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Zocchi

Antonio (Bologna 1971), poeta, vive a Bologna. Ha pubblicato diverse opere poetiche: Tratti d'anima (1999), Specchio della memoria (2001), Il poliedro (la mia ricerca) (2002), Tra nulla e l'infinito (2002) e Sulla riva del sogno (2003). Partecipando a premi letterari a conseguito buoni risultati: 1997: "Le caravelle" quarta premio; 1998: "Città di Melegnano" primo premio; 2000:"Margherite Yourcenar poesia" dodicesimo classificato; 2001: "Penna d'Autore" quinto; 2002: "Le caravelle" quinto classificato. È presente con poesie in diverse antologie, in pubblicazioni multimediali e in siti internet. Sulla sua produzione poetica hanno scritto, tra gli altri: F. Castellani «...Il sogno [Sulla riva del sogno, dalla prefazione] di Z. parte da lontano, irrompe dalla luce e si appropria di parole, di sfumature, di segmenti affetivi che poi germinano riflessioni sofferte, un canto che da impercettinile va progressivamente dilatandosi fino ad abbracciare lo sgranarsi rapido del tempo pur nella consapevolezza che il tempo odierno ha un unico messaggio, ossia il tutto e subito "che gratta dal cuore | anche le ultime speranze"... È un poeta a tutto tondo, a nostro avviso, Z.: vuoi perché sa mettere in fila riflessi illuminanti di saggezza quotidiana, vuoi per il fatto che ogni istante, d'amore o in equilibrio precario tra l'essere e il non essere, veicola in lui momenti alti, arcobaleni modellati sul filo di uno stupore che si veste a festa non appena il gioco della vita si fa pastoso e misterioso...»; B. Cerulli «...brevi e talvolta brevissimi componimenti in versi sciolti [Tratti d'anima, dalla prefazione], nei quali il ritmo è affidato più che a una metrica rigorosa all'uso della rima liberamente modulata all'interno di ogni singola lirica. È significativo che un giovane poeta - l'autore non ha ancora trent'anni - ricorra a uno strumento come la rima, antico e ultimamente troppo spesso abbandonato; si tratta, ci sembra, di una scelta che risponde appieno alle intenzioni enunciate da Z., cioè di esprimere "la fiamma che parte dal profondo del cuore": questa fiamma di libere associazioni di pensieri e immagini viene ravvivata poprio grazie alla rima, che consente sia di conferire al verso la musicalità che è parte così importante della poesia sia di accostare tra loro parole che acquistano in tal modo nuovo senso, nuova e suggestiva eco...» «...Si può ancora dire, di una poesia, che è bella? Così, semplicemente, senza ulteriori aggettivi? Si può e forse si deve. Perchè la poesia è, prima di tutto, musica dell'anima, risonanza emotiva, verità svelata. Quello che troviamo in queste pagine [Il poliedro (la mia ricerca), dalla prefazione], in questi versi, sono parole pacate e forti, ognuna con la sua fisionomia precisa, con tutto il suo peso e il suo valore. Il risultato è qui da vedere, anzi da leggere: poesie sobrie e ariose, in genere piuttosto brevi, ognuna con un suo passo cadenzato che accompagna lo svolgersi di una riflessione il cui pendolo oscilla costantemente tra dentro e fuori l'anima del poeta...».

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