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Turtulici

Fulvio (Siracusa 1951), scrittore, vive a Bucine (Arezzo).

Ha pubblicato i libri: Oltre il velo dei giorni (1990, racconti), La strada che risale la collina (1995, romanzo), Il mare color catrame (2006, racconti), Storia di strada, d'amore e resistenza (2011, romanzo), La fantastica storia del borgo chiamato Creuza de Ma' e della città di Nod (2016, romanzo).

Ha vinto il XIV Premio Tagete per la narrativa.

Collabora con diverse testate regionali toscane cartacee e on line: 100 passi Journal ed è membro del coordinamento di “Libera Valdarno”.

Sulla sua produzione letteraria hanno scritto, tra gli altri: D. Benigni [Il mare color...] «I nove racconti pubblicati in questa raccolta di T. rappresentano, a mio avviso, nove piccole imbarcazioni che cercano di non affondare nel “mare color catrame” che dà appunto il titolo al libro. Nove piccole ma resistenti barchette che lanciano un grido disperato di aiuto, di paura, di rassegnazione: la vita d’ogni giorno, plasmata dal capitalismo, dalla globalizzazione, immersa nei vizi capitali ci sta facendo naufragare.» - E. Diedo [Il mare color...] «Pur presentandosi come fattispecie narrativa, l'opera in questione è assemblata da un aggiuntivo carattere saggistico, che rende all'insieme una diversiva originalità.» - S. Grande [Il mare color...] «Il suo libro, scrive Carmelo Mezzasalma nella prefazione, è un atto di accusa verso la modernizzazione selvaggia che non tiene conto del suo tragico costo umano. E’ un quadro, desolante ma realistico, di quali effetti possa avere l’ingordigia di chi ritiene di potersi ergere a "giudice in terra del bene e del male", come cantava una vecchia canzone di Fabrizio de Andrè.» - S. Gros Pietro [Storia di strada...] «Nelle pagine interne del romanzo, il protagonista si confessa: "Magari sono un attore errante perché dove c'era la casa del puparo, che si trasformava in teatro per i suoi paladini, hanno messo una discoteca, e non c'è neanche più la mia di casa, a cento metri dal fantastico regno dei pupi". La vicenda ha le sue origini in un drammatico processo di sradicamento del protagonista, che funge da simbolo dell'alienazione sociale diffusa in tutti gli strati di una società sostanzialmente in fuga da se stessa e dai propri valori. L'unica salvazione possibile assume le dimensioni di di un progetto individuale di amore puro e fecondo ad oltranza.» [Il mare color...] «Viaggio nel dolore, nella dannazione e nella disperazione della vita quello rappresentato dallo scrittore aretino, che tuttavia non si risolve in un neoesistenzialismo alla Sartre o alla Camus e neppure in un pessimismo estremo alla Cioran...» - L. Nanni [Il mare color...] «Nove racconti diversi per lunghezza e tematica, sebbene vi sia un’unità concettuale che si riflette sul dato stilistico: certamente narratore il T., qualità peraltro confermata da due precedenti pubblicazioni.» - L. Pierdicchi [Il mare color...] «T. rende evidente lo squallore delle classi povere; chi è costretto a vivere ai margini della società senza nessuna speranza per il futuro, e soprattutto senza poter recuperare la propria dignità. E’ un libro a volte molto aspro, che blocca la coscienza del lettore. Il dettato scorre veloce, immediato; si sente l’urgenza di raccontare, di gridare l’accusa verso la politica attuale, verso coloro che hanno destabilizzato il mondo.» - Premio Tagete 2012 [Storia di strada...] «Quello di T. è un racconto coinvolgente. Il protagonista è Ruggero, un artista-attore girovago di strada che, guardandosi intorno, vede trascorrere davanti ai suoi occhi, specie di notte, farabutti, drogati, prostitute, e persone oscure di ogni tipo. In tal modo, gradualmente, in una specie di ‘viaggio di ricerca’ che attraversa la città contemporanea e i suoi angoli più o meno bui, Ruggero si forma un’idea della vita dell’uomo attuale così come è, e ci fa conoscere, tra immaginazione e realtà, i vari aspetti dell’esistenza. L’autore mette in scena il degrado della nostra società, il consumismo del mondo in cui viviamo, un mondo troppo spesso fatto di malessere, da una parte costellato da ipocrisie, frenesie, falsi idoli e soprusi del potere e, dall’altra, pervaso da miseria, incubi e nevrosi. Un malessere, questo, da esorcizzare con i valori autentici e con l’amore, con la resistenza dell’impegno e della speranza, per resistere ad ogni omologazione, resa, questa, così popolare e appetibile dai nostri mass media. Il racconto accende nel lettore sentimenti di sdegno, di odio e di amore, e lancia un grido – che è anche un grido di aiuto – contro la mediocrità, la falsità dell’apparenza e la mancanza di etica civile, e conduce, tra l’altro, verso una giovanile apertura alle altre culture ed etnie. Il libro è sostenuto da un linguaggio efficace, rapido e secco, spesso irruento e simile al parlato, a volte intriso di una ironia sottile e provocatoria, a volte di una musicalità del dettato che sconfina nella poesia. Un romanzo che, forse, è capace di scuotere il giovane lettore, e non solo, e di farlo riflettere verso la ricerca di un mondo di valori più umani e più veri, un mondo che si contrapponga ad una vita fondata sull’apparenza e sulla logica del potere e del profitto.» - "Toscana Oggi" [Il mare color...] «Le vite da scarto o i rifiuti umani dell'imperante benessere gridano proprio questa dignità umana anche quando il silenzio sociale e culturale, l'indifferenza dei più fortunati, vorrebbe loro negare proprio questa dignità nelle tragiche cronache della vita offesa.».

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