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Villucci

Antonio Marcello (Soresina 1941) poeta, vive a Sessa Aurunca. Già docente di Lettere negli Istituti d’istruzione secondaria, ha rivestito i seguenti incarichi: direttore dell'Università Popolare "Gaio Lucilio" di Sessa Aurunca; componente dell'Associazione dei Critici Letterari Italiani (presieduta da Mario Sansone). Collabora con la rivista “Crisi e letteratura” diretta da Gaetano Salveti. Ha pubblicato le seguenti opere poetiche: Rifugio (1970), L'albatros (1974), Dopo lo spettacolo (1974, prefazione di Renato Filippelli), Controcanto (1989, prefazione di Antonio Piromalli), I giorni e la memoria (1996, prefazione di Vittoriano Esposito), Oltre il silenzio della luna (1999, prefazione di Maria Grazia Lenisa), Da un'altra stagione (2001, prefazione di Maria Grazia Lenisa), Una sciabica di stelle (2003, prefazione di Maria Grazia Lenisa) e Fiori d'arcobaleno (2005, prefazione di Maria Grazia Lenisa). V. è inserito nei volumi: Poeti Aurunci (1989, introduzione di Tommaso Pisanti); A. Piromalli, Lettere vanitose (1985); La poesia in Campania (1990, curato da M. Sovente e B. Cepollaro), '900 e oltre. Inediti italiani di poesia contemporanea (1997, a cura di R. Pasanisi e B. Cepollaro), Dizionario autori italiani contemporanei (1996); Storia della letteratura italiana. Il secondo Novecento, II vol. (1998); V. Esposito, L'altro Novecento nella poesia italiana, (1995, I); V. Esposito, L'altro Novecento nella poesia italiana (1998, IV, "La poesia etico-religiosa in Italia); V. Esposito, L'altro Novecento (1999, V, "Poesia centro-meridionale e insulare); R. Filippelli, Viaggio letterario nell'Italia europea (2000, II). Da vedere, inoltre, i saggi di: A. Piromalli La poesia satirica ed epigrammatica italiana del secondo dopoguerra (1987), W. Tommasino Esiste una linea di poeti aurunci? (1996, in "Civiltà aurunca").

Sull'opera poetica di V. hanno scritto, tra gli altri: G. Bárberi Squarotti «...la sua poesia [Fiori d’arcobaleno] si è fatta sempre più alta e pura, fra religiosità e speranza, fra religiosità e speranza del cuore, contemplazione della bellezza del mondo e della vita e speranza del futuro, tenace e luminoso. È un conforto dell’anima per chi legge.»; A. Cappi «Siamo accanto ad un nuovo canzoniere [Da un’altra stagione] alla madre e la madre si farà lungo le pagine l’architettura del comporre. Il verso è alto, fluisce in tranquillità, ravviva sogni infantili d’incontaminata natura. La gioia dell’andatura scende dalla fede, dalla certezza della vita risorta dalla speranza d’amore. E sciama felicemente, priva com’è di retorica.»; V. Esposito «V. è ... un poeta autentico, che riesce tale anche trattando dell’attesa di Dio, per dirla con Simon Weil.» «V. si muove da oltre un ventennio, tra due disposizioni sostanzialmente divergenti, quella lirica e quella satirica: come tra canto e controcanto, per così dire, ma con esiti parimenti degni di molto apprezzamento.»; M.G. Lenisa «...la poesia di V. è capace di collegare espressione ed esperienza (e qui si rifletta) che creano un loro equilibrio. La parola non è forse espressione d’amore e di comunicazione tra le creature?» «Ho letto molti libri di V., ma in questo [Fiori d’arcobaleno] la poesia è ‘volo’, speranza, gioia e la stessa malinconia appare un riflesso del tramonto.. Il poeta si stacca dal percorso che ha visto madri cupe, illetterate e esemplari come statue (Ungaretti), innalzando gli occhi e inventando “fiori d’arcobaleno”. L’aquilone che da bimbo V. alzava, liberandolo, con innocenza, sono le sue parole comunque colorate, mai a lutto. Esse cercano il cielo per divenire una corona di stelle.»; A.M. Moriconi «...ma non mancherei di aggiungere, in tema di affetti familiari, all'evocazione della figura materna i versi dedicati a quello della nonna e del "suo nonno, dal cappello grigio di panno...", il loro tenero guscio aurunco e l'ignoto remoto dovuto tentare dall'emigrante.»; A. Piromalli «La poesia di V. ha come dato connotante la deformazione caricaturale ...per far vedere le contraddizioni della realtà e come le cose dovrebbero andare secondo criteri di umanità, razionalità, semplicità di vita. Il linguaggio è individuale per la sua concretezza, per la mancanza di giri di parole, per il modo in cui il poeta colpisce al cuore vizi e viziosi.»; T. Pisanti «Ma la nuova recentissima raccolta è dichiaratamente, e ottimamente, solo di "liriche" [Da un'altra stagione]. Un pacchetto di liriche a ricordo della madre, "un nuovo canzoniere alla madre", come lo definisce M.G. Lenisa nella sua prefazione. E qui il lirismo si è ben irrobustito, tra centro e fermezza d'espressività e varietà di situazioni e angolazioni in un flusso di memorie, attraverso l'elaborazione stessa, dolente e attenta, insieme tesa e distesa, del greve, drammatico letto.»; W. Tommasino «V. predilige i versi brevi... e il lessico quotidiano... ma impreziosito dalla raffinata sapienza metrica che esprime l’estro inventivo nei continui giochi fonici...».

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