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Prefazione a
Poetiche sinapsi
Roberto Pasanisi
Il mondo non sa nulla
Il mondo non sa nulla,
è fatto di uomini che tornano dal lavoro,
e il fiume delle macchine, senti?
va, nella luce, come un sospiro.
(Pasolini)
Che chiedereste a una raccolta di versi in cui la jimeziana
«ansia di eternità» della poetessa si misura con l'assenza, la mancanza. il
vuoto, il nulla di quello che Barthes chiamava il «Grande Uso». ovvero
l'ecolalia senza fine della barthesiana bêtise?
E tuttavia, eroica, la gnoseologia poetica va spericolata a
caccia del noumeno? «Persa carne al noumeno trasvola l'ombra sangue ignoto pur
l'eccelsa risuonerà nomanza | sino allo stendersi di Krono s'estinguerà poi
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l'immortale eco quaggiù pur esso mortale | cosmica polvere oscura diverrà l'eletto verbo
| ai risonanti
millenni sogno d'eternità» (Immortalità mortale) attacca infatti classico ma
intrepido l'incipit.
La scrittrice pugliese lo dice a chiare lettere al lettore
sempre più stupefatto, con maestria andando ora di fioretto, con un dire
classicamente composto, ora di sciabola, con il veleno caustico e irredimibile
dell'ironia: «non sono materialista economicista fondamentalista... (Ricerco). Là dove Ivan Illich ci insegna
da par suo che «Nel cuore di tutte le altre epoche vi era un nucleo vitale di
immagini, nozioni e storie. Queste avevano il potere di parlare al cuore e alla
mente. Oggi non è più così. Una scatola nera. posta ai centro del mondo,
spersonalizza tutto ciò su cui si opera. I grafici, gli algoritmi e le funzioni
hanno sostituito le parole e le icone, custodii i più dai manager che dai
profeti».
Periglioso è allora il viaggio azzurro e marino nel quale la
poetessa ci chiede di accompagnarla, troppo colmo com'è il mare di sirene
inquietanti e scogli invisibili; e doloroso: «Maggio o novembre pure Urano si
confonde | neri sacchi stracolmi ancora trascini dolorante» (Indissolubilità).
La poesia come montaliana (e cusaniana) coincidentia
oppositorum indica così dalla sua radicale alterità una via, sia pure `del
non': «Se incontri il Buddha per la strada, uccidilo», come
dice un celebre koan.
Nella deriva dell'humanitas e del senso stesso dell'essere al
mondo, l'ultimo approdo è allora quello della poesia, ovvero del poeta-naufrago
attraverso il quale un'ultima voce fanno giungere agli uomini morenti gli dèi
dell'Olimpo, moderna meditazione metafisica sullo spazio e sul tempo: «A te
stesso angoscia verrà se il cantore uccidi | perché per gli dei e per gli uomini
io canto» (Omero, Odissea, XXII, 345-346) recita la profetica epigrafe.
Ma chi ascolta il poeta? E proprio mentre i flussi finanziari
determinano il futuro del pianeta e i glucksmanniani `padroni del pensiero'
orientano come misteriosi direttori d'orchestra l'onda dei pensieri e delle
opinioni delle masse inferocite dall' `estasi del consumo' (marcusiani Once
Dirnensional Man) che i cantori del nulla innalzano il loro inno alla notte,
alla poesia, alla libertà: «Sotto il governo di un tutto repressivo, la libertà
può diventare un potente strumento di dominio».
E se pure la speranza, ultima dea. ha abbandonato la terra.
il rischio, ma anche il desiderio – soave e terribile insieme
–, è di perdersi
per sempre, come l'Ulisse dantesco: «Li miei compagni fec' io sì aguti, | con
questa orazion picciola, al cammino, | che a pena poscia li avrei ritenuti;
| e
volta nostra poppa nel mattino, | de' reni facemmo ali al folle volo,
| sempre
acquistando dal Iato mancino» (lnf, XXVI).
E così che la poetessa si aggira in mezzo alla lonely
crowd
riesmaniana della `città tentacolare' là dove «Il mondo non sa nulla,
| è fatto di
uomini che tornano dal lavoro, | e il fiume delle macchine, senti?
| va, nella
luce, come un sospiro» (Pasolini, Orgia). porche come scriveva Goethe già
nell'800 – filosofo-voyant
– in una lettera da Francoforte a Karl August: «Le
condizioni del pubblico di una grande città mi hanno colpito in un modo molto
curioso: questi vive in un continuo delirio di guadagno e consumo».
La poetessa sa, e vaticina come una profetessa in cui spiri
la fiamma entusiastica del dio, ma chi vuole ascoltarla?
Chi vuole ascoltarla nella «laicizzazione ebete» di cui
profetizzava il Pasolini `corsaro' di fronte al tripudio del «nuovo fascismo» e
dello «spirito della televisione»? Là dove il «delitto perfetto» è
definitivamente compiuto e «la televisione ha ucciso la realtà» (riprendendo il
celebre titolo di Baudrillard)? E «Il consumismo altro non è che una nuova forma
totalitaria – in quanto del tutto totalizzante, in quanto alienante fino al
limite estremo della degradazione antropologica, o genocidio (Marx)
– e che
quindi la sua permissività è falsa: è la maschera della peggiore repressione mai
esercitata dal potere sulle masse dei cittadini. Infatti (è la battuta di uno
dei protagonisti del mio prossimo film, tratto da De Sade e ambientato nella
Repubblica di Salò): "In una società dove tutto è proibito, si può fare tutto:
in una società dove è permesso qualcosa si può fare solo quel qualcosa"».
La poetessa sa, ma chi vuole ascoltarla?
Tu forse, lettore, che le rendi omaggio scorrendone i versi
che chiari corrono come un ruscello fra le tue dita timorose, mentre il tuo
sguardo corre lontano come l'angelo di Benjamin: al mito della bellezza perduta,
al tramonto dell'Occidente?
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