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Marilla Battilana
1960-2000 genesi di un segno


Marilla Battilana.
Come delle parole il suono

Giorgio Segato

Si tratta di un breve diario di ricerca: un `a fondo` verso le radici di una figura, di un segno, di un gesto, come di un suono, che si fa sintesi e frammento, sigla e cifra di memoria. astrazione che dalla rappresentazione originaria (la Creazione dell`uomo di Michelangelo) trascorre a designare, piuttosto che la figura, da solo o in iterazioni ritmiche frequenti, una condizione della coscienza, una fibrillazione emotiva e conoscitiva che sempre più si allontanano dall'origine, dalla `genesi'. Come di una musica cogliere un fraseggio e sentirlo risuonare in strumentazioni e modulazioni diverse, con differenti riverberi: come delle parole il suono; e ogni volta il frammento porta con sé molteplici sensi dell'insieme da cui si è dipartito, del suo disgregarsi e del suo ricomporsi come energia, come elemento sintattico di energia psichica: poesia visiva, suggestione musicale, parola, forma, eco, gesto, scrittura. Scrive Italo Calvino che l'opera vera non è tanto quella finita, ma l'insieme delle approssimazioni che concorrono a realizzarla. Marilla Battilana procede all'inverso e progressivamente si allontana fino al segno all'ideogramma come struttura intima, essenza del gesto. Martin Heidegger sottolinea che l'opera d'arte non rappresenta ma dà origine, genera, e Marilla Battilana entra nel processo generativo, collabora in esso ed 'astrae' un suo alfabeto alfabeto nrarillico lo chiama, divertita e sorpresa dalla scoperta di questa persistenza visiva e sonora negli anni, in svariate emergenze, che ora modellano profondità nei giochi di luce delle sovrapposizioni, ora disegnano affioramenti mnestici, ora attestano flussi di coscienza e di conoscenza, atmosfere intraviste o ritagliate, dilatarsi, espandersi o contrarsi della sensorialità, comporsi di labirinti, aggregarsi in città, voli di gabbiani. magiche dissolvenze percettive, più o meno materiche (cementite. smalti), o diluite in chine. inchiostri. acquerelli. E, il senso, l'intenzione non sono mai dispersivi o degenerativi, bensì di flusso energetico liberatorio e germinale, di una continua trasformazione in atto, sciamare scritturale, viaggio nella coscienza che mantiene il sigillo, l'impronta del momento di avvio del racconto d'origine. E questo, certamente in virtù di un grande controllo intellettivo che interviene a sistemare e a comporre una sintassi strutturale capace di governare la libertà e la fecondità delle invenzioni e a trattenere nell`ambito delle leggi dell'artificio, della poesia, dell'emozione e della comunicazione estetiche – anche, o soprattutto, quando l'astrazione torna al suo stato puro – l'esuberanza e la congenita vitalità dellimmaginazione.

Padova, aprile 2005



Scirocco

Forse saprò
perché non domarti.; non ieri
ma oggi: con questo mezzo
sole sbilenco sulle case bianche
con questo cuore pesante
e occhi di sonno.

Mi dico in dormiveglia: avrò in risposta
un cenno o un suono
o `un bagliore improvviso ad oriente'.
(Ma s'accende un riflesso. ma il frusciare
dell°acqua. ma Fumale sirena
della nave in partenza).

Sorvola i miei pensieri
il roteare calmo di un gabbiano
e non è risposta che uno strido
sul arare.

Venezia, luglio 1960

 


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