Servizi
Contatti

Eventi


Alida Casagrande

La storia di Norma Elsira Mescali

Da giorni se ne stava a letto nella sua  camera con le tapparelle abbassate, e tanto fitto era il buio che non si distingueva il giorno dalla notte e non sapeva, Norma Elsira Mescali, da quanti giorni e da quante notti era chiusa là dentro, forse da un solo giorno o forse da un lungo anno, o da cent’anni; aveva chiuso la porta a doppia mandata di chiave per evitare qualsiasi intrusione sgradita sia dei suoi genitori che di qualche altro parente o amico, ficcanaso.

Norma Elsira Mescali era stata abbandonata dal suo promesso sposo Alfonso Alonso, proprio ad un giorno dal matrimonio, matrimonio che avrebbe dovuto essere stato celebrato il dieci di febbraio nella maestosa Cattedrale di San Ignacio da Loiola.

Norma Elsira dopo aver indossato il vestito da sposa confezionato con bianchi pizzi, e aver sistemato fra i capelli corvini tante roselline bianche,  non voleva più riaprire gli occhi sui regali di nozze sparsi in tutte le stanze della casa, non voleva più riaprire gli occhi e vedere l’angosciata, e quel che per lei era peggio, angosciante, espressione che si era stampata sul viso dei suoi genitori - i quali genitori credevano di aver combinato per la loro piccola Norma Elsira il più bello e il più sfarzoso matrimonio del mondo che invece si era trasformato in una tragedia -  e per questi motivi, e per altri motivi,  si era barricata nella sua camera da letto.

Forse più per la vergogna che per il dolore, mentre chiudeva la porta a chiave aveva gridato: “Uscirò di qui solo da morta!”, ma non una lacrima, non un gesto di disapprovazione verso Alfonso Alonso, non una parolaccia contro di lui, niente di niente. Norma Elsira dopo aver ricevuto la telefonata di Alfonso Alonso era parsa gelida, senza emozioni, come se il matrimonio “saltato” non fosse il suo e la sposa abbandonata non fosse lei. Dopo aver saputo da Alfonso Alonso in persona che non l’avrebbe sposata perché si era innamorato di una certa Berta – proprio così crudamente le disse a un passo dall’altare: “Io sono innamorato di una certa Berta e non più di te!” - una ragazzetta senza attrattive che Norma Elsira conosceva di vista, la mancata sposa si era comportata con freddo distacco, si era mossa a scatti come un robot  e il suo viso aveva assunto un colore terreo, ma niente lacrime, sul suo viso cadaverico non scese una lacrima, non una! “Vado nella mia stanza”, aveva detto con un tono di voce  freddo e calmo, e tutta la sua magra figura spandeva una calma irreale, si muoveva eppure pareva immobile, come immobile è l’aria prima di un uragano, “e uscirò di qui solo da morta!”

Il padre, Matteo Mescali, un uomo rude che aveva la passione della caccia – e per questo teneva in cantina un fucile oliato e sempre pronto per sparare - aveva esclamato:”Lo ammazzerei io quel cane di Alfonso Alonso! Una bella impallinata al sedere …trattare la mia bambina in questo modo! Ma chi si crede di essere quel pallone gonfiato! Solo perché appartiene alla famiglia più ricca della città si è creduto in diritto di …di…”, e tanta era la sua rabbia e la sua ira che non riuscì  nemmeno a finire la frase, e a stento la moglie lo trattenne dai suoi propositi omicidi.

La moglie Marisa Rosina, una donna mite e paurosa si era fatta sveltamente il segno della croce agitando le piccole e scarne mani dalla pelle bianchissima, e lo aveva pregato di desistere dal terribile proposito poiché San Ignazio da Loiola, il Santo al quale era devota e il patrono del loro paese, non lo avrebbe mai perdonato e lo avrebbe poi dannato nella sua prossima vita. Così in quei primi giorni dopo il mancato matrimonio non successe niente: Norma Elsira Mescali continuava a rimanere chiusa nella sua camera da letto senza mangiare e senza bere, e i suoi anziani genitori se ne restavano accanto al caminetto a guardare il fuoco che avidamente consumava i ceppi di legna, mentre nei loro cuori si straziavano di dolore per la loro sfortunata figliuola che era stata miseramente abbandonata a un passo dall’altare. Non avrebbe portato bene questa disgrazia, lo sapevano i coniugi Mescali, sempre accadevano terribili cose quando qualcuno veniva abbandonato a un passo dall’altare, era successo anche a una lontana cugina di Marisa Rosina di essere stata piantata dall’uomo che sarebbe dovuto diventare suo marito, e la ragazza era impazzita per il dolore, prontamente era stata ricoverata in una clinica psichiatrica ma nonostante la ferrea sorveglianza lei era riuscita a procurarsi una lametta da barba e si era tagliata le vene dei polsi morendo dissanguata. Una tragedia per la famiglia della ragazza, una vera tragedia che spinse il padre di lei ad ammazzare il mancato sposo proprio sulle scalinate del Duomo di Sante Airès, dove il poveretto stava attendendo la sua nuova sposa, Dolores Cammado, una signora già avanti con gli anni, vedova e con dieci figli.

