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Note critiche brevi a
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Mario Sodi

Su “Fermagli”
“Due conchiglie lucidate. Ecco, non siamo più noi/ ci hanno molati, levigati/ Hanno tolto i nostri spigoli/ e lisciato tutto”.
Gli spigoli, forse la parte più scomoda di noi, ma quella che ci distingue, ci fa unici, sono stati molati. Era possibile sfuggire a questa omologazione? Ma tutto, sembra dire il poeta, congiura contro chi è “sublimante diverso”. Non bisogno essere infatti né troppo cattivi né troppo buoni, ma “tiepidi”, per non scomodare coscienze e potenze. Tiepidi: quelli appunto che verranno rigettati anche da Dio, come è scritto (e almeno questa è la vittoria del poeta).

Su “Non dovresti passare”
“Di fronte agli oggetti affissi di fronte/ Come se non dovessi vederli/…/ Tu non ci sei e dovresti/ fermarti/ loro ti aspettano”.
Noi viviamo in mezzo agli uomini come a cose inanimate; tutto è fermo e inerte perché così noi siamo. Fermarsi, “spegnere gli orologi”, guardare: il mondo è vivo se noi lo vogliamo, le cose immobili hanno bisogno anche della nostra mano, di un sorriso, per esistere.

Nicole Martini

Su “Immagine”
Bellissima G, da brivido. Anche l’immagine è fantastica. Grazie

Framcesca Montomoli

Su “Alba lontana”
In quell’orizzonte finalmente solo tutta l’intensità di una rivelazione

Bruna Cardini

Non ho parole: bravissimo

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