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Turnu

Antonio (Oristano 1961), poeta e giornalista, vive a Oristano. Collabora con alcune riviste e quotidiani; sue opere sono inserite in antologie letterarie, nel "Dizionario degli Autori Italiani Contemporanei" e nel volume "Art Diary". Ha pubblicato alcune opere poetiche: La danza delle stelle (1989), Poesie (1991), Tantalou fenice Talanta (1992) e I sensi nel prisma (1996), Caleidoscopio di Anime e Corpi (2002), La casa dei ricordi (2004), Il velo lungo la notte (2006). In occasione della “Fiera Più Libri Più Liberi” tenutasi a Roma nel Palazzo dei Congressi Eur, dall’8 0’ 11 dicembre 2005, presso il Caffè Letterario della Fiera, gli attori Marzia Turcato e Andrea Bonella hanno letto alcune poesie di A. Turnu tratte dall’Annuario “La scatole delle parole”, con accompagnamento alla viola del Maestro Daniele Marcelli.

Sull'opera poetica di T. hanno scritto: Accademia "V. Alfieri" «Caleidoscopio di anime e corpi è un volumetto alquanto complesso con il quale si conosce un poeta modernissimo nell'uso della parola-immagine, maestro nella sintesi post-ermetica. Volume arricchito e vivacizzato da riproduzioni di opere d'arte di pittori e scultori, per lo più sardi come l'autore: Antonio Corriga, Maria Lai, Nuccio Leoni, Angelo Liberati, Lino Pes, Pinuccio Sciola. I versi di T. sono stati tradotti anche nelle principali lingue europee, francese, inglese, portoghese, spagnolo, tedesco e sono presenti in antologie distribuite in tutti i continenti e di questo ci dà un saggio con alcune poesie completate con le loro traduzioni.»; M. Alemanno «Il lirico T. nei suoi versi affronta il tema della vita cercando di carpirne i segreti più intimi e sempre senza spingersi nella pura analisi del proprio io. Al contrario, vi si scorge in maniera chiara ed efficace, l'anima dell'a., la quale invita a camminare con sé nella grande mostra di credo, sentimenti, emozioni, esperienze, segno di una maturità d'animo ormai giunta ai limiti dell'intellegibile. Forse a volte ostico ed ermetico, il pensiero mette alla prova le capacità di analisi del lettore, in modo particolare per quelle punte di 'spiritualità' che sono state carpite dall'esperienza di chi le narra, a un mondo tanto denso di significati e di messaggi.»; B. Bandinu «I sensi del prisma di T. è una raccolta di poesie dove la parola si rifrange sullo specchio dell'acqua, come luce sul vetro, esplodendo in mille riflessi e sensazioni. Il poeta percuote la tastiera dei suoni, dei colori, dei sapori e degli odori in una compenetrazione dei sensi. La sinestesia dice del colore della voce, della visione del suono, del sapore di una nota musicale. Ciò che più colpisce nella poesia di T. è la carica pulsionale della parola e del verso, come forza materica e come densità molecolare. L'atto di parola è un composto chimico, esplora giacimenti impuri per forgiare forme possibili. Ne I sensi del prisma i versi si dispongono tra pieni e vuoti nella pagina, raggruppandosi e distanziandosi, alla ricerca di una scansione grafica nello spazio bianco ingovernabile.»; G. Bárberi Squarotti [La Stampa] «Gli elementi che affiorano dai racconti, figure, paesaggi, avvenimenti [La casa dei ricordi] – oltre un attento recupero di fatti, usanze, cerimonie che riguardano il patrimonio culturale della Sardegna – acquistano una valenza che colpisce e rimane impressa nell’animo del lettore. I rapporti interpersonali, familiari e quelli che riguardano il lavoro della terra, non sono elementi accidentali, ma hanno una loro incisiva importanza nell’ambito della narrazione, condotta con abilità e intensità, nell’alternanza fra attualità e memoria. Emergono così in primo piano quelli che sono i profondi legami umani e i valori fondamentali e più autentici dell’esistenza. Il discorso della memoria poi, stinge subito dal reale al fantastico, da personaggi scolpiti a tutto tondo, con passione, senza mai scadere nel bozzettismo, a esperienze concrete e visioni, sogni, immaginazioni fuori del tempo, in cui l’alone magico della leggenda avvolge, e il palpito dell’avventura avvince.» «Poesia che alterna un appassionato lirismo con ritmi prolungati e la consapevolezza serena e triste del dolore del mondo, della pena del vivere. Versi interessanti per la forza inventiva del linguaggio, l'originalità delle immagini, la grazia del discorso ricco ed elegante, fra il sentenzioso e il confidenziale.» «Il suo discorso poetico [I sensi del prisma] si nutre di un'accesa inventività di forme e di ritmi, che è efficacemente al servizio ora