|
| |
Note critiche a
Storie paesane e altre novelle (1977)
Salvatore Calleri
“La
procellaria”, Reggio di Calabria, gen.-mar. 1981
“L’oscillazione
fra lirismo e realismo, la fantasiosità, lo spirito critico e di osservazione
dell’autore, le sue descrizioni attente e dettagliate rendono il libro di facile
e piacevole lettura.”
Casimiro Nicolosi
“La
Sicilia”, Catania, 28.IX.1979
“Grazie alla
vivacità e alla prontezza di osservazione dello scrittore, le pagine ci offrono
una notevole ricchezza di quadri, tutti straordinari nella loro freschezza, e
una galleria di figure a tutto tondo. Immune dal virus dei cerebralismi e delle
elucubrazioni sociopsicoanalitiche, l’autore si rivela però acutissimo nel
tratteggiare, con rapidità che non è superficialità, la psicologia dei suoi
personaggi, tutti umanissimi e di grande vitalità.[...] Dappertutto si può
cogliere la capacità del narratore di entrare nell’animo dei suoi personaggi, di
rivivere i loro drammi e le loro gioie, di motivare i loro comportamenti.”
Lucia Mazzer
“Fermenti”, Roma, lug.-set. 1979
“Trame così oneste, stampa riposante,
illustrazioni di Anita Còrbos, rendono la lettura gradevole.”
Maria Luisa Santanoceto
“Il
diario di Catania”, Catania, 28.III.1979
“[...] storia universale dei vinti dalla
vita e questa storia si tramuta in lirismo malinconico [...]Ricche di humor, di
contraddizioni e di assurdità sono le storie di Ciccia; le quali riprendono gli
schemi della vita, poiché la vita è proprio questa: un alternarsi di vicende
tristi e divertenti, dove c’è posto per le beffe e per i beffati, ma dove c’è
anche posto per i drammi.”
Guido Battistello
“Adige panorama”, Bolzano, mar. 1979
“Da buon
psicologo, Ciccia conosce bene la natura umana, con tutti i suoi pregi e i suoi
difetti, col grottesco e il tragico che si legano ad ogni vicenda umana.”
Barbaro Conti
“La
procellaria”, Reggio di Calabria, ott.-dic. 1978
“Nelle novelle
di Carmelo Ciccia c’è una comprensione per gli umili, per i burlati, per i
vinti, un amore atavico per la nostra terra carica di storia e di tensioni e per
la nostra gente, adusa alle depredazioni, alle sconfitte, alle insurrezioni, un
desiderio di giustizia sociale, di riscatto individuale e collettivo, uno
sguardo ora affettuoso e tenero, ora ironico e distaccato verso i casi, anche
strani, della vita. Alcuni personaggi nascono dalla osservazione attenta e
diretta degli uomini, situazioni, ambienti, dalla propria e dall’altrui
esperienza, da una indagine psicologica delle varie classi sociali, dalle
vicende quotidiane, dalle istanze socio-culturali del nostro tempo.[...] Nelle
novelle veriste Carmelo Ciccia interpreta l’anima della sua gente, che ha radici
in una terra bruciata e bruciante, viva nel cuore e nella memoria, carica di
fatti, di assurdità, di contraddizioni, di umanità, affascinante e terribile,
misteriosa nella sua selvaggia bellezza.[...] In alcune novelle Ciccia è assai
più vicino a Verga che a Pirandello.[...] Le novelle migliori, quelle più vicine
alla terra d’origine, sono lembi di vita, frammenti di specchi che ne ritraggono
e rifrangono gli aspetti più diversi e più veri.”
Gaetano A. Iannace
“World Literature Today”, University of Oklahoma, Norman (Usa), aut. 1978
“Storie
paesane. They were highly praised, commented and translated in England and
France. The one story that I consider the best of the collection, Una mattina
di febbraio, has also appeared in Greck translation. The reason of the
extraordinary success abroad lies in the fact that what comes forth in
translation is the spirit of the stories, the permeating sense of the absurd in
the human condition, the Pirandellian sense of humor and the eternal baroque of
adolescents in love with love.”
Annalisa Bottacin
“La
gazzetta di Parma”, Parma, 1.XI.1978
“Il mondo
isolano disegnato da Ciccia in una prosa scorrevole e schietta è il mondo dei
semplici: vicino ad esseri curvi sotto il peso di un’esistenza travagliata,
appaiono giovani speranzosi, spesso vittime dei loro stessi impeti.[...] Si ha
la netta impressione che l’esistenza di Carmelo Ciccia sia intimamente legata a
un processo scritturale, impossibile concepire in lui una vita senza
scrittura.[...] Le donne di Ciccia, esseri non certo deboli ma quasi sempre
rassegnati al loro destino, vivono talvolta a mala pena, spesso rafforzate
dall’insorgere di vaghe speranze, un’esistenza all’insegna della
sopportazione.[...] Quello di Ciccia è un viaggio nel mondo dell’infanzia e
della giovinezza, un itinerario sofferto che serve quasi a mitigare
gl’inevitabili sconforti della vita futura.”
Guido Battistello
“Il
gazzettino illustrato”, Venezia, 1.IV.1978
“Ciò che più
colpisce in questo suo libro è l’essenzialità della scrittura. Lo stile è piano
e pacato, la conoscenza umana coi suoi pregi e difetti profonda. Tuttavia lo
scrittore non si accontenta di raccontare freddamente dei fatti, ma riesce a
mettere in luce le contraddizioni e le virtù dei personaggi inseriti in
situazioni a volte grottesche a volte tragiche.”
G. Z.
“Messaggero Veneto, Udine, 16.III.1978
“Queste
Storie paesane e altre novelle rappresentano un ritorno all’antico e alla
tradizione e, tutto sommato, un testo classico: per i soggetti, per l’assenza di
grandi problematiche e complicazioni psicologiche, per lo stile scorrevole e
piano, perfino per l’impaginazione e i disegni.”
Aldo Priore
“Il
piccolo”, Trieste, 11.I.1978
“Ciccia accetta
da una parte il verismo del Verga e la tesi di Pirandello basata sull’eterno
conflitto tra l’essere profondo e l’apparenza della personalità umana;
dall’altra ama la ricerca della serenità e della speranza nei suoi personaggi
così come li ha conosciuti e li ricorda in una dimensione che sa d’innocenza e
di favola. La lettura di queste novelle non crea problemi. È serena, tranquilla.
Più che a intristire tende a divertire. Più che a drammatizzare, a
sdrammatizzare.”
Alfredo Gonella
“Il
Leonardo nuovo”, Conegliano, dic. 1977
“Lo scrittore,
con la maestria che ci è nota dagli altri suoi libri, ci presenta situazioni e
personaggi dal vivo, attingendo a volte a ricordi ed esperienze, a volte a
sentimenti e fantasie.[...] Il tutto in uno stile scorrevole e piano, oggi così
raro.”
| |
 |
autore |
|