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Birbonate fiorentine
Autori vari

   
   

Mariella Bettini

Già nel titolo di questo piccolo libro, sembra di intravedere l’età dell’infanzia, un tempo sospeso, velato di ricordi eppure schietto come solo un fanciullo può essere.

Un tempo scandito dalla sincerità e dalla sublime adattabilità della giovinezza per cui anche il gelo delle tremende notti fiorentine del dopo guerra, senza riscaldamento, sono ricordate da semplici, affascinanti mattoni gelati del pavimento di una camera, unica camera della casa, come rammenta l’autore, dove i suoi piccoli piedi cercavano di riscaldarsi l’un l’altro, poggiandoli a terra uno per volta.

E’ coinvolgente questo percorso a ritroso perché insieme alla nitidezza delle sensazioni, alle aspettative, all’abbraccio di un babbo tornato dalla guerra con una indimenticabile scatola blu di biscotti, percepiamo la vita interiore di un fanciullo ormai uomo.

I soggetti trattati riguardano soprattutto la mamma, il babbo, qualche accenno ai nonni, i giorni di scuola più importanti, le gioie, le severe pene inflitte dal padre, le cinghiate della cintola sulle gambe nude di fronte ad uno specchio.

Un universo che non esiste più, non solo perché i tempi sono cambiati, ma perché l’autore è cresciuto ed è cresciuto grazie anche a quel mondo di panni lavati nelle conche riempite faticosamente di acqua calda a più riprese; di giochi fatti con le cartine delle arance, mangiate nei giorni di festa, a cui il babbo magicamente dava fuoco e che per un attimo, sembravano vere mongolfiere in volo; un mondo di responsabilità come quella di sventolare con il soffietto, il carbone per attizzare il fuoco per preparare la minestra per la cena o sgattaiolare, per le nere strade fiorentine, senza illuminazione per andare dal pizzicagnolo; di partite di biliardo giocate dal babbo insieme al nonno in via Vecchietti; l’iniziazione alle prime lezioni delle scuole superiori da parte dei compagni più grandi.

Un mondo esistito anche e soprattutto grazie ad una bomba, caduta che sfondato il tetto è rimasta miracolosamente appesa senza esplodere, come dire, ognuno è ciò che il destino ha serbato per lui, un riconoscere nel concatenarsi degli eventi della vita un disegno imperscrutabile che tutto avvolge e che, in fondo, forse, quando ci fermiamo ad osservare, ci sembra chiaro sin dal primo momento.

Roberto Bianchi da Literary

Vengono narrati in queste pagine, con tono arguto e gradevole, anni passati del capoluogo toscano. Si descrivono i tempi passati, le difficoltà e bellezze, senza mai stancar il lettore si annotano importanti memorie storiche di vita quotidiana. Ricordi della guerra, ricordi della Toscana, perché ognuno possa andare orgoglioso della propria identità di origine (pur accogliendo l’uomo cittadino del mondo) e sottolineare l’importanza di ogni cultura.

Si racconta di merende e campagna, di città e vita di un’Italia contadina che fu, di una Firenze forse ormai perduta nei ricordi di chi l’ha vissuta, quando i rapporti umani avevano ancora un senso e si potevano scoprire significati anche camminando per una delle stupende vie della città.

Luciano Nanni da Literary

Narrativa. Sul filo dei ricordi dieci racconti sul filo della narrativa: con una prosa garbata e accattivante l’autore ci riporta al primo dopoguerra, a quel tempo in cui Firenze era ben diversa – per quanto con molti punti ancora intangibili – dall’oggi, almeno come tessuto sociale. Se quella Firenze “non è più” (S. Carbone) tuttavia ci balza viva da queste pagine rievocative, in uno spazio familiare (Ho perso la cartella) più o meno esteso: valga per tutti Borgo Tegolaio ove, se la memoria non ci inganna, era presente la rivista “Il Fauno!. L’epoca però non si estingue, fin quando libri come questo ce ne danno testimonianza.