di un'alta passione morale e civile, ora di una profonda riflessione e interpretazione dell'esperienza della vita, sempre con risultati di grande persuasività.»; M. Barile ; M. Barile [dalla prefazione aLa casa dei ricordi] «La poesia di T. è tremendamente autentica, la parola è sentita nel profondo, il verso è sofferto, scarnato d’ogni orpello, fino a raggiungere o far restare, solo la vera sostanza, l’essenza ultima, di un modo d’intendere la poesia e il suo esplicarsi... Caparbiamente si getta a capofitto nel mare magnum delle alterne azioni ed emozioni della vita: a volte, in una dimensione di sospensione che tutto avvolge, altre volte dibattendosi tra il bene e il male, in un sofferto distillato di parole che fanno percepire l’umano transitare verso l’inesorabile destino, e, passo dopo passo, ecco il perenne vivere in una “oscillazione”, l’energico e continuo solcare le stagioni della vita, il fluire del tempo tra il nostro affanno e lo sgretolamento delle immagini, tra i sorsi dall’amaro calice del viver quotidiano e il profumo dei sogni in una esistenza tra anima e corpo ... assistiamo quindi alle continue rivelazioni d’un poeta che riconduce alla parola una fertilità primigenia, un profondo significato che rasenta un senso spirituale... » «Dalla sua oasi poetica si libra negli spazi dell'anima alla continua ricerca di nuovi incanti. Segue fedelmente il suo percorso senza limitazioni, supera la semplice conoscenza, si fa scrutatore della filigrana dei corpi, ricercatore dei flussi di desideri, esploratore di grumi di memoria. Sempre affascinante e vibrante, demoniaco nel divorare le parole disperse e capace di mandare in fibrillazione il tempio del cuore. Essenze, parvenze e sublimazioni di un caleidoscopio di anime e corpi.»; M. Brotto [Scorpione letterario, 2005] «Lo stile di T. è ricco di figure metaforiche, e fa leva su un ampio uso di similitudini che bilanciano i numerosi slanci lirico-riflessivi del testo, donando alla prosa una ricchezza semantica e comunicativa che risulta vieppiù accentuata dall’affettuoso ricorso – puntiforme ma frequente – ad espressioni in lingua sarda. C’è da dire che T. persegue con intensità una recherche du temps perdu [La casa dei ricordi] affatto personale, sempre in bilico fra memoria e attualità, giovinezza passata e presente, con la riuscita intenzione di rinsaldare le radici nascoste delle proprie origini. L’autore attinge a un patrimonio di storie e aneddoti dalle tinte più varie, e accosta nel breve giro di un racconto reveries ipnotiche nutrite di soprannaturale (La bambola) e concreti accenni alla realtà dei campi e del lavoro agricolo, superstizioni arcaiche e rituali cattolici (come ne L’orgia), saggezza proverbiale ed episodi di efferata crudezza (Luxia Arrabiosa), imbarazzate iniziazioni sessuali (come quella raccontata nel delicato La casa) e straordinarie amicizie (come quella rievocata nel toccante Il mare, tra lo scrittore e uno sfortunato bambino distrofico). Ad agglutinare e a rendere coerenti tutti questi variegati aspetti del libro, stanno come salda cifra stilistica e, al contempo, umana, l’olfatto e il tatto: i mezzi sensitivi che T. predilige per scandire tanto la sua narrazione quanto le suggestioni memoriali che da essa continuamente riverberano. Attorno ad essi, infatti, l’inventiva dello scrittore prende spunto per congiungere in modo quasi sinestetico il presente al passato.»; A. Corrias «Il componimento è indubbiamente carico di significati simbolici, e perciò la sua comprensione non è immediata. Risulta chiaro che il poeta non s'ispira alle poetiche naturalistiche e veristiche, ma si rivela collocato lungo la linea del Decadentismo; su tale termine intendo dire frammentismo, ermetismo e simbolismo. La sua lirica è caratterizzata dall'impressionismo artetico ... il paesaggio è trasfigurato in spazio onirico, si identifica con il tempo, o meglio, diventa il tempo pietrificato, il tempo della Mater, ovvero il passato, e il nostro tempo, cioè il presente che si congiunge in modo indissolubile con il passato.»; N. Di Stefano Busà «T. giunge alla sensibilizzazione dell'io cosciente mirante alla riappropriazione del pensiero con l'urgenza della parola. Emblematica la programmazione del tempo nello spazio. Il ricordo, il richiamo, la cognizione del dolore, sono per l'autore un ricongiungersi alla successione temporale del vivere, entro un gioco di specchi che, seppur deformanti, riflettono la realtà contingente, senza estraneità a se stessa, mirante alla riappropriazione individuale entro i margini della atemporalità