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Note critiche a
Lingua e costume (1990)
Italo Rocco
“Sìlarus”, Battipaglia, set.-ott. 1995
“Questo volume è
fornito anche di un vocabolario, che riporta gli invadenti termini linguistici
anglosassoni, che spadroneggiano nella parlata e nello scritto degli Italiani
del 1995. In generale il libro di Ciccia ha molta consonanza con gli ideali
letterari ed etici di Sìlarus.”
Eugenio Dal Cin
“Il
quindicinale”,Vittorio Veneto, 15.X.1994
“Lingua e
costume: un libro che continua a far discutere e riflettere, dal momento che
affronta temi di grande interesse ed attualità come il linguaggio dei giovani, i
gerghi, le bestemmie, il ruolo del dialetto ed il suo rapporto con la lingua
italiana, gli errori grammaticali. Per non parlare poi della seconda parte del
libro.”
Giorgio Bárberi Squarotti
Università di Torino, 5.IV.1994
“Le sue pagine
sono molto lucide, equilibrate, esattissime, e interamente le condivido: anzi vi
ho imparato molto.[...] È certo un fatto di pessimo gusto l’uso indiscriminato
dell’inglese, anche in contesti che assolutamente non lo comportano.”
Franz Carli
“La
Sicilia”, Catania, 11.VII.1992
“A evitare che
tale malcostume esasperi i suoi deleteri effetti, vengono lanciati appelli a un
maggior rispetto della lingua italiana, che non ha bisogno alcuno di ricorrere a
francesismi e agli slang d’oltreoceano per arricchirsi, così come è
giusto che accada attraverso le normali acquisizioni della lingua parlata, dopo
il vaglio dei puristi. Una voce di tal genere ci viene sottolineata dal recente
libro di Carmelo Ciccia, una voce autorevole nel campo specifico.”
Santa Navarria
“La
gazzetta dell’Etna”, Paternò, 25.I.1992
“Il libro di
Carmelo Ciccia (Lingua e costume per l’appunto) fa un’analisi lucida,
serena e intelligente di tutto ciò che io e tanti come me, non ancora uniformati
alla superficialità e sciatteria vigenti, avvertiamo con un senso di confuso
malessere.[...] Lo scopo dichiarato del libro è proprio questo: dare una mano a
migliorarsi, migliorando la propria lingua.[...] Il tema è sentito e dibattuto,
e il nostro autore, quindi, non è una voce nel deserto; e questo è consolante,
perché mettere ordine nel proprio modo di esprimersi vuol dire mettere ordine
nella propria testa; e se anche chi ci governa cominciasse a chiamare le cose
con il proprio nome, avremmo risolto il 50% dei nostri problemi.”
Giuseppe Cota
segretario
generale della Società “Dante Alighieri”,
Sede centrale, Roma, 20.I.1992
“Abbiamo letto
il suo volume Lingua e costume. È degno di considerazione da parte di
tutti coloro che hanno a cuore le sorti della lingua italiana.”
Rai
Televideo,
settimana dal 2 all’8.I.1992, pag. 706, 3/3
Nella realtà attuale, in cui l’informazione si serve dei
mezzi di comunicazione in maniera capillare, l’autore si sofferma sui vari
aspetti del linguaggio italiano (quello politico, parlamentare,
giurisprudenziale e quello dei giovani), alla ricerca della correttezza
grammaticale, sintattica, ortografica, del bello stile. Il libro nella sua
seconda parte offre un prontuario alfabetico degli errori, delle incertezze e
difficoltà notevoli. Il linguaggio usato, semplice, scorrevole, rende il lavoro
accessibile a tutti.”
Paolo Anelli
“La
procellaria”, Reggio di Calabria, ott.-dic. 1991
“Ho letto con
molto interesse e profitto, apprezzando soprattutto il grande equilibrio nel
considerare da un lato l’importanza della tradizione (la lingua come memoria
storica, di popolo, di nazione) e dall’altro la necessità di tener conto della
vitalità della lingua: ne risulta una fusione di progresso e storia, di
tradizione e innovazione, illuminata dal buon gusto e dalla consapevolezza del
valore della parola. Si respira insomma un’aria di meditata e vigile apertura,
di superamento dei vincoli localistici, particolaristici, delle questioni (per
dirla alla veneta) da osteria. [...] Ma uno dei principali meriti del libro sta,
a mio avviso, nella prospettiva didattica del problema linguistico: si nota
l’esperienza, il tatto, la conoscenza del pratico problema dei problemi,
l’insegnamento. Lingua e costume sarà sulla cattedra come quotidiano
sussidio didattico.”