Il mattino del diciassette di febbraio Norma Elsira uscì dalla sua camera da letto e scoppiò a ridere istericamente, e rise per ore senza riuscire a calmarsi. “L’hanno uccisa! L’hanno uccisa!”, gridava, “Hanno ammazzato quella cagna di Berta! Finalmente gli hanno sparato alla schiena come fosse stata una bestia da abbattere: era ora che qualcuno ci pensasse! L’hanno ammazzata quella cagna!” E intanto girava attorno al tavolo della cucina come un’ossessa, incespicando e inciampando sui pizzi del vestito che avrebbe dovuto indossare per sposare il suo bel Alfonso Alonso, dicendo e ripetendo:”Chiunque sia stato ha la mia benedizione: una vipera in meno che gira per le strade di Salinas!” Matteo e Marisa Rosina la osservarono sentendo i loro petti gonfiarsi per la felicità nel vedere la loro piccola Norma Elsira che usciva dalla camera da letto, anche se il suo comportamento era piuttosto strano,  rideva sguaiatamente e il suo abito di pizzi era qua e là macchiato di fango.

Solo dopo un po’ di tempo i due anziani genitori realizzarono cosa poteva essere successo, e si guardarono negli occhi impauriti: se nessuno ancora era uscito da casa, nessuno ancora era venuto a fare loro visita, come poteva sapere della morte di Berta la loro Norma Elsira se non era mai uscita dalla sua camera da letto? Si presero per mano e si strinsero l’uno contro l’altro, tremando, mentre osservarono la loro figliola che danzava in modo strano agitando la testa avanti e indietro e su e giù e continuando a ridere senza ritegno. I loro occhi si riempirono di lacrime quando sentirono i funerei rintocchi della campana a morto che confermavano le parole di Norma Elsira.

Matteo Mesacali di corsa scese in cantina a controllare che il suo fucile fosse ancora al suo posto perché gli era venuto un terribile dubbio. E infatti il fucile non era dove lui lo metteva di solito ma era nell’angolo opposto. Al povero vecchio le gambe vacillarono e gli occhi gli si riempirono di lacrime, strinse le grosse e ruvide mani a pugno e alzò lo sguardo al cielo.”Perdonami.”, mormorò a fior di labbra, “Perdonami.”, e poi in un impeto di rabbia lo sguardo gli si rabbuiò e aggiunse: “Certo però che ti ci metti d’impegno a fare in modo che tutto vada a catafascio!”

Tutti in paese sapevano cosa era successo a Norma Elsira Mescali, sapevano la storia di una certa Berta che le aveva rubato il fidanzato Alfonso Alonso a un passo dall’altare, e immaginarono subito chi poteva odiare la poveretta tanto da ammazzarla: chi più di Norma Elsira Mescali aveva un buon motivo per farlo?

E sulle onde delle chiacchiere di tutto il paese la polizia non tardò ad arrivare a casa Mescali: lo spettacolo che si parò davanti ai loro occhi era tremendo: Norma Elsira giaceva a terra in una pozza di sangue, l’abito aveva i pizzi rossi, imbevuti del suo sangue, e impregnati di sangue erano i fiori bianchi – quelli nuziali – che aveva tra i capelli , Marisa Rosina era riversa poco lontano, anche lei dentro una pozza di sangue, e lui, l’uomo di casa, il vecchio Matteo Mescali era seduto in una vecchia e scolorita sedia a dondolo che ancora dondolava, le ginocchia aperte e la canna del fucile piantata in quella che fino a pochi secondi prima doveva essere stata la bocca.

Il cielo era limpido in quell’ora mattutina, ma  d’improvviso  si sentì il rombo di un  tuono e cominciò a piovere forte. 

 

autore
Literary © 1997-2024 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza