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Villani

Gabriella (Padova 2010), poeta, artista e critico artistico. Già docente di materia artistiche ha coltivato per diverso tempo la pittura, partecipando a mostre e ottenendo riconoscimenti. Da molti anni si occupa di critica d’arte e mostre per le quali cura gli allestimenti ed i relativi cataloghi, tra questi: S’cripturae (2001, in collaborazione con Mirella Bentivoglio), Caxiote Magupela Mathe: i colori dell’Africa (2001), Lucia Vaglio “Ritratti: figure tra due millenni” (2001), Mutevoli trasparenze (2002), Fernanda Duso: eclettici percorsi (2002), Dal realismo alla poesia visiva (2002), Giro di vita (2003), Trame sottili tra segno e memoria (2004), Lucia Vaglio: Flavia Vaglio il coraggio del morire (2004) e altre. Ha pubblicato la silloge L’abbraccio dei colori (2004) che raccoglie una quarantina di poesie di cui tre (Un sogno, Notte e Dietro di te) musicate dal compositore classico greco Lefteris Jiannakos che sta curando un cd di prossima uscita, Lo specchio in mano (2008).

Fa parte della redazione della rivista culturale “Padova e il suo territorio” per la quale scrive recensioni di mostre, di letteratura e avvenimenti. Nella stessa rivista ha aperto la rubrica “Personaggi” nella quale di volta in volta racconta artisti (come Emilio Baracco, Leo Borghi, Antonio Ferro), docenti (come Dino Formaggio e Marilla Battilana), medici famosi (come l’oncologo Mario Fiorentino) oppure il fotografo Claudio Toma o Esterina Vecchiato, e altri ancora. Collabora anche con la rivista letteraria “La nuova Tribuna letteraria” recensendo antologiche di poesia e romanzi. Ha fatto parte della giuria di premi internazionali di pittura scultura, e poesia. Nel Comitato Padovano della Dante Alighieri è stata consigliere fino al 2002. È socio onorario dell’Università Popolare. Negli anni ottanta-novanta ha fatto parte di due associazioni di volontariato cittadine ricoprendo in una la carica di vicepresidente, e per le quali ha fatto volontariato attivo anche per i malati terminali. È stata in carica dall’inizio nel Comitato Etico del Cor (Centro Oncologico Regionale) ed ora è segretario della Sipo (Società Italiana di Psicooncologia). Dal 2007 è Presidente della sezione di Padova della Fidapa.

Nel 1996 ha curato e allestito, (con Giorgio Segato), la mostra e il catalogo della retrospettiva di pittura del padre Pierangelo Villani “Uno sconfinato desiderio di cieli azzurri”. Dal 1999 al 2001 ha fatto parte degli “Artisti della Saccisica” nel Gruppo dei poeti per il quale ha curato (con Orio Zaccaria) l’introduzione del Quaderno di Poesia del 2000 ed ha partecipato con una poesia alla pubblicazione del XVIII quaderno d’arte “Per pulchra ad divina. Artisti per il Giubileo” (2000). Per la Consulta Femminile della quale è stata Presidente dal 1998 al 2000, ha curato (con Orio Zaccaria) il libro La Consulta femminile nel Comune di Padova dal 1973 al 2000.  Ha fatto parte nel 2003, del Forum d’Ateneo per le problematiche di genere e le pari opportunità presso l’Università di Padova in rappresentanza della città. Ha avuto l’incarico istituzionale come Presidente nella Commissione Pari Opportunità del Comune, fino a giugno del 2004, occupandosi oltre che delle problematiche connesse al mondo femminile, partecipando a tavole rotonde, convegni e promuovendo incontri culturali di letteratura e arte in genere. Ricordiamo le presentazioni di libri di Antonella Boralevi, Daniela Brancati, Ada Grecchi e Stefania Chiusoli e le mostre legate alla manifestazione “dell’otto marzo”.