Silvano Demarchi
“La
nuova tribuna letteraria”, Padova, nov. 1991
“La questione
della lingua, che ha avuto così lunga storia nella nostra letteratura, non è
morta. La riprende entro una problematica contemporanea Carmelo Ciccia
proponendo tra purismo conservatore e sconsiderata innovazione una soluzione
intermedia.”
Saverio Simonelli
“L’informalibri”, Radio Vaticana, 22.VII.1991
“Un interessante
volume di Carmelo Ciccia.[...] non ha come obiettivo la speculazione più
profonda sulle strutture del linguaggio, parte piuttosto da un assunto attuale:
la supposta degradazione della lingua nell’Italia contemporanea e le metodologie
per preservarne purezza e tradizione.”
Felice Ballero
“Il
grillo”, Milano, mag.-giu. 1991
“Opera fra
l’altro di notevole consistenza contenutistica [...]. Particolarmente
interessante è il capitolo dedicato a la cultura locale, per la quale, avverte
l’Autore, c’è un po’ di confusione.[...] Dunque, la prima parte dell’opera è
quanto mai ricca di osservazioni, di curiosità, di auspici, di suggerimenti e
anche, ma sì!, di qualche rampogna indirizzata a coloro che usano come uno
straccio la lingua italiana; e già questa sezione del volume, così sostanziale e
puntuale pur nel suo snodo dal carattere divagato e aneddotico, e così
illuminante su tanti aspetti della nostra lingua che anche gli addetti ai lavori
poco conoscono, suggerirebbe da sola l’acquisizione di LINGUA E COSTUME;
però non meno interessante e fertile di notizie è la seconda parte[...] che
senza dubbio si configura come un utile ed efficiente strumento di lavoro per
chi affronta quotidianamente e pubblicamente la gestazione di una pagina
destinata alla lettura da parte di fruitori attrezzati o non attrezzati a
leggere ed a capire la verità e la poesia della nostra bella lingua italiana...”
G. B.
“Nuova secondaria”, Brescia, 15.VI.1991
“La lingua fa
spettacolo. È sempre più al centro di attenzioni e di dibattiti:
sull’ortografia, sulla semantica, filologia, sui registri gergali, dialetti. C.
Ciccia [...] censisce queste tensioni della lingua e ce le ricorda in
sintesi.”
Carmelo Musumarra
Università di Catania, 14.XI.1991
“Prezioso volume
sulla Lingua e costume: dico prezioso perché tratta di un malcostume di
cui oggi ben pochi sono disposti ad emendarsi. Nel generale decadimento dei
valori, quello della lingua è tra quelli che maggiormente definiscono i
caratteri di un popolo e la sua essenza civile. Non si tratta di conservazione,
ma della stessa unità nazionale.”
Angela Rossi
“La
scuola e l’uomo”, Roma, giu. 1991
“Questo libro di
particolare interesse per quanti operano nella scuola affronta con serietà e
competenza il problema della lingua italiana e ne sottolinea
l’importanza.[...]Ci sembra opportuno consigliare la lettura del libro per
l’importanza dell’argomento e per la competenza dimostrata dall’autore che, con
un linguaggio chiaro e accessibile a tutti, trasmette attraverso quest’opera non
solo le considerazioni e le nozioni contenute nel testo, ma anche il suo amore
per la lingua italiana.”
Adriano Bolzoni
“Il
borghese”, Milano, 19.V.1991
“Un testo a fasi
alterne, in parte francamente inutile, in parte prezioso, a volte discutibile, a
volte del tutto accettabile e anzi caldamente raccomandabile.”