contenenti il ricordo, essenza immutabile dell'esistere che sopravvive in noi, nelle sinapsi di un pensiero costante e nomade. Entro le coordinate d'ineluttabile verità trascendente, T. avverte la morsa del dubbio, le interferenza di una validità storico-ontologica, aliena alle nostre risorse terrene. Il binomio "uomo-tempo", nelle intermittenze di un recupero spirituale offre spunti di riflessione filosofica che, esorcizzando l'angoscia della quotidianità, appaghino aspirazioni più alte e durature, entro un'orbita meno precaria, di "identificazione cosmica".»; A. Festinesi «Nella raccolta di poesie di T. Caleidoscopio di anime e corpi i versi si sovrappongono e si incastrano come in un turbinio di vivaci colori. La forza e la raffinatezza espressiva esaltano ora la riflessione introspettiva, ora l'amore profano, ora la preghiera contemplativa, ma, in primo piano, sempre, la sacralità dell'uomo per il quale: "...la speranza si eclissa ma non muore mai".»; G. Luongo Bartolini «T. dimostra di lavorare sul piano sperimentale della poesia, in compagnia di mutuo scambio e connessione con artisti della grafica e della pittura. Nel Caleidoscopio la tematica trattata è tutta nell'ambito di un'aspirazione al superamento del dualismo materia spirito, cioè corpo ed anima, nei risvolti della dedicazione del discorso amoroso e nell'approfondimento dei limiti della realtà in cui si vive. Per cui, l'intimismo che ne scaturisce, si amplia spesso in affermazioni e significati universali, nell'intento di penetrare la verità della vita, il mistero dell'esistenza e del nostro stesso destino. Possiamo leggere in Sapore d'essenze un desiderio di spaccare la corporeità, rifiutando il sangue, per rivelarne la purezza dello spirito.»; R. Masone Beltrame «I ricordi bruciano, lacerano, dilatando all'infinito un istante, un gesto, una parola. Un'onda che diventa fiume, un oceano di infinito dolore. Solitudine e vuoto in un mondo che continua a riproporre il linguaggio della felicità, ferita, strappata, inchiodata. Quando la morte profana la vita, togliendo la vita, la vita è morte. Il tema, la parola pià ricorrente, ossessiva, angosciante, incoercibile immagine di tenerezza e di pianto, non fulgente, né splendente, ma appannata, sul punto di spegnersi, velata, è quella degli 'occhi' e per analogia quella delle 'stelle'. Stelle-occhi, occhi-stelle: un infinito sentimento che s'innalza a una dimensione infinita con il sapore della tragedia contenuta, ma sempre aperta. Immagini plumbee, lacerate dal taglio della separazione, all'ombra del silenzio, con un dolore che toglie la parola e fa diventare statue oranti, e il cigno della morte danza, danza la sua macabra danza. La danza delle stelle, impreziosita da un'illustrazione in copertina di René Magritte, è una raccolta poetica di grande finezza e di elegante suggestione verbale; una lettura coinvolgente, carica di pathos umano, di intimo autentico lirismo.»; B. Meloni «Caleidoscopio di anime e corpi è un'opera che, in tempi di globalizzazione totale come quelli che viviamo, e dove l'apparire conta molto più dell'essere, assume un alto valore estetico e morale insieme, abbracciando simboli fondamentali come il corpo, l'anima, il mare, i silenzi e la luce.»; G. Murtas «Nella letteratura della scienza-fiction, Roberta Rambelli ha fatto rivivere i semidei e gli dei delle teogonie, simboli mitologici di quelle figure che T. chiama ominidei... e questi, chiude con l'ultimo drammatico simbolo che diventa, nel suo silenzio di tutte le inutili parole, un elettrocardiogramma che diventa piatto nell'ora tragica.»; L. Nanni «Un poeta da considerarsi fuori dai ranghi, T., con una scrittura tutta sua, un'evidenza 'carnale' che fa scaturire immagini nitidamente stagliate quasi che il linguaggio fosse una materia da profilare: la poeticità balza, anzi si impone. Realtà delle cose percepite e scomposte da un'ipotesi trascendente.»; M. Negri Veroni «T. sente la solitudine come vastissima estensione di ghiaccio, e l'esistere come tormento e dramma ai quali è indispensabile approdo il sogno. Poesia la sua che dapprima può lasciare perplessi per i frequenti contrasti di termini e di immagini, ma che, nell'impegnato tentativo di decifrarla, trasmette una penetrante nota di commozione affettuosa ed alata per il continuo accosto conflittuale fra il quotidiano del nostro esistere e quella realtà ideale cui il cuore e la mente del poeta anelano.»; W. Nesti «Ne I sensi del prisma, la poesia di T. adotta la tecnica del pittore che spande sulla tavolozza i vari colori e poi cerca