Sulla sua attività letteraria hanno scritto, tra gli altri: M Battilana «…G. è un personaggio vivace e caleidoscopico, varia e coerente la sua attività. Sorprendente questa sua opera prima. La validità di questo volume sta nella maturità del suo linguaggio. Fa pensare a questo o quell’autore ma in realtà non assomiglia a nessuno, è soprattutto se stessa al punto che leggendo queste pagine sentivo il suono della sua voce…»; A. Boralevi «…. sei brava e sai dire con pacatezza i moti del cuore e della vita. Grazie di aver pensato a me.»; A. Gradella «…ognuna delle sue poesie fa scoprire qualcosa. Per me è stata una sorpresa importante; conosco G. da molto tempo e devo dire che sono rimasto impressionato da questa scoperta. Nelle sue poesie c’è spesso una vena di tristezza, che forse è patrimonio dei poeti. Ne ho scelto una un po’ malinconica ma a mio avviso splendida: Riu Càntaru.»; S. Demarchi «…Ciò spiega il titolo e la presenza pregnante dei colori… la silloge inizia con una commossa poesia dedicata al padre... nella quale emerge un padre discreto, fine, riservato… linguaggio asciutto ed essenziale… confessioni intimistiche…»; D. Farasi «…l’idea di questa serata è nata durante un incontro spontaneo; immediatamente Lefteris ha sentito di dover accompagnare la lettura delle poesie di G. al pianoforte le prime note delle musiche che poi sono state completate. Sono due incontri culturali diversi che si sono uniti. Quello italiano e quello greco.»; E. Guagnini «…si può dire che è un libro caratterizzato da una forte coerenza del sistema simbolico oltre che da una coincidenza – coerentemente realizzata – delle immagini, dei colori, delle metafore e del ritmo con una visione dell’esistenza insieme delicata e drammatica, colta nei suoi paradigmi e nella sua dinamica.»; S. Jessi Ferro «Il titolo cela l’essenza del significato nel termine colore; sostanza viva che compone in sé la luce e la materia-pigmento e simboleggia lo stato d’animo della scrivente, il suo porsi in rapporto d’intimità con il sé e con l’altro, con l’interiore e l’esteriore. Sono poesie d’amore, voci, memorie, reconditi pensieri, pulsioni del cuore, domande senza risposta, abbandoni che cantano la sua e forse anche la nostra vita.»; M. Mazzocca «Non indulge agli sperimentalismi di maniera. Adotta piuttosto, una lingua levigata e piana, soffusa di un colorismo in cui avvertiamo, forse, prima ancora che l’esperienza di critico d’arte, una inconsapevole testimonianza d’affetto per il padre pittore… Al tema della malinconia è dedicata una delle liriche sicuramente più suggestive dell’intera raccolta. Tutta giocata, su un doppio registro di significato che compare anche in altre poesie e regala al tessuto dei versi una ambiguità cangiante come di seta.»; L. Nanni «Poesia limpida: qualità già invidiabile, poiché la difficoltà di uno stile sta nell’essere chiaro e nel contempo agire in profondità (è nella limpidezza che si vede il fondo). Un’altra prerogativa della raccolta si evince dal titolo, i colori: il blu e il bianco tra i più ricorrenti; creano uno stato emotivo che va oltre il riferimento cromatico suscitando immagini e misteriose impressioni. Che si cerca nella poesia: il sogno? la realtà? Qui la magia della parola li fonde in una dimensione fascinosa squisitamente femminile.»; A. Piazza Nicolai «I suoi versi ci parlano sottovoce, non urlano mai, anche quando intrisi di ironia. La maturità poetica è indubbiamente segnata in ogni poesia dall’uso accurato, essenziale delle parole: non c’è mai una parola in più, nulla di superfluo inquina le pagine di questo canzoniere, cosa rara il giorno d’oggi.»; I. Thomas «Non teme di rivelarsi agli altri, G.V., manifestando pubblicamente i propri sentimenti, le emozioni, l’affettività forte verso le persone amate… nelle liriche, l’a. confida, con la delicatezza che la caratterizza, i propri sentimenti, gli abbracci della vita, le delusioni, le mancanze, le speranze. Lo fa con ironia, per stemperare la drammaticità delle ferite subite, con la lievità di chi cammina in punta di piedi, perché chi legge, capisca la profondità dei sentimenti nella leggerezza dei toni e dei colori…»; M. Valdemarin «…una poesia non è un monologo bensì una conversazione tra uno scrittore ed un lettore: una conversazione del tutto privata, che esclude tutti gli altri… una poesia è il prodotto di una reciproca solitudine, quella di uno scrittore e quella di un lettore. Nella quiete della notte ho assorbito i tuoi pensieri. Mi hanno stupito ed emozionato. Quante dovrò impararne a memoria per le serate che faccio sulla poesia e i poeti?»; S. Valentini «Sintetico, questo è un libro di poesie ben riuscito. È un libro compiuto lavorato di cesello e sulla propria esperienza, sulla sua esistenza e sulla maturità della propria vita. Un’opera che si distingue per l’intensa fusione tra grazia espressiva e profondità lirica, immergendosi nell’individualità, ma raggiungendo esiti lontani dall’effusione sentimentale fine a se stessa… ma a conquistare chi legge o ascolta è proprio la virtù della misura, fortemente cercata anche come etica di vita grazie alla quale la forza tumultuosa dell’esperienza si distilla in limpida purezza…».

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