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Lucio (Mazara del Vallo 1938), poeta, scrittore e saggista, vive a Bagheria.

Ha pubblicato: di poesia: Il filobus dei giorni (1964), Un rapido celiare (1974), Sàgana (1976), Abbandonare Troia (1986), Bonsai (1989), Sàgana e dopo (1991), La casarca (1992), Il verso di vivere (1994), La porcellana più fine (2002), Poesie a mezz'aria (2009); Stramenia (2010); di narrativa: Antimonium 14 (1967), Come un sogno incredibile. Il caso Nievo (1980, 2006); Il ponte dell'ammiraglio (1986); Trittico clandestino (1991); Quando bevea Rosmunda (2001); Un'estate a Ballarò (2011).

Nel campo della saggistica è autore di numerosi interventi critici pubblicati in atti di convegni e riviste specializzate o quali introduzioni storico-critiche in curatele di opere, alcuni dei quali confluiti nel volume La parola e l'isola. Opere e figure del Novecento letterario siciliano (2006). Nei "Quaderni di Arenaria" sono apparsi: Nietzsche e Kafka (2001), Due letture dantesche (2002), Gli equilibri della poesia (2003), Perbenismo e trasgressione nel “Pinocchio” di Collodi (2008), Stagioni della vita e metafore della «soglia» nel realismo radicale di Leopardi (2009). Nel 2008 è apparso altresì Il mondo narrativo di Luciano Domanti.

Con le opere pubblicate ha vinto diversi premi letterari: 1981, "Renato Serra", "Brutium"; 1987, "Rhegium Julii"; 1988, "Città di Petrosino"; 1989, "Città di Marineo"; 2003, "Città di Leonforte" e i premi alla carriera "Baronessa di Carini" (2003) e "Viggiani-Pontinia (2010). Nel 1985 gli è stato attribuito il Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri. È stato redattore capo del mensile di lettere e arti "Sintesi" (1977-1983), condirettore del periodico di poesia, critica e semiologia Estuario (1979-1981) e della rivista mediterranea di letteratura Arenaria (1984-1996). Dirige per la casa editrice "Ila Palma" la collana di volumi collettanei "Arenaria / Ragguagli di letteratura contemporanea".

Molti critici hanno scritto sull'opera letteraria di Z., tra gli altri: A. Cappi [su "La voce di Mantova", 1996] «Pagine fatte di intonazioni colloquiali, di affettuose descrizioni, di interessi colti, di incursioni retoriche, di echi temporali e quotidianità sollevate al canto. È un orizzonte maestoso e leggero, crudo e invitante.»; L. Fontanella [su "America Oggi Magazine", 1994] «Nella poesia di Z. ho trovato l'antica melanconia mediterranea mista a una forte capacità visionaria e una lucida rabbia scrittoria che non indulge mai in se stessa.»; A. Pane [su “Poesia”, 2002-03] «Poeta antilirico, discorsivo, esplicito, Z. è latore di un pensiero forte (anche dove commerci con il dubbio), temprato sull’osservazione diretta, tignosa. Non contempla persone poetiche che lo rappresentino, né prosodie cui adeguarsi. Non teme di sottomettere il verso al tour de force di una meditazione complessa. Questa procedura, che è già cifra distintiva, sedimenta poi, con una parsimonia che ne moltiplica il valore, i suoi privilegi: e saranno sorprendenti metafore visive, auditive, voci culte o aulicismi impartiti con la degnazione di un vescovo stanco del suo latino, fino al salto all’indietro che riconduce il fulmine della sinestesia al suo chimismo, ma, soprattutto, le rare tregue, i corsivi che declinano il “sottovoce” consacrato al pudore dei sentimenti, dei ricordi riposti. Qui Z. raggiunge, si può dire senza averla cercata, la linea di confine, il luogo in cui il lavorio della mente si riconosce in preghiera.»; C. Tedeschi [su “Incroci”, 2009] «Un mondo comune, quotidiano, quasi dimesso, antiepico e perfino antilirico, quello che appare da queste poesie di L. Z. Eppure immenso. Immenso, per la nostra possibilità di continuare ad interrogarlo nelle sue manifestazioni più umili ed umanamente irrinunciabili (…). Immenso, per gli interrogativi che non finiscono mai di destare i drammi umani di «chi è maturato / all’algido fuoco della sofferenza». Immenso, infine, perché moltiplicato all’infinito dal miracolo dell’occhio, della sensibilità e della scrittura poetica, che sanno cogliere anche nelle figure più umili una scintilla di cielo. Tra terra e cielo, ancora.».

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