Note critiche a
Quella felicità (1974)
Salvatore Calleri
“La
procellaria”, Reggio di Calabria, gen.-mar. 1981
“Vere
confessioni giovanili, in cui si rivelano momenti d’amore, di solitudine, di
leopardiano taedium vitae.”
Barbaro Conti
“La
procellaria”, Reggio di Calabria, ott.-dic. 1978
“Le liriche sono
brevi, diaristiche, quasi una fuga dalla monotonia della vita, dal vuoto dei
giorni. Il volumetto raccoglie ricordi, illusioni, echi di solitudine prodotti
da un’angoscia quasi esistenziale, in un’ansia disperata di luce.”
Eleonora Gattafù
“Sìlarus”, Battipaglia, mag.-giu 1975
“Testimonianza
di sentimenti d’amore lontani nel tempo e pur sempre presenti nel cammino di chi
li ha vissuti.[...] Si tratta di note, di memorie amorose per chi ha colpito
la sensibilità di un’anima: quanto basta per rendere sempre valida
un’ispirazione.”
Ketty Daneo
“Le
Venezia e l’Italia”, Padova, set.-ott. 1974
“Il viaggio poetico del nostro autore
inizia da una perlustrazione dei luoghi privati e segreti della memoria, si
ferma negli anfratti della perduta felicità con una tristezza aspra come l’uva
immatura, percorre le vie del dolore sempre acceso in lui come un lume eterno.
Da questi pellegrinaggi nasce la sua sensibilità appassionata di poeta intrisa
di un notevole temperamento lirico elegiaco. [...] Il poeta ha assoluto bisogno
di credere in qualche cosa di vero, di vivo per non essere troppo triste.”
Salvatore Lo Presti
“La
Sicilia”, Catania, 9.X.1974
“Carmelo Ciccia
[...] è un poeta che pone al centro del suo impegno una viva aspirazione di
infinito e di eterno. Ricordi intramontabili, immagini solenni, illusioni e
delusioni, si sollevano così nello spazio come preghiere mormorate da un’anima
che si dibatte nel dolore per un bene perduto. [...] Ma quando il poeta riesce a
spezzare il cerchio di fuoco che imprigiona la sua anima, il suo canto si fa
dolce e sereno come la rugiada del mattino, come un sogno di pura luce.”
Aldo Priore
“Il
piccolo”, Trieste, 29.V.1974
“Queste liriche,
all’apparenza strettamente personali (‘affettuoso omaggio dell’autore a una
memoria’), hanno amplificazioni - qui è la forza della vera poesia -
irriducibili nello spazio e nel tempo e diventano per questo messaggio
universale.[...] In questa silloge [...] si delinea subito quell’elemento nuovo
che è la semplicità d’ispirazione, d’impostazione e d’impaginazione, così
difficile da riscontrarsi in tanta poesia contemporanea che si qualifica
sperimentale quando non è addirittura poesia da macero. È da prenderne atto
sul serio. È il merito maggiore di questo poeta, scrittore e critico.”
Carlo Della Corte
“I
fogli parlanti”, RAI di Venezia, 12.V.1974
“Un autore più
tradizionale, diremmo di timbro più umanistico. Il suo libretto è compilato
secondo schemi collaudati, e infatti le poesie che esso contiene sono definite
in copertina liriche.”
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