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Ho visto per voi

“Bassorilievi della mia vita”
di Rosita Comparini

Conosco Rosita Comparini da molti anni, essendo entrambi membri dell’Associazione Culturale sestese LiberArte, e anche per aver redatto una recensione della sua silloge “Occhi verdi – pensieri e riflessionileggibile su questo portale, e averne apprezzata la semplicità che unita all’umiltà di chi si avvicina all’arte, senza nutrire altre aspettative che non siano quelle di trovare in se stessa le motivazioni di una ricerca espressiva personale.

Locandina della mostra.

Articolo Alessandra Bruscagli su "Bisenziosette".

Forma astratta.

Un cappellino.

A questa premessa mi piace aggiungere il bell’articolo sul quotidiano “Bisenziosette” della giornalista Alessandra Bruscagli, che, riproponendo le parole del Presidente di LiberArte, la dipinge come “Una donna semplice dai modi garbati e silenziosi le cui (sue) composizioni animate dall’unicità dei materiali usati per la loro realizzazione, sembrano proiettarsi, grazie alla loro tridimensionalità simbolica, verso il visitatore attraendone l’attenzione.”

In questa definizione mi ritrovo, e nell’esporre alcune delle sue opere, presentate al Centro Espositivo San Sebastiano, in piazza della Chiesa a Sesto Fiorentino dal 10 al 24 marzo 2018, non posso fare altro che gioire per il lavoro di Rosita Comparini e unirmi ai complimenti che il Presidente di LiberArte Guido Nardi gli ha rivolto all’inaugurazione della mostra “Bassirilievi della mia vita”.

La madre perla (dedicata alle madri).

Terra di Siena con spiga

La creatività incontra la fantasia

Il percorso di Rosita parte da lontano, da quando ha iniziato a ricamare a mezzo punto, arrivando perfino a fare una mostra di questi suoi lavori, poi anche la sua attività lavorativa l’ha sempre messa a confronto con la creatività, una creatività che a molti sfugge, ma che in realtà ha lavorato dentro di lei fino a portarla a questa mostra.

Secondo Jackson Pollock “Nuovi bisogni implicano nuove tecniche”, ed è seguendo queste che nel corso del XX secolo l’arte ha preso in considerazione l’importanza orientale del ruolo dei “vuoti”, per procedere attraverso “l’emozione plastica” cara ai futuristi, senza cadere nella casualità di alcune sperimentazioni, per giungere allo scultore iperrealista John De Andrea che per primo usò la lana di vetro per realizzare i calchi con gesso e resina poliestere.

La ripresa televisiva.

Parte del pubblico,

I suoni del colore.

Coralli,

La sua opera considerata a Tecnica Mista, o polimaterica perché unisce materiali naturali come legno, foglie, sughero con i quali in occasione di eventi dell’Associazione ha addobbato l’ambiente, creando un calore che ne denota la sensibilità, fino ad arrivare all’uso della lana di vetro, materiale che richiede attenzione e cura nell’uso, perché può recare danni alla salute.

E’ dalla fisicità dei materiali che si può intendere la tecnica mista, questi suggeriscono soluzioni nuove e speciali sperimentazioni da tradurre in poesia attraverso l’uso improprio dei mezzi usati, che coinvolge lo spettatore.

Vedute del pubblico.

 

La lana di vetro Rosita Comparini la plasma, la piega, l’avvolge su se stessa fino a comporla in forme tridimensionali di grande e gradevole effetto, sempre appoggiata su supporti dipinti, che necessitano solo di essere goduti nella loro forma, di non facile interpretazione: è solo necessario lasciarsi trasportare dalla semplicità del realizzato e farla propria così, come è stata pensata.

Con l’uso della lana di vetro Rosita si stacca dalla pittura formale per giungere ad occupare spazi che trovano valore nella sua creatività di donna semplice, ma attratta da tecniche di nuova sperimentazione, a cui affida il suo messaggio poetico interamente da fare proprio.

Aprile 2018

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