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Zanon

Maurizio (Venezia 1954), poeta, vive a Venezia.

Ha pubblicato diverse raccolte poetiche: Prime poesie (1979), Verrà l’estate (1980, prefazione di M. Stefani), La stella e la luna (1980, prefazioni di A. Basile e M. Stefani), Notti insonni (1981, prefazione di M. Stefani e nota di A. Vianello), Viale delle solitudini (1982, presentazione di E. di Martino), Il magazzino dei sogni (1983, prefazione di D. Manzelli), Epigrammi e altre poesie (1985, prefazione di M. Stefani), Poesie agli amici artisti (1986), L’Uomo Narciso (1987, prefazione di M. Stefani), Andando e ascoltando (1987, prefazione di F. Batacchi), Sono felice, perché ti amo (1988, prefazione di D. Manzelli), Le possibilità del cuore (1989, prefazione di G. Cudin), La voce del vento (1990, prefazione di G. Chinellato), Poesie d’amore (1991, prefazione di D. Manzelli), Poesie scelte (1991), Berlino blu (1992, prefazione di D. Manzelli), Da doman a sòl fiorì (1993, prefazione di A. Vianello), Erosversi (1993, prefazione di F. Zambon), Ultimi colpi d’ala (1995, nota di G. Cudin), Al caro prezzo del sangue la vita (1996, prefazione di M. Stefani), Oltre il limite... e altro (1997), Un treno carico di inquietudine (1998, prefazione di Dino Manzelli), Le temps cache les souvenirs (1998), Verso l’imbrunire (1999, prefazione di G. Cudin), Indugi e ritagli (1999, prefazione di G. Cudin), La bianca alba (1999, prefazione di D. Manzelli), Segnale aperto (2000, con scritti di D. Manzelli, U. Marinello, R. Venturiello, T. Masucci, M. Stefani), L’alpestre passione (2000), Il vecchio impazzito che mai smise di amare (2000), L’isola del nulla (2000, prefazione di M. Stefani), Diciotto quartine (2000, prefazione di D. Manzelli, postfazione di M. Stefani), Senza fine la vita (2001, premessa di D. Manzelli), Nell’ora ultima antelucana (2001, presentazione di R. Biondo), Finis terrae (2002, presentazione di D. Manzelli), Un cuore lacerato (2002, prefazione di M. Rossi), Dalla Laguna al Volga. Storia di un sogno di vita veneziano (2003, prefazione di G. Cudin), L’usignolo ubriaco (2003), Colpevole per amore (2004, presentazione di T. Piccolo), Il peso della condanna (2004), La poesia è sogno (2004), Un girasole ho nel cuore - A sunflower in my heart (2004, presentazione di T. Piccolo); l peso della condanna. Libro dei mesi 2005 (2004). Un anno d'amore. Libro dei mesi 2006 (2005), Il tempo nasconde i ricordi (2006), Un tempo senza tempo (2007, prefazione di T. Piccolo), Sonoro (2009), Succede che il cuore ancora canti (2010), Liriche scelte - Lyriques Choisis (2010, prefazione di T. Piccolo), Come il sole d'autunno (2011, postfazione di F. Andreoli), Vanno e vengono i sogni (2012), A ogni prima luce (2012, prefazione di T. Piccolo), La poesia nella pittura di Hiromi (2013), Il museo internazionale del vetro d'arte e delle Terme di Montegrotto (2013, introduzione di V. Slepoj), Non ho che mani per la vita (2013, presentazione di B. Moore), Le notti silenti e la biro (2013).

Sull’opera dell’a. hanno scritto saggi: Dino Bridda “M.Z. La voce del vento” (1990), Albert Gardin “La poesia di M.Z.”, Dino Manzelli “M.Z. Dialogando nel sole” (1994), Mario Stefani “M.Z.: Il canto di una voce solitaria” (1999), Aa.Vv. “Insonne attesa dell’alba” (2002). Le sue poesie sono presenti in diverse antologie letterarie. Ha partecipato a concorsi letterari ed ha conseguito i primi premi: 1984, “Renato Nardi”; “Atheste”.

