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Ho letto per voi

Mara Faggioli
Dedicato a Lorenzo

Appunti di lettura

Ho letto per voi “Dedicato a Lorenzo” di Mara Faggioli, edito da Edizioni Helicon – Arezzo nel 2001, un testo composito tra prosa, poesia e fotografie delle sculture di cui Mara è realizzatrice con grande sensibilità.

Ci siamo incontrati con Mara a Scandicci, al suo Bar Marisa, per rafforzare la nostra amicizia, e raccontandoci mi ha parlato e mi ha donato questo libro, descrivendomi la gioia con cui aveva vissuto la gravidanza di una figlia felicemente sposata, e non solo, ma mi spiegava che, durante la gravidanza, era come se il cordone ombelicale di sua figlia, non si fosse mai interrotto con il suo, e stesse continuando legandola al nascituro!

Mara aveva accolto la nascita del primo nipote, lei nonna ancora giovane, con la gioia che da sempre la lega ai bambini, a quelli che ama dipingere e che è disponibile a tenere in casa come propri per i periodi di affidamento, con un atto di affetto importantissimo.

Non voglio levare al lettore nessuna delle sorprese che la figlia Letizia ed il marito, hanno messo in atto per far partecipe la futura nonna a questo evento, che chi ha provato sa cosa vuol dire, anche se credo che, per una donna, tutto l’evento stia in un’altra dimensione.

Vi voglio solo raccontare un piccolo fatto, legato al viaggio di nozze della figlia, che si è svolto in Egitto, gli sposi novelli visitarono il luogo dove Cleopatra e Giulio Cesare “si amarono con passione” dando vita a Cesarione, quel luogo si chiama “Kom Ombo” e nonna Mara, che forse non era ancora pronta a quel ruolo, con quel nome decise di chiamare il futuro nipote, così non avrebbe in alcun modo influenzato la futura scelta del none, dal momento che ancora non sapevano i genitori il sesso del nascituro.

Alla futura nonna non piaceva che si parlasse di un bambino, in quanto lui non sarebbe stato un bimbo qualsiasi, ma il loro bambino, cosi venne chiamato Kom Ombo fino a quando non fu deciso il suo nome.

Mara ha scritto questa cronaca intima e assai personale, durante la gravidanza della figlia, e non posso essere che lusingato di queste sue confidenze e del fatto che mi ha regalato il suo libro, in cui afferma che “la prima rivoluzione da fare è quella dentro se stessi” e questo vale per tutti in ogni momento della vita in coincidenza di un cambiamento.

Al futuro nipote la scrittrice parla della sua vita e la dedica è ai bambini del 2000: come non ritrovarsi nel racconto che sgorga dalle sue parole, nelle quali mi ritrovo, infatti “I giocattoli erano soltanto dei sogni e dovevamo inventarli con la fantasia.”. Quanti i riferimenti alla vita di allora, a quelle stesse esperienze che erano anche le mie: dal veggio alla tinozza dove si faceva il bagno. Anche “voglio” non era contemplato, ci dicevano che l’erba voglio nasceva solo nel giardino del Re! Se volevi qualcosa te la dovevi guadagnare con il lavoro, questo è quello che ci hanno tramandato e che noi lasceremo ai nostri nipoti.

Mara ha sempre aperto il suo cuore e la sua casa a chi cercava l’affetto che non aveva avuto, così molti bambini trovavano nell’affidamento temporaneo il calore della famiglia, e così ci narra di Zahra, una bimba di 7 anni che odiava la sua pelle scura, come fosse la più grande disgrazia che le fosse capitata, e mi viene in mente la canzone “…pittore ti voglio parlare…” con la preghiera a dipingere fra i tanti angeli, anche un piccolo angelo negro…

Questo racconto ha vinto due primi premi ai concorsi a cui ha partecipato, premi meritati!

Dovrei trascriverlo tutto il libro “Dedicato a Lorenzo” ma preferisco proseguire con le sculture che l’artista ha creato, soprattutto le due maternità, che mostrano una attenta umiltà nell’atteggiamento della madre che, serena, protegge il suo piccolo attaccato al seno.

Chiudo questa esposizione con un breve accenno alle poesie che Mara Faggioli ha inserito nel suo libro, sono poesie di un amore materno e filiale che “ci racconta | il miracolo | della nostra vita |” e tante sono le cose che l’autrice vorrebbe regalare per “carpirne la tristezza” e cercare “il profumo del pane”, perché l’amore è fatto di ricordi, sorrisi ed emozioni; e se gli occhi riconducono al volto di Dio, le proprie radici, che saranno presenti anche dopo la morte, non possono che rinascere nelle “| Due sillabe | (che) escono dalle mie labbra: | “Bab-bo” |”.

Grazie cara amica per avermi reso partecipe della tua esperienza di vita e di quello che è sgorgato dal tuo cuore con l’attesa e la nascita di tuo nipote Lorenzo.

Gianni Calamassi
Maggio 2019

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