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Oltre il viaggio
Guido Paoli

Guido Paoli, mugellano, è il vincitore della sezione Arti Figurative del II Concorso “Nuovi Occhi Sul Mugello - 2015” con la fotografia in bianco e nero “Le mani della tradizione”, che fa parte della presente raccolta fotografica intitolata “Oltre il viaggio”.

Il verbale della Giuria, composta dallo scrivente e da Claudio Aita, Ennio Bazzoni, Olga Belsito, Christian Lorenz, Paolo Marracchi, Giulia Vinciguerra è il seguente:

Le mani della tradizione.

Il Mugello nelle mani della tradizione con la sapienza e l’amore della cultura contadina legata alla cucina nell’anno dell’EXPO su l’alimentazione. Le rugose mani delle nostre nonne sformate dal lungo lavoro di sempre, nel gesto antico di preparare il “pieno” dei tortelli.

Uno scatto di notevole espressività con una drammaticità che utilizza le capacità espressive del bianco/nero, che rappresenta la luce del secolo scorso e del passato che perdura anche oggi, accentuato dal sapiente uso della luce e della messa a fuoco, riportandoci nostalgicamente in quella serena atmosfera.

Paoli ci accompagna nel viaggio che lo ha condotto in Europa partendo da quella realtà territoriale che il Mugello esprime, sia sul piano culturale che artistico. Chi vive circondato da importanti emergenze architettoniche e scultoree, da manifatture artistiche di alto livello, dove i centri culturali, letterari e filosofici che lo hanno reso noto, soprattutto in rapporto alla prima età medicea e che, ancora oggi, testimoniano una autonoma e specifica presenza territoriale, ha assorbito e mediato introspettivamente tutto questo.

Non trascuro le variabili oggettive, che pur condizionano le scelte dell’artista, ma è proprio come queste influenzano la sua valutazione del soggetto, che acquistano importanza: i momenti del giorno, le stagioni e gli agenti atmosferici che generano variazioni reali ed irreali dei colori e delle luci, così tutto può diventare un pretesto per esprimere stati d’animo, stimolo per suscitare emozioni che modificano l’immagine agli occhi di chi la osserva e alterarne la percezione.

La luce, sì, è una forza che chiama fuori dall’oscurità le cose e le persone, come fa Dio con le prime parole pronunciate all’inizio della Genesi, nella Bibbia:

“Si faccia la luce”

Così la luce diventa protagonista dell’immagine, essa scorre effondendosi leggera e imperiosa nello spazio della rappresentazione, che noi sentiamo come una specie di pura forza visibile. E’ un segno della vita che custodisce, si fa sapere, percezione, conoscenza: la luce non può evitare di farsi metafora. (da un articolo di Emilio Todini sulla rivista “Carnet” - 1997 rielaborato)

C’è una immagine (“Siddharta e incenso”  foto 30) che ha al centro il romanzo dello scrittore tedesco Hermann Hesse “Siddhartha” sulla quale Paoli fa alcune considerazioni:” Io sono convinto che un viaggio, un vero viaggio, si possa fare solo se c’è la consapevolezza di se stessi; se manca questa consapevolezza non si è viaggiatori, si è solo turisti.”, perciò se mi domando in quale chiave di lettura avrà voluto inserirla l’autore, non posso che rifarmi alle sue parole: “Ritengo che…un buon libro,…, sia un…modo per poterla raggiungere e per permetterci di viaggiare con una prospettiva e visone del mondo che ci circonda, diversa.”. Certo è che le sue immagini fanno riferimento al romanzo: anch’esse sono narrazione e meditazione e forse elevazione e sensualità del suo “Oltre il viaggio”.

E’ da questi principi che si può affrontare il lavoro di Guido Paoli, iniziando dalla sua esperienza fuori dal mondo conosciuto del Mugello per vivere le capitali europee come Parigi e Praga, Amsterdam e Berlino, Budapest, Vienna e Londra nelle quali si getta con l’ingenuità di fanciullo, per sottolineare il suo essere partecipe a quella esperienza alla conoscenza di se stesso.

