eterno (2016), Pulviscolari turgori (2016), Dalla mia aria natia (2016), Verso nuove partiture (2016), Ritorno a Vienna (2016), Il profumo delle memorie (2017), Armonici cromatismi emozionali (2017).

Con altri poeti ha pubblicato quindici raccolte poetiche dove ognuno era presente con un minimo di cinque e un massimo di tredici poesie per raccolta. Sue poesie sono state tradotte in diverse lingue, oltre allo sloveno: tedesco, inglese, spagnolo, portoghese, francese, romeno, esperanto.

Ha conseguito i seguenti primi premi in concorsi letterari, ultimi in ordine di tempo: 2001, “Omaggio a Sarajevo” San Giovanni in Persiceto; 2002, “Rosario Piccolo” Patti; “Il Portone” Pisa; “Michelangelo” Ovada; “Campanile delle vigne” Genova; 2003: “Voci e silenzi-Nicola Rampin” Pedalino; “A. di Benedetto s.” Chiusa Pesio; 2004: “C. Pavese-M-Gori” Chiusa Pesio; 2005: “Poesie in piazza” Patti; “Il Portone” Pisa; 2007: "Giovanni Gronchi"; 2008: "Alfonso di Benedetto", Chiusa Pesio; “Parole e immagini” Mellana di Boves; “Concorso poetico musicale”, Basel; 2009: “Premio Natale” Castiglione di Sicilia; “Città di Patti” Patti; 2010: “Parole in miniatura” Modica; “Parole in piazza” Montagnareale; “Alfonso Di Benedetto” Boves; 2011: “Poesie in piazza nel ventennale” Montagnareale; “Franco Bargagna” Pontedera; “Calliope” Ovada; “Rosario Piccolo” Patti; “Poesie in piazza” Patti; 2012: “Calliope” Ovada; “Michelangelo” Ovada. Oltre ai citati primi ha conseguito numerosi altri premi,

Sue liriche sono presenti in numerose riviste letterarie e Antologie poetiche. È inserito nel "Dizionario antologico e critico dei poeti, scrittori ed artisti italiani contemporanei" (1997), nel "Dizionario bibliografico della letteratura e arti figurative alle soglie del terzo Millennio" (1998), nel "Dizionario autori contemporanei" (1998), nella "Enciclopedia degli Autori Italiani" (2003), nel “Panorama di letteratura contemporanea” (2004), nel "Dizionario Antologico degli Artisti Italiani" (2006), nell'antologia "Poeti contemporanei" (2007), nell'antologia "Cento poeti per l'Europa del Terzo Millennio" (2007), nel'antologia "Prove - Scritti inediti" (2009), nella antologia "Universo umano e poetico e intellettuale di Leonardo Sinisgalli" (2011).

Sulla sua produzione letteraria hanno scritto, tra gli altri: M. Alemanno «Il poeta T. canta in quest'opera tutta la sua solitudine, mondo oramai indistinguibile dalla propria anima. Lo fa con luci ed ombre che ne rivelano l'acuta capacità analitica ed espressiva, affrontando ogni descrizione come scene sempre riflesse nel nitido specchio del vissuto.» «[Purché nasca qualcosa] Non si tratta di una semplice rassegna di pensieri sparsi, tanto acuti, quanto occasionali, ma di un vero e proprio percorso spirituale che richiama la mistica ascesi dei saggi, con le loro chiare visioni delle cose e delle idee... La penna dell'autore acquista proprietà quasi redentive per chi se ne lascia plasmare... Un'opera eloquente, dove all'abuso di alte e raffinate dichiarazioni di meno edificanti scrittori, si contrappone l'essenzialità del Vero... Una verità che non si lascia irretire nelle maglie di facili propagande e che in questi versi dimora e invade come fuoco che divampa.»; G. Bava «Con questa vincente raccolta di liriche [Oltre le nebbie del quotidiano], il noto autore triestino aggiunge una nuova perla alla propria già lunga collana di successi letterari che, in parte, ho già avuto l'opportunità di leggere ed apprezzare. ... Nella ricca raccolta in esame, redatta col consueto verso facilmente comprensibile, ci si sente accolti nel quotidiano del poeta come comprimari tanti sono i concetti e le situazioni condivisibili: è importante non perdere mai di vista il buono che c'è in noi e non lasciare che il male che ci circonda prenda il sopravvento.» «[Dove il cielo audace s'inarca] Tecnicamente perfetta, come tutta la poesia di questo autore, anche l'opera in esame si pone tra la migliore espressione poetica del momento e, accessibile e facilmente comprensibile, reca un importante messaggio di luce e di