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Alcune poesie

da: I colori visti dopo (2010)

[pag. 9]

I colori

I colori che il tempo consuma
sono nella case dai tetti sfondati,
nell’ombra persa del rusticano1
che lasciava l’aspro tra i denti,
nel languore dell’estate quando
il sole impazzava contro i muri,
nei granelli di brina rilucenti
alla luna fredda, sui prati
sdraiati, sull’erba avvizzita.

Qui il sole ancora sbadiglia
sul fiume, sull’argento
di foglie di vimini, sull’arancio
dei rami ricurvi, quasi
a baciare l’acqua che scorre
sempre con lo stesso colore
e dentro rotola la nostalgia
come biglia in un bicchiere.

E’ un rumore lieve che fa male.
E’ un dolore che non muore.
E’ l’ombra stinta dei colori.

1 – rusticano, termine dialettale riferito al mirabolano

 

[pag. 45]

Parlando con mio padre

Ho una cosa da chiederti
ho una cosa, forse due, forse tre.
Ti devo chiedere…
ma non so dove sei
e ti cerco sotto i fili di una nuvola
tra i filari delle viti
lungo il sentiero che porta al bosco.
Allungo piano la mano
ma tu cammini avanti
l’abito a righe non ti piace
e me lo dici chinando il capo.
– non lo dire a tua sorella
ci rimane male –
– le cose le dici sempre a me
e mi chiedi di tacere –
– la mia terra non pi quella
non dirlo a tuo fratello
ci rimarrebbe male –
– a me non dici niente?
io la figlia ribelle? –
scuoti il capo e cammini lento
il bastone il berretto il cane a fianco
– tu te la cavi sempre. –
Il sentiero vuoto
la nuvola pi intensa
il cane tornato indietro
annusa e annusa l’erba
poi si ferma, aspetta
e guarda chiss dove.

autore
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