“Con timidezza una piccola tromba appare fra le colonne della torre di un palazzo che a Praga si affaccia sulla bellissima Piazza dell’Orologio rivolgendosi alle persone ferme ad ascoltare quel suono vigoroso.” ( “Trombettista su Praga” foto 1); oppure cogliendo un attimo di riposo dei compagni, che ci mostra:” inquadrata dal Museo Nazionale la Piazza San Venceslao, unica nel suo genere: immensa …. cara ai suoi abitanti per il memoriale a Jan Palach, il giovane studente universitario che nel 1969, lì si diede fuoco durante la Primavera di Praga.” (“Viaggiatori stanchi”  foto 3).

Ma il suo occhio attento a Budapest si sofferma con dolore sul particolare di un paio di scarpe di ferro, che mi ricordano le “Sette paia di scarpe ho consumate | di tutto ferro per te ritrovare:” di G. Carducci in “Davanti San Guido”: “Le scarpe sul Danubio” è un memoriale di rara bellezza e sensibilità che si trova lungo il fiume Danubio a Budapest, composto da tantissime paia di scarpe, tutte in ferro, inchiodate alla pavimentazione. … scoprimmo … che voleva rappresentare il massacro di cittadini ebrei, avvenuto l’8 gennaio 1945, che vennero fucilati e gettati nel fiume.” (“Le scarpe sul Danubio”  foto 11).

Nelle immagini che ha scelto per disegnare le altre città visitate – Vienna, Amsterdam, Monaco – il giovane autore, alternando immagini a colori e in bianco e nero, sottolinea alcuni aspetti che lo hanno colpito e che ci vuole trasmettere, ricollegandosi ad un modo di vivere che è semplice e tranquillo, privo dell’ossessione e della velocità tecnologica della società odierna.

Aggiunge, ripetendo una strofa di una canzone <<Di tutti i poeti e i pazzi che abbiamo incontrato per strada, ho tenuto una faccia, un nome, una lacrima o qualche risata.>> e commenta: “Questo signore che fuma il sigaro e beve birra alle 11 di mattina rappresenta, … , il vero folklore di Monaco. Non ha battuto ciglio quando, …, ho chiesto di poter scattare qualche foto, e con il suo sguardo fiero ha fatto come se nulla fosse continuando a fumare il suo bel sigaro. (“Vecchio con sigaro”  foto 7).

Ed a Londra: ”Per me incontrare John e il suo vecchio cane bianco, Sparky, è stato un fulmine a ciel sereno in una grigia serata londinese. Non c’è voluto molto prima di stringere amicizia e dopo una buona birra, John ha avuto anche la gentilezza di farsi scattare qualche fotografia assieme al suo pitbull, prima che ognuno prendesse la sua strada.” (“Un londinese e il suo pitbull alla fermata della metro” foto 9).

Da quest’ultima immagine che parla nel titolo di un mezzo pubblico, Guido dimostra come apprezza il modo di muoversi, anche in queste grandi città con la bicicletta, tenendo in considerazione l’inquinamento, presentandoci tre scatti che l’hanno come soggetto sia fissata alla ringhiera di un ponte su un canale ad Amsterdam (“Bicicletta sul canale ad Amsterdam” foto 6) oppure utilizzata per muoversi in città come a Vienna (“Passante a Vienna”  foto 12) o a Monaco (“Passante in bicicletta a Monaco” foto 2) che “in estate è una città calma, dal respiro fresco che ha il profumo dei tigli, e nei suo numerosi parchi non sono poche le persone che approfittano del bel tempo per bersi una birra in compagnia oppure fare un giro in bicicletta, come questo signore qui.”