speranza a chiunque le si accosti.» «[Bisognerà presto voltare pagina] Come un profondo sospiri che segue alla presa di coscienza dell'essere, ancora si alza verso l'infinito la voce di T. per inviare alle genti il suo messaggio.»; A. Calonico «Emerge spesso dai versi del poeta triestino l’immagine di un giorno che muore, spazio dell’uomo, e del tempo che continua, ma effimero, perché noi uomini ci perdiamo.»; D. Camiciotti «Un testo finemente teologico [La memoria delle origini]: ciascuna poesia somiglia ad un capitolo di mistica agostiniana, o forse, e ancor meglio, al pensiero paolino (volendo proprio risalire alle origini).»; A. Campisano Cancemi (Umbria, terra ricca di energie e di sottili armonie) «...più che una raccolta di liriche il volume sembra una'appassionata dichiarazione d'amore del poeta alla terra di Francesco... Solo uno che passando per l'Umbria se ne fosse follemente innamorato, come capitò a Goethe durante un so viaggio in Sicilia, avrebbe potuto scrivere dell'Umbria con tanta meticolosità e dovizie di particolari... tutto ciò che cade sotto i suoi occhi si colora di vita, diventa silenzio o effervescenza, misticismo o alta musica, vertigine o estrema dolcezza»; R. Carlini «[antologia Un orizzonte di voci] La raffinata capacità di intrecciare trama intellettiva con ordito estetico è ormai una delle doti consolidate e riconosciute da tempo di T.... Il suo è infatti un lavoro che sa scavare nel linguaggio per mostrare il senso non temporale del valore della parola poetica... In questo senso la non comune base linguistica gli permette una speculazione lirico-filosofica che sa muoversi su registri diversi.»; M. Carocci (Ed è subito sussulto) «...emozionanti versi malinconici di sussurri lirici che lasciano spazio a immediate sensazioni. La poesia di T. è dirompente e diretta, si apre al lettore e fa fruire l'immediato senza orpelli o inutili fraseggi. Lo stile è serrante e ci porta chiaramente a un'evoluzione emotiva dove l'invisibile prende forma e movimento nell'immaginario. T. sa usare la parola senza mai cadere nella retorica e riesce attraverso una semantica ricca di particolari, di sfaccettature e con un buon ritmo a regalarci l'emozione di una poesia che "parla" e che "respira"... versi che sono un valzer di parole, dove non serve la musica quando questa è nel verbo stesso...»; F. Castellani (Imperscrutabile accelerazione) «Il percorso poetico di T. ha ormai, del resto, una fisionomia a dir poco inconfondibile e pregnante: per la nitidezza del suo pensiero, per la gioia che dimostra nell'osservare quanto si agita intorno e dentro di sé, per il modulare accattivante del suo verso... il poeta gioca assai volentieri con le parole, con la musicalità nascosta delle parole, con l'incantesimo che la parola esatta sa offrire... C'è in T. (e lo possiamo ben dire, avendo letto diverse sue opere) uno scroscio di serenità nel suo porsi dinanzi alla vita, in attesa di una risposta che allontani l'indifferenza di molti e dia speranza luminescente che nasce in lui dal saper credere "nel paradiso", dal suo tentativo di dare scacco matto al male, ben sapendo che il male è un "giocoliere abile e astuto...o»; «[Dove il cielo audace s'inarca] Abbiamo già avuto modo di leggere e di gustare la poesia di T., tra gli autori contemporanei più interessanti e prolifici... T. sa mettere in moto elementi e stati d'animo che lasciano il segno e che, in pratica, danno lo spunto per andare oltre l'immagine che ci viene offerta... Con versi brevi ed essenziali riesce a mettere in movimento rigeneranti abbandoni e smarrimenti... T. dimostra anche con questa nuova raccolta di poesie, di vivere a fondo la poesia e di avere trovato in essa un tramite non indifferente per superare l'impasse che assai spesso condiziona il nostro vivere attuale.» «[Purché nasca qualcosa] Continua a sorprendere T. per la sua grande capacità di calarsi nei perché della vita... Ogni poesia penetra nell'io, estrapolandone pulsioni, attese, momenti di sconforto e di subitanea speranza... Versi brevi, comunque, i suoi, versi a