Sergio De Luca
Dicembre 2007

Ho sfogliato con interesse i tuoi manoscritti, prima con curiosità poi con interesse crescente, mi hai riportato con la memoria indietro di dieci lustri, a tempi sicuramente più poveri ma ricchi di tanti piacevoli ricordi.

Hai un modo di scrivere molto gradevole, il narrare in prima persona, anche se il motivo è perché trattasi di avvenimenti personali, rende il racconto dolcemente familiare; ti dirò di più, con la tua narrazione delle strade percorse, dei personaggi incontrati (via Borgo Tegolaio, via Mazzetta, via Maffia, il giornalaio di Piazza S. Spirito, Gratta…) spesso mi veniva da pensare che quel ragazzo che camminava potevo anche essere io. Mi hai fatto rivivere i tempi della mia fanciullezza: il panino con gli gnocchi, i sommommoli, le polpette di patate…; sapori che comunque non ho dimenticato, io ogni tanto li riprovo, passo dalla bottega di Grattapalle, in via dei Serragli, e mi faccio un “semelle con gnocchi di polenta e salsiccia”. Devo dirti che il prezzo è salito di molto, 50 lire non bastano più, a buon compenso il nuovo gestore non “ruba” sul numero dei “coccoli” che mette nel fagotto, cosa dalla quale il vecchio prese il soprannome di gratta palle.

Ma sto divagando, mi ha fatto molto piacere leggere i tuoi racconti, non considerarlo un complimento di compiacenza, se ormai mi conosci sai che non lo faccio per adularti, scrivi veramente in modo piacevole e continuerai sicuramente ad avere ancora un futuro pieno di soddisfazioni letterarie, unitamente a quelle pittoriche.

Ormai che sono a scrivere voglio dirti un’ultima cosa: spesso la vita ci riserva delle strane sorprese, a volte belle a volte brutte, a me ne è capitata una bella, quella di ritrovare dopo tanto tempo, in circostanze direi abbastanza insolite, una persona che già tanti anni fa avevo ritenuto degna di stima (vergin di servo encomio, a me chi mi piace, piace altrimenti chiudo con lui per sempre), considero che queste sono le cose che ridanno un senso a questa corsa frenetica del quotidiano, pertanto, poiché avrai capito che sei tu il soggetto prima indicato, colgo l’occasione per dirti che sono molto contento di questo avvenimento,…, quindi voglio porgerti un caldo saluto in attesa di stringerti personalmente la mano per fare gli auguri di Buone Feste a te e ai tuoi cari.

Ciao

Ilaria Ulivelli

Calamassi e 25 anni di grafica –
La Nazione 25 settembre 2004

Raccontando le “Birbonate”

Dopo i racconti delle Birbonate Fiorentine, delizioso affresco di una Firenze che fu negli anni del “miracolo economico” – ultima fatica letteraria di un biologo “convertito” alla poesia e alla prosa – Gianni Calamassi torna con la mostra “25 anni di grafica” che si inaugura oggi (ore 17) alla Casa dei Guidi, in via Veronelli 2, a Sesto Fiorentino ….Nel corso del vernissage, Mauro Batisti e Gianni Batistoni commenteranno le Birbonate Fiorentine che scorrono liete tra una noce a tre canti, talismano contadino e la prima ora di meccanica da “matricola” alla Leonardo da Vinci”, fra un budino di riso, stecche e tavoli verdi. Cose semplici e dure. Così com’era la Firenze del dopoguerra: quella che non conosciamo più se non in queste memorie preziose che la tengono viva.

La Firenze dei fiaccherai e dei carbonai, figure forse sbiadite dal tempo ma verdi nei ricordi. E nelle parole di chi, semplice e puro, l’ha scolpita per sempre nel tempo in un libro. Al riparo da ogni vecchiaia.

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