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Presentazione a
Negli occhi il cielo
a cura di Lucia Beltrame Menini

P. Flavio Roberto Carraro
Vescovo emerito di Verona

Il tempo cancella... Il tempo dimentica: si dice, ma non è sempre così e non è sempre vero. Dipende dalla profondità alla quale è arrivata la notizia collocata nel cuore, e dalla sensibilità di rapporto intercorso fra persone.

La morte del giovanissimo prete don Stefano Piacentini è una notizia incarnata nel cuore dei tanti e tante che l’hanno conosciuto e – se davvero conosciuto – l’hanno certamente amato. Generoso, gioioso, prete convinto e ricco di quella ricchezza interiore che attira perché affascina e coinvolge.

L’ho conosciuto quando era ancora sacerdote novello. Io ero appena giunto a Verona e di lui si diceva della pienezza del suo cuore, della disponibilità e gioiosità del suo servizio, ancora olezzante del profumo del sacro crisma.

La sua morte tragica e prematura è stata come l’abbattersi di un fulmine per tutta la diocesi.

Sembra quasi che il Signore l’abbia chiamato a sé per un gioioso coronamento dell’anno giubilare che in quel dicembre 2000 si stava concludendo.

Per don Stefano si apriva la porta del cielo mentre in terra si chiudeva quella del Giubileo, ricca di entusiasmo e di speranza.

Nel cuore di un vescovo quando muore un sacerdote, tanto più se giovane, si apre una sofferenza che viene maturata solo nell’abbandono al cuore di Dio quasi per un sobbalzo di fede e di amore: sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra!

Mi sovvengono ancora alla memoria le toccanti parole pronunciate dalla mamma di don Stefano, che alla notizia della morte del figlio come Giobbe esclamava: “Il Signore ha dato, il Signore ha tolto.

Non è retorica ma verità certa e consolante raffermare che il fratello perduto sulla terra, l’abbiamo guadagnato in cielo.

Possa il ricordo di don Stefano rianimare in tutti noi l’amore alla diocesi, alla nostra vocazione e al ministero presbiterale.

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