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Alida Casagrande
da Punto di Vista, n. 30/2001, p. 258

I vicini di casa

Quando il signor Antonino Visentin, tornando dal suo turno di lavoro in fabbrica, sei-quattordici, si accorse che il suo vicino di casa, Marcello Lodolo, aveva piantato lungo la ringhiera del giardino di casa sua una bordura di piante di gelsomino, gli prese un coccolone immaginando l’invidiosa ira che avrebbe afferrato sua moglie quando quella sera sarebbe rientrata dal lavoro in fabbrica.

Il signor Visentin avrebbe dato non so cosa perché sua moglie Antonietta non si accorgesse di quella bordura di gelsomini, ma solo se fosse stata cieca avrebbe potuto non vedere, e quelle piante erano troppo belle perché non l’accecassero di rabbiosa invidia.

Antonino Visentin attese sogghignando tra sé e sé il rientro di sua moglie, e la signora in questione imboccò il vialetto di casa alle diciotto precise, e ancora prima di scendere dalla sua vetturetta color grigio fumo sporco, indicava con una terribile smorfia del viso la famosa bordura di gelsomini.

– Che roba è quella? –, domandò poi la signora Antonietta Visentin a suo marito che stava trafficando nel loro fazzoletto di terra. – Allora? –, tuonò rumorosamente come se questi fosse colpevole di un misfatto. – Allora? Mi rispondi? Ti ho chiesto che roba è quella! –, e alzò l’indice verso la bordura di gelsomini le cui foglie di un bel colore verde scuro rilucevano in quella umida e piovosa giornata di fine settembre.

– No-non sa-saa-saprei…–, rispose Antonino guardando ostentatamente a terra, e detestandosi a morte perché nei momenti di maggior nervosismo non riusciva a non tartagliare: un difetto che fin da piccolo lo tormentava. – Figuriamoci! Tu non sai mai niente! –, esclamò con astioso disgusto la signora mentre si passava le mani tra i capelli stopposi per le troppe tinture. – E adesso? Che facciamo? Quelli –, disse indicando con un movimento della testa la casa dei Lodolo, – con tutto quel po’ po’ di giardino mi faranno scoppiare la bile…–, il disprezzo rancoroso le vibrava nella voce, ma poi cambiando di colpo tono disse melliflua: – Ma tu Antonietto mio penserai a qualcosa, vero? –, e così dicendo andò accanto al marito e lo accarezzò e lo baciò con trasporto. – Penserai a un qualche rimedio, vero Antonietto mio? –

– Certo gi-gioia! –, rispose lui ben sapendo che quando Antonietta lo chiamava con quel diminutivo era arrabbiata, molto ma molto arrabbiata. – Vuoi che ti pre-prenda qualche pi-pianta di gelsomino e che te-te la pi-pianti da qualche pa-parte …non so …magari tutt’attorno a que-questo bel gazebo in legno che a te pi-piace tanto, che è il tu-tuo orgoglio… li pianterò do-dove vuoi tu gioia, do-dove vuoi tu…

La signora Visentin si staccò dal marito quel tanto che le permetteva di guardarlo negli occhi, e con una espressione torva gli disse: – Ma dove cavolo vuoi piantare dei gelsomini? Non avremo più posto per camminare in questo metro quadrato di terra! Tu sai benissimo, Antonietto, cosa devi fare, suvvia, adesso andiamo a preparare la cena. – Lui la seguì meditabondo, fingendo di non capire, ma sapeva fin troppo bene cosa avrebbe dovuto fare, considerò sghignazzando tra sé e sé.

E fu così che quando al mattino seguente il signor Marcello Lodolo si alzò dal letto e guardò dalla finestra, non vide più nemmeno una piantina di gelsomino ma solo la terra tutta smossa tutt’intorno.

– Ah! –, borbottò sottovoce, – Quei pusillanimi vicini di casa invidiosi… gliela farò pagare! –, si vestì piano per non svegliare sua moglie, scese in giardino, afferrò la tanica di benzina che teneva da parte per il rasaerba, si diresse verso la rete che segnava il confine tra la sua proprietà e quella dei vicini signori Visentin, svitò il tappo della tanica, alzò la testa per prendere la mira in modo da bagnare ben bene e il più possibile quel maledetto gazebo in legno che era l’orgoglio dei suoi vicini, buttò un occhiata al di là della rete e…

– Buongiorno signor Visentin! Bella giornata, vero? Mi è venuta una grande voglia di tagliare l’erba…–, disse per giustificare la tanica di benzina che aveva in mano.

– Già …–, bofonchiò il vicino guardando per terra. – Già, l’erba da ta-tagliare… già…

– Qualcosa non va stamattina, signor Antonino?

– “N-no…n-no! Sto an-an-andando al la-lavo-voro e non ne avrei nessuna voglia.

– Ah, mi pareva che non era di buon umore…–, disse Marcello Lodolo.

E l’altro abbattuto aggiunse: – È solo che questo co-coso qu-qua – bofonchiò indicando con la mano il gazebo. – Sì in-insom-ma, a mia mo-moglie pi-piace molto ma io non lo so-sopporto, pre-preferirei mettere dell’insalata e qualche pianta di pomodoro, ma chi-chi glielo di-dice a quella?

– Non si preoccupi per il gazebo, guardi – disse il signor Lodolo mostrandogli un fiammifero e pensando che nemmeno a farlo apposta avrebbe potuto avere una notizia più gradita – glielo sistemerò io in cambio dei gelsomini che lei mi ha rubato: la ringrazio davvero tanto, ma faccia in modo che mia moglie non scopra niente …sa, li aveva piantati lei …erano il suo orgoglio…

– Non si preoccupi-pi si-signore – esclamò Antonino Visentin alzando finalmente la testa in modo trionfante, guardò il suo vicino di casa e facendogli l’occhiolino concluse: – Nessuno scoprirà niente! Niente…

– Certo! Occhio per occhio, dente per dente!

E scoppiarono a ridere, ma piano, per non farsi sentire dalle loro mogli.

 

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