Sull'opera letteraria di Z. così hanno scritto: R. Bailini «Il tempo che scorre lievemente senza possibilità di ritorno, vissuto in simbiosi armonica (quasi in forma biologica) come ama svelare lo stesso A., ha indubbiamente assunto nel vasto e ricercato lavoro di Z. un ruolo di decisivo valore di riferimento. Il tempo è infatti attraversato, ma dal tempo il poeta si lascia attraversare per cogliere i significati e le rifrazioni più suggestive dei luoghi della vita. La maturità espressiva di Z., evidente nella capacità di calibrare il verso, distillando parole e pause sospese nel pensiero, gli permette un rapporto sempre ottimale tra soluzione formale e di contenuto, accogliendo prima e accompagnando poi il lettore in quel susseguirsi di ondulazioni magnetiche già indicate con acuta intuizione da Mario Stefani. Del resto, così come il divenire eracliteo, che è presenza pregnante di queste poesie, così anche la consapevolezza che lo scorrere del tempo lento ascrive ogni cosa si fa per Z. occasione di sottile malinconia e comunque proprietata epifania del vivere» - F. Brandes «Per le mie coordinate di non-critico letterario – ma il cerchio è destinato a chiudersi in seguito – diventa necessario, a questo punto, entrare in punta di piedi nell'universo poetico di Z. Lo faccio da neofita riconoscente, partendo proprio dalla 'convenzionalità' apparente dei segnali: Z. – come già Palazzeschi e Valeri, per giungere fino a Mario Stefani – usa parole quotidiane, 'convenzionali' appunto nel senso migliore del termine. L'orizzonte è da sempre domestico – anche se certo non crepuscolare – compreso fra quattro pareti e poi via, a spingere lo sguardo oltre la finestra, fra gli alberi, nel cielo di notte; una linea d'aria dalla laguna al Cadore, orizzonte compiuto, e perciò sconfinato. Z. ha profonde radici nel suo Veneto e questo lo connota beneficamente, lo fa partecipe di una tradizione umbratile e profonda. La sua partecipazione alla vita ha la limpidezza che anima la lirica di Calzavara. È proprio questo radicamento che gli consente di donare agli oggetti, ai momenti del quotidiano una luce nuova, come se li ribattezzasse ogni volta con lo stesso suono delle parole...» - N. Corsalini «Z. è un poeta, un poeta che sente il peso della sua vocazione come una missione e un destino già prestabilito a cui non può sfuggire. La poesia è il linguaggio della sua anima, col suo bagaglio di sensibilità e diversità lo imprigiona in un vortice di tormenti, insicurezze e domande che, come preannuncia il titolo stesso della raccolta Un cuore lacerato, procurano profonde ferite nel suo più intimo sentire. Z., poeta, è turbato davanti all'indifferenza della maggior parte delle persone nei confronti della poesia e da ciò che pensano di chi la scrive perché questo denota che esse non sanno da quanto e quale tormento nascono i versi; esse non sanno quanto sia dolorosa la malattia del verseggiare. Fare versi e soprattutto apprezzarli "è un affare per pochi intimi" per quei pochi che, come lui, sanno che nascere poeta è sicuro sinonimo di lacerazione tra modo di sentire e modo di vivere.» - U. Marinello «El xe on autore che ama métare in versi ‘e so meditassion, ‘e so riflession so eà vita e so eà morte, so eà realtà presente e visìbile, e so coéa futura e sconossùa. On poeta da i sentimenti deicati, che vive co tènara partecipassion eà sorte de tuta eà unamità, che no rifiuta el so destin ma che ‘l lo considera co ‘na mainconia apena acenà. ... I versi xe equiibrà, el ritmo costante e legèro, eà musicaità parfeta, i toni deicati, el linguagio sènplice e direto. ‘Na poesia alta.» - E. Roncaglia «Il titolo dell'ultimo libro pubblicato da Z. evoca una sensazione che certamente potrebbe essere anche eponima della breve silloge proposta in questa antologia: 'Inquietudine'. Questo sentimento così sottopelle, ha infatti assunto connotati di tale rilievo da apparire oltre la trasparenza allegorica nei versi di questo poeta di consolidata capacità dialettica. Nel raffronto con il tempo, questo tempo eternamente presente, il passato il presente e il futuro risultano ancora una volta irredimibili, e l'inquietudine pare avvolgere (quasi ghermendolo) il mondo poetico che Z. sta attualmente vivendo; è però nella continua sensazione di una corsa in salita, dove anche l'acqua alta si fa ostacolo spirituale frenando e allontanando dal proprio nido, che il poeta supera la quotidianità (e l'inquietudine del tempo, quindi); è nel sogno da sempre sognato che la poesia trova tutta la forza necessaria per attraversare sé stessa verso la quiete della parola.» - A. Rorato «“Ho viaggiato l’immenso, tra le nuvole ho scorto la speranza, nel mare ho trovato la forza, nella terra ho trovato la voglia di vivere, la sicurezza.” Il ricordo di questi versi di un poeta dell’inizio del Novecento e rileggendoli, mi hanno aiutato a comprendere lo spirito poetico, la vena artistico-letteraria di Z. Secondo me, Z. interpreta magnificamente questo pensiero e questa è la sorgente interiore che ispira tutte le sue poesie attraverso le quali egli spinge il lettore ad avere quella fede, quella fiducia nel futuro che solo un animo forte e sensibile, gentile e determinato come il suo ha la capacità di infondere. Fanno riflettere i suoi versi l’Io di ognuno viene pervaso da una sorta di meditazione irrequieta subito dedata dalla comprensione immediata del significato poetico della poesia. È difficile oggi trovare un poeta così sensibile, così capace di trasferire sulla carta pensieri così veri e genuini, Z. è uno di questi, un poeta in grado di provocare forti e piacevoli emozioni.»; M. Stefani  «Conosco Z. da tanti lustri e non mi ha mai deluso poeticamente. La sua è una fonte limpida, così difficile a trovare nei nostri giorni arruffati, velleitaristici, dove ognuno che scrive si autodefinisce poeta e ognuno che dipinge si autodefinisce pittore. E tanto più sono mediocri tanto più sono arroganti e megalomani. Z. ha anche in questo una dimensione umana, temperata dall'ironia. Non si sente il vate, non vuole il do di petto, ma con umiltà ci parla delle sue passioni, delle sue gioie e dei suoi dolori. È un poeta classico, autentico. I suoi componimenti sono delle illuminazioni, delle sedimentazioni brevi, ma intense, che ci turbano e ci commuovono.».

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