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Prefazione a
Semi di senape

Antonio Melis

Nei racconti di Angela Ambrosini il fantastico si insinua naturalmente nella quotidianità. Proprio per questo, paradossalmente, acquista una dimensione più inquietante. Si tratta spesso di un evento in apparenza minimo, che rompe il corso abituale delle cose e si dilata progressivamente fino a permeare tutto il testo. La linearità è quasi del tutto assente da queste narrazioni. Essa rappresenta solo la superficie visibile dell'esistenza, che è percorsa sotterraneamente da movimenti imprevedibili. Quando si produce il cortocircuito, questi sussulti emergono alla luce del sole.

La narratrice semina sapientemente di indizi nascosti tra le pieghe i suoi testi. Essi corrispondono spesso agli strati occulti della coscienza, che si fanno strada laboriosamente attraverso una temporalità complessa. Si incarnano a volte in figure emblematiche, con un ruolo importante svolto dalle presenze animali, che rappresentano un richiamo oscuro alla alterità irriducibile. C'è un trascorrere continuo tra quella che può assumere le sembianze di una nota di costume e la sua dilatazione a un livello simbolico.

La scrittura di questi racconti stabilisce dei rapporti intertestuali molto fitti, evidenziati dal ricorso frequente alle epigrafi che fanno da contrappunto a molti di essi. Accanto a questa manifestazione esplicita di affinità elettive, ci sono legami evidenti con alcuni scrittori, in particolare Jorge Luis Borges, anche se in forme completamente metabolizzate. Domina su tutto la ricerca di uno stile sostenuto, che trascende sempre il momento aneddotico per lavorare puntigliosamente sulla parola, nella consapevolezza che si tratta di un patrimonio prezioso da salvaguardare dal logorìo prodotto dalla massificazione e dal conseguente svuotamento di significato.

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