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Biancarosa e l'intrusa

«Ma cosa sono le storie? Giocattoli che intreccio,
bolle che soffio, un anello che passa attraverso l’altro.»

V. Woolf

È una giornata uggiosa, tetra, e fuori sta calando la sera.

L’altra fissa Biancarosa col suo sguardo triste, com’è triste il suo cuore. «Allora?», sembra domandarle spazientita, «Sei certa di non avere bisogno di me?» Biancarosa la guarda e scuote la testa. «No», le risponde pacata, «ho cambiato idea... non adesso... non oggi, perlomeno. Non oggi. Aspetta, abbi pazienza... tu sei abituata ad aspettare... no?»

«Non sempre...», sembra mormorare l’altra a fior di labbra, «Non sempre devo aspettare...»

«Ma io non sono obbligata a farlo... a seguirti, voglio dire...»

«No, per tua fortuna ancora non sei obbligata a seguirmi... non ancora, su questo hai ragione...», sembra dire comprensiva e indulgente mentre le regala uno sguardo colmo di affetto. «Se sono qui è perchè ti voglio bene... perchè voglio il tuo bene...»

«Si, lo so; ma scusami... è che adesso ho un impegno...»

«Ah!», sembra esclamare l’altra, «Hai un impegno... e di che si tratta?» «Io dovrei scrivere... vorrei scrivere una storia. Vorrei provare a scriverla. Dovrebbe essere una storia breve, brevissima, una storia di poche cartelle ma di tanta bellezza, una storia straordinaria! Straordinaria...», e dicendo questo Biancarosa alza lo sguardo, e fissa quello dell’altra piantato dolorosamente nel suo come un chiodo nella carne.

Arrossisce per come si sente sciocca al confronto dell’altra, per quanto si sente ingenua al cospetto di lei che continua a fissarla tristemente. Ma Biancarosa non si meraviglia della sua espressione perchè sa che non conosce la speranza, nè il sogno; ed è per questo motivo che adesso vuole crederla un’intrusa, ha voglia di credere che sia un’intrusa e niente di più. Vuole – e deve – convincersi che sia così per non perdersi.

«Biancarosa lascia perdere l’idea di scrivere una storia straordinaria...», pare aggiungere l’altra, «Dopo la Bibbia e l’Odissea nessuno ha più saputo scrivere qualcosa di decente: non crederai di riuscirci tu adesso!»

«No, non sono tanto presuntuosa, però insisto col dire che voglio provare, almeno provare, a scrivere una storia straordinaria... e...»

«Biancarosa, ma da quando ti è venuto ‘il pallino’ di scrivere?», sembra chiederle l’altra sorpresa e contrariata allo stesso tempo. «Proprio adesso... intravedendoti...», risponde Biancarosa in un sussurro. L’altra le sorride triste, eppure dolce, mentre par che mormori: «È per questo che adesso non mi vuoi, è per questo che mi rifiuti... sei un’illusa.» E poi sembra chiederle come in un’eco: «Cosa hai fatto oggi Biancarosa?»

«Ho rassettato la casa, poi sono andata dal parucchiere e infine ho pranzato e chiaccherato con un amica...», risponde sottovoce Biancarosa.

«E tuo marito dov’era?», pare che l’altra le domandi.

«A una riunione di affari coi colleghi...»

«E i tuoi figli dov’erano?» , sembra insistere.

«All’università ...»

«E adesso? Adesso chi c’è qui con te? », Biancarosa ha la sgradevole sensazione di sentirsi chiedere.

«Nessuno... sono sola...»

«Sola? Non direi... se tu mi volessi io ci sarei... ma ieri a quest’ora, Biancarosa, con chi eri ieri?», sembra domandare l’altra.

«Ero da sola...»

«Eri sola ieri, sei sola oggi e sarai sola domani: hai fatto tutto ciò che dovevi fare, hai fatto tutto il possibile per tutti: e adesso Biancarosa? Che ne farai adesso del tuo tempo? », da l’idea di chiederle l’altra.

Biancarosa la guarda perplessa.

È una domanda, questa, alla quale le è difficile rispondere. «Allora? Che ne farai di te adesso e domani e dopodomani e dopo ancora?», sembra insistere l’altra.

«Proverò a scrivere una storia straordinaria...», dice piano Biancarosa cercando di soffocare l’esitazione e l’imbarazzo; ma le manca la voce, e il cuore le batte veloce veloce, come quello di un uccellino stretto nella mano di un bambino.

«E se non ci riuscirai? Mi chiamerai in tuo soccorso?», pare voglia chiederle l’altra con un tono di sfida. «Lo sai che io ci sarò sempre, e che saprò aspettarti.»

«Non lo so...», aggiunge Biancarosa in un sussurro perchè continuare a considerarla un intrusa incomincia a non essere facile nè semplice, anzi, diventa più faticoso ad ogni momento che passa, ed ogni momento che passa è più lungo di un’eternità.

«Ma perchè non guardi in faccia la realtà dico io!», sembra gridare l’altra forte, forte, forte. « Dopo tutto... il mio sguardo è il tuo...»

«Preferisco ignorarti e coltivare il mio sogno... voglio sognare...»

«Eppure sei così delusa e triste e sola... saresti la persona ideale da aiutare, credimi, parlo per esperienza. Tante donne nella tua situazione si sono rivolte a me proprio in questo vuoto tempo della sera, ed io ho cancellato le loro angosce, e dissolto le loro paure. Apposta sono qui da te Biancarosa: io sono pronta ad aiutarti...», ha l’impressione che l’altra le dica, «Se tu volessi seguirmi non sarei una nemica...» «Lo so che non saresti una nemica... non sarai mai una nemica», risponde Biancarosa suo malgrado, «ma adesso preferisco non seguirti... oggi non mi va. Non oggi... questo non è il momento giusto.», ribatte sentendosi a disagio per l’insistenza di lei.

«Questo non è il momento giusto? Che stupidaggine! Oggi o domani o dopodomani che differenza fa?», pare voler calcare la mano.

«Biancarosa, tutti i momenti sono giusti, lo sai, non esistono momenti sbagliati.» «Sì, lo so... ma adesso va via, ti prego! Lasciami sola... casomai ne riparleremo...»

«D’accordo. Come vuoi tu Biancarosa... per adesso ti lascio, ti lascio da sola. Va pure a tentare di scrivere la tua storia straordinaria: questo giorno te lo concedo, è tuo, ma prima o poi la smetterai di considerarmi un’intrusa, e finirai col cercare la mia solidarietà... la mia totale disponibilità e la mia solidarietà....», sembra dirle l’altra conciliante e amorevole.

A Biancarosa scappa un sospiro di sollievo mentre distoglie lo sguardo dallo specchio e gli gira le spalle: «Meno male!», si dice, «Meno male che ha smesso di tormentarmi e di fissarmi... ha un’espressione tanto triste, ma nello stesso tempo così dolce e rassicurante, la Morte...»

E va Biancarosa, va a provare a scrivere la sua storia straordinaria.

Una storia che – perchè no? Dice tra sè e sè – potrebbe incominciare così: «Lei mi fissa col suo sguardo triste, com’è triste il suo cuore...»

Intanto fuori piove, piove nel buio della sera e nel freddo vento che spoglia gli alberi dalle ultime foglie morte.

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