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Note critiche a
Storie paesane (1976)
G. Spadafora / G. Buscemi
L’occasione interdisciplinare,
antologia per la scuola media, Palumbo, Palermo, vol. II, 1986, pag. 286
“Un barbiere
vecchio. Il racconto, divertente e scorrevole nella sua modesta bonarietà,
vuole pure sottolineare una realtà amara, di particolare risonanza drammatica
nel nostro tempo. [...] Un fatto banale [...] e tuttavia pieno di un significato
più profondo e doloroso, che è la denuncia del pregiudizio che emargina i vecchi
dalla società attiva, soltanto perché vecchi.”
C. Sambugar
Scuola aperta,
antologia per la scuola media, La
Nuova Italia, Firenze, vol. II, 1981, pag. 663
“Ciccia si
dedica con passione alla letteratura e alla saggistica. Il suo stile è vivo e
scorrevole.”
Ketty Daneo
“Italia turistica”, Padova, lug.-ago. 1977
“La trama
avvince già alla lettura delle prime pagine che si rivelano ricche di sprazzi di
luce, di drammi di vita triste e suggestiva e di verità. [...] In complesso sono
tutte belle e interessanti.[...]Lo scrittore partecipa alla vita quotidiana
della casa, delle persone, delle cose, dando origine così ad un intenso fardello
di umane vicende intrise di colori sfumati secondo latitudini, longitudini e
linguaggi. Ma io direi un accostamento quasi violento a Pirandello.”
Eugenio Fizzotti
“Luce serafica”, Napoli, apr. 1977
“Controvento”, Alanno, giu. 1977
“Il
nostro tempo”, Torino, 24.VII.1977
“Sìlarus”, Battipaglia, sett.-ott. 1977
“Salvare l’uomo
dal naufragio dell’insignificanza costituisce il merito delle semplici novelle
di Carmelo Ciccia raccolte nell’agile volumetto Storie paesane. Una
delicatezza nel tratto, un’attenzione ai sentimenti più profondi e più veri del
cuore umano, una ricerca minuziosa e affettuosa delle piccole esperienze della
vita di ogni giorno, cariche di sofferenze e di gioie, sono elementi troppo
importanti per non risaltare immediatamente a chi legge più con il cuore, che
con la fredda ragione. I personaggi sono delineati dal vivo, in situazioni
storiche abbarbicate alla realtà del quotidiano, vissute in tutta la loro
drammaticità, senza cedere minimamente al sentimentalismo sdulcinato di certa
letteratura odierna.[...] La paralisi e la drammatica angoscia cedono il posto,
nelle novelle del Ciccia, all’apertura verso le dimensioni intime, profonde, e
perciò più vere, dell’esistenza umana. [...] Avventurarsi nella vita
diviene un rischio piacevole per il Ciccia, e per chi è disposto a seguirlo nel
cammino luminoso della letteratura, dell’arte, della cultura.”
Aldo Priore
“Il
piccolo”, Trieste, 18.III.1977
“Ricordi-flash
questi racconti, cortesemente brevi, profondamente significativi e istruttivi.
In molti di essi ritroviamo noi stessi quasi in perenne statuità, autori e
protagonisti a un tempo per un gioco di associazioni di idee, per un effetto
magico di sensazioni sincronizzate, per un filtro onirico di visioni
retrospettive. [...] In altre storie c’è anche del bello spirito,
quell’humus-humour che feconda la freschezza, accentuandone lati e risvolti di
una spontanea ilarità (leggi Il nuovo barbiere, Il principe, Poveri Santi):
capitoletti che sembrano appunti e spunti per commedie da portare in scena.”
Giorgio Bárberi Squarotti
Università di Torino, 12.I.1977
“A me questi
racconti sono piaciuti per la vivacità e la profondità della rappresentazione di
situazioni colte con felice rapidità.”
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