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Ho letto per voi

Francesco De Masi - Simone Calamai
I pesci non sanno volare

Youcanprint, Tricase 2020, pp. 106.

Appunti di lettura

“Scrivere…che strana parola, è come partorire un pensiero, un sogno, cosa molto difficile…” e gli autori proseguono la loro introduzione a questo volume, che segue “Correre nel buio” del 2018 e “Rimetti a noi i nostri debiti” del 2017, tutti editi da Youcanprint.

Libri che ho letto con cura, su “Rimetti a noi i nostri debiti” ho pubblicato i miei appunti di lettura, mentre su “Correre nel buio” non mi sono sentito allora di dar vita ai miei pensieri, tuttavia può darsi che ci ripensi!

Dalla quarta di copertina del libro gli autori concludono, con le parole di Carlos Ruiz Zafon: “…Una storia è un labirinto infinito di parole,…”.

Allora mi sono fatto una domanda sul perché Francesco e Simone, prima ci mettono sull’avviso e poi alla conclusione ci lasciano, facendoci dire da Zafon quanto sia difficile gestire questo labirinto di parole, anche se la sua chiusura semplifica “…, una storia, in definitiva, è una conversazione tra chi racconta e chi ascolta…”.

Ma questa domanda rimarrà senza risposta.

Per gli autori tutto è un mezzo per condurre i racconti in un mondo dove le “disgrazie” sono sempre pronte, in un mondo di fatti non sempre cruenti, ma anche preannunciati dai sogni, che in questi casi si avverano;

“…l’Angelo della Morte andò a trovare Luigi nel bel mezzo di un sogno per annunciargli la sua fine terrena…”. Le macchinazioni dei personaggi spesso non raggiungono l’obbiettivo e talvolta la perfezione è imperfetta!

Genitori e figli puniti i primi per aver fatto in modo da non aver dato gli stessi diritti a figli e figliastri, ed ecco che tornano gli autori di “Correre nel buio” con le loro orrende ossessioni per terminare il racconto in modo inaspettato.

“Sguardo d’orizzonte” anche se mai visto, rivolto al mare prima di chiudere la giovane esistenza: ferocia e furia si amalgamano in perfette macchine assassine, “mentre l’alba scoloriva la notte” tra suoni pasquali e venti d’ali; gli autori trovano nei loro testi anche la possibilità di risvolti poetici e parole leggere.

Descrivono con fervida immaginazione la meraviglia e il sentire dei nativi americani allo spettacolo delle caravelle di Colombo; così come è bello il mondo sognato da Karl che gli autori disegnano, e se i pesci non sanno volare, i sogni di questo ragazzo sfortunato s’imbarcano per il cielo.

Rimandava al domani lui, lei viveva dentro una bolla, guardava oltre la nebbia lui, lei lo provocava e lui la picchiava; il mare era lontano e un vecchio, dalla voce calda, univa Dante a Gozzano.

Attori o matti in un colloquio surreale con i pesci rossi in gabbia, mentre si aspetta un temporale estivo la folla ondeggia come una molla rotta tra bandiere al vento e spari contro un futuro lontano.

Il tripudio smeraldo dei giorni con Ester, con Marta che non chiedeva, ma dava soltanto: come passa veloce la vita! Io non esisto, non sono mai esistito o quasi sin da piccolo, adesso però sono confuso e non so perché sono sporco di sangue…finale dovuto a questi venti orientali.

Tre piccole parole perse in costellazioni senza ritorno, occhi di un verde bambino; strane coincidenze la vita, coi pensieri in disordine e una amarezza forestiera. La vita non è fatta di domande e i pesci non sanno volare.

Sembra tutto assurdo? Forse, ma questo libro va letto, allora si può commentare correttamente e prendere posizione, magari non come ho fatto io, ma si sa le parole sono strane…

Marzo 2020

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