Conclude questo percorso per l’Europa guardando Parigi, dove l’osservazione si centra sui vari atteggiamenti del pubblico di fronte all’esposizione di disegni di artisti di strada: dall’interesse al commento, all’indifferenza, con tonalità che sembrano preannunciare gli scatti in bianco e nero (“Artisti di strada parigini” foto 5). Dal vivere l’arte di strada lo sguardo si volge alla Pyramid, simbolo dell’accesso al museo del Louvre (“La bambina al Louvre”  foto 8), immagine incorniciata da un arco buio ad aprirsi sulla splendente idea dell’arte di ogni tempo, con una bimba incantata dalla sua luce. Nella foto della chiesa di Notre Dame de Paris, “al tramonto, uno scenario suggestivo che…, porta con sé molto del sapore parigino” il verde degli alberi indirizza l’occhio del suo osservare meravigliato, per trovare ancora un taglio luminoso nell’immagine del cielo che si apre ad un raggio creatore. (“Notre Dame in bianco e nero” foto 4)

Se lo sguardo di Paoli si posa sui piccioni che ruotano voli intorno alla fontana a Budapest (“La fontana a Budapest” foto 13) ha anche dimostrato di essere capace di osservare da vicino, perciò è pronto a guardare l’acqua , fonte di vita, che sgorga dalla fontana di fronte a statiche colline, sullo sfondo di un cielo muto spettatore; in queste immagini la luce si fa metafora e libera i pensieri dell’osservatore (“Acqua, terra e cielo” foto 17)

Un contrasto lo trovo tra due immagini, che a me sembrano legate concettualmente: figure in bianco e nero disinteressate da quello che le circonda, siedono indifferenti (“La stanchezza” foto 10) sotto alberi fronzuti di fronte ad architetture nascoste, che confronto con l’immagine della panchina solitaria che sotto i rami spogli di un albero, che fa da cornice al paesaggio, è in attesa di qualcuno che ci si sieda a viverla, scaldato da un tenero tramonto delle luci soffuse del Mugello (“Bruzzico sul Mugello” foto 31).

La differenza che l’autore vive tra il paesaggio del mondo lontano e delle grandi città europee si evidenzia con le immagini che si riferiscono al Mugello, in cui lo scenario risente della vocazione contadina e sottolinea l’antropizzazione che al mondo lo rende speciale.

L’ordine degli scatti finali ci presenta il Mugello preceduto da un paesaggio “selvoso” con tagli di luce viva, ove le lame di calda luminosità filtrano tra gli alberi del viale ombroso (“Gabbiano-Mugello” foto 32) o colpiscono il fianco del campanile di una chiesa di campagna (“Madonna del Vivaio a Scarperia” foto 33), lasciando aperta una domanda alla visione spalancata sul paesaggio nuvoloso e triste, che ricorda il passaggio della guerra sull’Appennino (“La linea gotica” foto 34).

Le immagini che riguardano questa nuova parte dell’album di fotografie, riferite all’esperienza a Corleone non parlano del mondo esterno, fuori dall’Italia, ma vogliono presentare un aspetto della vita dell’autore, un aspetto molto importante, soprattutto come uomo, come chi, pur giovane, sente il richiamo del suo essere parte della società civile, che si schiera a fianco della Legalità, andando a lavorare come volontario nei Campi della Legalità di “LiberArci dalle Spine”, e va a Corleone a fare un campo di lavoro nelle Terre Confiscate alle Mafie, ripetendo l’esperienza l’anno seguente nella Terra dei Fuochi, ed è referente del Presidio Libera Mugello.

Chiaramente a questa esperienza si rifanno alcune delle immagini del suo viaggio dai “Vicoli di Corleone” (foto 29) a “La campagna corleonese” (foto 27) e al “Campo di pomodori” (foto 28), viste da una vecchia finestra o da un deposito, che mostra come la natura prosegua il suo percorso, anche dove la mafia è presente, infatti la “Luce che filtra” (foto 20) attraverso pareti diroccate lascia intatta la speranza del suo recupero.

