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Sinossi
“Come un bruco assetato di cielo”

Non è chiara la genesi della consapevolezza, del come le esperienze confluiscano nell'anima soffice e porosa, alimentandola e plasmandone la forma.

Siamo formiche sulle foglie, per lo più ignare del silenzioso processo di crescita dell'albero su cui trascorriamo le nostre esistenze.

Eppure talvolta accade che un giorno, volgendo lo sguardo, si dischiudano orizzonti, le foglie si leghino nella nostra mente al ramo che diede loro la vita, il ramo ai suoi fratelli e così via fino al tronco patriarca, deus ex machina di un disegno che egli custodiva in sé dalla notte dei tempi.

Alcuni credono di sperimentare la consapevolezza nella successione di eventi che le varie epoche biologiche portano con sé (infanzia, adolescenza, maturità, vecchiaia), non avvedendosi della tipicità di molti percorsi ritenuti unici, altri credono di conoscere la vita a menadito nella misura in cui ne dominano i meccanismi sociali, quantificati sulle scale di potere, fama, ricchezza, successo.

La chiave della consapevolezza può passare per il "cosa" si vive, ma trova la sua ragione alchemica nel "come" lo si vive, allo stesso modo in cui molti possono imbracciare una vanga e affondarla nella terra, ma solo alcuni potranno rendersi conto di come quel gesto possa significare donarle respiro per far sì che accolga semi bisognosi di cure e attenzioni, così come allo stesso tempo, in un inscindibile e terrificante momento che sancisce la contemporaneità del bene e del male, il medesimo atto possa significare ferire la terra, esponendola alla privazione delle sue sostanze (minerali più o meno preziosi) o, peggio, significare la morte di centinaia di creature innocenti (lombrichi ghigliottinati, larve sfrattate, formicai devastati, cuccioli di talpa assassinati nel buio e nel tepore dei loro nidi).

La proiezione dei significati su di sé scolpisce forme sensibili e fluenti come le acque di una cascata plasmano le asperità dei sassi aguzzi che cadono nell'abbraccio delle loro anse lucenti.

Questo è l'Iperrelazionismo Sensibile, un costrutto filosofico ideato dall'autore e fondante di tutta una vita spesa nella ricerca di un disegno, un progetto, un senso coerente con la fenomenologia dell'universo, che renda moralmente giustizia a tutti gli esseri viventi che vi si trovano (e non soltanto ai Prescelti), che assimili e trascenda la Teodicea di ogni tempo, evidenziando l'enormità delle visioni parziali entro cui l'essere umano costringe (grossolanamente, intenzionalmente?) il suo sguardo per giustificare ogni sorta di efferatezza.

Le interrelazioni all'ennesima potenza, come in una gigantesca rete neurale, sono la chiave evolutiva per una cosmogonia animistica, una Teoria del Tutto rispetto agli scopi dell'esistenza, quand'anche questa possa fornire una prospettiva fortemente negativa o addirittura annichilente sull'eventuale presenza di un Architetto senziente all'origine di ogni cosa.

Come un bruco assetato di cielo è una raccolta di poesie giovanili, talvolta audaci nella loro visionarietà border-line, talvolta infuse di toni arcaicizzanti come per contraltare, in cui nel dettaglio estremamente analitico di taluni passaggi, si percepiscono nitidi i prorompenti afflati filosofici dell'autore, quell'ansia esistenzialistica che similmente condusse Sartre alle sue dissezioni concettualistiche, talvolta estreme, per quanto storicamente necessarie.

Che si tratti di fiabe dai rimandi esoterici, o di “Insostenibili giochi”, del moscerino schiacciato o della "formica difettosa", del “Cucciolo di cobalto” finanche all'“Anestesia” che affligge la mediocrità del genere umano, sono queste le linee guida, i fari di segnalazione che delimitano la pista d'atterraggio per i voli pindarici dell'autore.

Con l'unica e fondamentale differenza che Pindaro non fu così avveduto nello studio e nell'analisi dei particolari.

"E l'insolito di bellezza s'ammanta, trovando sostegno, in umbratili evasioni".

autore
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