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Claudia Manuela (Codroipo 1970), scrittrice, giornalista, critico letterario, saggista, biografa, poeta, vive nella campagna friulana. Laureata in Lettere e filosofia (dal prof. Clemente Mazzotta ha ereditato la passione per Vittorio Alfieri e dalla prof. Margherita Azzi Visentini l’interesse per la Storia dei Giardini), ha lavorato in diverse gallerie d’arte. Collabora con riviste e siti internet e, dopo aver curato con Marco Baiotto il sito www.icavalieridellapoesia.it, ora si occupa di cani e letteratura in www.lordglenn.com.

Ha pubblicato: Frecce di luce (2003, con illustrazioni di G. Sesia della Merla, in cd-rom), Il giardino dei coralli (2004, poesia), Dalla caduta della Serenissima alla Seconda Guerra mondiale. Udine: storia urbana (2004, saggistica), Frecce di luce (2005, poesia, prefazione di R. De Lauro), Il fuoco di una vita. Biografia del pittore Gianni Sesia della Merla tra memorie e speranze (2005, biografia, prefazione di A. Mistrangelo, anche in versione cd-rom per ipovedenti), Scarti d’autore (2005, poesia), L’età dell’oro e della ruggine (2005, poesia, prefazione di D. Cara), Brina Maurer (2005, romanzo psicologico, lettera-prefazione di B. Maurer ad A. Baricco), Ilbacodaseta (2006, saggistica, prefazione di S. Gros-Pietro), Case di scrittori (2009, co-autore Gilberto Coletto). Ha scritto prefazioni per alcune case editrici (Edizioni del Leone, Carello, I Fiori di Campo).

Sue opere sono consultabili presso le Biblioteche dell’Istituto Italiano di Cultura di Lisbona, Salonicco, Istanbul, Zurigo, Tunisi, Toronto, Sydney, Stoccolma, Melbourne, Bucarest, Città del Messico e presso la Biblioteca della Fondazione “Corrado Alvaro”.

Ha conseguito alcuni primi premi in concorsi letterari: 2002, “Féile Filíochta International Poetry Competition”, Dublino; 2003, “Fra Urbano della Motta”; 2004, “Nuove lettere”; 2005, “Nuove lettere” in due sezioni diverse; 2006, “Parola di donna”; "Città di Sarno"; 2007: "Città di Trieste".

Numerose riviste e quotidiani hanno dedicato spazio alle sue opere: Bloc-Notes, Capoverso, Scriptamanent, ilfilorosso, Specchio della “Stampa”, La Mosca di Milano, Vernice, Scorpione Letterario, Nuove Lettere, Inchiostro, Il Gazzettino, il Friuli, Progetto Babele, Presenza, Il Ponte Italo-Americano, Corriere dell’Arte, L’Eroe, La Ciotola, Pomezia - Notizie, La Nuova Tribuna Letteraria, Leggere: tutti, Il Convivio, Verba Volant, Poeti nella Società, Italia Arte, Contemporart, Fermenti. È presente in antologie letterarie: "Respiri coniugati" (a cura di D. Cara), "La poesia onesta" (a cura di V. Esposito). Fa parte della giuria di concorsi organizzati dall’Accademia Internazionale “Il Convivio”, sulle cui pagine ha pubblicato una traccia di manifesto letterario. Ha ricevuto segnalazioni alla radio e nella stampa estera. Suoi materiali sono presenti in molti siti internet.