tratti sofferti e narrativi, più spesso aerei, vivi e concreti, modulati sul filo di un lirismo intimo che costituisce, non a caso, la misura stessa del suo essere poeta e umano a tutto tondo... T. si conferma dunque come una splendida realtà nel contesto della nuova poesia italiana.»; M. Chessari «[Purché nasca qualcosa] Una raccolta di poesie crude e taglienti, tese a riscattare l'autentica essenza della fede... Ci troviamo davanti a una poesia vera, aspra e senza mezzi termini; ogni sillaba dei suoi versi ci rimbalza in testa carica di significati e ci invita a riprendere il cammino della salvezza... Altro aspetto degno di interesse è l'accento filosofico che marca alcuni dei poemi di questa raccolta... Poesia religiosa, dunque, ma anche proiettata verso temi quali l'eternità, l'Assoluto, il pellegrinare dell'uomo nello spazio e nel tempo.»; M. Coretti «Dire che il triestino T. è un poeta di luce è forse troppo azzardato, eppure nelle sue poesie ricorre spessissimo il termine "luce"; è la parola che meglio di ogni altra esprime la sua tensione, il suo desiderio di orizzonti luminosi, di certezze chiare. ... È una poesia intimista, uno scandaglio interiore, un interrogarsi che trova nell'altro, nel mondo d'oggi solo caos e stordimento ed esteriorità e materialismo, mai silenzio e riflessione e un guardarsi dentro. Il poeta sente invece il bisogno di fare un consuntivo, di fermarsi sulla soglia dell'infinito, di ricorrere sempre più alla memoria, di vivere il disagio dell'ora abbarbicandosi però alla speranza...»; A. Crispino «[Dove il cielo audace s'inarca] Ancora una nuova opera del bravo T., poeta di fama nazionale, e non solo... Sono certamente tantissimi i lettori che leggono e amano T. per quel suo modo composto di esprimersi, raffinato e semplice, e per i temi luminosi che evocano la speranza nella gioia senza fine... Dopo aver letto questo libro, ci si sente sazi di serenità, appagati sul piano culturale e spirituale.»; C. De Martino «[Dove il cielo audace s'inarca] Poesia dai connotati metafisici, nella quale l'autore trasforma la sua incessante ricerca in cifre poetiche... Sembra di trovarsi davanti a un novello Siddharta, tutto teso in un cercare che è già di per sé un trovare il bisogno di evadere dal limiti del proprio io e spaziare nella panica immensità del Tutto, respirare il divino, vivere nell'eterno... Siamo di fronte a un poeta pensatore che, attraverso un linguaggio semplice, ma incisivo, trasforma la poesia in icona di ricerca.»; V. De Mattei [Ed è subito sussulto] «I versi di T. sono a dir poco illuminanti... è una poesia dura, questo va detto, una poesia anche molto cupa, ma, forse proprio per questo, porta in sé una carica di verità assolutamente travolgente... l'atteggiamento del poetasi può prestare forse a essere frainteso e interpretato come pessimismo. Niente di più sbagliato. Quello di T. non è pessimismo: è lucido e consapevole disincanto. Ma è proprio questa "brutalità" a conferire un'efficacia senza pari ai suoi componimenti. E' come vedere per la prima volta qualcosa che abbiamo sempre avuto davanti agli occhi»; F. De Napoli «Lo scrittore triestino bilingue vive un tipo di religiosità alla costante ricerca di "nuove dimensioni" di purezza e di comunione col divino e con il prossimo, nel segno di "un'interezza mai | ancora | sperimentata". La memoria delle origini è una silloge di grande semplicità e immediatezza, dai toni puliti e stimolanti, concreti e convincenti, pur toccando le problematiche impenetrabili e sfuggenti della fede. ... il poeta scava nello zoccolo duro della propria coscienza, sforzandosi di comprendere e di esprimere la spiritualità dell'individuo inteso nella sua assoluta unicità.» «T. privilegia - non soltanto quale valido strumento di conoscenza, ma come stile di vita e finalità ultima del proprio essere - la propria fede. Una fede consistente nella spasmodica ricerca di un contatto con l'assoluto. Da ciò discende che egli non rifiuta il ricorso alle forme e metodologie più svariate che possano avvicinarlo al mistero del creato... Poesia