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Ho letto per voi

Francesco Sanna
La casa della felicità

Collana I libri di Pan
Florence Art Edizioni,
Firenze 2017

Quello che mi ha colpito di più è il titolo “La casa della felicità” che l’amico Franco mi ha detto essergli stato suggerito dalla nipote, che lui chiama “Rombodituono”; perché mi ha colpito quell’aggettivo? Perché il periodo della guerra per me non si sposa con felicità, ma con le difficoltà che mia madre, da sola con due figli, ha dovuto sopportare.

Leggendo il libro due sono gli elementi che in questo romanzo autobiografico, che riguarda il tempo di guerra, emergono: la presenza determinante di nonno Adelmo, nonno materno, ed il fatto che gli avvenimenti narrati si sono svolti in Trentino, che implica per gli abitanti di quelle zone, la conoscenza della lingua tedesca, quindi la facilità di rapporti con le truppe occupanti.

Certamente il doversi spostare dalla città, ad un paese più piccolo, ha consentito di non interrompere l’attività produttiva del nonno, la fabbricazione della cialda per i gelati, i famosi “coni”, semplificando molto la vita di questa famiglia in cui il padre carabiniere era tenuto prigioniero in Africa.

Il nonno Adelmo con la moglie, uomo ancora giovane e intraprendente, hanno preso sulle spalle la famiglia della figlia Maria, con tre figli piccoli: due femmine ed un maschio, di cui il maggiore è l’autore di questo romanzo-diario. Mentre la nonna si occupava della cucina e della casa, la figlia accudiva i piccoli, anche se Cisco, questo era il nome con cui veniva chiamato in famiglia, andava a scuola ed iniziava a giocare al calcio; nel frattempo imparava anche ad aiutare il nonno nella produzione dei coni da gelato.

Certo la guerra finirà e la speranza del nonno è quella di traghettare la sua famiglia fino a quel momento, fino al ritorno del genero dalla prigionia, e, mentre la storia fa il suo corso, Franco racconta le vicissitudine del suo nucleo famigliare con un occhio attento al nonno.

Si nota come oggi Francesco Sanna scriva con gli occhi di nonno, con la sua esperienza, con il suo vissuto e si nota come le sue parole siano intrise delle vicissitudini odierne, che ne condizionano il racconto.

Se nonno Adelmo aveva il ruolo dominante di allora, oggi è nonno Franco che con l’ironia che lo contraddistingue, pare identificarsi con quello di Adelmo, conducendo la sua famiglia attraverso le vicissitudini della vita.

Il linguaggio è piano ,ed il romanzo leggero come una piuma si lascia leggere in un baleno, mentre i ricordi non si intrecciano soltanto con chi ha vissuto quei tempi, per molti tragici, ma vuol essere da insegnamento per i giovani, ai quali sottolinea l’importanza della famiglia e dei legami che sviluppa in chi crede in essi.

Voglio chiudere ricordando il ringraziamento che l’autore mi ha rivolto (ci conosciamo da cinquanta anni) per aver scritto, su sua richiesta, un poesia di Natale da far recitare alle due piccole sorelle Elma e Lucia davanti al Presepe.

Natale

Su nel ciel brilla una stella
dalla coda lunga e bella,
che fa luce alla capanna
dove un bimbo fa la nanna.
Tanti vanno per la via
volti allegri, anima pia.
Due sorelle per la mano
Tutto vedon da lontano;
una ha l’acqua nella brocca
all’altra il gregge spinger tocca,
mentre il can fedele amico
tien lontano ogni nemico.
I Re Magi coi cammelli
fan la strada ai pastorelli.
Le bambine allegre insieme
vanno svelte: il cor le preme.
Giunte alfine alla gran luce
tutti cantano a gran voce
inneggiando al Re del mondo
con la gente tutta in tondo.
Alleluia canta l’angioletto
e ciascuno ha gran diletto.
S’inginocchian le bambine
congiungendo le manine:
Cristo Re nella capanna ,
tra Giuseppe e la sua Mamma,
tutto il mondo benedice:
ogni uom dentro è felice.

° ° °

20 Novembre 2016

Grazie Franco per questo tuo nuovo lavoro intriso della gioia di allora e da quella di oggi, che si unisce alle precedenti pubblicazioni “German graffity” ed “Aspettando la badante” creando una trilogia di testi che coprono l’arco della vita di un uomo.

Gennaio 2018

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