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A proposito della poesia “Da Itaca a New York” di Fabrizio Finetti, Aprile 2019

Questo brano dell’amico Fabrizio Finetti, ti obbliga ad una lunga riflessione a partire dall’accostamento tra Itaca e New York, un accostamento che solo in apparenza può stupire, perché Ulisse ha cercato nuovi sbarchi cavalcando Onda su onda… e un’onda ancora, solita terra e solita storia.

Si ricorda l’emigrazione, la nostra emigrazione Valige e baci, al vento delle vele e del vapore, cosa spinge quando tutto rimane come prima, solo la distanza viene vissuta, perché aspetti il domani, ma rimani quello che eri.

Giorni lenti, da buio a buio

Bello questo verso e quelli che seguono, aridi e sintetici, dove il ripensamento sulle scelte tra i pianti e il lume di candela danno testimonianza di quello che sei: Inesistente!

Lacrime e sangue si mescola al sudore

La gente che ti guarda con disprezzo

Le parole del poeta andrebbero riportate tutte per abbracciare il senso del peso del disprezzo, dell’indifferenza vinta solo dalla pazienza che porta l’emigrante ad accettare quello che gli accade

Saluta tutti col fazzoletto in mano

Dagli occhi, al vento che l’asciuga

Sguardo lontano

Oggi come ieri, come sempre, anche se da Itaca parte qualcuno spinto dalla ricerca di nuove terre, oggi New York è il porto del pane, anche se Solita terra, solita storia passano i secoli e l’emigrante soffre sempre le stesse pene. Bravo Fabrizio in questa riflessione che amerei legare a questo mio lavoro “Emigrazione”.

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