dimessa ma anche risoluta e coraggiosa...»; E. Diedo [La memoria delle origini] «Composita raccolta poetica dal sapore di scientifica rubrica teologica. Il presupposto è logicamente filosofico. Si tratta quindi di filosofia in versi. Una teoretica del bene e del male che, con apertura ad una successione di metafore e di citazioni bibliche, evangeliche ed agostiniane, s’innalza a poetica dai mille risvolti, dogmatici, catechetici, cosmici, innodiachi, misterici... navigando le trascendentali acque del divino e della Divinità.»; A. Faber «Quando la parola poetica incontra l'intelligenza riflessiva e la capacità di scavo autocritico, l'epifania lirica che ne scaturisce mostra esiti inusuali e di ampia complicità. Ed è questo che subito accade leggendo i versi di T., autore noto per la qualità dell'ampio panorama espressivo del suo lavoro, sia per la straordinaria capacità comunicativa che cattura immediatamente la percezione sensibile del lettore.»; I. Hergold «[Questa esigua eternità terrena - Ta mala zemska večnost] Resta un dato di fatto la constatazione che l'autore sia un poeta, cioè un uomo profondamente pervaso dai misteri del mondo. Ed è particolarmente convincente quando scende dalle azzure altezze nel nostro segmento di spazio e di tempo e lo misura con il metro delle sue vissute esperienza... Per lui essere poeta vuol dire la stessa cosa che essere uomo; uomo che vive in Dio, uomo che è "povero" nell'originario e più genuino senso francescano.»; A. Izzi Rufo «La poesia di T. è nitida come acqua di sorgente, dolce e musicale come il mormorio dei ruscelli, è l'espressione di un animo delicato e sensibile che riesce a commuoversi di fronte ad un angolo ameno della natura, un fiore, una farfalla, un tramonto, una falce di luna... a rincorrere sogni, a percepire il profumo del cielo, le purezze dell'infinito, la voce del mare, i "soli della verità", a ritrovare, in un iter a ritroso nel tempo, e con un certo rimpianto, 'sapori' smarriti: "il senso dello stupore, la sete dell'eterno vagabondare, il bruciante desiderio di ritorni senza speranza".»; F.G. Le Piane [Comparazione delle parabole artistiche...] «Che cosa hanno da spartire la vita e l'opera artistica di Gaetano Donizetti e quella di Vincenzo Bellini? Moltissimo: ce lo dice con dovizia di particolari T. in un agile trattato... il libro in questione procede per analogie e discordanze nell'esaminare la vita e l'opera dei due grandi giganti della musica... si intuisce il grande amore di chi scrive per i due artisti e per la musica in generale. Si nota anche la grande ricerca documentaristica effettuata per arrivare a conoscere e a trasmettere in modo chiaro, piacevole e illuminante le due vita...»; G. Luongo Bartolini [Quel poco che ancora avanza] «...indica un progetto memoriale e di presenza attiva nel nostro e suo tempo. ... ed ingloba un periodo ricco di quella vitalità che non scade nella malinconia, ma si carica di forti impressioni, sentimenti, visioni anche tralasciate, a volte, nel ritmo minuto dei giorni e nella trama dell’esistenza...»; A. Manitta «La sua collocazione geografica e la conoscenza di alcune lingue europee lo mettono in contatto con culture profondamente diverse, anche se complementari. Scrive infatti indifferentemente in italiano, in sloveno ed anche in tedesco. ... La poesia di T. è una poesia coinvolgente, tocca profondamente il cuore per le espressioni dolci e delicate. Si tratta di una poesia non convenzionale, ma legata alla contemporaneità e all'attimo fuggente. ... La poesia di T. è aerea e lirica, dislocata quasi tra sogno e fantasia, tra realtà e immaginazione, tra ideale e contingenza.»; A. Mosca «Leggendo quest'ultima opera di T. [Quel poco che ancora avanza], mi è venuto il pensiero di come sia frequente nei poeti il rimpianto del passato, spesso unito alla sensazione di essersi lasciati sfuggire le occasioni di rendere più intensa e appagante la propria vita. Eppure chi scrive versi come questi non può che aver fatto tesoro di ogni esperienza, coniugando la saggezza che viene dagli anni con la