Suoi materiali sono presenti in diversi siti internet. Sulla sua produzione letteraria hanno scritto, tra gli altri: M. Alunni «La delicata trama dei versi sottolinea ancor di più, per contrasto, la profonda e forte vocazione ad interrogarsi, la poetessa si pone infatti quelle domande scomode che riguardano il femminile e che troppo spesso vengono trascurate dai cantori ufficiali. Non c’è soffio di alisei, né urlo che non trovi la via della sua sensibilità»…«Se leggiamo questa poesia sarà dunque per essere più autenticamente noi stessi, per non fuggire inutilmente, cadendo in tautologiche condizioni di conformismo.»; M. Baiotto «[Brina Maurer] Il romanzo è un’opera coraggiosa, di questi tempi eretica come lo è la morale, che cela tra la leggerezza di uno slang giovanile piacevolmente caustico (che s’ispira e aspira ai fasti dell’opera capolavoro Il Giovane Holden di Salinger), una fortissima critica alla “pornificazione” della società contemporanea. ... La T. dimostra di padroneggiare la critica e la dialettica di genere e, tra le righe brucianti di contrasti, trascina con maestrìa le coscienze spavalde e liberali nel suo mondo incontaminato di emozioni forti ma pulite, di riflessioni taglienti ma sacrosante, per trascendere sterili e ingenue guerre di statistiche contraffatte e supposte tesi ontologiche, per schiaffeggiare il torpore malsano dell’uomo con le sue urla di dolore, quelle per cui i singoli tragici casi valgono ben il prezzo da pagare per la restrizione come regola.»; D. Benigni «[Brina Maurer] Un meritato trofeo letterario, per una storia sferzante e originale, raccontata quasi dando del “tu” al lettore, come in una conversazione tra due mondi che si comprendono, e si prendono al volo. ... Il tono sarcastico, a tratti glaciale e mai buonista con il quale è narrata la vicenda, pone l’accento sul concetto di moralità, su valori di purezza e sincerità, espressi senza i convenevoli mezzi termini e difesi a spada tratta da un cervello intelligente, e da un’anima indelebilmente segnata dal dolore. ... “Dedicato a chi pensa che ira e aggressività siano fini a se stesse: verrà clamorosamente smentito.»; E. Cantino «Le Frecce di luce della poetessa T. sono aspre e aguzze. Tagliano. Forse più del vetro. Ed è proprio questa idea, come pure quella di cose che s’infrangono, a costituire una delle sue principali ossessioni tematiche. Viene quasi da pensare ai cocci aguzzi di bottiglia che hanno reso famoso Montale. Versi che feriscono, si diceva. Per questo, nelle sue liriche domina il rosso, che è il colore del sangue – se ti tagli, un po’ ne perdi – e del fuoco, entrambi simboli della vita, ma anche della morte. La presenza o assenza di entrambi gli elementi può portare a vivere e a morire. Colpiscono soprattutto i suoni presenti nella raccolta, specie la prevalenza del suono liquido erre. Si ha quasi l’impressione che questi componimenti mordano. Il tutto fra rime, mezze rime, assonanze e anagrammi (ne registriamo almeno uno, nell’accostamento delle parole arsa e rasa). Una poesia “cosale”, che si nutre di numerose suggestioni, pescate da architettura, poesia, letteratura. Per una poetessa che dimostra grande padronanza del mezzo e rara consapevolezza lirica.»; D. Cara «Questa poesia, per più simboli e specchi d’opera, non teme le verità naturali, sia perché non è derivata dal lungo corso delle mode, né da manifesti e slogan pretestuali, sia perché la rapida dosatura, reca con la sostanza esibita una notevole e decisa volontà di esaltazione dell’esistenza, sottolineata da rituali di danza, a effetto madrigalesco, con episodi incorporati al gioco dei nodi problematici e in lingua ripresa dalle visioni, in cambio di tutto, persino delle memorie che la mente ospita nell’album di ricordi, e dove si ha puntualmente notizia di ciò che anima l’indecifrabile e le incertezze dei poetici segreti, fulminei o scomposti che siano.» B. Castellini «L’udinese T. reginetta della poesia a Dublino»; F. Emanuele «[Brina Maurer] Trovo che la più grande fortuna di questo romanzo sia la maniera in cui è scritto. La lettura scorre veloce sin dalle primissime righe. Lo stile è pulito, immediato e... familiare. Uso il termine “familiare” perché Brina Maurer è veramente scritto adottando un gergo comune (a differenza di tanti libri che ne “forzano” l’uso), e questo lo rende molto più reale, molto più concreto. Inoltre la protagonista è poco più che maggiorenne, e la scrittrice è riuscita a renderla giovane tanto nel linguaggio quanto