La stessa luce che definisce i volti dell’umanità che sorride, che apre le mani in segno di condivisione e di accettazione dell’altro sono mani con “I guanti da lavoro” (foto 18) lavoro che, come ricorda l’autore è legalità, terra senza confini; insieme si percorrono sentieri per l’”Arrivo nei campi” (foto 16) e si partecipa ad attività condivise (“Ragazza di spalle”  foto 19) come ci conferma l’autore:” La luce è quella tenue del primo mattino, ma i giovani volontari antimafia sono già pronti a scendere nel campo corleonese, appartenuto fino a non molto tempo fa a Totò Riina. I ragazzi portano con sé zappe (“La ragazza con la zappa” foto 23) e taniche piene di acqua - si lavora, si suda (“Il sudore della fronte” foto 22) ci si disseta (“La sete” foto 24) - perché la mattinata sarà lunga e molto calda, ma questo non li spaventa perché ogni colpo di zappa su quel terreno, e un colpo contro la mafia.” Il sorriso risplende sui volti di questa gioventù che intende così dimostrare il disinteresse del suo impegno.

In queste immagini Guido coglie la luce che definisce confini, bordi e orli per allargare con gli altri gli orizzonti che oggi appaiono chiusi anche dalla bandiera multicolore della Libertà, al di sotto della quale, un bimbo sembra perdere la sua identità ma non la strada della Pace (“Un passo di pace” foto14).

Notevole espressività emerge dai ritratti, alcuni veramente significativi, andando oltre al contenuto che il fruitore coglie immediatamente, come quello della ragazza con la zappa, in cui la gioia della giovinezza risplende nel sorriso, o nella serenità del “Ragazzo con cappello” (foto 26) che lasciandolo attraversare dal sole sembra invitarlo alla clemenza (“Cappello di paglia” foto 21). Tuttavia l’immagine che riempie di significato questa carrellata è il ritratto di Mario Nicosia (“Gli occhi del nostro passato” foto 25), che Paoli tratteggia con queste parole: “Mario è uno dei pochi sopravvissuti alla Strage di Portella della Ginestra avvenuta il 1° maggio 1947, quando come da tradizione i contadini corleonesi si ritrovavano per celebrare la Festa del Lavoro nella Piana degli Albanesi. Fu questa la prima strage di Stato che uccise ben 11 persone. Ogni estate Mario torna a Portella per incontrare tutti i volontari e raccontare la sua storia.” Sotto i suoi occhi stanchi un sorriso appena accennato ne rallegra il volto, pur nella consapevolezza di quanta strada ci sia ancora da percorrere per raggiungere la pace sociale, che lascia nelle mani attive di questa gioventù.

Il viaggio di Guido Paoli si conclude con un cancello (“L’infinito oltre il cancello” foto 15), forse ambiguamente leggibile, che all’osservatore può sembrare chiudersi sul cielo, ma può anche fargli pensare che le nubi si aprano all’azzurro, come a volersi schiudere per vivere il mondo, quel mondo che si salva solo mantenendo vive le tradizioni più radicate della sua terra (“Le mani della tradizione” foto 35).

Per concludere l’esame di questo “viaggio”, non essendo un critico, posso certamente fare mia una delle tante riflessioni che costellano il romanzo di Hermann Hesse: “Le (mie) parole non colgono il significato segreto – perché questo si nasconde nelle immagini (di Guido) per cui tutto appare un po’ diverso quando lo si esprime, un po’ falsato, un po’ sciocco…” tuttavia ogni fruitore ne trarrà il messaggio che il cuore gli detterà, e l’artista non se ne vorrà se non corrisponderà con il suo, ma è questa la sorte di chi propone il suo lavoro aprendosi agli altri.

Firenze dicembre 2015

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