speranza della "terra promessa", un'immagine difficile da cancellare.»; E. Neri «Autore di straordinaria polivalenza espressiva, aperto a tre aree linguistiche (italiana, slovena, tedesca), T. sa condensare e al tempo stesso dilatare l’incontro tra le culture che hanno alimentato e alimentano la sua fertile produzione. È inoltre un raffinato saggista e musicologo, e nella correlazione con la tradizione classica queste diverse fonti culturali si manifestano con una cultura sempre attenta agli eventi del mondo.»; G. Palmisano «Sono pagine poetiche queste [La memoria delle origini], di febbrile anelito, ma anche di grande serenità: una serenità che T. sembra aver raggiunto non senza quel sofferto scav interiore che il suo percorso poetico ha via via esternato - e il pensiero ci porta al tormentato misticismo di un Boine e di un Rebora. ... Specchio di una dolente visione esistenziale, il percorso poetico di T. traduce i momenti di certa angosciosa introspezione che l'a. - uomo appartato, collaboratore di prestigiose riviste, gli sono andati significativi riconoscimenti - ha evidenziato con incisiva intensità in tante pubblicazioni.» «Proiettate in una dimensione intimista ed esistenziale, le liriche de Le albe di madreperla si schiudono a un'ansia di conoscenza intesa a percepire quel fluire del tempo, invalicabile barriera di un orizzonte che non ha più confini, se non quelli del mistero. Un mistero che avviluppa anche il quotidiano, sospeso tra ricordi e speranze, avvilimenti e nostalgie…»; G. Parra «Metafisica dell'anima, dunque, così vicina a tutti noi, tragici viandanti sul sentiero dell'esistenza.»; D. Poniž «T., figlio di genitori sloveno-austriaci, educato nello spirito di una tolleranza multiculturale, cittadino di un'Europa mitteleuropea, strettamente connesso con il micelio di tre culture diverse, quella latina, quella tedesca e quella slovena, è un poeta dall'espressione bilingue, che in entrambi le lingue, quella slovena e quella italiana, naviga alla scoperta delle rispettive caratteristiche poetiche, degli specifici colori linguistici, delle connaturate risonanze ed echi. […] La sua è una poesia fresca, non convenzionale, talvolta segnata da eventi temporanei, legati all'attimo fuggente, altre volte immersa in realtà senza confini; una poetica piena di immagini, colorate dal suo stesso profondo sentimento; una poetica senza barriere che giungerà sicuramente al cuore dei lettori.» «[Questa esigua eternità terrena - Ta mala zemska večnost] Posso tranquillamente affermare che T. è un poeta nato, un poeta per grazia divina... Sensibile cronista che percepisce anche i più deboli cambiamenti dell'esistere nello spazio e nel tempo... Una silloge che non ci testimonia solo la vitalità e l'emozionalità dell'odierna letteratura triestina slovena, ma anche la nscita, sotto il suo cielo, di un nome nuovo, che pone con il suo linguaggio poetico interrogativi diversi, ma comuni e vicini a tutti.»; G.P. Prassi «C'è questa energia che fluisce nei versi di T., staffilate di verità, incalzanti versetti di un salmo da sentinella del mattino. Una scrittura che valuta molto la funzione delle immagini poetiche.»; L. Pumpo «…i versi di T. appartengono a un poeta maturo ed equilibrato. Le tematiche sono quelle esistenziali della vita, della morte e di un quotidiano da cui il poeta non sfugge perché non vuole ripararsi in prati di silenzio, ma vuole vivere con ricchi spunti di meditazione. Siamo di fronte ad una poesia nuova, attuale, umile però nella sua dignità di colloquio e di confronto. […] Arte e pensiero vengono a fondersi nella luce musicale dei versi che, per naturale tendenza, si manifestano con gioia e partecipazione.» «Il poeta si sente parte del tempo in cui vive, ne avverte le contraddizioni, le angosce e la sua poesia nasce come conforto e denuncia insieme, con richiami forti e desiderio di riconquistare l'uomo alla fede dei nostri padri.»; E. Rebecchi «La prima cosa che colpisce leggendo le poesie di T. è la linearità di ragionamento che si avvale di un'estrema chiarezza espressiva. Tutti