nella psicologia. Ultimando la lettura dell’ultima pagina è quasi surreale tornare alla realtà e rendersi conto che si sta chiudendo un libro, perché la sensazione è che sia stata Brina Maurer stessa a narrarci tutto, di persona seduta davanti a noi.»; S. Gros-Pietro «Ho appena letto il suo saggio ilbacodaseta, dedicato allo scrittore Domenico Cara e desidero congratularmi con lei per il suo lavoro, che mi è parso ricco di considerazioni geniali e di puntigliosa informazione, entrambe sempre pertinenti e garbate verso l’autore, senza mai scadere nella piaggeria. Anch’io penso che Domenico Cara sia autore meritevole, di prodigiose possibilità creative e riflessive; è un patrimonio della nostra cultura; lei ha avuto in mano un’occasione impegnativa di studio e ha saputo realizzarla bene.»; A. Izzi Rufo «[Brina Maurer] Un linguaggio risentito ma schietto e genuino, di “chi non ha peli sulla lingua”, spiritoso, sarcastico all’evenienza. L’autrice si esprime in prima persona e ciò fa pensare a un diario, a una storia personale. Lo è? È una storia inventata? Non lo sappiamo. Comunque sia, un encomio a T., alias Brina Maurer, per averla resa viva e reale, per la sua sincerità, il suo sfidare tabù e apparenze, il suo mettere allo scoperto se stessa senza preoccuparsi dei giudizi mordaci di coloro - gente pettegola, ignorante e depravata, secondo lei che le sono intorno.»; M. G. Lenisa «...ti ringrazio per il libro profondo e loico ed insieme fantasioso e gradevole di critica, leggibilissimo nei vari percorsi della poesia di Domenico Cara. La ragnatela di Domenico Cara ha tante ‘vite’ ed è davvero splendidamente invitante, non ostante il rischio … nel quale Lei non corre»; L. Nanni «[Brina Maurer] C’è una specie di ossimoro nella definizione (IV di cop.) di “trasgressiva e moralista” riferita all’a., ma in effetti ciò è possibile, poiché proprio attraverso la trasgressione si riesce a conoscerne le implicite cause. In questo romanzo indubbiamente originale la scrittura pur coesa attinge al gergo studentesco (alcuni termini spiegati alle pp. 87-88) unitamente a un desiderio di “bellezza e purezza”: comprensibile quindi l’istinto “blasfemo” di fronte a una realtà che spesso risalta nei suoi aspetti più ripugnanti, e giustificabile il moralismo se inteso come indole personale.»; P. Ruffilli «Ho letto con interesse il suo libro L’età dell’oro e della ruggine, ottimamente presentato dalla nota critica di Domenico Cara»… Sono rimasto coinvolto dalla lettura per tutta una serie di consonanze e affinità.»; O. Tanelli [Ilbacodaseta - NellaragnateladiDomenicoCara] «Premettendo che non è facile impresa recensire un saggio esegetico di questo genere, cioè fare la critica della critica, ci teniamo a sottolineare che la T. ha raggiunto lo scopo che, secondo noi, si è prefissa: cioè, quello di attenersi all’ermeneutica semantica che fa sfociare la razionalità nel relativismo, l’epopea nel frammento, la vita quotidiana negli aforismi, il mistero dell’inconscio nella purificazione linguistica di una realtà letteraria e poetica che si evolve ed assume caratteri modernistici. In quest’ottica precaria e transeunte, il labirinto diventa la prigione della solitudine, il carcere di chi scopre di essere diverso dagli altri non solo per la carica di scibile e di cultura, ma anche per la ricerca di forme essenziali del linguaggio nelle quali la parola riacquista il suo vero significato nella sua connotazione etimologica. E qui sta il grande merito della T.: la capacità e il coraggio di dire la verità senza sotterfugi e di sostenerla con una solida cultura, con gli afflati emotivi della libertà di scelta e di autonomia estetica.»; Rivista “Verba volant” «[Brina Maurer] In fondo Brina si è impossessata della nostra autrice, come ci confessa nella prefazione ... per scrivere e per confessarci i suoi più remoti pensieri e la sua voglia di lasciarsi tutto alle spalle, fuggire via per allontanarsi da tutto e da tutti.». Oltre a: M. Alunni, F. Banchini, F. Batini, F. Buldrini, R. Casciano, F. Castellani, D. Cerroni Cadoresi, E. Conti, N. Corsalini, M. Cucchi, M. Dilettoso, M.T. Epifani Furno, V. Esposito, F. Figurati, M. Gatto, M. Lenti, G. Li Volti Guzzardi, G. Luongo Bartolini, A. Manitta, G. Manitta, C. Manzi, P. Matrone, L. Monaco, M. A. Mòsele, M. Napoli, W. Nesti, T. Petrecca, F. Piluso, P. Seddio, M. Siepi, C. Taricano.

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Claudia Manuela Turco
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