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In quel podere
che d'ottobre si dispone Così altro
podere, che mani docili curano E tu qui disponi
un filare d'uva regina, Ma i tuoi figli
cresceranno case
Dolcezza è nei
tuoi occhi, altra dolcezza è
nelle mani, Sorpresa,
meraviglia e sottili paure forza, vita e
libertà nell'attesa violenza e
spasimi nel punto dell'eccitamento quindi malcelata
indifferenza,
Nota critica su La poetica di Alessandro Cabianca
La complessità insita nei versi di Cabianca è motivata da una ricca e composita visione del mondo lirico legato soprattutto alle problematiche temporee, in tutte le direzioni, fino a stratificare con dei tocchi sapienti il presente sul passato, anche arcaico, anche primordiale. In questo coinvolgimento si formano e si animano i più diversificati richiami afferenti all'uomo, dalla sua derivazione ai giorni nostri. Si assiste così al suo passaggio attraverso la temperie mitica, la favola e la leggenda, la storia e l'antistoria, l'urgenza e la casualità, fino al raggiungimento di una condizione oggettivata alla realtà naturale, più pagana che cristiana, niente affatto fideistica o pietistica. C'è in Cabianca un ritorno alla atmosfera virgiliana, alla contemplazione di campi, montagne, colline, alberi, piante fiori, il riandare schietto e non retorico a paesi, borghi e casolari, ricuperati integri dalla memoria, a stagioni ridenti o rattristate, a infanzie verginali, a paradisi perduti. C'è altresì un bisogno di vivere, soprattutto di amare, senza inganni e ipocrisie, di amare donne, cose, o divinità, fa lo stesso; c'è una necessità di fuoco, di acqua, di neve, di vento, di luce, di chiarità in tutti i sensi, quale espressione delle stagioni sorte dalla terra e dall'aria, in stretto rapporto con le stagioni umane. Anche la cronaca spicciola, apparentemente insignificante, coopera a nutrire e, in molti casi, a fecondare il dettato poetico con il suo umile humus”. |
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