Nei
racconti della Benagiano, autrice dotata di sottile sensibilità e che ha il
merito di farsi apprezzare per la vivacità immaginativa, scorgiamo una
semplicità che colpisce per la sua forza e per la capacità di cogliere aspetti
reali di una quotidianità affannosa e incerta.
Le
emozioni che vengono fuori dai racconti, diversi tra loro, ma tenuti insieme da
un unico filo conduttore rappresentato dalla difficoltà di vivere, rendono tutti
insieme conto di quanto possa aiutare il nostro vivere se stimolati alla
riflessione.
Nella lettura siamo guidati dalla vibrante mano dell’autrice che, con crescenti
capacità liriche, ci accompagna attraverso tematiche complesse: dalla morte,
all’amore, alla distruzione di mondi possibili (Escrescenza, Redeuntes,
Irrefrenabile brama).
E il
titolo, che dà anche il nome ad uno dei racconti, parla chiaro: questa raccolta
è dedicata al tempo, e le storie che la compongono offrono al lettore il piacere
di una scrittura scorrevole e ritmata, scandita con abilità intorno alla
consapevolezza propria di tutti i protagonisti della mutevolezza e
dell'incostanza della vita. Non è tanto l’intreccio delle storie a conquistare
la centralità del nostro riflettere e a scandire la narrazione, quanto le
inquietudini dei protagonisti.
Gli
spazi dell’anima sono colti nella loro completezza e mettono in risalto
un’umanità disillusa, affaticata dalle quotidiane perplessità, nella quale
«bisogna proteggere anche i ricordi». Un raccontare nel quale si trovano
certamente accenti di struggente malinconia (Fermare il tempo) e
di rimpianto (Coincidenze) che costituiscono la ‘materia prima’ di
angosciose domande ma che qui, sono come stemperate e ammorbidite. Forte di tale
consapevolezza, l’autrice raramente si abbandona ad un descrivere puramente
estetico; al contrario, anima i suoi racconti di impressioni, voci e metafore,
tutte ispirate al tempo che incastona i luoghi della memoria e
dell’immaginazione in parole che, come specchi bizantini, sembrano fatti di rame
e di oro, restituendo così al lettore figure spesso inafferrabili. Allo stesso
tempo, e con la stessa intensità, ci mostra un mondo che va in pezzi e, in
questa sua frammentazione ne focalizza l’immagine veritiera.
Ci
presenta dei personaggi che vivono le loro storie gli uni accanto agli altri, e
che nel contempo, appaiono separati: una serie di riflettori costruiti per
guardare il mondo dal suo interno, puntati su «enormi schermi sui quali scorre
la loro storia».
Il
tema della memoria - tanto caro all’autrice – non è mai solo accennato e, a
seconda dei diversi racconti, diventa più manifesto; è recupero, attraverso
luoghi e voci, di istanti di vita; ponte tra un passato e un presente altrimenti
impenetrabile; attimo di dolcezza senza retorica o compiacimento malinconico:
«...a volte basta fermarsi un attimo a riflettere, a ricordare l’amore che c’è
stato per ricominciare. Quando c’è stato si può ritrovare. La preziosità
dimenticata per lungo tempo improvvisamente riappare. Sì, vale la pena fermarsi,
pensare al calore dimenticato... riscoprire noi stessi. Solo ciò che non è stato
non si può ritrovare...».
In
Voi non morrete ci dà conto della sua visione esistenziale e del
complesso di angosce, sogni e paure, che sono parte integrante di una
personalità che, nonostante il forzato distacco, mantiene saldo il rapporto
umano e ideale con la propria terra.
Una
terra dalla quale la protagonista si è allontanata, ma che pure continua a
rappresentare un approdo sicuro cui ritornare, per non disperdere le proprie
radici, punto di partenza su cui poggiare rinnovate certezze. La parola si snoda
sofferta e immediata mescolando in modo del tutto naturale aspetti di sapore
strettamente realistico con squarci ricorrenti di visioni surreali. Una
raccolta, dunque, che offre molteplici spunti di lettura e che non deluderà chi
nella scrittura cerca parole nuove per riflettere su interrogativi senza tempo
e, forse, senza risposte.