di associare ad ognuno di essi una sensazione visiva, di modo che le parole invece di seguire una logica sintattica s'insinuano in meandri a prima vista tortuosi dell'immaginazione, ma in quel cammino, via via, si automodellano nuovamente per uscire poi all'aperto in nuove connotazioni sintattiche, in ardite cognizioni di senso che trovano in quel continuo riempirsi e svuotarsi la spinta propulsiva ad un viaggio tutto giocato nella sensazione e nella visione, in elementi cioè che parrebbero esulare dalla parola e che invece nella parola trovano il suo fecondo humus.»; G. Noli [La Nuova Sardegna] «Nell’opera La casa dei ricordi l’io narrante rievoca, tra sogno e memoria, un mondo di aneddoti, leggende e suggestioni, rivissuto tra reminiscenze rimaste intatte in una sensibilità in grado di dare fiato e forza all’esistenza. Chiara la tendenza alla scrittura per immagini, metafore ed iperboli, che fa del libro l’espressione di un intimismo non privo di slanci enfatici; al tempo stesso però la densità di riferimenti a riti, leggende e costumi della cultura contadina sarda, conferisce ai sette racconti uno spessore antropologico ed etnografico rilevante. Il senso della continuità è riprodotto da un filo che connette, come un piano sequenza che attraversa il tempo, il passato dei racconti al presente.»; G.F. Piano [Premio “Anguillara Sabazia 2005”] «Per la sua opera letteraria [La casa dei ricordi], specchio che riflette l’arcana magia dell’essere e del pensiero che nasce nell’anima. Ne La casa dei ricordi vi sono storie dentro storie che cadenzano l’epicità dei racconti. T. parla direttamente alle emozioni, il mondo sardo è evocato dentro un alone magico.»; G. Pititu «Caleidoscopio di anime e corpi di T. è un titolo difficile ma obbligato per esprimere tutto quanto una poesia può racchiudere di fisico e di spirituale, di levità e di potenza, di santo e di profano. Sono versi sofferti, nati da dubbi e certezze, elaborati dentro sino a fiaccare l'animo. Versi che si leggono col gusto di trovarvi desideri repressi o manifestati, ricordi lontani e dimenticati o riaffioranti, incanti che sembrano svaniti e improponibili. La poesia li richiama, li seduce, li inebria della sua malìa. E ce ne sentiamo conquistati. Qualche volta, vinti.»; C. Pitzolu «Credo che nell'opera di T. il soggetto è il riflesso di una condizione, una sorta di grotta nelle cui cavità oscure mulina il vento di un contesto che nella sua globalità ha il sapore impassibile della certezza che non si elude, della regola che non conosce eccezioni. Nel dato particolare della sua origine si propone come assenza di parole, come simbolo che ha senso solo nel riferimento a se stesso. Così il linguaggio gli si impone con una urgenza che non ammette esitazioni.»; L. Rangoni «Nelle liriche di T., dense, a volte dure, scioccanti, sono i simboli che fanno da filo conduttore, simboli mitologici antichi come il mondo e nuove figure del moderno presente. La mitologia è un vissuto di studi e di vecchi amori integrati perfettamente con la vita, con il pensiero, tanto da assurgere a pali portanti di un discorso critico che raggiunge punte di alto lirismo.»; A. Spanu «Ne La casa dei ricordi vi è una storia fatta di rievocazioni, rivissuta nel presente. Tenero e meraviglioso il rapporto tra nonno e nipote costruito nella continuità della vita, quasi un riprodursi continuo. In tutti i racconti – rivissuti con una nostalgia che affascina – sono descritti con attenzione gli avvenimenti, le persone e i luoghi che riguardano la nostra storia, la nostra cultura sarda. La memoria racconta passando in modo credibile e bello dal fatto reale a quello della immaginazione dell’autore; tutto è raccontato come in un mondo magico, poetico, avvincente, da brucare l’anima. Il lettore ne è ampiamente coinvolto.»; S. Tagliagambe «Poesie costruite sul filo della composizione-scomposizione dei sensi dell' uomo e sul gioco delle associazioni e corrispondenze tra quelli che Wittgenstein definirebbe gli spazi di possibili stati di cose nei quali ogni cosa è, ha richiamato alla mia mente alcuni spunti presenti negli ultimi saggi di Lotman. In particolare la rilettura che il semiologo russo ha proposto di una geniale riflessione sul sogno del filosofo Pavel Florenskij contenuta in Ikonostas, dove si dice che nel sogno il tempo scorre, celermente, in contro al presente, all'inverso del movimento della coscienza di veglia. Il primo si capovolge su se stesso e con esso si capovolgono tutte le sue immagini concrete.».

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