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Prefazione a
I guardiani del fuoco
Aldo Vianello
Penetrato nella materia di un creatore di voci da porre sul candore di
Fabriano, mi sembra di poter dire che per Alessandro Cabianca il mio linguaggio
metaforico sia il più adatto a valorizzare la poesia. Egli, che non sorride alla
fortuna, adora i fiori delle fitte boscaglie; si dona agli orizzonti che
"sfiorano" il destino dei sogni e delle realtà non vissute a cuor leggero. Non
è vasta la terminologia dell'esaltazione.... Dalla carne piena di sanguigno
rigore, dalla struttura segnata dalle fratture esistenziali della poesia di
Alessandro, non è difficile accogliere un suono tanto simile a quello che si fa
annunciare dai lampi.
A volte tutto questo è ironicamente sommesso. E' uno stile che si misura con
delle pause, diciamo, paragonabili al sonno dei vulcani e delle foglie più
trasparenti... Il poeta, nella ricerca di essere semplicemente uomo, è come una
legge che affronta un programma di guerra. Egli è "solo", tra il sangue e il
frutto che dal ramo "schianta" il riflesso della memoria, mai la genesi della
colpa! Questo lo si sapeva, ma da come Alessandro ne porta il peso non poteva
non esserci, in fondo ai suoi passi, la grande responsabilità di un monito.
Nella sua lezione mai dimentica di affermare: da oggi l'uomo sia nuovo,
altrimenti nel profondo, eterno archivio della memoria, la pena sarà un pugno di
solitudine per tutte le ore del giorno. Da oggi per sempre i valori, che solo
il canto non tradisce, devono facilitare le azioni della carità e della
bellezza. Rappresentando l'uomo in tutta la sua natura espressiva, Cabianca
denuncia uno stato di malessere per eccellenza, quello che si chiama Civiltà dei
consumi. Ne capovolge le basi con l'effetto di uno schiaffo. L'introspezione
del poeta padovano è particolarmente calibrata; accumula scansioni specifiche
per un sempre più largo raggio d'azione. Allora un silenzio a vela di pensiero
si fa rapire dai polmoni, e una voce frusta più a fondo il potere della
menzogna. Insomma Alessandro Cabianca sta nella pelle di questa necessità: non
ama tanto l'impressionante pagina che brilla sulla fronte, quanto il poter
leggere un vento senza bandiera. | |
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