Andrea Toscano
“La
tecnica della scuola”, Catania, 1.V.1991
“Seppure
indirizzato particolarmente al mondo della scuola, questo libro è rivolto a
tutti coloro che hanno a cuore il problema della lingua in relazione ai
cambiamenti di costume della società. Essendo scritto in modo scorrevole, con un
linguaggio semplice, il testo risulta accessibile anche ai non addetti ai
lavori.”
Ugo Padovese
“Il
momento”, Pordenone, mag. 1991
“Si consulta ma
anche si legge volentieri [...] È un libro interessante che affronta alcuni
problemi della lingua italiana con un’ottica leggermente conservativa, come del
resto inevitabilmente devono essere, più o meno, tutti coloro che scrivono di
lingua. Si affronta il problema delle parole di derivazione straniera e si
afferma che si possono accettare solo quelle che proprio non trovano un’adeguata
parola nella lingua italiana, che è poi un concetto condiviso da altri linguisti
anche se poi nell’applicazione del concetto si può essere più o meno di manica
larga.[...] Lingua e costume di Carmelo Ciccia porta anche a delle
scoperte simpatiche.[...] Serve anche alla scuola, ma sicuramente è un libro di
lettura interessante perché dietro ai nomi, alla loro storia, alla loro origine,
stanno cose, persone, vicende, scampoli di vita originale.”
Bruno De Donà
“Il
gazzettino”, Treviso, 28.IV.1991
“L’intento,
illustrato nell’appendice del libro Lingua e costume [...], si basa sul
principio dell’evoluzione controllata. L’autore lo spiega con la necessità di
porre un freno alla rotta della lingua italiana incalzata da vocaboli stranieri,
per la maggior parte anglosassoni.”
Umberto Folena
“Avvenire”, Milano, 10.IV.1991
“Ciccia dà saggi
consigli, e in questo il suo libro assomiglia ai tanti prontuari usciti
in questi ultimi anni. Come usare le maiuscole, i rapporti con i dialetti. Cose
non nuove.”
Vincenzo Fallica
“La
gazzetta dell’Etna”, Paternò, 29.III.1991
“Un’opera
interessante, di consultazione per lo studente, il professionista, e per chi ama
ancora coltivare l’amore per il bello scrivere e per il bel parlare. L’opera è
di facile consultazione e presenta un linguaggio chiaro e scorrevole, semplice
ma efficace che colpisce l’attenzione del lettore senza stancarlo,
interessandolo e direi quasi guidandolo per mano nei meandri della lingua
nostra.”
Egidio Finamore
“Il
sodalizio”, Rimini, marzo 1991, pagg. 15-16
“Un libro che
giunge in libreria quanto mai opportunamente oggigiorno, in un periodo storico
cioè che vede una fase di incerta ristrutturazione delle lingue europee in
genere e dell’italiano in particolare.[...]Ora, la pubblicazione e la buona
accoglienza di opere come quella dello scrittore in discussione, nonostante
l’apparenza ed i segnalati fenomeni di un certo deterioramento linguistico, è
motivo di sollievo per chi si aspetta un costante miglioramento della situazione
linguistica italiana.”
Nilo Faldon
“L’azione”, Vittorio Veneto, 10.III.1991
“Considerazioni
in 21 argomenti, stesi con molta eleganza, con vivaci tocchi di ironia e di
spassosità; conditi anche, qua e là, da peperonate di stizza e di rabbia.[...]
Se ne vedono e se ne sentono di crude e di cotte. Basterà leggere la seconda
parte del libro, dove l’autore ha steso un prontuario, in ordine alfabetico,
degno di essere letto adagio e con la matita in mano. E poi, preso sul serio.”
Eugenio Dal Cin
“L’azione”, Vittorio Veneto, 17.II.1991
“Si tratta di
un’opera in brillante veste editoriale che offre nella prima parte un’utile
riflessione sulla lingua nazionale, parlando delle correttezze grammaticali,
sintattiche e ortografiche, del linguaggio dei giovani, dei politici e degli
operatori sindacali.”
Manlio Cortellazzo
“Messaggero Veneto”, Udine, 12.II.1991
“Numerose sono le note strettamente
connesse con l’attività scolastica, come quelle, diffusissime, sulla tecnica da
adottare per svolgere correttamente un tema, o sull’impiego del passato remoto e
del passato prossimo o sull’uso dei segni di interpunzione.”
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