i testi si presentano privi di fronzoli, senza ghirigori ad effetto, lontani dalla ricerca del sensazionale. È una poesia sostenuta da un garbato nitore di immagini, che si offre al lettore come racconto comprensibile e dove i pensieri, le riflessioni e il personale porsi in gioco, interagiscono per un voluto risultato di leggibilità.»; R. Rizzoli «T. è un poeta di riconosciuta capacità creativa e soprattutto è uno di quegli scrittori che sa mantenere con coerenza la riconoscibilità della sua cifra letteraria, riuscendo al tempostesso a donare al lettore sempre nuove immagini e profili emotivi.»; G. Semacchi Gliubich «Ci siamo occupati del poeta triestino T. in occasione di tutta la sua precedente produzione, apprezzando la sua scrittura limpida e densa di sentimenti, ma abbiamo notato in questo volumetto [Sospenda la cartomante il suo gioco di carte!] una maturazione esistenziale nell'affrontare le tematiche e un rigore espressivo nell'esprimerle. I versi scarni e concisi, toccano il lettore e lasciano il segno, inducendolo a riflettere. La poesia di T. si è fatta più rarefatta ed in molte composizioni si nota un anelito di misticismo che sconfina nello spazio infinito.»; S. Sirio «Le liriche che compongono la raccolta Quel poco che ancora avanza di T. sono affascinanti e meditate sia se prese ognuna per conto proprio che se lette invece in successione. ... Dalle liriche dell'a. traspaiono energia, forza, tenacia, ma anche amore, dolcezza, fiducia e speranza; tutti elementi che costituiscono un cocktail di sentimenti e virtù che portano il lettore ad immedesimarsi nel poeta...»; R. Tani «[Bisognerà presto voltare pagina] Questa splendida e ampia silloge vanta tanti tasselli poetici tormentati, smistati nel mosaico dei sogni, illusioni e speranze immerse nel gioco dei contrasti fra Uomo, Natura e Spirito... Tutto è avvolto nel mistero e sembra un vero miracolo.»; F. Tomizza «Ho letto e riletto tutte le poesie dei suoi tre libri e, se non mi sono riconciliato con il mondo, certamente ne ho tratto conforto e stimolo a confidare nella presenza, domani nella compagnia, di persone sensibili e aperte come lei. ... Devo esprimerle le mie felicitazioni per come, da bilingue, lei padroneggia superbamente la nostra lingua italiana fino all'uso azzeccato dei neologismi più efficaci e nell'impegno della parola-pregna, insostituibile o felicemente azzardata. ... Nella sua poesia mi sono confortevolmente specchiato.»; P. Topa «Poesia quanto mai accattivante ed eticamente significativa quella che consacra T. come valido paladino di una attualità indiscussa.» «[Dove il cielo audace s'inarca] La poetica di T. è ardente come il suo spirito creatore; un fervore, quello suo, istintivo, che pervade tutte le sue composizioni, specchio di un animo in continua evoluzione, alla ricerca di sempre nuove vie da percorrere.»; G. Villa «Alla ricerca dell'essenziale, il nostro poeta deve necessariamente scrutare le sfumature della vita, nel bene e nel male,, e sembra che nulla sfugga al suo sguardo acuto e indagatore. E così il silenzio che conduce alla presenza di Dio prevale sulle luci brulicanti della quotidianità 'slambricciata'.»; G. Villani [La memoria delle origini] «Sei le sezioni dell’ultima silloge di questo poeta triestino. Temi fondamentali: la creazione, la memoria delle origini, gli interrogativi su quale Chiesa siamo, sul tempo delle crocifissioni, sull’autenticità della nostra adesione agli insegnamenti divini e lo spazio riservato a Dio.»; O. Zaccaria [Bisognerà presto voltare pagina] «Potremmo dire che T. è un acuto esploratore di emozioni, di vicende ed accadimenti che in bene e in male hanno segnato e ancora segnano la sua vita e, in senso più ampio, quella di ogni uomo. Più semplicemente ci piace riconoscerlo come un singolare viaggiatore della’nima. Ben capace di sondare i misteriosi percorsi umani, le incertezze, le piccole e grandi avversità di ogni giorno, le inquietudini legate alle aspettative di un futuro labile e non sempre definibile.».

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